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Svetlana: a pagamento... ma con passione
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Racconto24 min di lettura

Svetlana: a pagamento... ma con passione

Un incontro per una prestazione a pagamento trasforma in modo inatteso una donna dal fisico prestante ma dal carattere dolce in una dominatrice sensuale e travolgente

Kendall
11 mesi fa · 452 letture · 0

-            Adesso sei mio prigioniero - dice con quella sua marcata inflessione russa.

Io cerco di spingere per liberarmi dalla sua pressione ma le mie braccia sono visibilmente meno forti delle sue. Due grosse e toniche tette si adagiano sul mio viso. Hanno un odore che mi piace e mi ci sprofondo dentro mentre premono con intensità lasciandomi comunque respirare.

Mi viene da fare lo spiritoso e le dico che con la forza dei miei potenti muscoli mi libererò in pochi secondi. Lei scoppia a ridere e mi fa capire che questo gioco la fa divertire.

 Un’improvvisa intuizione

Svetlana sta facendo il suo lavoro in modo professionale. Mi rendo conto che sta recitando e non è particolarmente coinvolta. Infatti, il modo in cui si sfrega contro di me immobilizzato al muro è un po’ artefatto. Un po’ mi spiace ma, in fondo, la pago per una semplice prestazione sessuale e non posso pretendere di più.

Nel giro di frazioni di secondo, però, cambio idea perché ho un'intuizione: secondo me, una donna col suo fisico potrebbe nascondere nei meandri della sua mente e nelle profondità del suo sentire il desiderio di godere sessualmente della propria superiorità fisica rispetto a un uomo che ha il corpo come il mio. Può darsi che questo sia un territorio del piacere che lei non ha mai sondato.  E perché non provarci? Perché non tentare di stimolarla in questo senso? Con la forza che mi ha dimostrato di avere e con il curriculum di orgasmi multipli di cui ho letto potrebbe venir fuori una cosa straordinaria. A me non basta fare una semplice scopata. Non sono lì per quello.

-            Ok mi arrendo. Andiamo sul letto.

Svetlana sembra sollevata dal dovermi assecondare in quel gioco che non le dice più di tanto.

Salgo sul letto e mi metto in ginocchio nel mezzo  e le chiedo di fare altrettanto e di porsi davanti a me. Capisco che non capisce ma vedo che lo fa. E’ proprio una brava ragazzona che vuole soddisfare il cliente. Ma io voglio di più: voglio risvegliare la possente amazzone dominatrice che dorme in lei.

-            Difenditi. Ti schiaccerò come una mela marcia. – Dico esagerando il tono per farle capire che sto comunque giocando.

Forse perché abituata a vedere l‘uomo come colui che va assecondato, forse per il mestiere che fa, Svetlana intreccia le mie dita nelle sue e l’incontro di lotta ha inizio.

 Nuove sensazioni

E’ vero che lei si prestava alle più disparate posizioni e aveva provato di tutto (come ho detto, avevo  letto su quel forum un curriculum di tutto rispetto), ma ciò che le sto proponendo ora sembra essere una novità anche per una prostituta navigata come lei. Ho l'impressione che si è incuriosita dal mio approccio ai rapporti sessuali e questo mi incoraggia a concepire le più spinte fantasie, avendo in mente sempre come contesto finale quello che per me è un punto fermo: l'orgasmo condiviso. Anche in contesti normali ho sempre vissuto come una specie di sconfitta il non essere stato in grado di aspettare la mia partner e “venire” il più possibile nello stesso momento.

Siamo in piedi sul letto uno di fronte all'altra. Io sono solo con gli slip e lei pure. Il suo seno è davvero sodo e, quando le chiedo di  tenere il fiato per mostrarmi l’estensione dei muscoli pettorali, lo spettacolo è sensazionale e il mio pene si irrigidisce all’istante. Lei  se ne compiace.

 Allora, le suggerisco immediatamente le regole del gioco.

-            Facciamo finta di essere sul ring e di fare un match in 3 riprese: vince chi tiene l'altro immobilizzato con le spalle a terra per 15 secondi.

-            Quindi, quando ti metto giù devo contare fino a 15?

-            E chi ti ha detto che sarai tu a mettere giù me?

E con questa frase di sfida mi infilo tra le sue gambe nel tentativo di prenderla di sorpresa e farla cadere, ma il mio tentativo diventa vano perché una volta con la testa in mezzo alle gambe lei comincia a stringere e io rimango immobilizzato. Sto cercando di aprire le cosce ma le sue gambe sono come due tronchi nodosi radicati nel terreno. Ad un certo punto sento le mie di gambe sollevarsi perché mi sta tenendo a testa in giù prigioniero tra le sue cosce.

-            Sei di nuovo mio prigioniero - le sento dire mentre il sangue comincia a darmi alla testa.

Ad un certo punto, sempre tenendomi stretto tra le cosce, cammina avanti e indietro, come per dimostrare che poteva manipolarmi come voleva. Poi, delicatamente, mi rimette a terra lasciandomi la testa in giù. Appena riesco a voltarmi, la vedo cadermi addosso e sommergermi con tutto il suo peso. Non fa alcuna mossa con le mani nè con le gambe per tenermi a terra: bastano i suoi presunti 100 chili.

-            1, 2, 3,.. 13, 14, 15… Ho vinto.

-            Ok, hai vinto il primo round. Adesso stiamo in piedi uno di fronte all’altro.

-            Va bene! (cominciava a prenderci gusto)

-            Alza le due mani e intrecciamo le dita.

-            Sì… e poi?

Senza dirle niente, comincio a stringere le dita cercando di stritolare le sue. Presa alla sprovvista, riesco a piegargliele per qualche istante ma appena si riprende dalla sorpresa comincia lei a stringere e in men che non si dica mi torce le braccia all'indietro. Poi, stringendomi a sé, mi solleva da terra facendomi dondolare a sinistra a destra come se fossi una bambola di pezza.

-            Le mie mani sono più forti delle tue.

-            Dammi un'altra possibilità.

-            Ok.

Ricominciamo da capo ma stavolta non si fa cogliere di sorpresa e, iniziando a stringere, mi mette in ginocchio, così che ad un certo punto mi ritrovo davanti alle sue mutandine. Quando mi lascia andare le mani, io utilizzo le mie per cingerle i polpacci. Li sento duri, forti, muscolosi. Scendo fino alle caviglie e mi rendo conto della loro solidità. Non trovo di meglio che sfregare il mio naso nel punto più importante che sta dietro le sue mutandine. Cerco di farlo con estrema lentezza cercando di assomigliare alla mia vecchia cagnolina quando mi leccava con estrema devozione una mano ferita. Mi muovo lentamente e con intenzionale desiderio di esprimere sottomissione. Poi faccio salire le mani a livello delle sue natiche e comincio ad accarezzarle. La mia astuta manovra non la lascia indifferente e qualcosa nel suo comportamento sembra cambiare. E’ come se l'avessi agganciata: lo capisco dal fatto che sta assecondando il movimento del mio naso. La sento iniziare a sospirare e a lasciarsi andare. Ma forse lo fa anche troppo perché io non riesco a reggere il suo peso e cadiamo a terra tutti e due. Io le sono sempre sotto nella stessa posizione.

-            Dai! Continua!

-            No! Stando qui non ci riesco.

-            Continua, ho detto!

Il suo è un ordine, non un invito! Forse riesco a risvegliare l'amazzone dormiente.

Sto al gioco che si sta delineando e cerco di spingerlo nella direzione voluta fin dall'inizio.

-            No, adesso non ti faccio godere. Mi rifiuto.

A quel punto mi sento prendere la testa che diventa improvvisamente un oggetto della sua volontà.

-            1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10,…

Svetlana sta contando i secondi necessari per vincere il round ma al tempo stesso sta per arrivare all’orgasmo. Io sono praticamente sotto di lei immobilizzato. Gli ultimi 5 secondi sembrano durare il doppio e sono accompagnati da un ansimare crescente: 13, …, 14, … 15. Alla fine, sento un grido esplosivo di soddisfazione. Appena si riprende, si allontana per farmi respirare, mi guarda con occhi languidi e, invitandomi a rimettermi in piedi, mi tira su con uno strattone forte ma al tempo stesso riconoscente. Poi mi abbraccia affettuosamente e mi dice che vuole continuare a fare il terzo round. Sento di essere sulla strada giusta: per il momento non ho provato ancora quasi niente ma l'evoluzione del match promette bene.

  Il terzo round

Mentre si riassetta i capelli allo specchio, noto l’addome ancora piuttosto tonico e snello (oggi Svetlana ha messo su un po’ di chili anche lì ma per me è sempre attraente).  Penso che sia  merito di tutta la “ginnastica” che fa  in un giorno e che la mantiene in linea.

-            Ma non ti stanchi ad avere tutti questi rapporti?

-            No, a parte i ragazzi giovani… quelli richiedono impegno, ma poi mangio un po’ e passa.

-            E con me ti stai stancando a fare la lotta?

-            Per niente! Ti batto sempre senza fare fatica.

Finalmente percepisco una certa combattività. Spero di non sbagliarmi.

-            Allora sei pronta per una vera lotta all’ultimo sangue?

-            Ma se hai quattro ossa da ragazzina! Cosa vuoi fare contro di me? (e nel dirlo si gonfia il petto come se fosse Tarzan: l’estensione toracica arricchita dalle due grosse tette è impressionante)

-            Cavolo! – esclamo.

-            Ti faccio paura, eh?

Forse non sta più recitando: deve aver provato qualcosa di diverso dal solito mentre contava da 1 a 15… e lo vuole riprovare più in grande.

 Sorprendendomi per l’agilità e la furia, salta sul letto e, stando in piedi, mi invita a salirci.

Accetto l’invito ma ho in mente un inganno: mentre sono sul letto di fronte a lei fingo di saltarle addosso, lei viene verso di me, ma io salto giù di lato. Svetlana cade goffamente in avanti.

Io rido come un bambino ma, per qualche motivo, lei no.

-            Piccolo bastardo, vieni qui!

Prima di andare avanti…

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