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Erotika
La professoressa e il barometro
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Racconto29 min di lettura

La professoressa e il barometro

La prof esigente da ripetizioni severe ma precise per la goduria dell'allievo molto dotato.

Giovanna Esse
2 anni fa · 1.2k letture · 2

Passo il pomeriggio a studiare e ripetere quella tabella. 

Mi sembra di essere tornato alle scuole elementari dove mi facevano imparare poesie e filastrocche a memoria. Almeno alcune di quelle erano buffe. 

La tabella è noiosa, per ciascuno dei dodici gradi c'è una descrizione fin troppo dettagliata di cosa si può percepire durante una scossa di quel grado, ce la devo fare, non sono migliaia di parole...qualche centinaio...chi ha scritto questa tabella è andato molto nel dettaglio, si poteva fare più semplice. 

Il tempo passa, sono le sette e mezza di sera, la biblioteca è a pochi passi dall'istituto di geologia, ripeto un'ultima volta la tabella poi chiudo il libro e mi avvio. 

Mentre cammino penso "vediamo cos'è questo laboratorio due", credevo che ci fosse un solo laboratorio, ci sono stato più volte seguendo un altro corso. In effetti sulla porta c'era scritto "laboratorio 1" ma nel seminterrato, oltre a un bagno, non sembravano esserci altri locali. 

Arrivo con pochi minuti di anticipo al primo piano davanti alla stanza della prof. 

Aspetto le 19:45 poi busso alla porta. 

Nessuna risposta, decido di aspettare ancora prima di riprovare, ma la porta si apre leggermente e la prof mi dice "sto finendo un lavoro, attenda ancora qualche minuto" e richiude. 

Attendo passeggiando avanti e indietro per il lungo corridoio, osservo i quadri, quasi tutti sono foto in bianco e nero di montagne, grotte, spiagge con strane formazioni rocciose; il tempo passa, sento l'ascensore in funzione, mi avvicino. 

E' Antonio, ci scambiamo un cenno di saluto, si dirige verso la stanza della prof, lentamente con la sua andatura zoppicante, lo seguo da vicino. 

Bussa e senza attendere una risposta apre la porta quanto basta per affacciarsi e dire "professoressa Ornella, il laboratorio due è in ordine, qui è rimasta solo lei e questo ragazzo in corridoio, io sto andando via, che faccio? chiudo l'istituto?". 

Da dentro la prof risponde "Si, grazie Antonio, ho le chiavi qui con me, dica al ragazzo di entrare". 

Antonio si volta, mi guarda con un'espressione che potrei tradurre in un "poveraccio...", apre un pò di più la porta e mi lascia passare, poi richiude. 

"Buonasera Giovanni, mi scusi se l'ho fatta attendere, venga avanti e si sieda.". 

Mi ha chiamato per nome! 

"E' riuscito a memorizzare la tabella?" 

"Si." 

"Bene, allora possiamo recarci in laboratorio e applicare un metodo didattico che dovrebbe permetterle di ricordarla. Ma prima c'è una piccola formalità da svolgere. Lei mi sembra una persona riservata ed affidabile, ma è sempre meglio mettere le cose in chiaro ed avere qualcosa di scritto. Legga e firmi questo. I punti da uno a tre sono estremamente importanti quindi sia assolutamente sincero nella dichiarazione e mi restituisca il foglio non firmato se non è d'accordo. Il punto quattro è una garanzia da parte mia nei suoi confronti.". 

Mi passa un foglio che inizia con "Io sottoscritto Giovanni...", contiene i miei dati anagrafici completi, seguiti da queste frasi:

"Dichiaro sotto la mia piena responsabilità che:

 1) non sono affetto da malattie infettive di alcun tipo, incluse quelle a trasmissione sessuale.

 2) accetto volontariamente di aderire all'evento di sperimentazione didattica promosso dalla Prof.ssa Tettoni Katzholle.

 3) manterrò il massimo riserbo su quanto avviene durante la sperimentazione, e non parlerò con nessuno né diffonderò in alcun modo informazioni sulla suddetta sperimentazione. (NdA: mi permetto di farlo ora, sono passati 45 anni)

 4) sono informato e consapevole di poter lasciare in qualsiasi momento il laboratorio due interrompendo la sperimentazione, e che questo non avrà alcun effetto sulla mia futura carriera accademica."

La prof aspetta che io finisca di leggere, poi mi dice: 

"Metta luogo, data e firma leggibile e mi restituisca il foglio". 

Sono abbastanza perplesso, ma faccio quello che mi chiede. 

Lei osserva il foglio, va alla fotocopiatrice, ne fa una copia, mette l'originale in uno dei suoi cassetti e mi restituisce la copia. 

"Questo rimane a lei. Possiamo andare. Prenda tutte le sue cose.". 

Prendo il mio zainetto, lei prende la sua borsa e un mazzo di chiavi. Esco dalla stanza, lei mi segue e chiude la porta a chiave. 

Poi si avvia lungo il corridoio, la seguo da vicino...la prof ha proprio un bel culo!!! Messo in evidenza dai pantaloni aderenti che indossa oggi. 

Chiama l'ascensore. Il breve viaggio di due piani si svolge nel più tradizionale silenzio da ascensore. 

Al piano seminterrato superiamo il laboratorio uno, proseguiamo nel corridoio fino ad una piccola porta senza scritte. La apre, c'è un altro corridoio e alla fine una porta con la scritta "Laboratorio 2". Apre la porta ed entriamo. 

L'ambiente è molto più piccolo del laboratorio uno, è senza finestre ma con un sistema di aspirazione dell'aria. Sulla parete di destra c'è un lungo armadio pieno di oggetti, e una cappa sopra un tavolino addossato a una parete e vicino a un lavello, forse per esperienze di chimica. 

In mezzo alla stanza c'è un grande tavolo di legno massiccio, ricoperto da uno strato di linoleum per proteggere il legno, simile ad alcuni tavoli presenti nell'altro laboratorio. 

Verso la parete di fondo c'è una specie di cattedra con una poltrona da un lato e due sedie dall'altro. Di lato un'altra piccola porta, forse un bagno? 

La prof va verso la cattedra e posa su quella la sua borsa e il mazzo di chiavi, e mi invita a posare lì il mio zainetto. 

Poi si siede sulla poltrona. 

Sto per imitarla, sedendomi su una delle sedie dall'altro lato della cattedra, ma lei mi fa cenno di rimanere in piedi.

"Iniziamo. Io con le mani, oppure a voce, le indicherò un numero. Il numero corrisponde a un grado della scala. Lei dovrà dirmi la definizione che ha imparato a memoria. Venga qui!". 

Giro intorno alla cattedra ma rimango a un metro e mezzo dalla prof. 

"Più vicino!" 

Faccio un passo avanti, mi fermo, il mio "pacco" è all'altezza del suo viso. 

Lei guarda, poi allunga il braccio destro e passa il dorso della mano delicatamente sulla patta dei miei pantaloni. 

Poi mi guarda, alza la mano sinistra con l'indice alzato.... capisco che è il numero uno, il primo grado! Così recito: 

"Primo grado. IMPERCETTIBILE. Non avvertito dalle persone se non in circostanze particolari. Rilevato solo dagli strumenti.".

 E lei: "Bene! Andiamo a vedere gli strumenti.". 

Mi slaccia i pantaloni, tira giù la zip, poi prende pantaloni e boxer e me li abbassa fin sotto le ginocchia. Osserva con attenzione il mio pube peloso, il pene che nonostante il mio imbarazzo inizia ad apprezzare la situazione, le palle abbastanza gonfie. Poi mi scappella lentamente e osserva l'effetto. 

Con le dita mostra il numero due: tocca me. 

"Secondo grado. MOLTO LEGGERO. Avvertito solo da poche persone in posizione particolarmente favorevole.". 

Mi guarda e annuisce. Poi mi accarezza leggermente le palle e le fa oscillare, dopodiché impugna il cazzo che ormai ha raggiunto un buon livello di consistenza e inizia una lenta sega. 

Mi dice: "Tre.". 

E io: "Terzo grado. LEGGERO. Avvertito negli interni dove gli oggetti pendenti oscillano. Vibrazioni come se passassero camion leggeri. È possibile stimarne la durata.". 

La prof: "Proviamo a stimarne la durata...", mi impugna il cazzo con decisione e intensifica la masturbazione, ha mani piccole e morbide e lavora con ritmo sapiente e il giusto grado di delicatezza... non avrei mai immaginato di trovarmi in questa situazione...è molto piacevole e lo "strumento" ha raggiunto un livello di durezza considerevole. 

Mentre continua ad accarezzarmi mi dice: "Le definizioni a volte sono lunghe e ridondanti, per i prossimi gradi mi dica a sua scelta solo la parte di definizione che ritiene più appropriata al contesto. 

La rassicuro e le dico: "Ho capito." ma la voce mi trema. 

Mi passa la mano sinistra dietro le palle, le afferra e mi tira leggermente a sé. Con l'altra mano dirige la punta del mio cazzo verso la sua bocca fino al contatto con le sue labbra appena socchiuse. 

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