Era molto curioso di sapere di cosa voleva parlare anche se una mezza idea ovviamente ce l'avevo, quel pomeriggio ci ricamati su qualche storia di fantasia condita da molte immagini che scorrevano nel cervello come fosse un film, sfogai l'attesa nel solito bagno e aspettai che arrivasse sera per vederci.
Come immaginavo il discorso andò subito su quello che avevo visto e sulla sua paura che potessi dire qualcosa a suo marito che ovviamente conoscevo e qua la fermai subito tranquillizzandola promettendo che mai avrei detto niente riguardo a quel pomeriggio di qualche giorno prima, la vidi sollevata e tornò a guardami negli occhi poi mi spiazzò iniziando ad aprirsi con delle confessioni molto intime sulla sua vita privata e intima, era diventata un fiume in piena che mi stava travolgendo, stavo conoscendo Mara come donna e Mara come femmina e la situazione stava diventando decisamente molto interessante.
Senza accorgersi era passata un'ora e si era fatto tardi per entrambi, nel salutarci mi diede un bacio sulla guancia, non l'aveva mai fatto ma questo fu niente a confronto di quello che mi disse mentre ci stavamo salutando e che mi gelò e mi fece ribollire il sangue nello stesso momento, io tre volte la settimana vado in palestra cosa dici se una di queste sere ci vediamo da qualche parte?
E qua tornò tutto il mio essere ancora acerbo, colto da un bel l'imbarazzo me ne restai muto come un ebete, lei si mise a ridere, dai dai, ci vediamo domani quando ti riprendi ragazzino e quando vuoi me lo dici il giorno prima, ma lo dissi con quel fottuto tono di chi sapeva come colpire e provocare per non parlare di quel cazzo di sguardo dove mi persi dentro a quell'oceano tempestoso color turchese.
SI dice che la notte porti consiglio e a me quella notte portò molto altro, la fantasia stava andando a mille ed ero molto eccitato ed euforico immerso in tutte quelle fantasie e pensieri, il giorno dopo quando andai a prendere le sigarette le dissi che se voleva l'indomani ci vedevamo e lei guardandomi rispose, e perché no queste sera, finendo ancora una volta per spiazzarmi questa grandissima tro...., non glielo dissi ma lo pensai eccome se lo pensai, iniziava ad essere chiaro che le piaceva giocare a provocare e stuzzicare, insomma lei una donna navigata e io ancora un ragazzo da poter plasmare a suo piacimento.
Ressi il colpo cercando di rimanere tranquillo, non volevo dargliela vinta e le risposi sicuro di me di si, che andava bene, ci mettemmo d'accordo per l'ora e il posto, immaginavo un bar, un locale e invece scelse un anonimo parcheggio di un paese vicino e mi spiegò come arrivarci.
Le poche ore che mancavano a sera trascorsero lentamente, a parte le mille ansie e i numerosi film che scorrevano nel cervello decisi di farmi una sega per evitare, eh il mio ottimismo, di capitolare immediatamente nel caso che almeno uno di quei film divenisse realtà, finalmente arrivò l'ora e partii in auto verso quel fottuto e anonimo parcheggio che raggiunsi facilmente trovando lei che era già arrivata, mi vide e fece i fanali, poi si mise con l'auto in mezzo ad altre due nella parte meno illuminata di quello spiazzo di cemento.
Una volta parcheggiato montai nella sua auto, ci demmo due baci e per i primi minuti parlammo, anche se il suo tono diversamente dall'altra volta è decisamente diverso, civettava giocando tra battute e doppi sensi mentre nei pantaloni gonfi avevo già il cazzo duro, mi guardava con uno sguardo accattivante e io non potevo far finta di niente nel vedere quella sua solita camicia sbottonata e il suo seno imprigionato in un reggiseno che sembrava poter esplodere da un momento all'altro, e non era l'unica cosa che poteva esplodere visto che sentivo già alcune gocce di umori bagnarmi il cotone dei boxer.
La stronza poi guardandomi me lo disse anche, lo so che le vuoi vedere, e toccare e magari cos'altro vorresti farci alle mie tette, cazzo che tono strafottente che aveva, poi si chinò verso di me con la scusa di prendere qualcosa dal vano oggetti della portiera dalla mia parte e nel farlo mi mette praticamente in bocca quel ben di Dio, dentro di me ribollivo, ok vuole giocare e allora giochiamo cazzo, la afferrai per un braccio e le misi la lingua in bocca portando la mano su quella camicia bianca e palpando forte un seno che racchiuso al reggi sembrava duro come acciaio, piano piano mi disse staccandosi, ci vuole calma ragazzino...qua c' molto da lavorare, aggiunse subito.
Prese dalla borsa un pacchetto di sigarette, ne accese una e me la passò e poi accese la sua, aprendo entrambi i finestrini di quella sera primaverile, le sigarette si consumarono in fretta tra una tiro e l'altro, apriva e chiudeva le gambe parzialmente nascoste nella sua gonna un po' più corta del solito, nel farlo e spingendosi sempre più all'ingiù iniziavo a vedere gli slip, ero sempre più eccitato ma lei stava facendo quello che voleva di me, lo sapeva e la cosa le piaceva proprio.
Si sbottono un altro bottone poi mise la sua mano sulla mia coscia accarezzandola piano e con dei movimenti a salire raggiunse l'inguine e il rigonfiamento del mio cazzo tra i pantaloni ormai le era evidente, si fermò a guardarlo ma tenendo la mano sempre a quella distanza da non toccarlo direttamente, allora fui io a muovere verso lei il bacino, sorrise e annuì come se avessi svolto bene il compito imparando la seconda piccola lezione, a quel punto la sua mano si fece più decisa iniziando a strusciare lungo tutta l'asta, così altre gocce uscirono a macchiare i boxer ormai fradicio di umori.
I miei tentativi di toccarla venivano bloccati subito, no no, mi disse mentre sbottonava i pantaloni con fare da gatta e quelle labbra rosse che mi incendiavano gli ormoni, poi fu la volta della cerniera, la mano si fece largo dentro fino a stringermi il cazzo ancora prigioniero, mi guardò di sfuggita, oggi ti faccio solo un pompino, me lo disse ancora con quel tono che aveva usato all'inizio, e io a mo di battuta le risposi anche due mi sa...scoppiò a ridere e io mi sfilai prima i pantaloni e poi anche i boxer liberando il cazzo che Mara strinse finalmente nella mano iniziando a segarlo lentamente e guardandolo, la cappella gonfia era bagnata e mentre lo menava uscirono altre goccioline di sborra, allora strinse forte la cappella come a spremerla, si scostò i capelli portandoli da una parte, si chinò sempre con questi movimenti lenti ed estenuanti ma così carichi di eros e sensualità che non avevo mai conosciuto prima, tirò fuori la lingua e con la punta le raccolse portandole tra le labbra, cazzo esclami.
