Vado nel panico, non so che fare! Paonazza in viso per la vergogna chiamo Jezabel per aiutarmi a pulire, le dico che sto male.... e in effetti è vero, mi sento la febbre. Lei arriva subito, bellissima, in maglietta e slip e un asciugamano in testa, mi vede, e si mette subito all'opera: in 10 minuti mi ha spogliata e lavata perfettamente con delle salviette umide per non farmi prendere freddo, e mi ha vestita con un pigiama pulito. Adesso sono qui, rannicchiata tremante sulla poltrona, infagottata in un pile e con un termometro in bocca mentre guardo Jezabel che sta disfacendo il letto e accumulando la biancheria sul pavimento. Mi guarda, non sa se girare il materasso o chiedere ai miei zii di mettermi in un'altra stanza. 《No per favore non dirlo agli zii!》 allora mi propone di dormire in camera sua, lei si arrangerà su una poltrona. Accetto subito con gratitudine, ma a patto che dormiamo insieme, già mi sento sufficientemente in colpa per averla spiata, ci manca solo che la faccia dormire su una poltrona. Alla fine accetta, e mi prende il termometro dalla bocca: 《39! Mettiti subito a letto!》.
Mi fa sdraiare, mi rimbocca le coperte e si siede vicino, carezzandomi i capelli. Mi addormento così, coccolata come non lo sono mai stata da quando ero bambina ed erano vivi i miei.
Passo una notte agitata, mi sveglio di continuo, apro gli occhi e Jezabel è sempre lì sulla poltroncina, a volte sonnecchia e a volte mi sta guardando. Allora mi sorride e mi tocca la fronte. Vedo che ha un panno umido in mano, evidentemente la febbre non scende e in effetti mi sento bollente.
Alla fine riesco a dormire alcune ore di seguito e mi sveglio al mattino intorno alle 10. Mi sento molto meglio, Jezabel non è sulla poltroncina, la sento che sta trafficando in camera mia. Resto qui con gli occhi chiusi, mi godo il letto. Sento il suo odore tutto intorno a me, nelle coperte, sul cuscino: non usa profumo, si sente il profumo della saponetta, alla lavanda, ma sotto.... è l'odore della sua pelle, un odore intenso, piacevole.... eccitante? Dio mio ci risiamo sono super eccitata. Metto una mano, tra le gambe, sono fradicia, cazzo è il suo letto, finirò per sporcarlo! Mi alzo di corsa per andare in bagno ma ho un improvviso capogiro, urlo e finisco lunga distesa per terra. Jezabel mi sente e arriva di corsa, spaventata, mi vede e pensa chi sia caduta dal letto per un incubo; mi raccoglie dolcemente e fa per rimettermi nel letto, ma io protesto che devo fare pipì 《ti accompagno nel mio bagno, così intanto ti preparo la vasca nel tuo. Credo che tu abbia bisogno di un bel bagno caldo》 La ringrazio e mi alzo, accentuo il capogiro per appoggiarmi a lei e sentirne ancora l'odore. Quando siamo accanto al gabinetto mi tiro giù i pantaloni del pigiama e lei volta veloce la testa per non guardarmi, mi diverte questo suo senso del pudore. Mi siedo e lei esce quasi di corsa, dicendo 《fai con comodo, il tempo di riempire la vasca》. Bene, ho tutto il tempo. Allargo le gambe e mi masturbo lentamente, a occhi chiusi, concentrandomi sull'odore che mi sento ancora addosso. Quando sono vicina all'orgasmo accelero la mano mentre con l'altra mi tappo la bocca. È potente, fatico a non urlare e fatico ancora di più a non continuare. Scarico la pipì, mi pulisco e.... e resto seduta, le gambe non mi reggono ancora. Per fortuna quando Jezabel bussa alla porta sono in grado di rimettermi in piedi, anche se un pò traballante, e mi faccio accompagnare nel mio bagno. La vasca è pronta, calda e piena di schiuma, come piace a me. Ha messo anche i sali profumati! Devo spogliarmi, vedo che lei vorrebbe uscire ma simulo un altro giramento di testa e quindi mi sostiene mentre mi spoglio e mentre entro nella vasca, sempre girata dall'altra parte. 《Grazie infinite Jez. Ho sporchi anche i capelli vero? Sono un macello. Mi.... mi aiuteresti a lavarmeli? 》 Ormai sono immersa nella schiuma, non si vede niente al di sotto del mio collo, quindi si avvicina e mi fa uno shampo, molto dolcemente e intanto canticchia. Mi fa sentire bene, coccolata, protetta! Le chiedo se ha dei figli o se ne vuole perché 《saresti una madre fantastica! 》. Mi confessa che è il suo sogno piu grande da sempre, ma mi sembra triste, ovvio, è stata lasciata da poco.
Quando mi lascia sola resto a lungo nella vasca, immersa nell'acqua ma anche nei miei pensieri. C'è una parola che continua a ronzarmi in testa, "lesbica". La caccio via ogni volta, ma ogni volta ritorna. Ripenso agli ultimi due giorni che avevo passato con Annette. Ripenso a ieri sera. Ripenso a tutti le volte che mi sono masturbata immaginando Jezabel fare l'amore. Provo ad eccitarmi pensando al ragazzo della cena di ieri... niente. Penso a Jez che mi asciuga con le salviette.... ho già le mani tra le gambe!
Sono lesbica? Sono bisex? Cosa sono? Sicuramente sono ninfomane a giudicare da quanti ditalini mi faccio. Sto per esplorare in pratica la questione della masturbazione quando: 《tutto bene Noelle? Sono due ore che sei lì dentro》 《Si Jez grazie, esco subito》.
Sono stata malata una settimana, ed è stata una settimana fantastica! La sera, all'imbrunire, mi saliva la febbre, altissima, e allora mi mettevo a letto e mi lasciavo coccolare da Jezabel. Lei stava tutta la notte vicina, a cercare di farmela passare, ed era bellissimo aprire gli occhi e vederla lì vicina a me. Poi di giorno stavo meglio e passavamo il tempo chiacchierando o giocando a qualcosa. E quando andavo in bagno davo sfogo alla fantasia e alle mie mani, procurandomi quel piacere che, mi rendevo conto, avrei voluto mi venisse da lei. Infine accetto di essere lesbica e, soprattutto, accetto di stare innamorandomi di Jezabel.
La settimana di malattia è passata e tocca tornare a studiare. Riprendo la solita routine, al mattino in facoltà a seguire le lezioni, il pomeriggio studiare in biblioteca o a casa e la sera in camera. La sera uscivo poco già prima e adesso cerco di passare ogni momento che posso vicino a Jezabel. Il mio "incidente" e la febbre che ne è seguita ci ha avvicinate, adesso abbiamo molta più confidenza e chiacchieriamo molto, ormai mi considera quasi un'amica mentre io per lei provo molto di piú, ormai lo so.
Una sera di fine agosto Jezabel mi invita a cena dai suoi, vuole farmi assaggiare la buillebasse come la prepara sua madre. Accetto subito, curiosa di conoscere le sue origini. I genitori vivono in un paesino di pescatori, Cassis, a una ventina di chilometri da Marsiglia. In macchina, mentre andiamo all'appuntamento, mi racconta che lei è nata dal precedente compagno di sua madre, 《un periodo della sua vita un pò turbolento》 Ma lei considera l'attuale marito come il suo vero padre, è lui che l'ha cresciuta e gli è estremamente affezionata.
La madre di Jezabel è originaria della Guyana francese; Jezabel è la sua fotocopia e vedo che da lei ha ereditato lo spirito pratico e la parlantina, oltre al colore scuro della pelle. Il padre invece è un pescatore, nato e cresciuto a Cassis, di origini gitane, piccolo, magro e di pochissime parole. Jez stravede per lui e mi accorgo che hanno la stessa espressione sognante. C'è anche una sorella, Monique, una bella mulatta di 15 anni che assomiglia tutta al padre.
La buillebasse è fantastica e la serata scivola via gradevolissima: mi fanno sentire subito in famiglia e mi ritrovo a parlare e scherzare con una naturalezza che mi è sconosciuta.
Dopo cena, a causa del vino bevuto in abbondanza, non vogliono assolutamente che mi metta in macchina e mi fanno dormire nel letto di Monique, in stanza con Jezabel. Chiacchieriamo per più di due ore, finché lei cede al sonno e si addormenta. Rimango sveglia al buio, non la vedo ma posso sentire il suo respiro e il suo odore. I letti sono così vicini che se allungassi una mano potrei toccarla, e devo fare uno sforzo per non sfiorarla davvero.
Vedere Jezabel all'interno del suo ambiente ha acuito quello che provo per lei e, inevitabilmente, le mie mani percorrono il mio corpo. Immagino che Jez si alzi in silenzio e si infili, nuda, nel mio letto, immagino di baciarla, di sfiorarla. Immagino di sentirla ansimare, di sentire il suo respiro pesante sul mio collo. Immagino di sentire la sua lingua e le sue mani sul mio seno, sul ventre. Immagino di affondare le unghia nei suoi glutei e stringerla a me. Mi fermo poco prima di venire e mi addormento.
