Rimango su quel cuscino e continuo a tenerle i piedi finché torna la quiete.
Mi tira ancora i capelli per avvicinarmi al suo viso, ma mentre passo con la bocca vicino al suo ombelico la mordicchio, e quando arrivo alle tette...letteralmente mi ci immergo, le lascio i piedi e afferro quelle fantastiche mammelle, inizio a baciarle e succhiarle... mi lascia fare per un pò, poi mi "bussa" sulla testa, la guardo... mi sta mostrando il numero sette.
Capisco al volo, mi raddrizzo, il tavolo è all'altezza giusta, le appoggio il cazzo all'ingresso della vagina e dico, con aria seria:
"Settimo grado. MOLTO FORTE. Difficile reggersi in equilibrio. Si formano onde...campane grandi suonano.". Spingo lentamente, mi piace, la prof è della misura giusta per me, affondo fino a toccare l'ingresso dell'utero, il cazzo è quasi del tutto dentro.
La mia durezza sembra causarle un iniziale disagio, ma mi muovo piano per darle il tempo di adattarsi. Ricordo però che siamo al settimo grado, non posso andare troppo per il sottile, aumento intensità, velocità e profondità dei colpi, ora la sto stantuffando come una locomotiva a vapore.
La prof se la gode, mentre la monto le acchiappo le tette e le massaggio i capezzoli, sono in uno strano stato di esaltazione, mi sto ingroppando la Tettoni!!!... credo di poter andare avanti per ore, ma non ho fatto i conti con la mia insegnante.
Mi mostra il numero otto.
Rallento e mi concentro per ricordare la definizione: "Ottavo grado. ROVINOSO. Cadono le statue dai piedistalli. Il flusso e la temperatura di sorgenti e pozzi cambiano. Si formano fratture nel terreno umido e in forte pendenza."
Non so cosa altro inventarmi, comincio a sbatterla in modo forsennato, il tavolo pesantissimo a ogni spinta si muove rumorosamente di qualche centimetro.
Le mie palle battono sul suo buco del culo, la acchiappo per i fianchi e aumento ancora.... un paio di minuti di questo trattamento e la vedo tremare come quando la stavo leccando... chiude gli occhi e accenna un sorriso, poi riapre gli occhi e mi guarda, devo essere stravolto, mi fa cenno di fermarmi.
Rimaniamo fermi e attaccati, sono completamente dentro di lei.
Passa quasi un minuto, poi mi fa cenno di andare indietro.
Scende dal tavolo, me lo indica e mi dice:
"Si sdrai sul tavolo" ...penso "ovviamente a pancia in su, altrimenti dove metto il cazzo?".
Mentre mi sto posizionando al centro del grande tavolo la osservo: va verso l'armadio, lo apre, prende qualcosa e torna verso il tavolo. Mette da un lato l'oggetto, una specie di tubetto di dentifricio di colore bianco senza scritte.
Con un salto è sul tavolo... la prof è agilissima.
Abbiamo ancora 4 gradi in crescendo, non riesco a immaginare cosa vuole fare.
E' in piedi sul tavolo, i piedi ai lati dei miei fianchi.
Mi mostra con le due mani il numero nove.
"Nono grado. DISTRUTTIVO. Panico generale..." è l'unica cosa che mi viene da dire.
I suoi occhi sorridono, si accovaccia, con una mano prende il cazzo e se lo guida verso la fica e si siede facendolo entrare fino in fondo.
Ora vuole guidare lei.
Mi dice: "Per i prossimi gradi saltiamo la richiesta di definizione, capirà lei quando passiamo da un grado all'altro.".
Allunga le gambe all'indietro e si sdraia su di me, sento le sue tette sul mio petto, tiene la testa bassa, non vedo il suo viso, mi prende le braccia e comincia un movimento strisciante, avanti e indietro, sfilandosi quasi completamente per poi riaffondare, il contatto così ampio col suo corpo è bellissimo, il movimento mi ricorda le onde del mare che al crescere della tempesta diventano sempre più grandi e profonde.
Andiamo avanti per un paio di minuti e io non faccio altro che assecondare le sue ondulazioni e godere del suo corpo che si strofina sul mio.
Ora si ferma, è sudata, anch'io lo sono, il sistema di aspirazione dell'aria che è partito quando abbiamo acceso la luce entrando non è sufficiente per gli "esercizi" così intensi che stiamo facendo.
Si tira su, sedendo su di me, porta avanti le ginocchia, non dice nulla ma credo che stiamo passando al decimo grado.
Inizia a cavalcarmi, le sue mani poggiano sul tavolo ai lati delle mie spalle, è inclinata verso di me, il movimento è proprio quello di una amazzone al trotto, si tira su e giù battendo col suo pube sul mio pube. Alzo la testa dal tavolo e mi fletto verso i suoi seni, li prendo e inizio a baciarli, apprezza molto, il trotto è regolare, ho le mani grandi ma i suoi seni sono più grandi, ora che pendono verso di me li avvicino finché riesco a far convergere i due capezzoli in modo da poterli leccare e succhiare contemporaneamente.
Questa attività mi prende completamente e mi distrae quel tanto che basta per ritardare l'evento che prima o poi sarà inevitabile: un'altra gigantesca sburrata, sento di essere di nuovo pieno, spero di reggere ancora. Facciamo al trotto alcune centinaia di metri, poi rallenta e si tira un pò su, la seguo continuando a baciarle i capezzoli.
Stacca le mani dal tavolo e mi prende la testa, quasi una carezza ma anche un invito a sdraiarmi del tutto sul tavolo.
Stiamo andando verso l'undicesimo grado.
Questa volta parte al galoppo, è molto protesa in avanti, proprio come un fantino durante una gara; i movimenti sono ampi e veloci, i seni oscillano, si scontrano, talvolta mi schiaffeggiano.
Io lascio fare, tengo le braccia abbastanza larghe da poter impugnare i bordi del tavolo, per non essere spostato da tutti questi scuotimenti.
La amazzone è bravissima, quando va in avanti si ferma in modo che almeno la punta le rimanga dentro e quando va all'indietro io le vengo incontro alzando di scatto il bacino di qualche centimetro, ma la prof è veloce e determinata e a ogni colpo mi schiaccia sul tavolo.
Credo che il tavolo si stia spostando, facciamo tanto rumore, non so lei come sta ma io non mi sento più il cazzo, è quasi desensibilizzato da una stimolazione così intensa, non sono mai stato cavalcato così.
La tensione nel tenermi al tavolo e lo sforzo per tenere la testa alta per guardarla mi hanno reso una specie di tronco d'albero, i miei muscoli addominali bassi sono contratti e per lei sono la parte anteriore della sella dove il suo monte di venere e la sua clitoride vanno a battere e sfregare a ogni colpo.
Ho perso il conto, forse siamo già al dodicesimo grado?
No! Come se avesse avvertito il mio pensiero, rallenta e si ferma.
Forse è stanca, anch'io dovrei esserlo ma la situazione è tale da far passare in secondo piano qualsiasi sensazione di stanchezza.
Raddrizza il busto, alza la testa lentamente come a guardare il soffitto; io guardo lei, ha il viso arrossato, probabilmente anch'io sono nelle stesse condizioni; la luce sul soffitto dietro di lei crea come una aureola, la prof è bellissima, mi sembra una dea del sesso.
E' ancora impalata sul mio cazzo; muove pigramente una mano dietro il suo sedere e mi accarezza le palle con la punta delle dita.
Poi di scatto si sfila, si guarda attorno e prende il tubetto che miracolosamente è rimasto sul tavolo.
Svita il tappo e spreme una buona quantità di un gel trasparente sulla sua mano destra, poi con un gesto rapido mi spalma il gel sull'asta, dalla punta alla base, e infine si passa la mano tra le natiche, allargandole e cercando di accumulare il gel all'ingresso dell'orifizio anale.
Posa il tubetto, si accovaccia sopra di me e senza aiutarsi con le mani cerca di fare coincidere la posizione del suo bocciolo di rosa ancora chiuso con la punta del mio strumento teso verso l'alto.
