Questo fino ad un giorno di un mese estivo, una giornata dove successe un nuovo episodio che mi fece capire che non potevo più tornare indietro o meglio che non volevo più tornare indietro.
Si festeggiavano i 25 anni di matrimonio di un mio caro amico che ci invitò a casa sua per festeggiare, insieme ad altri ospiti, la ricorrenza a cui sua moglie teneva molto. Avevamo un buon rapporto con loro, qualche volta usciamo a coppia e andavamo a cena, era un amico con cui c’era un rapporto di amicizia importante. Ci preparammo per essere in tiro ed Alexandra era oggettivamente strepitosa con quel vestitino rosso che gli esaltava le tettone. Era sexy, sembrava essere sui venticinque anni piuttosto che sulla quarantina. Quanto era arrapante, era un periodo (prima dell’episodio della serata) dove il desiderio di vederla con un altro era molto più tenue e quindi la desideravo molto da un punto di vista personale.
La casa di Mauro (che era un uomo facoltoso che aveva avuto successo aprendo diversi ristoranti) era grandissima e riusciva a contenere tutti gli ospiti con gande facilità, era assurdo quanta gente incontrai quella sera. Scambiavo parole continuamente, presentavo Alexandra a tutti quelli che non la conoscevano; si rivelò una serata che scorreva piacevolmente e lei stessa fece la conoscenza con qualche donna con cui si ripromise di sentirsi via chat e organizzarsi per vedersi per un caffè. Era felice di allargare il suo campo di amicizie ad altre persone. In particolare conoscemmo il figlio di Mauro, un ragazzo di 21 anni di nome Riccardo, che si avvicinò a noi perché era incuriosito dagli evidenti tratti dell’est di Alexandra.
“Ma tu sei russa, vero?” le disse dandole immediatamente del tu.
“Si perché?”
“Sono Riccardo, il figlio dei festeggiati” si presentò. “Sono un grande ammiratore della cultura sovietica, sono andato proprio a Mosca con gli amici recentemente! Hai dei tratti identici a quelli di molte delle persone che ho visto lì, sono veramente inconfondibili nella loro particolarità. Aspetta ti faccio vedere alcune foto che ho fatto in vacanza” disse estraendo il cellulare dalla tasca e mostrando alcuni scatti che fece durante quella visita in terra russa.
“Nel mentre che voi chiacchierate vado a prendere da bere, arrivo tra un minuto”
Andai al tavolo dove c’erano gli alcolici e guardai da lontano Riccardo ed Alexandra: in quell’attimo la voglia “tenue” divenne immediatamente esplosiva: li vedevo sorridere, lui le raccontava chissà cosa e lei annuiva con visibile interesse (lei amava le sue origini e dunque aver trovato qualcuno con cui parlarne deve averla colpita). Era un bel ragazzo lui, un discreto viso, un corpo magro; non era esattamente il prototipo di uomo che avrei voluto coinvolgere nella fantasia qualora l’avessi mai appagata (immaginavo ragazzi più prestanti fisicamente) ma comunque Riccardo riusciva a coinvolgerla brillantemente nel dialogo e si vedeva ad occhio nudo che lei fosse partecipativa e divertita. Stavano ancora parlando di Russia, sentii chiaramente il nome di Dostoevskij e di alcune sue opere, eppure mi sembravano così eccitanti a guardarli: la cosa più afrodisiaca era che lui la guardava sempre negli occhi, anzi paradossalmente sembrava fosse più lei a distogliere lo sguardo saltuariamente. Ci sapeva fare il ragazzo, aveva un buon modo di fare.
Quanto mi sarebbe piaciuto vederli scopare. Non sapevo nemmeno se a lui interessasse per davvero perché in fondo stavano solo chiacchierando normalmente, ma a me sembravano intenti in una danza erotica, sensuale e che poteva sfociare in una scopata bruciante (forse fu proprio questo suo reggere lo sguardo o il tenere banco nella conversazione). Pensai che forse Alexandra poteva essere, come nel caso del ragazzo della discoteca, essere completamente sovrastata dalla sua passione: a quell’età magari non hai particolare esperienza sessuale, ma sei insaziabile e letteralmente inesauribile. All’inizio (durante i saluti) Riccardo mi era apparso anonimo mentre ora ero arrivato a percepirlo come dominante, maschio, virile, sicuro. Non so ovviamente se poi lo fosse per davvero ma avevo totalmente cambiato idea su di lui rispetto all’opinione che mi ero fatto a impatto, forse era anche la mia eccitazione ad averne enfatizzato possibilmente le qualità sessuali. Sapevo che mai avrei coinvolto lui nella realizzazione (già di per sé molto improbabile) della mia fantasia, era veramente troppo giovane ed ero un grande amico di suo padre, ma il fatto che non sembrasse in imbarazzo (nonostante avesse di fronte una sventola con il seno esplosivo in bella mostra) mi fece eccitare tantissimo perché, appunto, credevo nel dominio totale di lui. Sotto i pantaloni il cazzo duro spingeva fino a farmi male ed in quel momento capii quanto potesse essere assurda la vita: Riccardo (ma anche tante altre persone) avrebbe pagato oro per avere Alexandra anche solo per una notte, avrebbe pagato oro per sbatterla, sfondarla, scopare fino a sfinirla. Ed io, che ero il suo partner e potevo “beneficiare” quanto volevo del suo corpo meravigliosamente erotico, ero più eccitato all’idea di vederla con un altro. Pazzesco, veramente le cose possono prendere angolazioni e strade completamente impensabili. In quel momento ammetto mi sentii solo ed alienato (non so se questo sia accaduto mai ad altri cuckold, voyeur, ecc) perché davvero mi sentivo l’unico ad avere quel feticcio. C’erano altri in quella stanza che, se fossero stati i compagni di Alexandra, avrebbero voluto vederla con un altro? C’erano altri in quella stanza che avevano condiviso o avrebbero voluto condividere la propria moglie o fidanzata? Forse sì, ma in quel momento mi sentii davvero l’unico al mondo.
Quando tornai diedi un drink ad Alexandra ed uno al ragazzo che, sorridendoci, si congedò. Si notava il suo dispiacere dallo staccarsi di Alexandra, restò piantato due-tre secondi a guardarla prima di andare chissà dove. La stava mangiando con gli occhi, fu il momento preciso in cui la sua attrazione divenne inequivocabile, evidente e percepibile.
“Secondo me gliel’hai fatto venire duro” le dissi sottovoce. In realtà tra i tre probabilmente il più eccitato, per assurdo, ero io.
“Ma no dai, abbiamo parlato solo di Russia e di autori russi”
“Eh ma non ti levava gli occhi di dosso, l’avrai notato..”
“Ma ha venti anni dai, pure i piedi delle sedie glielo fanno vedere duro alla sua età” considerò lei ridendo. Forse temeva una scenata di gelosia visti i trascorsi.
“Caruccio però esteticamente dai, non trovi?” domandai tentando di capire cosa ne pensasse.
“Boh, un ragazzo normale”
“Dai lo so che ti ha fatto effetto! Piacere a un ventenne è tanta roba!”
“Beh all’ego fa effetto, quello è innegabile”
Continuammo il resto della serata sulla falsariga dell’inizio, chiacchierando del più e del meno con altri ospiti, sorseggiando drink su drink. Ci stavamo divertendo, era bello quel contesto e la festa era organizzata davvero con classe. Come detto in precedenza Alexandra aveva conosciuto delle sue coetanee con cui si scambiarono i contatti promettendosi di rivedersi, io invece conobbi un amico di Mauro che mi invitò ad aggiungermi alla loro partita settimana di calcio a cinque. Un invito che accettai davvero volentieri; con il mio gruppo storico diventavano sempre più saltuarie le partite, ora potevo inserirmi in un gruppo nuovo. Riccardo non lo vedemmo più, o meglio non ci chiacchierammo più perché ogni tanto lo incrociavamo mentre chiacchierava con altre persone.
In macchina verso il ritorno a casa riparlammo brevemente del ragazzo che, mi disse proprio Alexandra, pare avesse iniziato a seguirla su Instagram.
“Il ragazzino quindi si è innamorato!”
“Ma dai, ha vent’anni, campano di follower i ragazzi di oggi”
“Più che altro come ti avrà trovato?”
“Il mio nome gliel’ho detto io” disse lei. “Forse avrà visto tra i follower dei suoi genitori”
“E poi dici che non si è innamorato” dissi ridendo. “Ora ti guarda pure le foto in costume, questo ora perde la testa” continuai dandole un leggero buffetto sulla spalla. Volevo comprendesse che non fossi geloso, anche se ovviamente non volevo capisse che fossi eccitato.
“Mi piace che non sei più geloso” disse lei cogliendo immediatamente la cosa. “Qualche tempo fa mi avresti detto di bloccarlo, mi avresti fatto la tua solita piazzata di merda. Invece ora non ti importa. Mi piace che siamo complici, è una fase del rapporto che adoro veramente tanto e lo sai quando lo sto apprezzando. All’inizio sinceramente pensavo fosse una tua strategia..”
“Che intendi per strategia?”
“Sei sempre stato tanto geloso, il fatto che improvvisamente tu abbia smesso di esserlo mi faceva pensare fosse una tua tattica: fingere di abbassare la guardia per vedere se facevo qualcosa che reputavi sospetto. Però sei troppo eccitato in questi mesi, quello non si può fingere, ti eccito più adesso dell’inizio, mi sono detta che ti sei lasciato andare..”

