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La mattinata era calda ma un bel venticello di terra arrecava un certo sollievo.
Sulla banchina del porto la gente si affollava, erano tutti eccitati, soprattutto i ragazzi, per la classica escursione in motonave, che avrebbe portato il gruppo a visitare i posti più belli e inaccessibili della costiera.
L’odore della salsedine solleticava i sensi. Poi la barca arrivò e rapidamente si riempì di gitanti. Con i nostri nuovi conoscenti del nord ci eravamo già salutati. Le ragazze non stavano nella pelle, pronte per la loro avventura marinaresca e, con la mamma, salirono in fretta sul barcone di legno, affidandosi ai marinai, nemmeno troppo anziani e dalla pelle abbronzata e virile.
Quando tutti furono sciamati e l’imbarcazione staccò le cime per allontanarsi dalla banchina, restammo solo in due a guardarci sbigottiti e sorpresi, io e Pier, al quale sorrisi apertamente.
- E che fai? Ti perdi l’escursione? – dissi.
- Purtroppo sì. - rispose, avvicinandosi – Abbiamo un problema con la nostra auto, a Milano, e aspetto qualche telefonata importante per risolverlo. La gita era prenotata, ma io so che la fuori il cellulare spesso non prende.
- Eh sì, è vero, al sud questo problema lo abbiamo spesso, soprattutto in costiera.
- Ma tu… come mai non sei andata con tuo marito?
- Che domande… non si fanno a una signora. Ok, comunque semplicemente non mi andava. Ho le mie cose e preferisco riposare un poco.
- Posso offriti un caffè? – disse lui gentilmente.
- No! A quest’ora io qui faccio colazione: brioche e granita di mandorle. o mi offri questo o niente.
Ridemmo della battuta e ci accomodammo in un vicino Bar.
Dopo le semplici chiacchiere allegre, scoprii che Pier aveva una macchina a noleggio, così invece del pulmino che ci accompagnava dappertutto, accettai un passaggio da lui.
- Lasciami al villaggio, - dissi – per il momento non me la sento di scendere in spiaggia, magari nel pomeriggio…
- Beh, sai che ti dico, pure io ero indeciso, rientro e mi rilasso. E’ così fresco tra i pini e gli olivi.
Così, raggiungemmo le rispettive casette, il cui patio distava solo pochi metri. Come era naturale il villaggio era vuoto, tranne il chiacchiericcio lontano di qualche inserviente.
Non ci volle molto che cominciammo a parlare e così scoprii molte cose sul signor Pier, anche cose del tutto inaspettate. Tipo quella che Pier amava i racconti erotici e che aveva, a sua volta una fervida fantasia, essendo un grande appassionato del sesso in tutte le sue forme. Mi confessò addirittura il suo debole per il “lato B”, visto che lui stesso, da ragazzo era stato ripetutamente profanato dal suo migliore amico… e che solo dopo i 18 anni aveva iniziato ad avere rapporti tradizionali con le ragazze.
Prima non faceva che sognarla la figa, per eccitarsi con gli occhi chiusi, mentre il suo amico bi-sex, di un paio di anni più grande, si sfogava ripetutamente tra le sue natiche disponibili.
Ma le sorprese non erano finite!
- Caspita, - dissi poi, abbastanza sorpresa – eppure sembrate una famiglia a tutti gli effetti, anche più affiata e felice del solito… le ragazze ti adorano... wow!
- Sì, è vero, lo devo ammettere: è una cosa che mi rende orgoglioso e felice. Ma come ti ho appena detto, Assia è vedova e noi non siamo sposati… almeno, non ancora.
Stiamo insieme da 5 anni… io ho cercato di fare un po’ da amico e un po’ da padre alle ragazze. Sai, erano in pieno sviluppo… ma che dire, siamo qui! Stiamo bene.
- E’ molto bello, - dissi, - comunque si vede che sei proprio una brava persona…
Pier abbozzò un sorriso strano, ma poi aggiunse:
- Beh, certo, ti ringrazio veramente…
Per un po’ restammo in silenzio nella calda mattinata. Lontano il mare carezzava la battigia con le sue ondate, ora lente, ora più aggressive.
- Per me è il momento di un buon caffè, - dissi, rompendo l’atmosfera ovattata, - che ne dici? Lo faccio anche per te?
- Wow, come potrei rinunciare a un caffè “di casa”, fatto da una napoletana “verace”.
Mentre rientravo nel bungalow il telefono di Pier squillò, così intanto che preparavo la macchinetta lo sentii parlottare, concitato ma a bassa voce.
Quando tornai sul suo terrazzino, che a quell’ora era il più fresco e ventilato, recavo con me dell’acqua gelata e due tazzine fumanti e aromatiche di caffè Kenon, il mio preferito.
- Buone nuove? - chiesi, ricordandomi della storia del meccanico.
- Ah, no, non ancora… veramente era mia moglie, insomma Assia…
- Ah, bene. Tutto a posto? Si staranno divertendo…
- Beh, sì, pare di sì, ma…
- Ho lo zucchero in bustine, una va bene?
- Bene, sì, benissimo… non ci crederai ma Assia era un po’ preoccupata, ansiosa…
- E come mai? Le è successo qualcosa?
Sorrise ma con una certa tensione:
- No, niente… questa poi: insomma, era preoccupata per te.
- Per me? O buon dio… e in che senso?
- Era preoccupata per te… e me, insomma ha visto tuo marito in gita e ha imbastito tutta una pippa su noi due, da soli…
- Ma questa è matta! – risi di gusto e sinceramente.
- Mi spiace, lei è molto gelosa di carattere. Mi sono permesso di dire che non sapevo assolutamente dove tu fossi… mi scuserai…
- Io scuso tutto, ma mi pare davvero assurdo. Praticamente nemmeno ci conosciamo e lei già salta a delle conclusione… insomma, impensabili!
Ma Pier non mi sembrava così rilassato come avrebbe dovuto.
Bevemmo il caffè con calma, mentre io già iniziavo a dispormi per scendere in spiaggia e spezzare quell’assurda situazione.
- So che in molti ti scrivono delle loro avventure erotiche, insomma leggo spesso che parli di confessioni, nella tua rubrica di Posta. Ma sono invenzioni, oppure… ?
Non sapevo bene se dargli corda o chiudermi un po’ “a riccio”, non mi piace la gente complicata e, per fortuna, con un marito più anziano che mi lascia totale libertà, invece di essere invogliata all’intrigo, preferisco la tranquillità. Comunque decisi di rispondere chiaramente.
- Beh, onestamente sono molte le confessioni verosimili che mi arrivano… spesso mi pento di non essermi laureata in psicologia. Forse potrei essere veramente utile, però credo che a loro faccia bene lasciarsi andare con quelle storie, e confessarle.
Io non giudico nessuno, anzi, chiedo sempre il permesso di romanzarle e renderle pubbliche. Sono felice, perché ho sempre ricevuto tanta gratitudine per come ho trattato gli argomenti, spesso scabrosi, intimi.
Lunga pausa, poi Pier azzardò:
- Ti dispiacerebbe molto fare lo stesso con me… come se ti scrivessi intendo…
- Oddio, non sono neanche “suora”, non ho mai raccolto confessioni dal vivo, credo.
Cercai di sdrammatizzare, perché effettivamente Pier sembrava sulle spine e non capivo perché.
L’uomo adesso aveva la fronte imperlata. Girò la poltroncina verso di me, per guardarmi negli occhi, che però poi subito abbassò.
- Assia ha tutte le ragioni per essere gelosa, e molto! Ha dovuto perdonarmi una storia veramente brutta…, - iniziò.
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Ci siamo conosciuti per motivi di lavoro. Lei già vedova, come hai visto bella donna, elegante e dolce, fu subito chiara sulla sua situazione di mamma di due ragazze ai limiti della sbocciatura come donnine.
Andammo subito d’accordo, ci innamorammo ma prima di prendere decisioni affrettate, abbiamo aspettato 2 anni. Quando sono entrato nelle grazie anche delle sue figlie abbiamo deciso per la convivenza. Casa grande con 2 bagni, uno solo per le figliole… insomma, cercai di fare tutto al meglio per non mettere nessuno in imbarazzo. Io, personalmente ero stato uno scapolone fino a 42 anni, quindi di figli nemmeno a parlarne.
