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Una sega sotto il tavolo
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Racconto14 min di lettura

Una sega sotto il tavolo

Un assaggio piccantissimo dal libro: La mia ragazza & sua cugina... un avvincente storia tra innocenza e perversione.

Alessia
6 mesi fa · 2.1k letture · 0

“Smettila, è una ragazzina, Giada!” sibilo, il cuore che inizia a martellare. "Mai," risponde lei, prendendo la bottiglia dalle mie mani. Le sue dita indugiano volutamente sulle mie, accarezzandole.

Il pranzo si sposta a tavola. È il caos tipico dei compleanni: vassoi che passano, brindisi, Giulia che sta attaccata al telefono ridacchiando e spostandosi i capelli con gesti fin troppo sensuali per la sua età.

Io sono seduto accanto a Erika, ma Giada, con una mossa calcolata, si è piazzata esattamente di fronte a noi. A metà pasto, mentre tutti parlano del più e del meno, Giada appoggia i gomiti sul tavolo, sporgendosi in avanti. La scollatura del maglioncino cede leggermente alla gravità. "Allora, Francesco," dice a voce un po' più alta, catturando l'attenzione della nostra parte di tavolo. "Erika mi diceva che sei un fidanzato modello. Sempre presente, attento ai suoi... bisogni."

Erika smette di masticare. La guarda male. "Giada, che discorsi fai a tavola?" "Oh, andiamo Eri, siamo tra adulti," ribatte lei, candida. "È solo che l'altra volta, a casa di nonna, vi ho visti... sparire in camera per un bel po'. Devo dire che Francesco sembra uno che ci mette molta passione nelle cose che fa. Ha una resistenza invidiabile."

Il gelo. Giada ha detto una cosa tecnicamente innocente, riferendosi al nostro 'riposino', ma io e lei sappiamo esattamente a cosa si sta riferendo con la parola 'resistenza'.

Erika è rossa in viso. Sotto il tavolo, la sua mano scatta sulla mia coscia. Le sue unghie si piantano attraverso la stoffa dei pantaloni. Non è una carezza passionale come l'altra volta, è una morsa di pura territorialità e rabbia. "Francesco sa perfettamente come rendermi felice," sibila Erika, guardando la cugina negli occhi, accettando la sfida. "Non ha occhi per nessun'altra."

Giada sorride, prende il suo calice di vino e, guardandomi dritto negli occhi da sopra il bordo del bicchiere, si passa lentamente la lingua sul labbro inferiore. "Ne sono convinta," mormora Giada. "Ma attenta, cugina. A volte gli uomini più affamati sono proprio quelli che sembrano sazi."

Il respiro mi si mozza in gola. Sotto il tavolo, la mano di Erika sale più in alto, stringendomi con possesso.

Sembra una trappola perfetta. Ma è in quel momento che sento un rumore ovattato. Il tonfo leggero di una scarpa col tacco che viene lasciata cadere sul pavimento.

Sbatto le palpebre, confuso per una frazione di secondo, prima di sentire un tocco caldo e liscio sfiorarmi la caviglia. È il piede nudo di Giada.

Mentre di sopra, alla luce del sole, lo zio Roberto inizia a raccontare un aneddoto noiosissimo sul suo nuovo pacchetto per guardare le partite e Giulia continua a scattarsi selfie di nascosto, sotto il tavolo si sta consumando la mia condanna. Le dita del piede di Giada, con quello smalto bianco che avevo notato sul divano, risalgono lentamente lungo il mio polpaccio. Il tocco è leggero, quasi uno sfioramento, ma brucia attraverso il tessuto dei miei pantaloni.

Il mio cervello va in corto circuito. Alla mia destra, la mano di Erika mi stringe la coscia sinistra con forza, marchiando il territorio. Dal lato opposto, il piede di Giada sta risalendo la mia gamba destra, invadendo il campo nemico con una sfacciataggine letale. Prego disperatamente che Erika non si accorga di nulla, che i loro arti non si sfiorino per sbaglio. Basterebbe un millimetro per far crollare tutto.

Giada non guarda in basso, non fa una piega. Continua a sorseggiare il suo vino, annuendo educatamente alle parole dello zio Roberto, ma il suo piede ha un obiettivo preciso. Supera il ginocchio. Sfiora l'interno coscia. E poi, con una precisione chirurgica, l'arco del suo piede si posa esattamente sul mio inguine.

Sussulto, un piccolo scatto incontrollato che fa sbattere il mio ginocchio contro il tavolo. I bicchieri tintinnano. "Tutto bene, Franci?" mi chiede la madre di Erika, interrompendo il brusio. "Sì... sì, scusate," balbetto, sentendo il sudore freddo imperlarmi la fronte. "Ho solo sbattuto la gamba."

Giada mi fissa e l'angolo della sua bocca si piega in un sorrisetto crudele e meraviglioso. Come se non bastasse, inizia a muovere le dita del piede. Preme proprio lì, dove l'eccitazione mi ha già indurito, massaggiando la mia virilità intrappolata nei pantaloni con movimenti lenti e circolari. Il contrasto è folle: l'alluce di Giada affonda contro la cerniera, stuzzicandomi con una pressione esperta, mentre la mano di Erika è a pochi centimetri di distanza, completamente ignara, stringendomi in un gesto di amore possessivo.

Chiudo gli occhi per un istante, respirando a fatica. Il calore che mi irradia dal basso ventre è troppo intenso, troppo sbagliato e troppo eccitante. "Allora, Francesco," interviene all'improvviso il padre di Erika. “Gli esami? Come vanno?"

Apro gli occhi, nel panico. "Gli... esami sì!" La mia voce esce strozzata. Il piede di Giada sta facendo scivolare l'alluce su e giù lungo tutta la lunghezza, aumentando la pressione proprio sulla punta. Sto impazzendo. "Sì, ehm... diritto commerciale mi sta mettendo a dura prova!" Non so nemmeno io cosa sto dicendo.

“Ah sì, diritto commerciale è davvero tosto” interviene Giada, la voce suadente. E mentre parla, preme il tallone con decisione contro di me, strappandomi un mezzo gemito che riesco a camuffare con un colpo di tosse. "Bisogna solo saperlo stimolare nel modo giusto, vero Francesco?"

Erika mi guarda, accigliata, notando la mia fronte sudata e il respiro corto. "Amore, sicuro di stare bene? Sei caldissimo." "Sto bene," riesco a sussurrare, incapace di muovermi. "È solo... fa molto caldo qui dentro."

Giada sorride, vittoriosa. Continua a tormentarmi sotto il tavolo, portandomi pericolosamente vicino al limite in mezzo a dieci persone, dimostrandomi, senza dire una parola, che ormai il mio corpo obbedisce solo a lei.

Poi decide che è il momento di chiudere la partita. L'alluce preme esattamente sul punto di massima sensibilità attraverso la stoffa tesa dei miei pantaloni, mentre la pianta del suo piede nudo scivola su e giù con una foga silenziosa, spietata e micidiale.

Mi aggrappo ai bordi della sedia con entrambe le mani. Le nocche diventano bianche. La mano di Erika è ancora lì, appoggiata sulla mia coscia sinistra, ma la mia mente non riesce più a registrarla. Sento solo l'attrito bruciante del piede di Giada sulla mia virilità ormai dolorosamente eretta e pulsante.

Erika si volta verso sua madre all'altro capo della tavola: "Mamma, la torta la portiamo adesso?" È la mia fine. Senza lo sguardo vigile della mia ragazza addosso, Giada affonda il colpo. Aumenta il ritmo, piegando le dita del piede per massaggiarmi con una precisione che mi fa sgranare gli occhi. Fisso il piatto sporco davanti a me. Il respiro mi si incastra nei polmoni, il petto si blocca. Non posso ansimare. Non posso muovermi. Non posso fermarla.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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