Il risveglio del desiderio
IL RISVEGLIO DEL DESIDERIO
Mi giro nel letto e gli occhi ancora assonnati catturano le cifre luminose della sveglia: sono appena le sei del mattino. I primi raggi di luce dell'alba filtrano timidamente attraverso le fessure delle tapparelle, disegnando sottili strisce dorate sul pavimento della camera. Vorrei alzarmi, vorrei trascinarmi fino al bagno per darmi una sciacquata veloce, preparare il caffè, iniziare la giornata come ogni mattina... ma non riesco a muovermi.
Tu sei lì, accanto a me.
Il tuo respiro lento e regolare riempie il silenzio della stanza. Sei sdraiato supino, le lenzuola abbandonate ai piedi del letto, il corpo nudo esposto alla penombra dell'alba. Osservo il tuo petto che si alza e si abbassa con un ritmo ipnotico, le linee perfette dei tuoi muscoli che si delineano nella luce incerta. Non riesco a staccare lo sguardo da te, ogni dettaglio del tuo corpo sembra magnetizzare la mia attenzione. È come se i miei occhi volessero memorizzare ogni centimetro della tua pelle, ogni ombra, ogni rilievo.
Lentamente, per non svegliarti, mi sollevo appena sul gomito e inizio a ripensare alla notte appena trascorsa. I ricordi affiorano nitidi, quasi tangibili: la dolcezza con cui mi hai messa a letto quando hai visto che il vino aveva avuto più effetto del previsto su di me. Il modo in cui mi hai guardata, con quegli occhi così intensi, pieni di desiderio ma anche di una tenerezza inaspettata. Mi avevi sorriso, scuotendo la testa con affetto mentre barcollavo leggermente, e poi mi avevi sollevata tra le tue braccia come se fossi leggera come una piuma.
Ci ripenso ora e mi rendo conto che bere davvero non fa per me. Non sono abituata all'alcol, il mio corpo non regge più di un paio di bicchieri. Ma quella sera, come potevo fermarmi davanti a un vino così dolce e fresco, che scivolava nella mia gola in modo così leggero e piacevole, facendo arrossare le mie guance e scaldandomi dall'interno? Ogni sorso era una carezza liquida, una promessa di coraggio liquido che mi dava la forza di guardarti negli occhi senza distogliere lo sguardo.
A ripensarci ora, forse non avrei dovuto bere così tanto. Ma in quel momento non riuscivo a fermarmi, forse perché inconsciamente speravo che l'alcol allentasse quei maledetti freni inibitori che mi trattenevano. Volevo lasciarmi andare completamente, senza pensare, senza analizzare ogni gesto, ogni parola. D'altronde era passato così tanto tempo dall'ultima volta che ero uscita con un uomo. Mesi di solitudine, mesi di desiderio represso, mesi passati a toccarmi da sola pensando a come sarebbe stato avere di nuovo qualcuno accanto a me.
Ero così nervosa quella sera. La prima uscita dopo mesi di reclusione forzata a causa del lockdown, dopo infinite settimane trascorse a messaggiare con quell'uomo così incredibilmente affascinante. Avevamo chattato per ore, notte dopo notte, costruendo un'intimità virtuale che ora doveva finalmente diventare reale. Ti avevo studiato attraverso lo schermo del mio telefono: i tuoi capelli neri corvino, leggermente lunghi, che ti corniciavano il viso in modo così perfetto. Quella mascella squadrata, virile, che faceva venire voglia di seguirne il profilo con le dita. E poi quegli occhi di ghiaccio, così chiari da sembrare quasi innaturali, che contrastavano meravigliosamente con il tono scuro della tua pelle e dei tuoi capelli. E quelle labbra carnose, perfettamente disegnate, che ogni volta che sorridevi nelle videochiamate mi facevano perdere il filo del discorso.
Mentre ero seduta a quella cena, di fronte a te finalmente in carne e ossa, pensavo solo a quanto avrei voluto baciarti. Ma non osavo fare la prima mossa. Mi ero convinta che gli uomini hanno paura delle donne troppo intraprendenti, che preferiscono essere loro a condurre il gioco della seduzione. Così rimanevo lì, a fissarti, a pendere dalle tue labbra mentre parlavi, cercando di sembrare interessata al tuo discorso quando in realtà potevo pensare solo a una cosa: come sarebbe stato quel corpo sotto i vestiti.
Avrei davvero voluto saltarti addosso, lì, seduta stante. Avrei voluto finire subito quella cena interminabile e correre a casa tua o a casa mia, non importava dove, purché fossimo soli. Volevo sentire com'era spogliarti, togliere quella camicia bianca che ti fasciava il torso, scoprire ogni centimetro della tua pelle. Volevo baciare ogni parte del tuo corpo, esplorarlo con la lingua, lasciare il segno delle mie labbra su di te.
Il tuo corpo... Oh Dio, il tuo corpo. Era impossibile non notarlo, anche coperto dai vestiti. Così ben definito sotto quella camicia bianca impeccabile, con le maniche elegantemente arrotolate che lasciavano intravedere le braccia. Gli avambracci erano scolpiti, muscolosi senza essere eccessivi, con quelle venature che risaltavano sotto la pelle quando muovevi le mani per gesticolare mentre parlavi. Mi chiedevo come fossero al tatto, se la pelle fosse morbida o ruvida, se i peli scuri che li ricoprivano erano setosi o ispidi.
Senza rendermene conto, la mia mano si era allungata oltre il tavolo. Le mie dita hanno sfiorato il tuo braccio, un contatto leggero, quasi impercettibile, ma abbastanza per sentire il calore della tua pelle attraverso il tessuto sottile della camicia. Ho sentito il tuo corpo sussultare sotto il mio tocco, ho visto la tua pelle che si rabbrividiva, i peli che si drizzavano in una reazione involontaria. Quella piccola risposta fisica mi ha fatto capire che non ero sola nel mio desiderio.
Ho alzato lo sguardo e ti ho guardato negli occhi. In quel momento ho capito tutto. Il tuo sguardo era intenso, quasi bruciante. Le tue pupille si erano dilatate, gli occhi chiari erano diventati più scuri, carichi di un desiderio che non potevi più nascondere. Anche tu volevi la stessa cosa. Anche tu stavi trattenendo a stento l'impulso di travolgermi lì, davanti a tutti.
Per farmi coraggio, ho bevuto un altro bicchiere di vino. Sentivo il liquido scendere caldo nella mia gola, diffondersi nel mio stomaco, risalire fino alle guance in una vampata di calore e ardore. Con una voce che speravo suonasse sicura, ma che invece tradiva un leggero tremito, ti ho chiesto: "Vuoi venire da me per finire la serata? Potremmo bere qualcos'altro..."
Ma entrambi sapevamo perfettamente che di bere non ci interessava affatto.
Il problema era che a quel punto il vino aveva ormai fatto il suo effetto. Mi girava la testa, sentivo le tempie pulsare leggermente. Il calore era salito fino alle guance, che sapevo essere rosse come quelle di una ragazzina al suo primo appuntamento. Mi sentivo leggermente instabile, come se il mondo intorno a me si muovesse con un secondo di ritardo rispetto ai miei occhi.
Ci siamo guardati per un lungo momento, e poi ho iniziato a ridere. Una risata nervosa, imbarazzata, che non riuscivo a controllare. Mi sono scusata immediatamente, cercando di spiegare tra una risatina e l'altra: "Scusa, davvero, non sono abituata al vino. Mi dispiace, non volevo... non sono così di solito..."
Per tutta risposta, ti sei avvicinato. Hai allungato la mano e con una dolcezza inaspettata mi hai accarezzato la guancia, il pollice che tracciava lentamente il contorno dello zigomo acceso. Poi ti sei avvicinato ancora di più, il tuo viso a pochi centimetri dal mio, e mi hai baciata. Un bacio dolce, delicato, che sapeva di vino e di promesse. Quando ti sei staccato, mi hai sussurrato: "Non preoccuparti. Sei ancora più bella di quello che avevo immaginato in tutti questi mesi. Non dobbiamo fare nulla stasera se non te la senti. Ho aspettato mesi prima di vederti dal vivo, al momento anche solo starti vicino, anche solo baciarti, è più che stupendo."
Quelle parole sono state la mia rovina. O forse la mia salvezza.
Non sono riuscita a fermarmi. Qualcosa dentro di me si è rotto, come una diga che cede sotto la pressione dell'acqua. Mi sono lanciata su di te e ho iniziato a baciarti con tutta la passione che avevo trattenuto per mesi. Non solo quella sera, ma per tutti quei mesi di messaggi, di chiamate, di fantasie notturne in cui immaginavo esattamente questo momento. Non mi interessava più per niente di essere o non essere intraprendente, di sembrare troppo audace o troppo desiderosa. E soprattutto non mi importava nulla degli occhi indiscreti degli altri clienti del ristorante, che sicuramente ci stavano guardando mentre ci scambiavamo baci che andavano ben oltre il limite del decoro pubblico.
Ci siamo finalmente fermati, entrambi senza fiato. Mi hai guardata con quegli occhi che ormai non nascondevano più nulla, hai fatto un gesto al cameriere per chiedere il conto, e mentre lui si avvicinava con il POS hai già preso la mia mano, stringendola forte, come a promettermi che non mi avresti lasciata andare. Appena pagato, mi hai praticamente trascinata fuori dal ristorante, deciso a continuare quello che avevamo appena iniziato. Quello che poteva essere considerato appena un piccolo, torturante antipasto.
Il tragitto verso casa mia è stato un delirio. Ci siamo baciati nell'ascensore, contro il muro del pianerottolo mentre cercavo la chiave nella borsa con le mani tremanti. Siamo entrati praticamente senza staccarci, i corpi stretti l'uno all'altro, le bocche che si cercavano con sempre maggiore urgenza. Ho richiuso la porta con un calcio e tu mi hai subito spinta contro di essa, il tuo corpo che premeva contro il mio, facendomi sentire la tua eccitazione attraverso i pantaloni.
Le tue mani hanno iniziato a vagare sul mio corpo, scivolando lungo i fianchi, risalendo lungo la schiena. Poi, improvvisamente, le ho sentite scivolare sotto il mio vestito, cercando... e fermandosi di colpo.
Ti sei staccato leggermente da me, gli occhi spalancati, le guance arrossate. "Non... non hai il reggiseno?" hai chiesto con una voce incredula, quasi scandalizzata.
Non ho potuto fare a meno di ridere. Era così adorabile vederti confuso e eccitato allo stesso tempo. "Sì, sono senza reggiseno. C'è un problema?" ho risposto con un tono provocatorio, godendomi la tua reazione.
"Niente, io... non me lo aspettavo. Sei davvero molto intraprendente. Lo adoro in una donna," hai balbettato, e ho sentito la tua erezione farsi ancora più dura contro di me, se possibile.
Quella confessione ti ha eccitato così tanto che era impossibile non notarlo. Mentre iniziavamo a spogliarci a vicenda, le mani frenetiche che cercavano bottoni, cerniere, lembi di stoffa da rimuovere, continuavi a guardarmi e ad arrossire. Ogni volta che i miei seni si rivelavano completamente, liberi da qualsiasi costrizione, ti mordevi il labbro inferiore e i tuoi occhi si facevano ancora più scuri.
Questo mi faceva emozionare ed eccitare ancora di più. Sentivo la mia eccitazione crescere, un calore liquido che si diffondeva tra le mie gambe, facendomi bagnare sempre più. La consapevolezza del mio effetto su di te era inebriante quanto il vino che avevo bevuto prima.
All'improvviso, senza preavviso, sei sceso in ginocchio davanti a me. Mi hai guardata dal basso verso l'alto con uno sguardo che era pura adorazione, puro desiderio. E poi la tua lingua ha iniziato il suo percorso: dall'interno della coscia, risalendo lentamente, tortuosamente lentamente, verso l'alto. Ogni centimetro di pelle che toccavi prendeva fuoco. Poi sei sceso di nuovo, hai ripetuto il percorso sull'altra gamba, per poi finalmente, finalmente, arrivare dove volevo. La tua lingua si è soffermata sul clitoride, e...
Oh Dio, che sensazione.
Era come se ogni terminazione nervosa del mio corpo fosse concentrata lì, sotto la tua lingua. Non riuscivo a trattenermi, le gambe mi tremavano così forte che ho dovuto aggrapparmi al tavolino dell'ingresso per non cadere. Solo in quel momento mi sono resa conto di dove ci trovavamo: eravamo ancora nell'ingresso di casa, io completamente nuda, in piedi, e tu in ginocchio davanti a me, mentre mi leccavi e assaporavi come si fa con un buon vino, con dedizione, con passione, prendendoti tutto il tempo del mondo.
Ho aperto ancora di più le gambe, offrendomi completamente. Tu eri inginocchiato ai miei piedi e la tua lingua mi penetrava, esplorando, assaggiando. Con le dita hai aperto delicatamente le mie grandi labbra, esponendo completamente il mio clitoride gonfio e pulsante. Ho sentito tutta la tua lingua premervi contro, un contatto diretto che mi ha fatto sussultare e gemere senza controllo.
Hai continuato senza sosta, alternando leccate lunghe e lente a tocchi rapidi e precisi, fino a quando non ho avuto un orgasmo così potente da farmi urlare il tuo nome. Le gambe mi hanno ceduto e sono crollata per terra, non sentivo più nulla sotto la vita, solo onde e onde di piacere che continuavano a attraversarmi.
Mi girava la testa, la stanza sembrava ruotare intorno a me, ma non volevo smettere. Non potevo smettere. Mi sono avvicinata a te, strisciando praticamente sul pavimento, e ho iniziato a spogliarti del tutto. Quando finalmente ho tolto anche i tuoi boxer, sono rimasta letteralmente senza fiato.
Non ero sorpresa solo dalla tua erezione, dalla sua durezza, dalla sua imponenza. Era tutto il tuo corpo ad essere perfetto, ma il tuo cazzo... il tuo cazzo era una vera opera d'arte. Lungo, spesso, perfettamente proporzionato. La pelle liscia, tesa, con quelle vene che lo percorrevano in rilievo. La cappella lucida, già umida di pre-sperma. Era semplicemente bellissimo.
Mi sono avvicinata a te che eri ancora steso per terra, e l'ho preso tra le mani, godendomi il peso, il calore. Stavo per portarmelo alla bocca quando ho sentito la tua mano fermare la mia.
"Non devi farlo per forza," hai detto con voce roca. "Solo se vuoi davvero... riposati prima, ti prego."
Non ho avuto nemmeno il tempo di rispondere quando ti sei alzato e mi hai sollevata tra le braccia. Mi hai chiesto dove si trovasse la mia camera da letto e io te l'ho indicata con un gesto vago: era l'ultima porta in fondo al corridoio.
Sempre tenendomi stretta tra le braccia, come se fossi una sposa, mi hai portato fino al letto e mi hai adagiata delicatamente tra le lenzuola. Hai iniziato a coprirmi, ma io ti ho afferrato la mano, stringendola forte. "Resta con me," ti ho sussurrato. "Riposiamo un po' e poi riprendiamo... ti prego, resta."
Ma il vino, l'orgasmo devastante che avevo appena avuto, la stanchezza emotiva di una serata così intensa... tutto mi è crollato addosso in un istante. Ho sentito le palpebre farsi pesantissime, e prima ancora di rendermene conto mi sono addormentata.
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Ed eccomi qui ora, al mattino. Sono le sei e tu sei crollato proprio come me. Sei sdraiato accanto a me, nudo, senza nemmeno esserti coperto con le lenzuola. Il tuo corpo è completamente esposto alla luce dell'alba che filtra sempre più forte nella stanza. Inizio a osservare ogni angolo, ogni dettaglio: le spalle larghe, il petto muscoloso con quella leggera peluria scura, gli addominali definiti, i fianchi stretti, le gambe lunghe e forti.
Poi il mio sguardo scende verso il tuo sesso. Anche a riposo è impressionante. Con dolcezza infinita, cercando di non svegliarti, lo prendo delicatamente tra le mani e lo accarezzo. Dio, quanto è bello. Non ci sono parole per descriverlo adeguatamente. La pelle è così morbida al tatto, eppure sotto c'è quella fermezza, quella promessa di potenza.
Con delicatezza lo bacio, un bacio leggero sulla punta, e poi lo appoggio alle mie labbra. Sento il sapore della tua pelle, leggermente salato, intenso, maschio. Mi piace. Mi piace tantissimo.
"Non devi farlo per forza, te l'ho detto," la tua voce improvvisa mi fa sobbalzare. Hai gli occhi aperti, mi stai guardando con un'espressione tenera. "Con me voglio che tu sia sempre e solo te stessa. Che tu faccia solo quello che desideri davvero."
Ma questa volta non mi serve del vino o di altro coraggio liquido per dirti quello che penso. Stavolta so esattamente cosa rispondere. Ti guardo dritto negli occhi e dico, con una voce ferma e sicura: "Voglio adorarlo, il tuo cazzo. Non voglio solo succhiarlo. Voglio venerarlo, amarlo, fargli sentire quanto mi piace."
Le poche luci che penetrano nella camera attraverso le tapparelle mi servono proprio a questo: a guardarlo in tutta la sua gloria. Svettante ora, turgido, fiero, proprio davanti alle mie labbra socchiuse, pronte ad accoglierlo.
E in un attimo ti guardo negli occhi mentre il tuo cazzo scivola nella mia bocca. Con audacia, senza mai distogliere lo sguardo dal tuo, ti osservo mentre ti godi la sensazione della mia bocca che ti avvolge, la mia lingua che ti accarezza, le mie labbra che si stringono intorno a te.
Perché per me non c'è nessuna storia, nessun piacere completo, se non posso godere contemporaneamente di ogni espressione del tuo volto. Voglio vedere i tuoi occhi socchiudersi per il piacere, la tua bocca aprirsi in un gemito silenzioso, la tua mascella contrarsi quando ti sforzi di mantenere il controllo.
Mi scopri molto più avida di quello che probabilmente pensavi. Complici gli sguardi intensi che continuiamo a scambiarci, quella trepidante attesa che avevo provato dalla sera prima, da quando mi avevi portata in camera senza poter fare nulla, sta finalmente per essere soddisfatta.
"Puoi dirmi quello che vuoi, sai?" mi sussurri con voce roca. "Te lo lascerò dire. Tutto quello che ti passa per la testa."
Mi fermo un attimo, lasciando uscire il tuo cazzo dalla mia bocca con un piccolo suono umido. Ti guardo intensamente e dico solo due parole: "Nudo. Ti voglio nudo."
Mi guardi assorto, restando immobile dopo quello che ti ho appena detto, come se stessi cercando di capire se ho davvero detto quello che pensavi di aver sentito.
Poi un sorriso lento si allarga sul tuo viso. "Tu sei perfetta per me," dici con convinzione. "Voglio una donna così, una donna che sappia cosa vuole e non abbia paura di dirlo. E tu sei esattamente ciò che voglio."
Mi sfiori le guance con entrambe le mani, le incastri tra i tuoi palmi, e nello stesso istante mi afferri il viso baciandomi appassionatamente. Mi mordi il labbro inferiore, tirandolo leggermente con i denti, e io gemo nella tua bocca. Dio, quanto mi piace quando fai così.
"Puoi farmi quello che vuoi, sai?" ti sussurro contro le labbr. "Me lo lascerò fare. Qualsiasi cosa. Ho così tanta voglia di te che potrei passare tutto il giorno a dirtelo, a ripeterlo, a urlartelo."
Sento il tuo cazzo diventare ancora più grande, ancora più duro. Lo voglio gustare completamente, saggiarne ogni sfumatura di sapore, inghiottire tutto quello che fa parte di te, assimilarti completamente.
La mia lingua si muove lenta sulla cappella, tracciando cerchi concentrici, poi scende lungo tutta l'asta, lentamente, fino ad arrivare alle palle. Le leccò entrambe, le prendo delicatamente in bocca una alla volta, assaporandole.
Sento la tua mano posarsi sulla mia nuca, le dita che si intrecciano tra i miei capelli. Accompagni i miei movimenti, seguendo il ritmo del tuo bacino che spinge sicuro, deciso, il tuo cazzo duro sempre più in profondità nella mia bocca, fino a farmelo arrivare in gola.
Non riesco a trattenermi. Mi scosto leggermente, riprendo fiato, e con sicurezza, con tutta l'intraprendenza che mi caratterizza, dico: "Il tuo è proprio un bellissimo cazzo, te l'avevo già detto? Sempre grande, sempre duro. Sembra sempre pronto a riempire ogni buco, anche quello più stretto."
Il tuo odore mi fa impazzire. È un mix di muschio, di pelle pulita, di eccitazione maschile. Mi piace sentirne la consistenza sotto le mie mani, accarezzarne la pelle vellutata, seguire con i polpastrelli le vene in rilievo che lo percorrono.
Sento la mia eccitazione che abbondantemente cola sulle mie cosce aperte. Sono preda di un'irrequietezza che mi rende nervosa, agitata: è il desiderio, un desiderio bruciante, lacerante. La voglia di ardere nell'averti dentro di me e di continuare incessantemente è quasi dolorosa nella sua intensità.
In questo momento, la volgarità delle parole non esiste. Ciò che per alcuni potrebbe sembrare indecenza, per me è solo la constatazione dei fatti, l'espressione onesta di quanto tutto questo sia bello, naturale, giusto. Tutto ciò che potrebbe sembrare osceno in realtà è la cosa più normale, più vera che sto vivendo mentre il tuo cazzo entra ed esce dalla mia bocca. Non riesco nemmeno a immaginare come sarà averlo dentro la mia fica pulsante e bagnata. Il solo pensiero di prenderlo tutto, di sentirlo riempirmi completamente, mi fa tremare.
"Succhiami il cazzo, così, proprio così. Che brava che sei," mi sussurri con voce gutturale.
"Voglio adorarlo," ripeto, le parole ovattate perché ho la bocca piena di te. "Non solo succhiarlo. Voglio adorarlo."
"Ho così tanta voglia di te che passerò il tempo a dirtelo," continui tu, la bocca vicina al mio orecchio ora. "Prima piano, poi sempre più forte, fino a urlartelo."
L'unica cosa che esce dalla mia bocca è un sussulto, un gemito soffocato di puro piacere e anticipazione.
Poi non resisto più. "Mettimelo dentro," imploro, la voce rotta dal desiderio. "Lo voglio ora... lo voglio subito... fammelo sentire tutto, ogni centimetro."
Ed ecco che ora sei tu a prendere le redini del gioco. Mi ribalti sul letto con un movimento deciso, mi posizioni come vuoi tu, e poi sento la tua cappella premere contro l'ingresso bagnato della mia fica. Non c'è esitazione, non c'è lentezza: infili il tuo cazzo duro dentro di me con una spinta decisa che mi fa urlare di sorpresa e di piacere.
Inizi a muoverti, dentro e fuori, con movimenti sempre più profondi, sempre più rapidi. Mi sbatti in ogni modo possibile, cambiando angolazione, velocità, intensità. Lo sento tutto, ogni centimetro del tuo cazzo duro dentro la mia fica, e non riesco a non urlare. Non riesco a controllarmi, i gemiti escono dalla mia gola senza che io possa fare nulla per trattenerli.
Dio, quel tuo cazzo enorme e duro dentro di me mi fa letteralmente impazzire. Sento il piacere montare, un'onda che cresce, cresce, cresce fino a diventare uno tsunami che mi travolge completamente. Raggiungo un orgasmo talmente forte che bagno tutto: te, il letto, le lenzuola. Il mio corpo si contrae in spasmi incontrollabili, ogni muscolo teso al massimo.
Rispondo con gemiti soffocati dal cuscino in cui ho affondato il viso, con respiri spezzati che faccio fatica a riprendere. La tua voce calda, roca, mentre mi parli sporco nell'orecchio mi eccita ancora di più, riempie la mia mente di pensieri sempre più audaci.
Dopo avermi sbattuta per bene, dopo essere venuta così forte da vedere le stelle, riesco a sussurrare: "Voglio che tu venga... ovunque tu voglia. Decidi tu dove vuoi marcarmi."
Ed è in quell'istante, mentre sei ancora sopra di me, che estrai il tuo cazzo dalla mia fica e lo infili direttamente nella mia bocca. Venendo copiosamente, riempiendola di sborra calda, densa, salata. La ingoio tutta, ogni singola goccia, fino all'ultima. Non voglio che venga sprecato nulla, voglio assimilare completamente la tua essenza.
Ma non è finita. Hai ancora desiderio, ancora energia. Riprendi a sbattermi, il tuo cazzo che è ancora sorprendentemente duro nonostante l'orgasmo appena avuto. E pochi minuti dopo ti sento venire di nuovo. Questa volta mi segui nell'orgasmo, gemendo forte a più riprese, svuotandoti completamente dentro di me e lasciandomi una dolce sensazione di calore che mi pervade il ventre, che si diffonde in tutto il corpo.
Ci accasciamo l'uno sull'altro, sfiniti, sudati, completamente appagati.
Da quel momento diventiamo un tutt'uno: due corpi perfetti che si completano a vicenda, che si cercano, che si trovano, che si riconoscono. Due anime che finalmente hanno trovato la loro metà mancante, non solo sul piano fisico, ma anche su quello emotivo, mentale, spirituale.
E mentre ci addormentiamo di nuovo, avvinghiati l'uno all'altro, con il sole che ormai illumina completamente la stanza, so che questa è solo la prima di infinite mattine che passeremo insieme.
Perché quando trovi qualcuno che ti guarda come mi hai guardata tu, qualcuno che ti desidera come tu mi hai desiderata, qualcuno con cui l'intesa è così perfetta, così naturale, così travolgente... be', non lo lasci più andare.
Mai più.
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