Vai al contenuto
Erotika
Scene da un matrimonio: inculato a sorpresa
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva

Scene da un matrimonio: inculato a sorpresa

I desideri hanno questo di brutto, che ci sottomettono agli altri e ci rendono schiavi. Anatole France

Giovanna Esse
1 anno fa · 3.724 parole · 17 min
1.6k letture

- Lo sai che t’inculo? Che il tuo sedere è mio? Lo sai tesoro? –e giù colpi profondi nel mio sfintere: ormai, il maschio prepotente era venuto fuori e l’inculata era diventata violenta, profonda e ritmica.

- La vuoi la sborra di zio, eh? – chiese, ma senza darmi possibilità di replicare. - Ti vengo in culo, zoccola! Sei la mia puttanella ... – mi tirava per i fianchi, per saldarmi il pene nelle natiche.

Ormai sentivo che era all’acme ... e anch’io.

Mi sentivo una sgualdrina, peggio, un “femminella” vestito come una puttana e trascinato “in camporella” da un vecchio laido ... vergogna e piacere si mescolarono nel mio sangue.

I colpi di cazzo non mi facevano più alcun male e il bruciore dell’ano era parte della goduria ... il mio sedere si incendiava e solo una innaffiata di sborra poteva domarlo.

Fu più forte di me, rinunciai a puntellarmi sul sedile con le mani e me le portai ai fianchi per allargarmi le chiappe ... appena in tempo:

- Uhm – mugolò lo zio – prendimi ... sì, prendimi tutto in culo, Poldo ... Siii! – Non ero esperto, ma dalle spinte sconnesse e dai tremiti delle sue cosce incollate dietro di me, capii che stava venendomi dentro.

Si staccò da me poco dopo, ignorandomi completamente:

- Andiamo adesso, s’è fatto tardi! – disse.

4

Viaggiammo in silenzio. Un quarto d’ora dopo eravamo presso la sbarra della sua tenuta, la casa era ancora distante un centinaio di metri.

Stavo per scendere ad aprire, ma lui mi fermò con la mano.

Lo guardai senza capire. Senza una sola parola, lo sentii armeggiare con il mio jeans, che avevo appena rimesso.

Il mio coso era a metà, né duro né molle, lo sperma versato nel sedere era ancora troppo presente, troppo vivo, perché perdessi del tutto l’eccitazione.

Sorprendendomi come mai avrei creduto, lo zio si abbassò sul mio cazzo e, senza cerimonie, lo succhiò tra le labbra.

Grossolanamente, ma senza incertezze, lo zio mi stava facendo il primo pompino della mia vita.

Non lo fece mai uscire dalla bocca, lo succhiava di continuo, sentivo il respiro affannoso che soffiava dal naso e il rumore liquido della bocca che pompava. Durò solo pochi minuti, ero troppo pronto a esplodere e lui troppo implacabile nel succhiarmi il cazzo.

Quando capì che ero pronto, mi prese in mano i coglioni, poi continuò l’opera di pompaggio. Il liquido seminale, a lungo trattenuto, sgorgò copiosamente, il ritmo del pompino non cambiò: ricevette l’eiaculazione in bocca senza colpo ferire, come se nemmeno si accorgesse che stavo venendo ... pompava e succhiava, senza fermarsi, fino a quando il pene non fu moscio e lui non ebbe succhiato l’ultima goccia di sperma.

La mattina, dopo una dormita memorabile, trovai diecimila lire sotto il cuscino.

“ Ecco, pensai, proprio come una vera puttana! ” Ma mentre arrossivo, un sorriso malizioso si disegnò sul mio volto e sotto le lenzuola mi cercai il cazzo, nuovamente in tiro.

Epilogo

Questa è la prima confessione che ho fatto a Mary riguardo alla mia gioventù, quando avevo scoperto di provare piacere e vergogna allo stesso tempo a essere usato, umiliato e femminizzato.

Le dissi che odiavo questa mia caratteristica ma che ne ero anche schiavo e, nei periodi di astinenza, il desiderio mi rodeva dentro come un fuoco che non si spegne.

Mia moglie non si scompose ...

Nelle notti successive, quando si poteva, volle sapere tutto, anche nei minimi particolari. In genere si stendeva al mio fianco e mi eccitava tenendomelo in mano: essendo su di giri parlavo con scioltezza e piacere, finché, in un modo o nell’altro, lei mi faceva eiaculare per la goduria e il coinvolgimento.

Una sera che aveva lasciato la bambina dalla nonna, mi disse di prepararmi a una notte speciale e a vestirmi di conseguenza.

Mi gettò sul divano degli indumenti intimi femminili, nuovi, comprati apposta della mia misura. Restai di stucco, anche per la freddezza con cui mi aveva appena trattato. Stavo per dire qualcosa, ma lei mi zittì.

- Taci – disse – da adesso le cose cambiano, caro. Io sono la Padrona, tu il mio sottoposto ...

Io decido, tu obbedisci; io sono libera, tu sei schiavo, anzi – disse – con un sorrisetto malizioso – Schiava e troia! –

Si allontanò senza degnarmi di uno sguardo e aggiunse:

- Preparati in fretta, sgualdrina! –

Restai sul divano allibito, ma intanto, il subdolo meccanismo del piacere proibito s’impossessava di me ... non avrei saputo né voluto ribellarmi.

E mentre mi vestivo da prostituta, un’eccitazione sordida s’impossessava di ogni mio poro.

Il calore mi salì alle tempie, mentre cercavo di immaginare il mio destino.

Quella notte Mary mi fece capire subito quanto duro e pesante, sarebbe stato il mio percorso e quanto terribile e perfida sarebbe stata lei, come mia aguzzina. 

Quando fui pronto, mi aspettavo in un modo o nell’altro di fare sesso con lei, invece mi stupì, mentre in camera indossava una tuta nera di latex.

Senza nemmeno guardarmi mi porse un bicchiere e disse:

- Vai in cucina a masturbarti e vieni nel bicchiere. Appena hai finito, torna qui ... col bicchiere, naturalmente! –

Mi smontò e mi fece sentire ridicolo, in corsetto e reggicalze, con le scarpe col tacco nere, mi sentivo inutile e pieno di vergogna a girare da solo per casa in quello stato.

In piedi, come un miserabile, vicino al tavolo della cucina, chiusi gli occhi e feci del mio meglio per eccitarmi con la fantasia.

Riuscii a venire, comunque, e controvoglia mi recai da Mary con la sborra ancora calda in mano.

Lei era seduta, con le gambe accavallate e aspettava ... io non sapevo nemmeno cosa dire, volevo sparire, tanto mi sentivo mortificato in quell’abbigliamento, che addosso a me sembrava volgare e ridicolo.

Passata l’eccitazione, non ero che un uomo peloso con le calze nere e le mutandine di pizzo.

Lei mi squadrò attentamente, mortificandomi ancora di più, poi disse lentamente:

- Bevila tutta! –

- Adesso? – dissi cercando di prendere tempo.

- Sbrigati e taci schiavo! –

Controvoglia alzai il bicchiere e lasciai che lo sperma mi colasse lentamente in bocca.

- Lecca il bicchiere! – Capii perché lo aveva scelto largo.

- Vedi, troia – disse Mary – ti ho fatto sborrare prima perché tu sei uno schiavo di merda, non sei qui per giocare e godere, ma per subire e soffrire. –

Allora si alzò e mi mise un guinzaglio al collo, poi mi trascinò in bagno, dove un enorme specchio implacabile mi restituiva la mia immagine, squallida, con la bocca impastata di sperma.

- Appoggiati al lavandino, puttana. – disse mia moglie – perché voglio vedere che faccia fai mentre t’inculo. –

Mi faceva morire con quelle parole ... avrei voluto fuggire, ma sapevo che sarei stato punito ancora più duramente ... che meraviglia, pensai, assurdamente, mentre la puttana che è in me si preparava a quell’ennesima mortificazione carnale.

Mary prese tra le mani un membro nero, enormemente lungo e spesso e mentre se lo innestava al bacino, accostò, sorridente, il suo viso al mio, da dietro:

- Useremo il sapone, come lubrificante, appena si asciuga, brucia di più ... mi raccomando, non strillare troppo forte ... Amore!

Quella sera capii che ero perduto ... e ne fui intimamente felice.

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio la coppia di amici Parigini che, con tanta dedizione e cordialità, hanno voluto rendermi partecipe del loro intricato ed eccitante percorso.

Spero vivamente di riuscire a trasmettervi le stesse incredibili emozioni che hanno fatto provare a me.

Fine
Ti è piaciuto?
Dai il tuo voto
Scritto da
Giovanna Esse
Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]
Altri racconti

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Salva in una lista