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Una sega sotto il tavolo
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Racconto14 min di lettura

Una sega sotto il tavolo

Un assaggio piccantissimo dal libro: La mia ragazza & sua cugina... un avvincente storia tra innocenza e perversione.

Alessia
6 mesi fa · 2.1k letture · 0

Giada prende il suo calice di vino, mi fissa sfacciatamente, con gli occhi scuri che brillano di una lussuria trionfante. Beve un piccolo sorso proprio nel momento in cui io... mi spezzo.

L'orgasmo mi investe con una violenza inaudita. È un'onda d'urto silenziosa che mi fa inarcare impercettibilmente contro lo schienale. Stringo i denti fino a farmi male alla mandibola, serrando le labbra per soffocare il gemito che minaccia di lacerarmi la gola. I miei muscoli si contraggono in uno spasmo totale sotto il tavolo, mentre il piacere esplode caldo, intenso e assoluto, macchiando irrimediabilmente l'interno dei miei pantaloni in una serie di pulsazioni che mi tolgono ogni briciolo di lucidità.

Tutto questo succede in una manciata di secondi, mentre la madre di Erika risponde placidamente: "Sì tesoro, vado a prenderla."

Sono svuotato. Tremante. Distrutto. Sotto il tavolo, il piede di Giada rallenta, accarezzandomi un'ultima volta con una lentezza crudele, assaporando la mia resa totale, prima di scivolare via. Pochi istanti dopo, sento il tonfo sordo, quasi impercettibile, del suo tacco che ritocca il pavimento.

Giada appoggia il bicchiere, si passa un tovagliolo sulle labbra umide e mi sorride con una dolcezza finta e velenosa. "Francesco, sei un po' pallido," dice ad alta voce, attirando l'attenzione di tutti. "Sicuro di non aver mangiato troppo?"

Erika si volta subito verso di me, la territorialità sostituita da una sincera preoccupazione. Mi passa una mano sulla schiena madida di sudore freddo. "Amore? Sei bianco come un lenzuolo. Vuoi andare in bagno a sciacquarti la faccia?"

La guardo con un senso di colpa che mi schiaccia lo stomaco, misto a un terrore puro. Il bagno. Devo correre in bagno prima di alzarmi e mostrare a tutta la sua famiglia la prova umida e inequivocabile di ciò che sua cugina mi ha appena fatto davanti ai loro occhi.

“Porca troia”, dico arrivato in bagno, mi pulisco velocemente e cerco di ricompormi il più possibile. Proprio quando finisco e inizio a sciacquarmi le mani, qualcuno bussa e apre la porta, è Erika. “Amore tutto bene?  Ti è salita la febbre?” Mi abbraccia da dietro, baciandomi la tempia per sentire la temperatura.

“Amore sì, non so cosa sia stato ma è passato!” Dico sorridendole attraverso lo specchio, fingo indifferenza.

Erika a quel punto mi gira di scatto, mi guarda negli occhi esaltati con quella sua dolcezza e simpatia. “Bene perché appena si ritireranno tutti a dormire, ho bisogno di farmi una scopata!” Inizia a toccarmi di sotto attraverso i pantaloni, cazzo ed è bellissimo perché sono così sensibile ora. “Giada mi fa salire il nervoso, con tutte quelle sue cazzate e tutti quei modi di attirare l’attenzione, sento proprio il bisogno di far capire chi comanda!”

“Ehi amore che vuoi fare per affermare il comando, scoparmi di là mentre mangiamo la torta?” Ironizzo sulla cosa, anche se a ogni suo movimento mi ribolle il sangue.

“Ma no scemo, è più una cosa mia mentale, a dopo piccolo, ora torno di là!” Mi lascia in bagno con un bacio sulla guancia e, quando torno in sala, il pranzo sta finalmente volgendo al termine e arriva il momento della torta. Siamo tutti inevitabilmente vicini a guardare Eri dietro la torta e Giada, con ancora il suo vino in mano, si appiccica di nuovo a me.

"Esprimi un desiderio, Eri!" trilla Giulia, sporgendosi in avanti con il telefono già puntato per fare un video, offrendomi un'altra inquadratura della sua scollatura che cerco disperatamente di ignorare.

Erika chiude gli occhi, stringe le mani a pugno, sorride e soffia. Applausi. "Foto, foto! Tutti vicini!" ordina Giulia, gesticolando frenetica. "Franci, mettiti in mezzo con le cugine!"

È una trappola mortale, ma non posso tirarmi indietro. Mi alzo, rigido come un pezzo di legno. Erika mi si stringe al fianco sinistro, passandomi un braccio attorno alla vita, appoggiando la testa sulla mia spalla. Un secondo dopo, sento il calore del corpo di Giada premere contro il mio fianco destro. Il suo profumo speziato mi investe i sensi, azzerando l'odore di zucchero della torta.

Giulia alza il telefono. "Tutti dicono cheese!" Mentre tutti guardano l'obiettivo, la mano di Giada, nascosta dietro la mia schiena, scivola pericolosamente verso il basso, sfiorando l'elastico dei miei pantaloni. Mi si mozza il fiato.

E proprio mentre scatta il flash, Giada si inclina appena verso di me, sfiorandomi l'orecchio con le labbra in un gesto che agli occhi di tutti sembra un innocente sussurro complice tra futuri parenti.

"Ti vedo... rassicurato, Franci," sussurra, la voce un graffio caldo sulla mia pelle. "Spero tu ti sia pulito bene. Sarebbe un vero peccato se la mia dolce cuginetta trovasse il mio disastro nei tuoi pantaloni più tardi... o se scoprisse che hai già dato il meglio di te."

Il flash mi acceca. Deglutisco a vuoto, il cuore che mi rimbomba nelle orecchie. Lei sa. Forse ci ha sentiti in corridoio, o forse ha semplicemente intuito l'eccitazione di Erika. Mi allontano non appena la foto è fatta, sentendomi letteralmente braccato.

Il taglio della torta passa in una nebbia di chiacchiere. Mangio senza sentire i sapori. Sento solo il tessuto umido contro l'inguine e lo sguardo insistente di Giada che mi brucia addosso da sopra la forchetta. Erika, ignara di tutto, mi stringe di nuovo la coscia sotto il tavolo. Questa volta è una carezza inequivocabile, un promemoria di quello che mi aspetta appena saremo soli.

"Mamma, noi andiamo a riposarci un po' di là," annuncia Erika una mezz'ora dopo, alzandosi e tirandomi per la mano. "Tanto la festa vera la facciamo stasera con gli amici." "Andate, andate," risponde la madre, iniziando a sparecchiare.

Mentre seguo Erika verso la camera, sento lo sguardo di Giada trapanarmi la schiena. Mi volto solo per un istante, sulla soglia del corridoio. Giada è appoggiata allo stipite della porta della cucina. Non sorride più. Mi guarda con un'espressione indecifrabile, famelica, come se stesse calcolando la sua prossima mossa. Chiudo la porta della camera alle mie spalle, sapendo benissimo che, chiunque sia a "comandare" ora, io sono fottuto in entrambi i casi.

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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