- Ecco la dea dell’amore… - poi, al ragazzo – Vediamo se indovini il colore delle sue mutandine!
- Ma dai – disse mia moglie – non dire sciocchezze; che vuoi che gli interessi! - si tese la gonna con le mani, come per difendersi da uno scherzo inaspettato.
Andammo avanti così, ridendo e prendendoci un po’ in giro, finché non riuscii a sfilare le mutande di mia moglie. Le presi e le gettai a Francesco come un trofeo!
- Ti sbagliavi… visto? Non sono nere ma rosa, a fiorellini. Ora scusatemi, ho bisogno di prendere una boccata d’aria… - mi allontanai, sperando che rompessero definitivamente il ghiaccio. Su mia moglie, ormai, ero sicuro: era molto arrapata, altrimenti sarebbe già andata via.
Alle spalle della grande sala c’era un coreografico giardino, al centro una fontanina circondata di fiori. La sera era leggermente afosa, i venti tiepidi di primavera portavano i profumi del mare e di calde terre lontane. Mi allontanai il più possibile per non disturbare.
Li sentii chiacchierare intimamente e sorridere ogni tanto in maniera nervosa. Poi Francesco si fece coraggio, si misero in piedi e si baciarono a lungo. Vidi il corpo di mia moglie sciogliersi e trasformarsi, per quella improvvisa intimità.
Era fatta. L’emozione aveva preso il sopravvento sulla mia lucidità e io godevo mentre la vedevo impegnata nell’adulterio. Uno strano doloroso sentimento di gelosia morbosa, s’impadronì di me: non era solo la depravazione, c’era dell’altro nella mia mente. La mia presenza mi aiutava a giustificare il suo tradimento ma, in realtà, io avrei desiderato scomparire, per essere certo di scoprire quanto una donna può essere puttana, quando il marito non è presente.
Sentimenti contrastanti, dominati dalla libidine di vedere le loro azioni segrete.
Francesco era talmente entusiasta che, in un impeto di virilità, si abbassò e, abbracciandola sotto le natiche, la prese in braccio, come un gorilla che trascina via con sé la preda. Poi, mano nella mano, uscirono in giardino, raggiungendo un angolino romantico, dove, in piedi, continuarono a scambiarsi tenerezze.
Francesco, intanto, con la mano tendeva sempre a raggiungere le natiche nude della mia donna, o a sfiorarle i peli della figa. Probabilmente trovava arrapante scoprirla senza le mutande.
Restai a distanza, lasciando che iniziassero a entrare in contatto più intimo; temevo di bloccare il ragazzo con la mia presenza.
Mia moglie, ormai c’era dentro, mi vide ma non si interessò a me. Sedette su una panchina ricavata tra le aiuole e iniziò ad armeggiare con la cinta dei pantaloni. Poco dopo, Francesco esibiva la sua “sciabola”, veramente notevole, ma ancora abbastanza moscia.
Mia moglie era comoda e iniziò a baciargli il cazzo, per poi prenderselo in bocca, con evidente gusto. Gli fece un lungo pompino, sembrava desiderasse farlo da sempre; se lo godeva molto quel cazzo giovane, succhiandolo e leccandolo senza frenarsi.
La vidi tirarlo fuori, ma non aveva finito, si abbassò un poco e provò a dargli piacere succhiandogli le palle e leccandolo nell’inguine. Francesco s’inarcava, perso nel piacere.
Mi avvicinai, sperando che fosse il momento opportuno, ma feci del mio meglio per non infastidire quella coppia di amanti così affiatati. Stavo riprendendo tutto, sapevo che quelle visioni avrebbero alimentato molte serate di fantasie con mia moglie e anche molte seghe, private e solitarie.
Dopo una lunga spompata, mia moglie passò all’azione, si alzò per farsi prendere. L’uomo, bramoso, voleva goderla nuda e la spogliò… lei lasciò fare; valutò la durezza del cazzo, poi si voltò per mettersi a pecora, in favore di Francesco. Per un attimo i nostri sguardi si incrociarono, ma lei sembrava non tradire nessuna emozione. Però la vidi socchiudere gli occhi di piacere, quando il pene, nonostante non fosse completamente duro, riuscì a strisciarle in vagina.
Ritenni che fosse il momento giusto, mi tolsi in fretta i pantaloni per toccarmi il cazzo, sperando di non turbare il mio giovane amico. Ma lui non pensava a me: era in estasi, come fosse solo, e non faceva che premere nella figa aperta di mia moglie.
Mi mancava il fiato per l’emozione.
Quella loro chiavata fu talmente selvaggia e distaccata, che mi ricordò i rapporti delle prostitute, c’era solo un’esigenza, scopare in fretta e sborrare dentro. Francesco, infatti nemmeno chiese cosa fare… rischiammo molto! Se la chiavò senza preservativo e, pochi minuti dopo, la riempì di sborra, come una cagna in calore.
Ormai ero reso folle dall’eccitazione, non mi interessava più del giudizio dell’amante; quando sì calmò e uscì da mia moglie, gli posi in mano la telecamera e mi posizionai sotto di lei, iniziando a leccarle la figa.
Lei, nonostante tutto, non era ancora arrivata, la slinguai profondamente, mentre mia moglie si contorceva e s’inarcava per farmi scorrere in bocca lo sperma misto ai suoi umori di donna. Io bevvi a lungo, poi, non contento mi spogliai completamente e mi stesi per terra nudo. Il mio amore, danzava su di me, con movimenti erotici, mentre gli ultimi fili di sperma, mi inondavano gocciolando dalla fessa aperta. E pensare che fino a pochi instanti prima aveva accolto in sé il cazzo di un altro. Lei si abbassò sul mio viso, capii e le diedi piacere penetrandola con la lingua.
Venne sussultando, mentre Francesco, scarico e confuso, le si pose davanti per offrirgli il cazzo barzotto, da succhiare. Ma ormai lui non esisteva più per noi, mia moglie si era scatenata e sapeva che non aspettavo di meglio.
Non ebbi bisogno di chiedere nulla; dopo alcuni istanti dall’orgasmo, lei cominciò a pisciare, liberandosi a lungo e completamente sul mio corpo e nella mia bocca.
Io ero ancora gonfio di sborra, lei lo sapeva. Francesco ci lasciò in pace, troppo giovane per capire la nostra intesa depravata.
Ormai lei dirigeva la giostra, con un cenno impercettibile mi fece capire cosa dovevo fare; riprese la posizione sul muretto, a cosce aperte, e aspettò la seconda penetrazione della serata. Il mio pene non era grosso come quello di Francesco ma, in compenso era duro e sapevo come scoparla. La infilzavo attardandomi dentro, come piaceva a lei, ma nessuno dei due venne.
Arrivammo poco dopo, quando mia moglie sgusciò dalla mia presa e sedette sulla panca, dove aveva già fatto il pompino al giovane.
Probabilmente, vedermi suggere lo sperma di Francesco l’aveva lasciata con la voglia, così me lo prese in bocca, mentre da sola si masturbava: venimmo insieme in uno stesso, stupendo orgasmo, e lei bevve il mio seme fino all’ultima goccia.
La mattina, molto tardi, bussarono alla porta: era Francesco, che aveva portato una spettacolare colazione; su un tovagliolo immacolato spiccava una rosa rossa. Io ero ancora stanco e provato dalla notte precedente ma non ebbi cuore di fare lo gnorri… loro erano giovani, conoscevo il mio dovere. Con una scusa li lasciai soli, presi la macchina e raggiunsi il paese.
Tornai dopo circa due ore. La stanza era in penombra e lei, meravigliosamente discinta, mostrava il culo, nudo e formoso, che spiccava tra le lenzuola immacolate.
Stavo per andar via quando sentii un languido lamento, mi avvicinai e sedetti sul letto. Senza una parola, mia moglie mi prese la mano e indirizzò il mio dito sul suo appetitoso culetto. Non potevo far altro che accarezzarlo dolcemente per poi decidermi ad affondare il medio nell’ano, morbido e cedevole.
Capii tutto, quando, dopo aver affondato il dito tra le chiappe sode, sprofondai in un laghetto di piacere liquido e peccaminoso.
Leccai il dito, naturalmente, mentre le mie guance diventavano di fuoco: era intriso dell’odore e del sapore di una profonda colata di sperma, lasciata li, a testimonianza del loro momento di piacere segreto.
© - Giovanna Esse, 2023
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Scrittura sempre magistrale!!
Grazie mille.