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Il fuoco tra le cosce - seconda parte
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Racconto23 min di lettura

Il fuoco tra le cosce - seconda parte

Finalmente è venerdì, e non sto più nella pelle nell’attesa di riabbracciare il mio amore. Trascorro la mattinata a sistemare un po’ la casa e dedico il pomeriggio alla cura della mia persona. Quando Manuel arriverà, dovrà trovarmi splendida e ‘appetitosa’ come non mai. Così, dopo uno scrub esfolian...

Monica e Manuel Drake
2 anni fa · 393 letture · 0

Lui sta leggendo qualcosa sul tablet e non mi degna di molta attenzione, sebbene io sia sicura che quel tanghino lo eccita parecchio. Così, tenendo gli occhi chiusi, gli chiedo di mettermi la crema solare.

Manuel lo fa volentieri, ma io voglio qualcosa di più. Perciò inizio a provocarlo: “Amore, spalmala bene sulle tette…” dico maliziosamente.

Il suo tocco mi fa rizzare i capezzoli all’istante. Porto una mano dietro alla sua testa e lo accompagno a baciarmi. Con l’altra mano, porto la sua fino sul mio Monte di Venere e gliela tengo lì.

“Ho tanta voglia, amore.” sussurro, penetrandolo con lo sguardo.

“Mmm, mi fa piacere sentirtelo dire.” replica dolcemente, sorridendo. E aggiunge: “Non è che avresti voglia del pisellone del ragazzo?”

Al che, comprendo che desidera che facciamo uno dei nostri giochi, così gli rispondo ciò che si aspetta: “Ho voglia di un pisello, qualsiasi esso sia.”

“Brava, amore.” conclude con tono complice e alludente.

Rimango in silenzio qualche istante, guardandolo dritto negli occhi, chiedendomi per l’ennesima volta che cavolo lo spinge a desiderare che scopi con un altro. In quasi dieci anni di trasgressioni, non ho ancora saputo darmi una risposta, così non sarà certo questa volta che la troverò. Voglio solo renderlo felice e farò ciò che mi chiede, come sempre.

“Hai pensato ad una situazione?” gli domando, mentre lui continua imperterrito a pastrugnarmi la patatina attraverso il tessuto del costume, aumentando perfidamente la mia voglia.

“Mi piacerebbe che replicaste il vostro incontro sulla Jeep ma, questa volta, dovrete andare oltre, mentre io vi osservo, nascosto dietro ad un albero.”

Sorrido, immaginandomi la scena che comunque mi intriga molto. Scopare all’aperto, con il timore di essere vista da estranei, mi manda fuori di testa dall’eccitazione.

“Che ne dici? Si può fare?”

Annuisco: “Sì, ma dobbiamo pensare a come attirarlo. Dovrei tornare al negozio e inventarmi una scusa, dato che non ho il suo numero di telefono e non so nemmeno come si chiama.”

“Ah, no? Non sai il suo nome?” mi chiede sorpreso.

“Macché! L’atra volta siamo stati così presi dalla libidine che non ci siamo nemmeno presentati. Figurati che mi ha sempre dato del ‘lei’, anche quando lo stavo facendo sborrare…”

Manuel scoppia in una risata fragorosa e mi dà un bacio. Molla la presa dalla mia albicocca e mi invita a rivestirmi. Raccogliamo le nostre cose e torniamo verso casa.

Quando stiamo per entrare in paese, gli dico: “Se vuoi che scopi con il ragazzo, dobbiamo comprare i preservativi.”

Mi risponde “Ok” e ci fermiamo davanti alla farmacia. Quando sta per scendere, lo fermo: “Amore, prendi la misura XL!”

Lui mi guarda interrogativo e io esclamo: “Eh!”, mettendo istintivamente davanti a me le mani parallele, indicando la misura del cazzo del ragazzo.

Manuel sembra rimanerci secco. Poverino: quando gli ho narrato la porcellata che ho fatto, gli ho detto che il tipo ce l’ha grosso, non che è superdotato.

Quando torniamo a casa, vado a farmi la doccia. Mentre mi sto asciugando, Manuel entra in bagno e mi spiega come ha pensato di ‘ingaggiare’ il ragazzo.

Il mattino seguente, dopo colazione, mi dà il numero di telefono del negozio che ha trovato su Google. Lo digito, metto il vivavoce, attendo qualche istante e ricevo risposta: “Gastronomia Marcellin, sono Andrea, come posso esserle utile?”

Riconosco subito la voce del ragazzo.

“Buongiorno, Andrea. Sono Monica, la signora che hai gentilmente accompagnato a casa mercoledì scorso.”

“Ah, buongiorno signora. Mi dica.”

“Avrei necessità di fare un po’ di provviste, ma non posso allontanarmi da casa questa mattina. Fate consegne a domicilio? Pagando il servizio, s’intende…”

“Certo, ma il servizio è gratuito se la spesa è di almeno cinquanta Euro.”

“Ah, bene. Allora credo che ci siamo…” e inizio a fargli l’elenco di quanto ho bisogno.

Infine, gli chiedo: “Ti sarebbe possibile consegnarmi la spesa nella pausa pranzo? Così, se lo gradisci, potremmo mangiare qualcosa insieme, magari in quel posticino carino dove siamo stati la volta scorsa…”

“Molto volentieri, signora.”

Al che, con lo sguardo, lancio una saetta in direzione di Manuel che ha ascoltato tutta la telefonata, sottintendendo: “Lo hai voluto? Eccoti servito!”

“Allora, aggiungi alla lista qualcuno dei vostri fantastici tramezzini. Grazie.”

“Grazie a lei, signora. A dopo.”

Chiudo la telefonata e chiedo a mio marito, con aria di sfida: “Contento?”

Lui mi abbraccia e, prima di baciarmi, mi dice: “Grazie, amore mio. Ti amo immensamente.”

La mattinata passa veloce: io sto in giardino a prendere il sole e a leggere, mentre Manuel va avanti a scrivere il nostro nuovo romanzo, che ci piacerebbe riuscire a pubblicare ad inizio autunno.

Arriva l’ora di pranzo e vado a prepararmi. Per essere comoda, indosso solamente un paio di shorts da fitness, senza mutandine, una canottiera corta ed aderente e le scarpette da ginnastica.

Uno spruzzo di profumo, niente trucco e capelli raccolti a coda.

Torno in soggiorno e dico a Manuel che, data l’ora, sarebbe meglio che lui si avviasse e cercasse il posto dove piazzarsi ad osservare.

Ci baciamo ancora ed esce di casa.

A me inizia a salire l’adrenalina e ho il cuore che va a mille.

Prendo il marsupio e ci metto un pacchetto nuovo di fazzolettini e i preservativi.

Preparo lo zainetto con una bottiglia d’acqua e un asciugamano. Quando arriverà Andrea con la spesa, aggiungerò i tramezzini.

Mi chiedo più volte se mi serve altro, ma non mi viene in mente nulla, se non l’impellenza di rallentare il mio battito cardiaco e rilassarmi.

Durante questa spasmodica attesa, vado in camera da letto a darmi un’ultima guardata allo specchio, dato che, tra il turbine di emozioni che mi sta assalendo, c’è anche l’ansia per il mio aspetto fisico, sebbene essa sia, oggettivamente, del tutto immotivata.

So di essere bellissima e di avere un corpo pressoché perfetto, a scapito dei miei cinquant’anni suonati: vedo le mie gambe toniche, lunghe e affusolate. Il mio culetto che ha ancora una forma perfetta e genera appetiti lussuriosi in tutti gli uomini che lo vedono.

Le mie tette, sebbene di una terza misura scarsa, sono ancora sode e belle alte, tanto che posso ancora permettermi di indossare una canottiera così aderente senza necessità di mettere il reggiseno.

Torno in basso con lo sguardo e osservo i miei fianchi e la mia patatina, inguainata dai pantaloncini stretch.

Immagino che tra poco sarà accarezzata nuovamente dall’avida mano del ragazzo e questo mi fa salire la libidine, senza contare che, ovviamente, penso anche che sto per prendermi uno dei cazzi più grossi che abbia mai provato nella mia vita di grande scopatrice.

L’improvviso suono del campanello mi fa sussultare e mi distoglie dai pensieri estetici che erano riusciti a rilassarmi. Il cuore torna a martellarmi nel petto.

Con passi lunghi e svelti arrivo nell’ingresso, apro la porta e vedo Andrea che mi sorride. Pigio il pulsante del cancelletto e lo faccio entrare. Mi viene incontro portando uno scatolone dove è contenuta la spesa che ho ordinato.

Gli sorrido e lo saluto. Lo invito ad entrare in casa indicandogli la strada per la cucina. Quando posa la sporta sul tavolo, mi viene spontaneo dargli un bacio fugace sulle labbra, poi gli chiedo: “C’è tutto?”

“Si, signora. Non manca niente. In questo sacchetto ci sono i tramezzini. Poi, mi sono preso la libertà di portarle un paio di dolcetti… Sono questi.”

“Grazie, che carino!” replico.

Mentre ripongo nel frigorifero la gran parte dei cibi e metto il resto nella dispensa, vado da una parte all’altra della cucina. Lui resta imbambolato ad osservarmi. Sento che mi sta divorando e il fuoco tra le mie cosce torna a divampare.

“Ecco fatto. Possiamo andare.” dico, assicurandomi di aver lasciato tutto in ordine. Prendo lo zainetto, le chiavi di casa ed usciamo.

“Il ragazzo è un tipo di poche parole o il suo cervello è così impegnato a pensare al sesso che non riesce a dire nulla?” penso tra me e me, mentre percorriamo la sterrata nel bosco.

Prima di andare avanti…

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