In seguito tutti e quattro i ragazzi, sia in doppia che uno alla volta, hanno sborrato dentro e fuori mia moglie altre 2 volte. Al termine di tutto, quando ho spento la registrazione ho potuto constatare che dall’inizio della gang-bang, perché di questo si era trattato, erano passate 2 ore.
Ho il cuore a pezzi, come è possibile che Alice sia così enormemente troia tradendomi in questo modo più altre mille domande si accumulano nel mio cervello, e poi, da quanto va avanti questa storia? Dove trova il coraggio di tornare da me? Mi ama davvero?
La rabbia ha cominciato ad invadere ogni fibra del mio corpo, avrei voluto uscire dal quel bagno ed affrontarla, ben sapendo che sarebbe sicuramente andata a finire male, rimasi quindi nel bagno di quello spogliatoio e mi calmai.
Una vendetta, si, quella era sicuramente la strada che volevo percorrere, gliela avrei fatta pagare in qualche modo, non sapevo ancora come ma sapevo che non avrei mai perdonato Alice.
Quella sera rientrai a casa molto tardi, era quasi mezzanotte, avevo girovagato per la città ripensando a quanto avevo scoperto e a come potevo vendicarmi, avevo volutamente spento il telefono per non essere rintracciato da nessuno, tantomeno da mia moglie, sapevo che non vendendomi arrivare al solito orario mi avrebbe chiamato appena fossero passati 10 minuti oltre il solito orario, ed avrebbe cominciato a farmi mille domande sempre volte a scoprire se la stessi tradendo con qualcun’altra, che troia, ora capivo perché era così gelosa di chiunque, non potevo immaginare che il detto “chi male fa male pensa” fosse così centrato nella sua semplicità.
Appena entrato in casa la trovai sul divano abbracciata ad un cuscino con le lacrime agli occhi, “Leo dove sei stato, stai bene? Perché non mi hai chiamato ero così preoccupata, ma cosa è successo?” ed è corsa ad abbracciarmi. Sul momento mi ha fatto anche un po’ pena, ma poi ho pensato a quello che avevo visto nel pomeriggio e la rabbia mi ha di nuovo assalito. Ho cercato di mantenere la calma e, non avendo prima pensato a cosa raccontarle, mi è venuta in mente una scusa che ho confezionato li sul momento.
Scusami tanto amore mio, ma non ho potuto avvisarti per colpa del telefonino che mi si è scaricato, il fatto è che avevo preso lo scooter per andare al lavoro, e questa sera, oltre per il fatto di essere uscito un po’ in ritardo, sulla strada per arrivare a casa lo scooter si è rotto e non ripartiva più, ho cominciato a camminare trascinandomelo dietro per arrivare in una zona abitata e vedere se potevo trovare un meccanico, ma niente, volevo avvertirti ma non sapevo come fare, quindi ho cercato di far ripartire io lo scooter cercando con i pochi attrezzi a disposizione di intervenire come potevo, poi sono riuscito a farlo ripartire e sono tornato di corsa a casa, mi sono lavato le mani giù nei box ed eccomi qui, fatto sta che dalle 7.30 che sono uscito dal lavoro sono passate le ore e non mi sono neanche accorto.
Alice mi ha guardato prima negli occhi, poi mi ha squadrato da capo a piedi, sicuramente cercando traccia di qualche macchia di rossetto o di profumo di un’altra donna o chissà cosa, l’unica cosa che aveva trovato era un forte odore di smog dovuto al fatto che avevo passato tutto il pomeriggio e la sera in scooter, quindi si è convinta che quanto avevo raccontato era vero e disse: “odori di meccanica”, “sì lo so, ora vado a farmi una doccia”, “cosa ne dici se la facciamo insieme?”, “wow, cosa succede?” le rispondo abbastanza sorpreso, “niente amore, vorrei solo essere un po’ più disinibita con te, magari non esageriamo, ma vediamo come va a finire”, “vuoi dirmi che intendi diventare più troia per me?”, “hei piano con le parole, “più troia” mi sembra un po’ troppo non credi?”
Non credo? Anzi ne sono sicuro. Cosa era successo quella sera alla zoccola? (si, ormai era quello il suo appellativo) Si sentiva in colpa per quello che aveva fatto nel pomeriggio con 4 maschi che le avevano riempito tutti i buchi? Voleva in qualche modo farmelo sembrare meno grave? Ma non sapeva che io sapevo, quindi cosa era successo? Forse era il proverbiale istinto femminile che aveva attivato il suo allarme?
Allora le dissi: “va bene, facciamo la doccia insieme se è questo che desideri, ma sai che poi non può essere solo una doccia vero?”, “certo che lo so, cominciamo e poi vediamo”.
Una volta entrati in doccia, lei ha cominciato a lavarmi e massaggiarmi tutto il corpo, la cosa era piacevole ma allo stesso tempo il pensiero di quanto avevo visto mi riportava in uno stato di agitazione, lei se ne deve essere accorta, e cercando di far diventare duro il mio cazzo senza successo, mi dice: “amore, qualcosa non va? Ti sento agitato, dimmi la verità è successo qualcosa al lavoro?”, “ma no non è successo niente, è solo che sono stanco per tutta la strada a piedi e poi lo stress, finiamo la doccia ed andiamo a letto, non è proprio serata”
Una volta a letto, lei mi ha abbracciato mettendomi la sua gamba sul cazzo, ed ha cominciato a strusciarsi, in breve il cazzo mi è diventato duro, ma onestamente non volevo che succedesse, proprio non mi sentivo di scopare mia moglie dopo averla vista presa da 4 maschi in tutti i buchi, allora mi viene improvvisamente l’idea di incularla, mi sono detto, l’ha preso chissà da quanti uomini ormai, questa sera la voglio proprio inculare e trattarla proprio da troia quale è, inoltre volevo vedere quale sarebbe stata la sua reazione.
Allora con voce che non lasciava adito ad alcuna replica gli ho detto: “Alice, girati e mettiti a pecora, questa sera te lo voglio mettere nel culo!”, “no amore, nel culo no, ti ho già detto molte volte che non voglio, primo ho paura che mi faccia male e poi solo le troie si fanno inculare ed io non lo sono e non la voglio di certo diventare!”
Quelle parole ebbero come effetto di farmelo ammosciare e mi fecero montare di nuovo la rabbia, mi sono quindi girato dalla mia parte e mi sono messo a dormire ed anche lei a quel punto, rassegnata, si è messa a dormire.
Dopo quell’episodio, con varie scuse, sono sempre riuscito ad evitare di fare sesso con mia moglie, e sembrava che a lei non dispiacesse neanche, “certo amore capisco, non ti preoccupare, lo facciamo quando ti senti meglio…” ovvio che non le importasse, chissà da quanti altri cazzi si faceva riempire, ormai avevo preso la mia decisione: l’avrei continuamente seguita tutte le volte che avrei potuto, riprendendo ogni suo amplesso con chiunque, inoltre non mi sarei più fatto scrupoli a scopare altre donne qualora mi si fosse presentata l’occasione, si, l’amore per mia moglie si era trasformato in puro disprezzo, ormai per me era solo una con cui dividevo l’appartamento, ma non mi sarei accontentato volevo vederla soffrire, come lei aveva fatto soffrire me.
Arriva un mercoledì e come di consueto lei si prepara per uscire con la sua amica Lisa con la scusa di andare in parrocchia, decido quindi appena lei esce, di prendere il mio scooter e seguirla a distanza, lei in auto ed io in scooter non era per niente difficile, inoltre il casco e una mascherina per lo smog mi rendeva irriconoscibile.
Dopo un po’ di strada la vedo svoltare in un grande parcheggio di un supermercato, si ferma in un posto un po’ defilato, io mi apposto un po’ distante dietro una struttura per i carrelli ed osservo, lei scende dall’auto, sale dallo portello posteriore richiudendolo, dopo 10 minuti la rivedo uscire e rimettersi al posto di guida, da lontano non avevo notato alcun cambiamento se non il fatto di non avere più i capelli annodati in una coda ma sciolti e liberi sulle spalle, riparte ed io ricomincio a seguirla dopo poco si ferma davanti ad un palazzo dove la sua amica Lisa la sta aspettando, Lisa era molto elegante, aveva indosso uno spolverino grigio, ben truccata, scarpe con tacco 12 allacciate con una cinghietta nera alla caviglia, calze nere con la riga rossa dietro, tra me e me penso: è così vestiti che si va in parrocchia?
Ripartono ed io sempre dietro, arriviamo in centro città dove Alice parcheggia l’auto davanti ad un bar sotto uno di quegli edifici d’epoca con il cortile interno, sia mia moglie che Lisa scendono dall’auto, ora ero ad una distanza minore e favorito dall’illuminazione cittadina e del bar, noto che anche mia moglie indossa delle calze nere con relativa riga sul didietro e scarpe con un tacco vertiginoso, entrano nel bar dove c’erano oltre il barista una decina di persone, tutti uomini che prendevano l’aperitivo e discutevano tra loro, sembrava si conoscessero tutti, appena loro entrano alcuni si avvicinano a loro due per salutarle calorosamente, da fuori non potevo sentire i discorsi ma sembrava si conoscessero bene, nel giro di qualche minuto alcuni dei clienti uscirono ed andarono via, erano rimaste Lisa, “la zoccola”, ed altre 6 persone oltre il barista, il quale esce dal locale e abbassa le serrande per poi rientrare dal cortile di fianco al bar.
Senza indugiare mi sono intrufolato anche io nel portone cercando di capire se potevo vedere in qualche modo cosa sarebbe successo in quel bar, la fortuna mi venne incontro, c’era una finestrina a circa un paio di metri di altezza da dove usciva una gran luce, sotto la quale c’erano i bidoncini usati per la raccolta differenziata, sono salito su uno di quelli che mi ha permesso di raggiungere la finestra e di guardare l’interno della sala principale del bar, vedevo perfettamente tutto da una altezza adeguata, ho tirato fuori il mio telefonino e l’ho posizionato in modo che potesse riprendere tutto per bene, lasciandomi anche le mani libere, nel caso avessi dovuto scendere ed uscire per non farmi scoprire da qualcuno che nel frattempo sarebbe potuto arrivare.
