Ci siamo finalmente fermati, entrambi senza fiato. Mi hai guardata con quegli occhi che ormai non nascondevano più nulla, hai fatto un gesto al cameriere per chiedere il conto, e mentre lui si avvicinava con il POS hai già preso la mia mano, stringendola forte, come a promettermi che non mi avresti lasciata andare. Appena pagato, mi hai praticamente trascinata fuori dal ristorante, deciso a continuare quello che avevamo appena iniziato. Quello che poteva essere considerato appena un piccolo, torturante antipasto.
Il tragitto verso casa mia è stato un delirio. Ci siamo baciati nell'ascensore, contro il muro del pianerottolo mentre cercavo la chiave nella borsa con le mani tremanti. Siamo entrati praticamente senza staccarci, i corpi stretti l'uno all'altro, le bocche che si cercavano con sempre maggiore urgenza. Ho richiuso la porta con un calcio e tu mi hai subito spinta contro di essa, il tuo corpo che premeva contro il mio, facendomi sentire la tua eccitazione attraverso i pantaloni.
Le tue mani hanno iniziato a vagare sul mio corpo, scivolando lungo i fianchi, risalendo lungo la schiena. Poi, improvvisamente, le ho sentite scivolare sotto il mio vestito, cercando... e fermandosi di colpo.
Ti sei staccato leggermente da me, gli occhi spalancati, le guance arrossate. "Non... non hai il reggiseno?" hai chiesto con una voce incredula, quasi scandalizzata.
Non ho potuto fare a meno di ridere. Era così adorabile vederti confuso e eccitato allo stesso tempo. "Sì, sono senza reggiseno. C'è un problema?" ho risposto con un tono provocatorio, godendomi la tua reazione.
"Niente, io... non me lo aspettavo. Sei davvero molto intraprendente. Lo adoro in una donna," hai balbettato, e ho sentito la tua erezione farsi ancora più dura contro di me, se possibile.
Quella confessione ti ha eccitato così tanto che era impossibile non notarlo. Mentre iniziavamo a spogliarci a vicenda, le mani frenetiche che cercavano bottoni, cerniere, lembi di stoffa da rimuovere, continuavi a guardarmi e ad arrossire. Ogni volta che i miei seni si rivelavano completamente, liberi da qualsiasi costrizione, ti mordevi il labbro inferiore e i tuoi occhi si facevano ancora più scuri.
Questo mi faceva emozionare ed eccitare ancora di più. Sentivo la mia eccitazione crescere, un calore liquido che si diffondeva tra le mie gambe, facendomi bagnare sempre più. La consapevolezza del mio effetto su di te era inebriante quanto il vino che avevo bevuto prima.
All'improvviso, senza preavviso, sei sceso in ginocchio davanti a me. Mi hai guardata dal basso verso l'alto con uno sguardo che era pura adorazione, puro desiderio. E poi la tua lingua ha iniziato il suo percorso: dall'interno della coscia, risalendo lentamente, tortuosamente lentamente, verso l'alto. Ogni centimetro di pelle che toccavi prendeva fuoco. Poi sei sceso di nuovo, hai ripetuto il percorso sull'altra gamba, per poi finalmente, finalmente, arrivare dove volevo. La tua lingua si è soffermata sul clitoride, e...
Oh Dio, che sensazione.
Era come se ogni terminazione nervosa del mio corpo fosse concentrata lì, sotto la tua lingua. Non riuscivo a trattenermi, le gambe mi tremavano così forte che ho dovuto aggrapparmi al tavolino dell'ingresso per non cadere. Solo in quel momento mi sono resa conto di dove ci trovavamo: eravamo ancora nell'ingresso di casa, io completamente nuda, in piedi, e tu in ginocchio davanti a me, mentre mi leccavi e assaporavi come si fa con un buon vino, con dedizione, con passione, prendendoti tutto il tempo del mondo.
Ho aperto ancora di più le gambe, offrendomi completamente. Tu eri inginocchiato ai miei piedi e la tua lingua mi penetrava, esplorando, assaggiando. Con le dita hai aperto delicatamente le mie grandi labbra, esponendo completamente il mio clitoride gonfio e pulsante. Ho sentito tutta la tua lingua premervi contro, un contatto diretto che mi ha fatto sussultare e gemere senza controllo.
Hai continuato senza sosta, alternando leccate lunghe e lente a tocchi rapidi e precisi, fino a quando non ho avuto un orgasmo così potente da farmi urlare il tuo nome. Le gambe mi hanno ceduto e sono crollata per terra, non sentivo più nulla sotto la vita, solo onde e onde di piacere che continuavano a attraversarmi.
Mi girava la testa, la stanza sembrava ruotare intorno a me, ma non volevo smettere. Non potevo smettere. Mi sono avvicinata a te, strisciando praticamente sul pavimento, e ho iniziato a spogliarti del tutto. Quando finalmente ho tolto anche i tuoi boxer, sono rimasta letteralmente senza fiato.
Non ero sorpresa solo dalla tua erezione, dalla sua durezza, dalla sua imponenza. Era tutto il tuo corpo ad essere perfetto, ma il tuo cazzo... il tuo cazzo era una vera opera d'arte. Lungo, spesso, perfettamente proporzionato. La pelle liscia, tesa, con quelle vene che lo percorrevano in rilievo. La cappella lucida, già umida di pre-sperma. Era semplicemente bellissimo.
Mi sono avvicinata a te che eri ancora steso per terra, e l'ho preso tra le mani, godendomi il peso, il calore. Stavo per portarmelo alla bocca quando ho sentito la tua mano fermare la mia.
"Non devi farlo per forza," hai detto con voce roca. "Solo se vuoi davvero... riposati prima, ti prego."
Non ho avuto nemmeno il tempo di rispondere quando ti sei alzato e mi hai sollevata tra le braccia. Mi hai chiesto dove si trovasse la mia camera da letto e io te l'ho indicata con un gesto vago: era l'ultima porta in fondo al corridoio.
Sempre tenendomi stretta tra le braccia, come se fossi una sposa, mi hai portato fino al letto e mi hai adagiata delicatamente tra le lenzuola. Hai iniziato a coprirmi, ma io ti ho afferrato la mano, stringendola forte. "Resta con me," ti ho sussurrato. "Riposiamo un po' e poi riprendiamo... ti prego, resta."
Ma il vino, l'orgasmo devastante che avevo appena avuto, la stanchezza emotiva di una serata così intensa... tutto mi è crollato addosso in un istante. Ho sentito le palpebre farsi pesantissime, e prima ancora di rendermene conto mi sono addormentata.
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Ed eccomi qui ora, al mattino. Sono le sei e tu sei crollato proprio come me. Sei sdraiato accanto a me, nudo, senza nemmeno esserti coperto con le lenzuola. Il tuo corpo è completamente esposto alla luce dell'alba che filtra sempre più forte nella stanza. Inizio a osservare ogni angolo, ogni dettaglio: le spalle larghe, il petto muscoloso con quella leggera peluria scura, gli addominali definiti, i fianchi stretti, le gambe lunghe e forti.
Poi il mio sguardo scende verso il tuo sesso. Anche a riposo è impressionante. Con dolcezza infinita, cercando di non svegliarti, lo prendo delicatamente tra le mani e lo accarezzo. Dio, quanto è bello. Non ci sono parole per descriverlo adeguatamente. La pelle è così morbida al tatto, eppure sotto c'è quella fermezza, quella promessa di potenza.
Con delicatezza lo bacio, un bacio leggero sulla punta, e poi lo appoggio alle mie labbra. Sento il sapore della tua pelle, leggermente salato, intenso, maschio. Mi piace. Mi piace tantissimo.
"Non devi farlo per forza, te l'ho detto," la tua voce improvvisa mi fa sobbalzare. Hai gli occhi aperti, mi stai guardando con un'espressione tenera. "Con me voglio che tu sia sempre e solo te stessa. Che tu faccia solo quello che desideri davvero."
Ma questa volta non mi serve del vino o di altro coraggio liquido per dirti quello che penso. Stavolta so esattamente cosa rispondere. Ti guardo dritto negli occhi e dico, con una voce ferma e sicura: "Voglio adorarlo, il tuo cazzo. Non voglio solo succhiarlo. Voglio venerarlo, amarlo, fargli sentire quanto mi piace."
Le poche luci che penetrano nella camera attraverso le tapparelle mi servono proprio a questo: a guardarlo in tutta la sua gloria. Svettante ora, turgido, fiero, proprio davanti alle mie labbra socchiuse, pronte ad accoglierlo.
E in un attimo ti guardo negli occhi mentre il tuo cazzo scivola nella mia bocca. Con audacia, senza mai distogliere lo sguardo dal tuo, ti osservo mentre ti godi la sensazione della mia bocca che ti avvolge, la mia lingua che ti accarezza, le mie labbra che si stringono intorno a te.
