Invece con le ragazze di Assia il rapporto fu subito meraviglioso. Avevano tanto bisogno di una figura maschile e, grazie al mio carattere gioviale, diventammo molto amici… la più grande, a volte, veniva da me per i consigli più delicati, avendo soggezione della mamma.
Quando aveva 16 anni, 2 anni fa, questa confidenza andò oltre.
Una sera che ero da solo con loro, la madre era fuori sede per un meeting, lei mi confessò che aveva un problema.
Intanto, la più piccola, di 14 anni, era già a letto e dormiva.
Il problema era che frequentava un ragazzo (io questo lo sapevo) e il sabato prima, tra loro c’era stato qualcosa di più di semplici baci e carezze. Il ragazzo aveva insistito per ottenere qualcosa di erotico da lei, una prova d’amore, insomma; lei era pure in piena tempesta ormonale e non si trattenne…
“Così, ci siamo toccati… e…” mi confessò sottovoce sul divano.
Volli fare il “grande” così cercai di confortarla, minimizzando, con le solite frasi di circostanza.
Intanto, e purtroppo, l’argomento era caldo… così come il suo corpo da gazzella sotto il pigiamino leggero; e purtroppo mi stava addosso; e purtroppo sentivo il calore delle sue cosce e del suo piccolo seno sodo. Insomma, ero a disagio, col cazzo che risentiva di tanta confidenza.
Ero in pantaloncini e feci veramente il contorsionista, per evitare imbarazzo e complicazioni.
Ma lei riprese: “Sai io l’avevo già toccato, a volte, nella sala buia del cinema, e anche lui mi ha… insomma, lo sai, mi ha fatto l’orgasmo con le dita… lì.”
Friggevo incapace di trovare una soluzione… ma lei non si fermò.
“Insomma, io non riesco a dirtelo a parole, mi vergogno troppo… il fatto che mi terrorizza è che lui ha fatto un video di questa cosa. Ora non so che fare, lo amo ma ho anche tanta paura… non mi fido completamente.”
Scattai, anche per allontanarmi dal suo corpo. Le dissi che era stata molto sciocca… e anche che, se lo sapeva la madre sarebbero stati veramente guai.
“O, Pier, è per questo che te lo dico; nemmeno con papà avrei mai trovato il coraggio. Ho tanta paura… ti posso far vedere? Lui me lo ha mandato, felice (dice) di quel meraviglioso ricordo.”
Non attese il mio ok, mi porse il cellulare e rimasi impietrito dalla differenza tra la tenera ragazzina al mio fianco, e la libidinosa fanciulla del filmato. In parole povere si vedeva chiaramente lei che lo stava masturbando, in piedi da qualche parte. La cam passava allegramente dal suo viso eccitato, alla manina che, a scatti, faceva uscire la cappella di quel pene giovane ed eccitato. Poi la sequenza si spezzava e, la seconda parte era ancora più eloquente. Lei di profilo, riconoscibile al 100%, che faceva il pompino, evidentemente ritrosa e inesperta… ma non abbastanza da non fare impietrire il cazzo del giovanotto e, devo ammetterlo, anche il mio. La scena durava pochi minuti ma si concludeva con la soddisfatta sborrata di lui, accolto quasi con sorpresa nella giovane bocca della mia figliastra.
I fiotti non finivano mai, la faccia e le labbra erano evidentemente coperti di sburro.
Glielo ridissi che aveva fatto un bel guaio.
Per tutta risposta, quella matta mi si butta addosso e mi stringe a sé… io sentivo il suo corpicino esile ma eccitante, certo in quel modo lei sentiva sicuramente la durezza del mio cazzo, che non potevo controllare.
In lacrime, mi chiese di aiutarla, le promisi di fare del mio meglio.
Mi chiese, ancora, di starle vicino ancora un po’, le dava un senso di sicurezza.
Giovanna, la luce era soffusa, quasi buia, ti giuro che non ho calcato la mano ma lei… lei si stringeva a me, era calda, accogliente, dolcissima: quando accostò la bocca alla mia, non riuscimmo a resistere. La baciai prima con dolcezza, sulle labbra carnose, ma un po’ dopo le nostre lingue iniziarono a cercarsi.
- Che fai… che diavolo stiamo facendo!
- Ti prego, - disse sussurrando – solo per stasera… ho bisogno di te. Solo stasera: fammi sentire donna. Sono troppo disgustata di questi ragazzini di merda.
- Ok, calmati adesso… però andiamo a parlare in camera da letto. Se si sveglia la piccola e ci vede, qui succede una tragedia.
Lei mi seguì obbediente, tenendomi la mano come una bambina fiduciosa.
A quel punto, amica mia, il maschio che era in me divenne incontenibile. Come un drogato, tutto mi sembrava lecito, facile e senza conseguenze.
Vedevo solo la donna, in lei.
Ci spogliammo… mi distesi e quando me lo prese in bocca persi la cognizione del pudore.
Prima la lasciai leccare e baciare, era evidente che aveva paura di “fallire” a causa della sua inesperienza. Ma poi divenni più aggressivo, fui io stesso a inarcarmi per ficcarglielo fino in gola, anzi, per essere più invasivo, le tenni la testolina dai capelli biondi.
Mi venne vicino…
- Ti voglio in me, ti voglio sentire dentro di me.
- Ma lo sai… non è possibile… oppure, - la guardai negli occhi – lo avete fatto già?
- No, dentro no… non ancora, ma adesso ne ho bisogno.
Mi irrigidii!
- No, non se ne parla, questo no. – perfino il mio cazzo ebbe un momento di cedimento. Ci bloccammo.
Lei si voltò e si mise su un lato, quasi rannicchiata, e la sentii piangere velatamente.
Non trovai di meglio che mettermi alle sue spalle e coccolarla. Le presi la manina, me la portai sulle palle, lei si riprese al contatto della mia morbida sacca calda.
Poi la mano tornò al cazzo, per saggiarlo, per goderne.
Era nuda completamente, io la coccolavo dalla schiena, ma poi scesi giù a carezzarle il culo e le cosce. Era così umida nella fessura delle natiche, si sentiva il buchetto tumido e l’afrore che veniva dalla figa, sicuramente bagnata.
Scesi con la testa e, dopo averle dilatato le natiche, iniziai a leccare e succhiare sia il suo culetto che la vulva virginale. Mai saggiato “liquore” così raro… il cazzo sembrava voler esplodere, tanto era in tiro.
- Stai buona buona… - le dissi, - non avere paura e fidati di me.
Lei dovette intuire le mie intenzioni, si irrigidì lievemente, ma non mi lasciò.
Così risalii per mettermi meglio, l’avevo ormai lubrificata in profondità.
Mi bagnai il cazzo con tanta saliva, e poi, lentamente, puntai tra le sue natiche.
Ero pazzo di piacere… la mia mente tornò alla mia giovinezza: ricordavo perfettamente che anche io, la “mia” prima volta, venni sverginato da dietro, sul letto dei miei genitori.
Pianissimo, con tutta l’anima, cominciai a lavorare il suo sfintere, con passione, delicatezza ed esperienza. Solo per pochi secondi la sentii gemere e scattare di dolore, ma sapientemente mi ritirai e le diedi il tempo di accettare la profanazione.
Aspettai il giusto; la sua eccitazione si riebbe, e da quel momento, pur con estrema lentezza, glielo misi tutto dentro il culo.
La fanciulla non sapeva cosa l’aspettava, a mio avviso era sorpresa di tanta goduria.
Immobile col cazzo piantato nel piccolo orifizio sentii il suo respiro accelerare per l’eccitazione e la manina indagare, da sotto la vulva, per toccarmi le palle e identificare lo spessore del palo che la teneva dilatata.
Sembrava eccitata e sorpresa di aver accolto un cazzone come il mio nel suo culetto.
- Mi fa impazzire, - disse, - è una cosa che … non so, non credevo di poter accettare.
