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Erotika
Una sega sotto il tavolo
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Racconto14 min di lettura

Una sega sotto il tavolo

Un assaggio piccantissimo dal libro: La mia ragazza & sua cugina... un avvincente storia tra innocenza e perversione.

Alessia
6 mesi fa · 2.1k letture · 0

Dormo al fianco di Erika per svariate ore, colpevole di essermi sdraiato accanto a lei che già dormiva, dopo aver provato il calore della bocca di sua cugina sul mio corpo.

La parte peggiore di questa storia, credo sia il fatto che non mi sento tanto in colpa, nonostante ami Erika sinceramente, riesco a dormire accanto a lei, facendo finta di nulla.

Mi sveglio poi, poco dopo di lei che mi guardava riposare, con quella sua dolcezza e quel suo sorriso luminoso. “Ehi dormiglione, si sta facendo tardi, devo tornare a casa ho un sacco di cose da studiare!”

Mi rialzo leggermente sul letto. “Allora salutiamo e andiamo dai, che ci sarà sicuramente traffico.” La voce ancora rauca dal riposino. Inizio ad alzarmi e stiracchiarmi nel mentre.

“Tu inizia ad andare di là, io mi vado a dare una sciacquata e arrivo” dice alzandosi e uscendo dalla camera per andare in bagno, io ancora stonato la seguo fuori e vado in salone e lì trovo solo Giada, legge un libro stesa sul divano, con i piedi nudi in bella vista, piccolini con uno smalto bianco.

“Guarda chi c’è!” Esclama alzando gli occhi dal libro. “Sei venuto per il bis? In salone non mi sembra proprio il caso piccolo traditore!” Ridacchia, una risata leggera ed elegante, nel mentre continua a leggere.

“Non dovresti dirlo ad alta voce e comunque è stato un errore da non ripetere per la cronaca.” Dico prendendo la giacca dall’appendiabiti.

“Certo se tu ci credi, succederà ancora fidanzato di Erika.” Si alza in piedi, mi mette le braccia attorno al collo, alzandosi sulle punte di piedi per arrivare al mio orecchio. “Ora appartieni a me, ricordalo, non vedo l’ora di usarti di nuovo.”  Mi sussurra all’orecchio, facendo scendere la mano destra lungo il mio corpo fino al mio posteriore e proprio in quel momento sbuca Erika dal corridoio.

“Franci eccoti! Vi siete già salutati vedo.” Guarda male sua cugina che mi sta appiccicata, uno sguardo assassino, dedicato a chi cerca sempre di entrare in competizione con lei.

Giada mi bacia la guancia, dicendomi alla prossima e poi come se nulla fosse, abbraccia Erika, pian piano anche la nonna e gli zii di Erika sbucano e quando salutiamo tutti andiamo via.

In macchina mentre riaccompagno Erika a casa sono silenzioso, lei canticchia le canzoni alla radio e io penso alle parole di Giada, ha ragione a chi voglio raccontarla, me la sarei sinceramente scopata anche su quel divano davanti a tutti, quella maledetta ragazza riesce a farmi eccitare con uno sguardo.

Arrivati sotto casa di Erika ci fermiamo per salutarci. “Finalmente hai conosciuto Giada, che ne dici, simpatica?” Mi guarda, sorride ma ha anche uno sguardo possessivo.

“Beh è piuttosto snob e altezzosa come l’hai descritto, quello che ti aspetti da una giurista insomma, però è simpatica” mi limito a dire questo, d’altronde non potrei dirle che sua cugina è anche una maga dei pompini.

“Sì però lo sai è sempre stata in competizione con me e odio come prima si sia appiccicata a te.” Mi accarezza la guancia dolcemente, marca il territorio.

“Amore mio, ma lo sai che per me conti solo tu, questa sarà l’unica competizione che non potrà mai vincere!” Che bugiardo che sono. Subito dopo ci baciamo e ci salutiamo, finalmente torno a casa ad elaborare tutto quello che è successo oggi.

Passa un po’ di tempo prima che succeda altro, tempo in cui Giada è sempre al centro dei miei pensieri, confonde tutte le mie idee e quando finalmente arriva l’occasione di vederla, inizio a fremere per l’eccitazione.

L’occasione in questione è il compleanno di Erika, dove la famiglia si sarebbe riunita a pranzo da Eri.

Arrivo da Erika con un regalo in mano e lo stomaco chiuso.

Non per l’ansia della festa.

Perché so che ci sarà lei.

Appena entro, sento voci dalla cucina. La famiglia è già riunita. Giulia mi corre incontro.

Lei è la sorella minore di Erika, poco più piccola di noi eppure la differenza si sente.

“Franci! Finalmente!” mi abbraccia senza pensarci due volte. Indossa un vestitino corto, troppo leggero per una domenica in famiglia. È sempre stata così, moderna, un po’ esibizionista senza rendersene conto. Per me resta la sorellina di Erika, quella che prendevo in giro anni fa.

“Cresci troppo in fretta tu,” le dico sorridendo.

“Non sono più una bambina,” ribatte, facendo finta di offendersi. Si gira su se stessa per farmi strada verso la cucina e, facendolo, la gonna del vestitino le sale pericolosamente su per le cosce. È un istinto primordiale, stupido e prettamente maschile: i miei occhi scivolano lì per un secondo di troppo prima di costringermi a guardare altrove. È la sorellina di Erika, diamine.

Ma quando alzo lo sguardo, incrocio subito un paio di occhi scuri che mi fissano dalla penisola della cucina.

Giada.

È seduta su uno sgabello, un calice di vino bianco già in mano nonostante sia mezzogiorno, e indossa un maglioncino a coste aderente che lascia poco all'immaginazione e un paio di jeans scuri. È casual, casereccia in teoria, ma su di lei tutto sembra un'arma di seduzione di massa. Ha visto esattamente dove era caduto il mio sguardo un attimo fa. Le sue labbra si increspano in un sorriso divertito e complice che mi fa raggelare e avvampare allo stesso tempo.

"Auguri amore!" grido, per distrarmi, andando incontro a Erika che sta spadellando ai fornelli. Ha un grembiule sporco di farina, i capelli raccolti in una coda disordinata. È bellissima nella sua normalità. La stringo da dietro, baciandole il collo, e le porgo il regalo. "Franci! Finalmente, stavo impazzendo con questo sugo," mi dice, girandosi per stamparmi un bacio sulle labbra. "Grazie per il regalo, lo scarto dopo insieme agli altri."

"Hai bisogno di una mano?" chiedo, cercando di fare il fidanzato perfetto. "In realtà sì," si intromette una voce roca alle mie spalle. Giada scende dallo sgabello e si avvicina a noi, invadendo il nostro spazio. "Francesco, saresti così gentile da aprirmi un'altra bottiglia? Erika è troppo indaffarata per dare retta ai suoi ospiti."

Il tono è mieloso, ma la frecciatina è palese. Sento i muscoli di Erika irrigidirsi sotto le mie mani. "Il cavatappi è nel cassetto, Franci," dice Erika, atona, tornando a girare il sugo con un po' troppa forza.

Vado verso il bancone. Giada mi segue da vicino. Mentre faccio leva per estrarre il tappo, lei si appoggia al mobile accanto a me, così vicina che il suo braccio sfiora il mio. "Vedo che hai un debole per la genetica di questa famiglia," mi sussurra Giada, la voce così bassa che può sentirla solo il mio orecchio. "Prima la cugina... poi l'occhietto lungo sulla sorellina. Sei un vero insaziabile."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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