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Erotika
Cuckold, Voyeur o chissà che.
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Cuckold, Voyeur o chissà che.

Non so da dove iniziare perché mai avrei pensato di vivere una situazione del genere. A volte basta veramente un attimo per cambiare completamente tutto, per essere investiti da cambiamenti inaspettati e che, inizialmente, nemmeno sospettavi esistessero. Credo di essere un cuckold. In realtà no, for...

Claudia
2 anni fa · 8.649 parole · 38 min
595 letture

“Più dell’inizio addirittura?” le domandai.

“Mi guardi come se ti sconvolgessi” continuò lei mordendosi il labbro inferiore. “Ti vedo che sei scosso, eccitato, come se venissi colpito da scariche di desiderio ingestibili mentre mi osservi. Mi stai scopando tutti i giorni, non mi sono mai sentita desiderata così forte in tutta la mia vita..”

“Tu non ti rendi conto di quanto sei bella, mi fai impazzire..”

“Ad inizio anno ho preso qualche chilo, non mi ci sentivo così tanto. Ma da quando sei così mi ci sento un sacco, mi fai sentire come se fossi meravigliosa. Sono abituata al tuo desiderio, ma così forte è qualcosa che mai avevo provato. Si è creato il rapporto che ho sempre desiderato sin da ragazzina, zero gelosia e una passione sfrenata. Mi sento come se non potessi resistermi nemmeno se lo volessi, come se non potessi più farne a meno..”

Fortunatamente parlava di “mio ” desiderio quindi niente lasciava presuppore avesse vagamente intuito che il desiderio in realtà fosse ben diverso. Aveva associato i miei sguardi eccitati al fatto che volessi sbatterla e che vivessi una fase di rinvigorimento della mia attrazione verso di lei, non al fatto che volessi vederla con un altro; in fondo era anche normale, mai avevo palesato quei desideri e dunque nemmeno poteva immaginare della loro esistenza. Mi sentii anche un po’ in colpa, come se la stessi tra virgolette ingannando sulla natura del mio desiderio.

“Dai, era ridicolo che non ti sentissi attraente. Sei bella come il sole, non solo per me, per tutti quelli che ti incrociano. Quel ragazzino ti stava mangiando con gli occhi, altro che alle sue coetanee starà pensando in questo momento!”

Lei non disse nulla, mi accarezzò solo una gamba mentre guidavo. Speravo facesse qualche commento sulla mia frase, in modo da poter riprendere il discorso Riccardo ma lei continuò a restare in silenzio.

“Non parli più?”

“Portami a casa..” disse continuando ad accarezzarmi la gamba.

Accelerai. Avevo una voglia di scopare terrificante e ce l’aveva anche lei: la sua mano sulla mia gamba era il suo segnale inequivocabile. Era un segnale che faceva intendere che aveva voglia di essere dominata, era il suo modo di farmi capire che aveva bisogno di passione che spesso era più solita comunicare con questi piccoli gesti chiari quanto delle parole. Appena entrammo dalla porta letteralmente la sollevai e l’adagiai sul divanetto del soggiorno, non facemmo nemmeno dieci metri. Non la spogliai nemmeno completamente, semplicemente le alzai la parte bassa del vestitino e le abbassai in fretta e furia gli slip: era bagnata fradicia. Mi misi le sue gambe sulle spalle e cominciai a montarla freneticamente in questa posizione. Nemmeno un bacio, una carezza, una coccola: subito penetrazione, avevo una voglia animalesca e lei sembrò sulla mia stessa lunghezza d’onda visti i suoi gemiti di approvazione.

“Si..si..” ripeteva lei nel godersi i miei affondi. Si era abbassata da sola le spalline del vestito per sfilarsi il reggiseno e palparsi quelle tettone stupende. Il vestitino era praticamente rimasto appeso goffamente sui fianchi visto che non copriva più nulla.

“Mi fai impazzire..” sussurrai mentre affondavo più potente che potevo.

“Fammi male, spaccami ti prego..” sussurrò con voce rauca.

I suoni dei nostri corpi che si sbattevano era assordante, probabilmente era una delle scopate più passionali e selvagge mai fatte. Avevo addosso la voglia che mi aveva scatenato la scena con Riccardo, il dialogo avuto in macchina, ero veramente in uno status di trance totale e veramente fui impetuoso. Questa posizione la trovavo pazzesca, non la facevamo così spesso, Alexandra sembrò gradirla quanto la sua preferita visto che rifiutò ogni mio tentativo piccolo di variare. Ero tentato di parlare di Riccardo, di introdurlo dicendo qualcosa tipo “ti immagini se ci guardasse?” mentre entravo ed uscivo da dentro il suo corpo a un ritmo selvaggio, ma anche in quel momento di estrema voglia non lo feci. Ero focalizzato solo sulla mia perfomance.

Dopo qualche lasso di tempo indefinito le confidai che non ce la facevo più, avevo bisogno un attimo di rifiatare. Volevo portarla in braccio e farmela così ma ero ad un passo dallo sborrare e volevo riposare prima di sbatterla in quel modo che comunque mi richiedeva uno sforzo fisico. Lei sembrava ne avesse ancora per un bel po’ ed era evidente che non aveva la minima intenzione di rifiatare, era nel metaforico “momento intermedio” in cui ti stai godendo un casino la scopata ma l’orgasmo non è ancora alle porte.

“Non ce la faccio più..” ammisi.

“No ti prego, non mi lasciare così, continua” sospirò lei. Rallentai appena il ritmo e lei mi impose di rialzarlo immediatamente.

“Non rallentare, sbattimi” era davvero indemoniata.

“Non resisto, fammi prendere fiato solo 2 minuti che ti prendo in braccio”

“Non mi lasciare così” ripeteva. Le mani erano ancora entrambe sulle tettone a stuzzicarsi i capezzoli.

“Solo due minuti piccola..”

“No” disse perentoria. “Non ti fermare, alza il ritmo” ripeteva quasi ossessivamente.

Accelerai qualche secondo e poi mi staccai per sedermi sulla sedia a pochi metri dal divano. Sapevo che con altri pochi affondi sarei venuto e preferivo riprendere fiato prima di ricominciare e fare la sua posizione preferita e lei fece dei gemiti di “disapprovazione” come se non avesse gradito il mio staccarmi. Mi aspettavo si sollevasse per venire a baciarmi, ad accarezzarmi, toccarmi, ma in realtà fece una cosa che mi sorprese: si mise comoda e cominciò a masturbarsi!

Non lo fece per me, era evidente che probabilmente nemmeno ricordavo della mia proposta di tempo addietro e certamente in quel momento non pensava a quello in quel momento, ma lo fece perché aveva bisogno di un orgasmo che voleva far esplodere e non voleva attendere.

Restò infatti con gli occhi chiusi tutto il tempo, non mi guardò mai mentre giocava con le sue dita. Mi sarebbe piaciuto sentire i suoi pensieri, su cosa stava fantasticando, invece mugolava di piacere senza dire nulla. Gemeva e basta. Non credo stesse pensando a Riccardo, dalle sue parole non ne sembrava particolarmente coinvolta dal dialogo in auto, forse era eccitata dall’aver fatto colpo su un ragazza o forse si stava immaginando sbattuta dalla sua giovinezza irrefrenabile; l’unica cosa davvero sicura è che avesse bisogno del suo orgasmo.

Il ritmo delle dite della sua mano (che non erano ancora entrato nella sua figa in modo deciso ma variavano stuzzicando continuamente l’esterno alternandoli con pochi secondi dentro) si alzava e scendeva costantemente; si vedeva che arrivava sempre ad un millimetro dall’orgasmo e tornava indietro, voleva che quella dolce tortura continuasse. Mi colpii la grande conoscenza che avesse del suo corpo, si vedeva che riusciva a darsi facilmente piacere, a gestirsi, ad arrivare al limite senza superarlo mai. Guardarla era molto più eccitante delle mie già grandi aspettative, era oggettivamente spettacolare vederla dimenarsi nel piacere godendo di ogni sfumatura.

Mi sollevai dalla sedia dove mi ero adagiato per rifiatare, il cazzo mi stava esplodendo di voglia. Volevo tornare a sbatterla, avevo addosso una voglia potente ed ero di nuovo pronto, ma non lo feci perché finalmente potevo guardarla godere da una posizione tale dove potermi gustare ogni piccola traccia del suo corpo, del suo viso e soprattutto del suo piacere. Mi misi di fronte a lei nel mentre che continuava a toccarsi finché entrò in modo finalmente deciso dentro di lei con le sue dite; mi avvicinai sedendomi a bordo del divano dove continuava a sobbalzare in preda al piacere e alle sensazioni. Iniziai a segarmi, ero eccitatissimo come non mai.

I suoi occhi continuavano a restare chiusi, si mordicchiava il labbro, ogni tanto faceva un gesto strano con la bocca come se mimasse un bacio. Forse fantasticava di avere qualcuno sopra di lei con cui scambiarsi effusioni o forse era solo un gesto inconscio del suo corpo scosso dal piacere. Non si era accorta probabilmente che le ero seduto accanto, a pochi centimetri da lei, probabilmente se avesse aperto gli occhi si sarebbe chiesta perché non avessi ricominciato a scoparla e mi avrebbe sicuramente invitato a farlo. La mano sinistra nel frattempo iniziò a torturare una tettona per poi passare a torturare il capezzolo, non stava ferma un attimo, ogni tanto si passava un dito sulle labbra o lo infilava in bocca. Con la destra invece iniziò ad affondare dentro di sé con ritmi diventati furiosi e frenetici. Non aveva più controllo, non riusciva più a giocare con la sua eccitazione alzando e abbassando i ritmi, voleva l’orgasmo e lo stava cercando ossessivamente in quel frangente. Si stava masturbando furiosamente. Voleva venire, i suoi gemiti si erano fatti molto più udibili, il ritmo era devastante. Aveva ancora i tacchi ai piedi notai.

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