E io? Che cazzo sono io?Un povero scemo che si tuffa a leccare una figa che ha accolto decine di uccelli, che si è allargata, elastica e vorace, per poi stringersi intorno a sconosciuti mentre schizzavano dentro. Eppure… cazzo, mi piace. Mi piace da morire.
Mentre parcheggio sotto casa sento il sangue tornare a pulsare nella cappella, il cazzo che si gonfia di nuovo nei boxer solo al pensiero di lei.“Gianni, rinsavisci. Lascia perdere. Domani trova una scusa e non andare a prenderla.”
Entro, accendo il pc per finire un lavoro urgente, mi preparo un panino che mangio senza sentire il sapore, mi addormento in poltrona con la televisione accesa a volume basso.
Ore 23:47. Il cellulare vibra sul tavolino.
Un messaggio da un numero sconosciuto.
Livia“Gianni, non riesco a dormire. Oggi fra le tue braccia ho provato qualcosa che non ricordavo più. Mi sentivo in pace. Mi sentivo a casa. Grazie. Mille volte grazie. Vorrei essere ancora lì, nuda contro di te.”
Le dita tremano mentre rispondo.
Io“Livia, giuro che non capisco nemmeno io, ma anch’io ho avuto la sensazione di conoscerti da sempre. Come se tu fossi già parte di me. Una sensazione viva, intensa. Grazie a te. Ti desidero.”
Livia“Domani vieni alle 19. Ho già chiesto due ore di permesso al capo del personale. Voglio stare con te. Buona notte.”
Io“Va bene. Sarò puntuale. Ti porto a casa mia.”
Il giorno dopo è un’agonia dolce.
Dalle 9 del mattino non faccio altro che guardarmi l’orologio. Ogni minuto sembra un’ora. Mi rado due volte, mi faccio la doccia tre, mi metto il profumo che non usavo da anni. Alle 17 prendo il Cialis – stavolta 20 mg pieni, per essere sicuro di darle tutto quello che una donna come lei merita. Il cazzo inizia a gonfiarsi già mentre guido verso il supermercato, duro e pesante contro la coscia.
Alle 19 in punto è lì, sul retro, con lo stesso vestito leggero di ieri. Sale in macchina senza dire una parola, mi bacia subito, lingua dentro, mani sul mio pacco già turgido.
“Portami a casa tua” sussurra. “Subito.”
Entriamo. Chiudo la porta. Non arriviamo nemmeno in camera.
Nell’anticamera, appena dentro, ci spogliamo a vicenda con furia. Le strappo quasi il vestito, lei mi slaccia la cintura, mi abbassa i pantaloni. Nuda davanti a me, il seno abbondante che ondeggia pesante, capezzoli duri come sassolini. Si inginocchia lì, sul tappetino dell’ingresso, mi prende il cazzo in mano, lo guarda con occhi adoranti.
“Cazzo quanto è bello gonfio per me…”
Apre la bocca e lo ingoia. Succhia forte, profondo, la gola che si contrae intorno alla cappella. Io le afferro i capelli, le scopo la bocca piano, guardandola negli occhi. Non mi delude: il Cialis fa il miracolo, resto durissimo, venoso, pulsante tra le sue labbra gonfie.
La tiro su, la prendo in braccio – è leggera, calda, bagnata tra le cosce – e la porto sul divano. La butto sui cuscini, le apro le gambe. La sua figa è già spalancata, lucida, elastica, accogliente: labbra gonfie e rosse, clitoride eretto, un invito osceno.
Mi inginocchio tra le sue cosce, la lecco una volta sola, dal basso all’alto, assaporando il suo miele denso. Lei inarca la schiena, geme forte.
“Gianni… scopami… ti prego…”
Mi metto sopra di lei. La penetro con un colpo deciso, fino in fondo. È larga, sì, abituata a cazzi grossi, ma è calda, bagnata, accogliente come un guanto di velluto. Si stringe intorno a me quando entro, poi si rilassa, mi lascia scivolare profondo.
Inizio a scoparla forte. Schiaffi di carne contro carne. Lei geme, urla, si inarca sotto di me.
“Sì… cazzo… più forte… trattami come la tua puttana…”
La afferro per i fianchi, la sbatto contro il mio bacino. Ogni spinta la fa sobbalzare, i seni che rimbalzano selvaggi. La guardo negli occhi mentre la monto con violenza controllata.
“Vieni nella mia figa… riempimi… voglio sentirti schizzare tutto dentro…”
Accelero. Il divano cigola pericolosamente. Lei si contrae, le unghie nella mia schiena. Viene prima lei, urlando il mio nome, la figa che si stringe a spasmi intorno al mio cazzo.
Non resisto. Spingo fino in fondo, grugnisco e vengo. Fiotti caldi, densi, potenti. Le riempio la figa, schizzo dopo schizzo, mentre lei si inarca violentemente, la schiena arcuata, la testa all’indietro, bocca spalancata in un gemito strozzato.
“Sì… dentro… tutto dentro… oh cazzo sì…”
Restiamo così, ansimanti, sudati. Il mio cazzo ancora mezzo duro dentro di lei, il suo seme che inizia a colare fuori. Ci abbracciamo forte, corpi incollati. Senza accorgercene ci addormentiamo lì, nudi, esausti, lei con la testa sul mio petto, il respiro regolare contro la mia pelle.
Poi il cellulare squilla.
È il suo.
Lei si sveglia di colpo, trafelata. Guarda lo schermo. Marco.
Risponde con mano tremante.
“Pronto…”
Dall’altro capo parte un urlo.
“Dove cazzo sei, puttana?!”
Lei balbetta. “Da… da un’amica…”
“Stronzate! Fammi vedere! Videochiamata. Subito!”
Lei, come un automa, ubbidisce. Attiva la videocamera. Inquadra se stessa… e me, nudo accanto a lei, il divano sfatto, i vestiti sparsi.
Marco vede tutto. Il suo viso appare sullo schermo, distorto dalla rabbia.
“Puttana! Vacca schifosa! Sei a casa di quel vecchio schifoso?!”
Le urla contro per un minuto intero: la chiama troia, schiava del cazzo, gli ricorda che è sua, che deve obbedire solo a lui, che le ha concesso di farsi scopare dai camionisti solo perché lui lo permetteva, che ora la punirà.
“Mandami la posizione. Vengo a prenderti. Subito.”
Lei trema. Invia la posizione senza dire una parola.
Chiude la chiamata. Scoppia a piangere, singhiozzi violenti.
Mi guarda, gli occhi rossi, persi.
“Gianni… io… con Marco non è come pensi. Non è solo un amante. È… il mio padrone. Da quando abbiamo iniziato mi ha fatto sentire che senza di lui non valgo niente. Mi ha convinta che sono solo una troia che ha bisogno di essere usata, controllata. Mi ordina quando scopare, con chi, come… e io… obbedisco. Perché ho paura. Paura di perderlo, paura di essere sola, paura che se lo lascio mi rovini al lavoro, con la famiglia… tutto.”
Mi stringe forte, piangendo contro il mio petto.
“Ma con te… ieri… oggi… ho sentito qualcosa di diverso. Non era solo scopare. Era… sentirmi voluta. Protetta. Amata.”
La tengo stretta, il cuore che batte forte.
“Non ti lascio sola con lui. Non più.”
Fuori si sente già il rumore di un’auto che si avvicina veloce.
Segue>
Per info e contatti [email protected]
Ti è piaciuto?
1 racconti, 0 libri.
Altri racconti di Impotente
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.