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Scene da un matrimonio: inculato a sorpresa
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Scene da un matrimonio: inculato a sorpresa

I desideri hanno questo di brutto, che ci sottomettono agli altri e ci rendono schiavi. Anatole France

Giovanna Esse
1 anno fa · 3.724 parole · 17 min
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- Non so zio, non l’ho mai fatto. –

- Vuoi provare a succhiarmelo o ti fa schifo? – le parole crude e la voce roca contrastavano violentemente con la delicatezza della sua domanda.

Non volli contrastarlo:

- Non lo so ... che dovrei fare? –

- Bacialo - disse lui convincente – poi, se ti va, te lo metti in bocca. –

Il cazzo era abbastanza in tiro, ma non durissimo, sulla punta la pelle del prepuzio era molle e larga, lasciandone fuoriuscire la testa scura.

Quando trovai il coraggio per accostarmi con la bocca alla punta del membro, era bagnato di un liquido vischioso e trasparente, insapore, quindi, visto che ormai ero eccitato anch’io, nel baciare, succhiai delicatamente per assaggiarlo con la lingua.

Lo zio sussultò di piacere elettrico al primo contatto

- Bacialo anche qui – disse il vecchio, sollevando il cazzo verso l’alto con la mano, tanto che mi trovai di fronte la sacca con le palle, grossa e carnosa, marrone come quella di un negro.

Presi lo scroto da dietro e uno per volta, introdussi tra le labbra i suoi coglioni morbidi.

Fare un pompino!

Ecco: già pensare alla parola, mi portava all’ebollizione dei sensi.

Abbandonai ogni remora e iniziai a cibarmi di quel cazzone d’uomo vero, maturo.

- Sei una meraviglia, ragazzo ... – disse lo zio dopo un po’, poi a bassa voce:

– Mettiti giù, adesso ... –

Si staccò con rammarico dalle mie labbra, con una carezza sulla testa, lieve ma decisa.

Mi sdraiai, voluttuoso e in attesa, rilassandomi.

I passi dello zio intorno all’auto mi avvertirono del cambio di posizione; infatti, si spostò dietro, venendomi alle spalle. Si abbassò su di me e, a sua volta, con le labbra spesse e dure, mi baciò tutto il corpo, finché non affondò il naso e la bocca dietro di me.

Con la lingua raggiunse la radice del pene, sotto lo scroto, poi risalì e sempre con la lingua mi leccò tutto il sedere, senza curarsi del filo di cotone del perizoma nero. Intuii cosa volesse farmi e ne fui abbastanza terrorizzato ma, alla fine cosa potevo fare? Ero in balia di quell’uomo adulto e deciso: dovevo subire.

3

L’idea dell’umiliazione che mi attendeva mi scaricò adrenalina nella testa, facendomi trasalire. Abbandonarmi sul sedile in attesa del mio destino, era un piacere cui non avrei mai più saputo rinunciare.

“Ecco, ci siamo!” pensai.

Lui si stava stendendo sopra di me; ora sentivo distintamente il bitorzolo del suo glande strisciarmi sulle calze di seta, fino a raggiungere lo spacco tra le mie natiche.

Puntellato sulle ginocchia, non mi pesava. Con la mano grossa e robusta, mi sollevò il bacino leggermente affinché m’inarcassi meglio, per favorire la penetrazione.

- Tieni questo così – m’ingiunse, spostando l’elastico verso l’esterno della chiappa destra; lo agganciai subito con le dita della mano, per liberare “il campo” da ogni ostacolo ...

Si schiarì la gola come se tossisse, invece si sputò tra le dita un certo quantitativo di saliva che adoperò per lubrificarmi il culo ... gli attimi che passavano erano ritmati dal battito del mio cuore, mentre aspettavo quella temuta ma desiderata, profanazione finale.

Ne ero certo, niente avrebbe potuto evitare che quella notte io venissi potentemente inculato: la vergogna per la mia cedevolezza a quel destino, era un ulteriore fuoco che rendeva quel momento estremo, indimenticabile.

A scuola, per strada, davanti a mia madre ... non sarei stato più lo stesso, avrei celato in cuore un segreto inenarrabile: ero stato inculato da mio zio sul sedile di una vecchia macchina, come una baldracca qualunque.

Più ci pensavo, più il piacere m’inebriava con una morsa crudele e dolorosa, bloccandomi il plesso solare, bucandomi la pancia.

Intanto lo zio si avvicinava al suo scopo, infatti, un istante dopo, scattai come una molla verso il davanti, divincolandomi ... il dolore della spaccatura era troppo violento per resistere.

Lo zio si ritirò un pochino.

- Buono, buono, vedi che ti passa subito - mi sussurrò all’orecchio – rilassati bene, respira. –

Così feci, il dolore lancinante era già sparito, restava solo una forma d’indolenzimento; mi massaggiai le natiche, ormai molli e arrendevoli per l’obbedienza totale che mi ero imposto.

L’uomo riprese il suo attacco. Decisi di aprirmi con le mani, per riceverlo meglio e per provare maggiore vergogna di me stesso.

- Uhmmm – emisi un singulto, quando la capocchia dello zio prese possesso del mio sfintere, allargandolo esageratamente e per sempre.

Contrariamente a quanto mi aspettassi, lo zio uscì nuovamente dal deretano e mi diede qualche minuto di tregua, massaggiandomi l’orifizio.

- Ecco – mi disse – ora sei pronto ragazzo mio, ti sei bagnato del tuo stesso umore. - Era vero, mi passai le dita nell’ano e scoprii che io stesso avevo prodotto un liquido inodoro, lubrificante, che non sapevo di poter emettere.

Lo zio tornò su di me e pian piano mi penetrò di nuovo, ma senza farmi male.

Avanzò nel budello con una lentezza esasperante, conquistandosi lo spazio nel mio sedere. Mai mi ero sentito così intimamente legato a qualcuno.

Mi tastai: un cordone spesso di carne ci univa, come un tubo, passando direttamente da un corpo all’altro. 

Ci girai le dita intono, saggiandolo: era una sensazione stupefacente immaginare che mezzo cazzo di mio zio mi stava tutto dentro. La delicatezza con cui m’inculava era sorprendente.

Da un uomo così materiale mi sarei aspettato un rapporto brutale, invece agiva con estrema dolcezza e cautela, senza traumatizzare le mie carni dilatate.

Anche le sue carezze erano oltremodo delicate, probabilmente avendo le mani callose, deformate dal lavoro di campagna, temeva di farmi male.

Dopo alcuni minuti il pene mi penetrava completamente, e l’andirivieni nel sedere era costante e piacevole. Senza pesarmi addosso, lo zio mi stantuffava preciso, andando su e giù di parecchi centimetri.

A volte, appena penetrato per intero, si fermava tutto dentro, premendo solo col bacino, per farmi sentire il caldo dei coglioni, allora, visto che mi potevo muovere, ero io stesso a ruotare i fianchi sotto di lui, per gustarmi appieno il suo piolo di carne: ormai il cazzo dell’uomo era diventato veramente grosso e duro, però non mi faceva più alcun male, sentivo solo un calore.

A un certo punto, me lo tolse da dietro con un “plop” sonoro.

- Sei uno spettacolo, Poldo – disse - Vieni, che voglio farti in piedi. Che culo hai! -

- E’ la prima volta – gli dissi per fargli piacere. Gli dovevo qualcosa, grazie a lui non avevo più incertezze: mi piaceva fare sesso passivo, subire gli assalti proibiti di un altro uomo.

Con le sue mani irresistibili chiuse il portello e fece sì che entrassi col busto dal vetro aperto. Il mio sedere e le mie gambe slanciate dalle scarpe col tacco, restavano alla sua mercé.

L’umiliazione di doverlo ricevere dietro, senza nemmeno guardarlo in viso, mi diede i brividi.

Lo zio si dedicò di nuovo a me con le mani e con la bocca, deliziosamente; per tenersi sempre in tiro, si masturbava lentamente, finché disse:

- Sei pronto, ragazzo? – ma non attese la risposta.

Il suo glande nell’aria notturna mi cercò l’orifizio e lo trovò. Al contatto m’inarcai porgendo meglio il deretano, subito dopo il cazzo entrava trionfale nell’ano e lo zio iniziò a scoparmi come una baldracca da trivio.

- Lo sai che eri veramente vergine? – mugugnava lui sempre più arrapato.

- Lo sai che sul fazzoletto c’era una macchiolina di sangue? – parlava quasi balbettando per i colpi che m’infliggeva.

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