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Inculate a ripetizione
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Racconto22 min di lettura

Inculate a ripetizione

L'attrazione per il rapporto anale può trasformare anche il genitore più amorevole in un vero porco. Sfiancare un culo è irresistibile.

Giovanna Esse
2 anni fa · 4k letture · 1

Prologo

Cari lettori, appassionati delle mie piccole avventure private, come promesso vi voglio raccontare questa cosa del tutto inaspettata, che mi è capitata proprio pochi giorni fa, alla fine di agosto.

Sui Social avevo già un po’ giocato sul fatto che, avendo scelto la stessa località di qualche anno fa, ci siamo ritrovati in una zona del Sud, dove è previsto uno spazio un po’ in disparte dedicato ai nudisti.

Avendo già vissuto (e doviziosamente riportato) un’avventura sexy inattesa ma eccitante, proprio grazie a questa opportunità, ero praticamente sicura di imbattermi in un qualcosa di abbastanza “arrapante”, tale da arrecare un po’ di spasso alla mia vita di monotona scribacchina, e tale da interessare e “riscaldare” i genitali dei miei amici, lettrici e lettori.

Ma … or dunque, qualcosa è successo sì, ma in luoghi e situazioni del tutto fuori dalla mia immaginazione, e i poveri nudisti (a parte qualche sorrisetto speranzoso e ammiccante) non c’entrano proprio per niente.

1

Noi amiamo i Villaggi, liberi come in una villetta di campagna ma con tutti i servizi di un albergo ben attrezzato.

Riusciamo ad ottenere sempre dei cottage in zone riservate e spesso panoramiche. Quest’anno abbiamo occupato una bella casetta a pochi metri da un’altra che si è liberata poco dopo ilo nostro arrivo. Essendo fine agosto pensavo che, addirittura, saremmo rimasti del tutto soli in quell’angolo di paradiso…

E invece, il giorno dopo vediamo arrivare una famiglia di veri e propri “watussi”, del nord Italia (quindi bianchi, in cerca di una bella abbronzatura, da esibire fino a novembre). Effettivamente erano tutti molto alti, se pensate che il signor Pier, il capofamiglia di 1,80, era il più “bassino”, con una moglie più alta di lui e due bellissime figliole, teenager, non inferiori al m. 1,85!

Erano tutte belle persone, in forma perfetta, e ci passarono davanti al patio in fila indiana, come una piccola tribù affiatata e felice.

Come noi, quella sera scelsero di cenare nel patio e quindi, per forza di cose, ci fu tra di noi quel minimo di contatto, più di cortesia che di reale interesse.

Mio marito ed io, di sottecchi, cercavamo di capire chi fossero i nuovi vicini.

Il ciacolare delle ragazze, affiatate sorelline, si mescolava al più discreto comportamento dei genitori che però, si vedeva, erano rapiti e innamorati di tanta giovanile impetuosità. Insomma, erano persone felici e la loro gioia riscaldava i cuori.

Ma l’allegra comitiva non ci lasciò soli nemmeno il giorno dopo, quando, mentre ci organizzavamo per lasciare la spiaggia, vediamo arrivare i nostri “stambecchi”, che, guarda caso si accampano proprio sotto gli ombrelloni davanti al nostro.

Così, tacitamente, decidemmo di rimanere ancora un po’, giusto per divertirci a osservare l’esuberanza di quelle belle persone.

Mio marito ormai è anziano e ha sempre avuto un debole per i giovani. Io, invece, mi feci più attenta elle loro figure, visto che erano veramente belli da vedere, le ragazze poi: leggiadre come gazzelle.

Come intuii prima, e seppi dopo, avevano l’una 15 e l’altra 17 anni; in quell’età in cui quando escono in tiro, e con un po’ di trucco, nelle loro comitive sembrano delle femmine erotiche e provocanti, mentre a casa, con i loro familiari, ritornano bambine, che litigano o ridono a crepapelle, in quel loro continuo misurarsi, “sfrocoliarsi” e giocare.

Fisicamente poi erano un vero schianto, delle modelle ma senza la preoccupazione di mangiare come uccellini, di depilarsi come orsacchiotti, né di fare ore di palestra, visto che l’argento vivo che dimostravano addosso le teneva in perfetta forma. Essendo longilinee, come la mamma, signora 50 enne, e anch’ella in ottima forma, i loro piccoli seni torniti, a malapena coperti dai reggipetti triangolari, risaltavano come appetitose melette. Quello che però attraeva maggiormente l’occhio malizioso, dei maschietti della spiaggia (compreso mio marito, lo sporcaccione) erano i loro culi, alti e sodi, sicuramente duri come la pietra, lavorata dai più valenti scultori della Grecia classica.

Mi lasciai trasportare dalla fantasia e immaginai il futuro di quelle belle attrezzature, così desiderate dai maschi… quelle che i giovani profanano e che i vecchi, in mancanza della forza richiesta e della durezza del cazzo, baciavano, leccavano e mordevano, come una pietanza prelibata.

Da scrittrice porno, pensai a quante volte, quei culi sodi, sarebbero stati infilzati, in futuro, spaccati in due come albicocche rosate; a quanto dolce e arrapante dolore avrebbero conosciuto le due giovani, inconsapevoli, durante le future penetrazioni.

Quelle che fidanzati, mariti o semplici scopamici, avrebbero cercato di infliggere allo sfintere, adesso certamente rigido, come una coppia di corde tese e inseparabili.

Dopo risalimmo e lasciando la famiglia a godersi il mare.

Ovviamente, quella sera, ci salutammo con più cordialità, come buoni vicini che si godono una gradevole vacanza.

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Il giorno dopo anche noi scendemmo tardi al mare e facemmo colazione in uno di quei simpatici chioschi sulla spiaggia, dove puoi consumare le cose più semplici e più buone, all’ombra delle tettoie, sotto l’effetto euforico della brezza marina. Nella pace del pomeriggio, poi, ognuno riprese un po’ la sua “strada” per concedersi quel minimo di tranquilla attività, in attesa del prossimo bagno.

Fu così che io e il signor Pier ci ritrovammo a pochi metri, a sfruttare l’ombra dei rispettivi ombrelloni.

Non volevo “spiarlo” ma mi incuriosì un suo certo armeggiare “guardingo”, un po’ cospiratorio, con cui, visto che le ragazze erano lontane, estrasse un volumetto dal fondo del suo zaino. Lui si accorse e mi sorrise, quasi ingenuamente.

- Non mi giudichi male signora, - disse Pier – ma con le ragazze sempre intorno non riesco mai a finire uno dei racconti di questo libretto… sa com’è, il titolo è un po’ estremo… si tratta di racconti abbastanza scabrosi. Io non potei che scambiare il sorriso. Ero sinceramente divertita.

- Io mi chiamo Anna, e… non si preoccupi che non mi scandalizzo, anzi… Potrei sapere come si chiama questo racconto? Anche perché sa, oggi e difficile che qualcuno legge il cartaceo.

- A no, io amo leggere così ma, soprattutto, la mia compagna è stata categorica: sui computer di casa MAI cose sconce! Quindi, leggo di contrabbando. – sorrise ancora – Questo me lo sono scaricato in ufficio, nel formato libro, si chiama L’Amante Nero, e onestamente è davvero estremo… ma non voglio turbarla, anzi se vuole lo metto via.

Questa volta risi di gusto.

- No, no, caro, non mi turba affatto. E scommetto di sapere anche il nome dell’autore…

- Ah, ah, non credo, - rispose Pier – forse confonde a causa del titolo, e poi non l’ha scritto un…

- Un uomo? – lo interruppi – Lo so, l’ha scritto Giovanna, Giovanna Esse, dico bene?

- Wow – fece lui allibito – lo ha letto anche lei?

- Certamente … e più volte, pure. Sa per correggere gli errori.

- Non ho capito bene… - disse lui confuso.

- Che c’è da capire? Diamoci del tu, Pier, ok? Lo sai tenere un segreto?

Lo vidi un po’ sorpreso, da buon nordista schematico non riusciva a tenere testa alla “sveltezza” di pensiero, tipica dei napoletani.

- Oooh, Pier, - continuai – ci sei? Ah ah, insomma, per una strana combinazione di eventi sembrerebbe che la scrittrice del tuo racconto preferito, sia proprio io! Ma è, e deve restare un segreto, soprattutto niente foto, altrimenti… mi vedrei costretta a… ucciderti!

Pier deglutì, lievemente spaventato e allora lo tolsi dalle spine, e gli raccontai un po’ la mia storia e, in pochi minuti, diventammo “amici” di spiaggia.

Prima di andare avanti…

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