Mara la vidi per la prima volta che dovevo compiere diciassette anni e lei aveva giusto dieci anni più di me, era una bella ragazza si direbbe oggi, a quei tempi si diceva una signora, non molto alta, occhi chiari color turchese dove non era difficile perdersi dentro, un fisico minuto e armonico la facevano sembrare più giovane, aveva dei bellissimi capelli di un nero corvino molto luminosi e lunghi fino alle spalle, amava truccarsi molto, forse anche troppo, a completare il quadro aveva un bel caratterino autoritario di chi sa cosa vuole e soprattutto come fare per ottenerlo, insomma dava l'impressione che era lei a portare i pantaloni in casa, si Mara era una donna sposata.
Michele, sul marito, era un uomo prossimo ai quaranta, pacione dalla battuta sempre pronta, insomma la tipica persona allegra e sorridente che inviteresti volentieri alle feste o alle cene, uno di compagnia, un bonaccione si direbbe ma che finiva sempre per fare come diceva la moglie anche se a sentire lui era il contrario.
I due avevano rilevato la tabaccheria vicino casa dove a volte malvolentieri andavo a prendere le sigarette per mia madre ma da quando c'erano loro ero io a propormi per andare sperando di trovarla.
Io ero un ragazzo prossimo a compiere diciassette anni con la tipica arroganza dei giovani che credono di sapere già tutto ed invece ne avevo ancora tanta di pasta da mangiare, come si usava dire a quei tempi da me, sul fronte ragazze ero anche abbastanza spigliato e un po' smaliziato, qualche esperienza l'avevo già vissuta, insomma non ero più vergine ma ancora molto acerbo sotto quel punto di vista.
Come tutti gli adolescenti il testosterone era sempre a mille, insomma si drizzava ad ogni respiro, per non parlare della fantasia che bastava un nonnulla per incendiarla, e così Mara a sua insaputa era ben presto diventata oggetto e soggetto di molte seghe chiuso nel bagno di casa e credetemi, me ne facevo proprio tante.
Col passare del tempo avevo iniziato a fumare anch'io e avevo imparato i suoi orari di quando era sola in negozio, intanto si era creata della confidenza che giorno dopo giorno cresceva, ci chiamavamo per nome, a volte mi fermavo a fare due chiacchiere e credo che ad un certo punto avesse capito bene che ero attratto da lei, anche perché un po' impacciato lo ero e davanti a me avevo pur sempre una donna e non le ragazzine con le quali mi capitava di aver a che fare e con le quali era molto più sciolto, d'altro canto lei oltre a non fare nulla per bloccare sul nascere la mia crescente sfrontatezza a volte mi provocava con qualche battuta e degli sguardi che me lo facevano rizzare all'istante, insomma mi sentivo un po' come il gatto che gioca col topolino e ovviamente il topolino ero io.
Comunque oltre a tante fantasie e altrettante seghe non si era mai andati, poi lei rimase incinta e tra una cosa e l'altra non la vidi più come prima, fino a quando dopo un paio di anni o giù di lì tornò a lavorare sempre più regolarmente e sempre al pomeriggio, rivederla mi fece molto piacere, aveva preso qualche chilo ma stava lo stesso molto bene, anzi la trovavo anche più bella visto che prima era anche fin troppo magra, poi le era anche cresciuto il seno di una misura, insomma mi attizzava eccome.
C'è da aggiungere che le piaceva vestirsi in modo provocante, non volgare ma era un suo vezzo indossare spesso delle camicie molto aderenti e che risaltavano il suo seno, e ora che era diventato più grande vedere quei bottoni che stringevano il petto così marcatamente, magari lasciando sbottonati i primi tre giusto da far intravvedere la piega delle sue tette compresse dal reggiseno, era uno spettacolo, tranne qualche rara volta indossava sempre delle gonne fin sopra le ginocchia e per aggiungere qualche centimetro all'altezza sempre scarpe coi tacchi, insomma non passava inosservata prima figuriamoci adesso, uno spettacolo.
Un giorno che non era una bella giornata e tuonava di brutto entrai nel negozio ma dietro al banco non c'era nessuno, mi avvicinai al banco dove affianco c'era l'entrata che dava a un piccolo magazzino e lì mi bloccai, c'era un uomo in piedi e di spalle con le braccia stringeva Mara che era davanti e ansimava con un respiro profondo e di godimento, scorsi i suoi capelli neri e non potevo vedere dov'erano le mani del tipo ma immaginavo che erano dentro agli slip intente a frugare nella fica di lei, fica che negli anni mi ero sognato non so quante volte.
Il poco che vedevo ma soprattutto quello ascoltavo mi fecero avere una improvvisa erezione, ero fermo immobile quasi senza respirare e non sapevo che minchia fare, mentre lei lo guidava bisbigliando a voce molto bassa, più in giù, più dentro, si così bravo, continua spingi, poi lui girando la testa mi vide e si ritirò immediatamente ritraendosi all'indietro e spingendo lei avanti che si lasciò andare a una imprecazione.
Io tornai davanti al banco, l'avevo colta in fallo, lei uscì quasi subito tutta trafelata e molto pervasa da un certo imbarazzo che non nego avevo anche io, l'uomo uscì poco dopo con un plico di carte tra le mani, la salutò frettolosamente e senza guardarmi in faccia e se ne uscì velocemente.
Seguirono alcuni attimi di silenzio poi sempre con un certo imbarazzo abbozzò una spiegazione dicendo che era il suo commercialista, per la prima volta la vidi rossa paonazza in volto e senza la sua sicurezza che aveva sempre, io di preciso non ricordo cosa risposi, presi le sigarette e pagai, uscendo nel salutarmi mi disse con un tono che sapeva di preghiera, mi raccomando...voleva aggiungere altro ma forse in quel momento neppure lei sapeva cosa, la salutai accennando un sorriso.
Per un paio di giorni non andai al negozio, senza un particolare motivo anche se pensavo e anche molto a quello che avevo visto ma soprattutto a come avrei visto ora lei, e si qualche pensiero diverso mi era venuto, poi nei giorni successivi avevo notato un po' di nervosismo da parte sua e ancora dell'imbarazzo, io le volevo dire di non preoccuparsi che non ero uno che andava in giro a raccontare i fatti degli altri, mentre in lei percepivo la volontà di volermi dire qualcosa e quando sembrava che lo stesse facendo entrava sempre qualcuno a bloccarla fino a quando un giorno che finalmente non c'era nessuno mi chiese se avevo qualche minuti che voleva parlarmi ma non ora che facilmente saremo stati interrotti, ma se potevo passare verso l'orario di chiusura che così saremo stati più tranquilli, le dissi di sì e ci ritrovammo verso sera.
