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Culo Flash
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Racconto10 min di lettura

Culo Flash

L'eccitante e profondo piacedere di esibirsi aumenta quando gli scatti di una fotocamera immortalano il nostro piacere.

estasi io
2 anni fa · 400 letture · 0

Possibile che gli altri mi vedano così? Che per loro non è così assurdo, che in quella foto così incredibilmente erotica ci sia io!?

Passo la giornata a guardarmi attorno, a carpire gli sguardi su di me, sguardi che non avevo mai notato, mi sembra tutto così irreale, assurdo.

Perché Marco mi guarda così? Marco sempre così elegante e raffinato, sempre così distaccato ma gentile. Marco così … incredibilmente bello… e giovane.

Ma non è solo Marco a guardarmi, a sbirciare, a cercare di carpire pezzi di pelle, forme, anche gli altri uomini dell’ufficio  e i clienti fanno cadere l’occhio facendo finta di nulla, ma è lo sguardo di Marisa che mi stravolge di più, quando la sorprendo a sbirciarmi non abbassa lo sguardo come fanno gli altri, mi guarda negli occhi, sorridente.

Mi ritrovo a nascondermi spesso in bagno, davanti a questo specchio a guardarmi, ma… è solo oggi? Ho qualcosa di diverso? Oppure non mi sono mai accorta di questi sguardi? Questo vestito l’ho messo spesso e pensandoci in ufficio sono venuta anche con vestiti più corti o smanicati o scollati o attillati… possibile che non mi sia mai accorta di nulla!?

La cosa che mi lascia più stranita è che non riesco a capire se questi sguardi mi infastidiscano o meno, il mio corpo mi sta dando risposte molto eloquenti, il mio cervello l’esatto contrario.

Sono confusa, arrabbiata, ebbriata,  spaventata, stupita, eccitata, accaldata…

Alle 17.30 in punto scappo letteralmente dall’ufficio, vedo Marco seguirmi con lo sguardo forse un po’ deluso.

Durante il ritorno ad un semaforo mi si affianca una moto, il ragazzo è fermo proprio affianco al mio finestrino e guarda dentro… in effetti la cintura messa di fretta mi passa tra il seno scombinandomi il vestito, ho una tetta mezza fuori… e la gonna… caspita basterebbe un niente perché si vedano le mutandine… dovrei sistemarmi…

Torno a casa di corsa, tu arriverai tra poco, mi spoglio veloce già sulla porta di casa, i vestiti ovunque.

Una doccia fredda veloce.

Poi… cerco nel cassetto un paio di mutandine nere, come quelle della foto, le infilo e le sistemo per bene… tra le chiappe quasi un tanga, infilo la canotta di questa mattina, mi stendo sul letto, sistemo la canotta come nella foto, il seno bianco latte mezzo fuori, le gambe esattamente come la foto, il viso coperto dai capelli spettinati e… ti aspetto.

Devo essermi addormentata perché non ti ho sentito rientrare, ma sento ora le tue mani sulle mie gambe, le tue dita che delicate risalgono dalla caviglia, il polpaccio, le cosce, fino ad arrivare alle mie chiappe.

Le strizzi con forza, una mano per chiappa, le allarghi, le stringi.

“Adoro questo culo!”

“Lo so!”

“Adoro quando le mutande ti si infila in mezzo così!” mi tiri le mutande facendole ancora più sottili, forzandole ancora di più tra le chiappe, si infilano tra le lebbra già umide e aperte, mi sfugge un gemito.

Mi accarezzi, senti la mia voglia, senti il mio corpo cercare le tue dita, il tuo corpo.

Mi strattoni via le mutande mentre mi alzo a carponi, poi tuffi la faccia tra le mie chiappe a leccare il mio frutto pieno di miele come lo chiami tu.

Ma io sono già un lago, voglio qualcosa di più.

“Prendimi ti prego!”

Ti allontani un attimo, sento che ti spogli mentre farfugli frasi incomprensibili ogni tanto capisco una parola “bellissima, eccitantissima, infarto, foto”  poi vedo la luce di un flash, immagino alle foto che mi manderai domani, alle mie foto che guarderò in ufficio…

Poi ti sento entrare dentro di me, come sempre mi riempi, mi togli il fiato, non penso più a nulla.

Incrocio il tuo sguardo nello specchio, è pieno di voglia di desiderio, siamo belli così incastrati, anche se… mi sfilo la canotta, ora meglio!

Mi sorridi e fai una foto allo specchio, a noi due che ridiamo, che scopiamo, immagino se il mio capo vedesse questa foto, mi attraversa una scarica di adrenalina e inizio a spingere in contro tempo con te, non ti do scampo, ti voglio dentro ti voglio scopare.

Ogni tanto nel velo dei miei capelli scarmigliati vedo il flash che illumina la stanza.

Cambiamo posizione più volte e ogni volta fai foto a me al mio corpo aperto, pieno di te.

Ne voglio sempre di più, ora sono io a cavalcarti, penso agli sguardi dei miei colleghi, dei clienti, del capo, penso che direbbero se mi vedessero adesso, se mi vedessero mentre allargo le braccia e urlo il mio orgasmo con forza, senza farmi problemi dei vicini, urlo come non ho mai fatto, urlo mentre mi riempi con il tuo seme, urlo fino a che non ho più forze e mi accascio sul letto sfinita.

Sento che ti alzi e borbottando come al solito cose che solo tu capisci mi scatti altre foto, sorrido, immaginando il mio corpo completamente esposto, sfatto dopo aver goduto come poche altre volte, il viso coperto dai capelli spettinati …

Mi sveglio sola nel letto, sono ancora nuda, tu sei già andato al lavoro, mi rigiro un pochino tra le lenzuola sfatte, pigra, poi mi stiracchio e vado in bagno.

Faccio colazione così senza vestirmi, è già molto caldo oggi.

Sotto l’acqua della doccia ripasso mentalmente gli appuntamenti di oggi, il lavoro, la spesa.

Davanti allo specchio, mi guardo, guardo il mio corpo pieno di curve, ma in fondo niente male.

Mutandine e reggiseno bianchi, anzi no! Oggi completino di pizzo, quello che ti piace tanto e non metto mai, il vestito…quello blu? No troppo serioso, quello sul rosso a fiori? No troppo lungo, quello verde!

Quello che ti piace tanto, non l’ho mai usato per andare al lavoro,  l’ho sempre visto, troppo corto, troppo stretto, troppo scollato, troppo leggero…

Eppure oggi… oggi lo trovo perfetto.

Uno spruzzo di profumo, la borsa, il telefono, le chiavi ed esco.

 Mentre guido verso l’ufficio mi arriva un messaggio, sei tu!

Sorrido resistendo alla tentazione di guardare, so già cosa mi hai mandato.

Sorrido, al pensiero che guarderò la foto seduta alla macchinetta del caffè.

Sorrido, al motociclista che mi sbircia la scolatura e le gambe al semaforo.

Sorrido, alla faccia che fa Marisa quando mi vede uscire dalla macchina.

Sorrido a Marco quado mi vede entrare in ufficio.

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