La donna e il suo mestiere
Svetlana esiste davvero nella realtà, ma ovviamente ha un altro nome. Ormai è sui cinquant’anni, ma è ancora sulla cresta dell’onda. Fa il mestiere più antico del mondo. Lo fa con una tale passione che rischi di innamorarti del suo carattere timido e gentile. Fisicamente, la diresti una “cavallona”, una “bella manza”, come si usava dire quando ero un ragazzino delle medie e i più coraggiosi della mia compagnia andavano in bici in quella via vicino al fiume dove due o tre prostitute di quella stazza ricevevano alla luce del sole. Svetlana poteva essere una di loro. E’ vecchio stampo; ha un cuore e chi leggerà il mio testo ne converrà.
E’ nata in quella che si chiamava Unione Sovietica ed è giunta in Italia per vie traverse nei primi anni 90. Ha lavorato in locali a luci rosse e poi si è messa in proprio.
Bassa padana.
Un giorno di quasi dieci anni fa ho scoperto un forum di puttanieri che faceva riferimento ad una “forza della natura”, una imparagonabile “macchina del sesso” che riceveva in casa sua in uno sperduto paesino di campagna della pianura padana. Veniva descritta come carina ma non propriamente bella, alta come un corazziere, grossa ma non grassa, simpatica e chiacchierona. Faceva di tutto ed accoglieva qualunque esigenza del cliente: cose tradizionali, però; niente sadomaso o violenze gratuite. Prezzo standard: un centone e via! Molti degli arrapati fruitori del forum dedicavano anche belle descrizioni alla location in cui riceveva: una vecchia casa con più appartamenti ma molto riservata, cintata da mura e cancelli che doveva essere anticamente più che un edificio padronale.
Prendo appuntamento
Dalle descrizioni dei vari post non rilevo riferimenti a pratiche che potessero incontrare la mia inclinazione al confronto fisico soft (lotta erotica, prove di forza, …), ma continui accenni alla sua forza muscolare sì: uomini sul quintale che dicevano di essere stati sollevati, girati sotto sopra, ragazzi giovani usciti esausti da una vera propria battaglia sessuale con l’insaziabile prostituta a cui sembrava piacere veramente quello che faceva, ma anche clienti che parlavano di carezze, baci e coccole al termine del rapporto carnale. Sembrava che non praticasse la “professione” per soldi, anche se a conti fatti (lo intuii dalla difficoltà di prendere un appuntamento) ogni giorno portava a casa almeno 500 euro tutti per sé, visto che riceveva in appartamento e non aveva protettori.
Mi ero fatto l’idea di una sorta di amazzone dal cuore tenero che poteva fare al caso mio e decido di andarci. Scelgo un giorno che si rivelerà di nebbia fittissima: una sfiga per il viaggio (il paesino dista un’ora da casa mia)… una fortuna, per quanto riguarda la magia che poi si è venuta a creare.
Il mio DNA
La natura, il caso, il destino o forse un DNA capriccioso mi hanno fatto in un certo modo: altezza normale per la mia generazione (a scuola ero sempre tra quelli di mezzo… né alto né piccolo) ma con ossatura sottile e scarsa muscolatura. Per farla breve, come compensazione ho sviluppato una tendenza ed essere molto attratto dalle ragazze alte, robuste e forti. Mi piace sentire che una donna più forte e più grossa di me mi sottomette fisicamente ma solo come gioco intermedio per arrivare a condividere un piacere comune. Niente dolore, niente botte, niente violenza vera: solo un apprezzamento della forza femminile e di corpi di donna con muscoli e ossature potenti. Non è certo l’unica cosa che mi piace fare con una donna, ma è quella più intrigante.
Nebbia e riservatezza
Arrivo nel paesino facendo l’ultimo tratto con la portiera semiaperta perché la stradina che collega la provinciale al centro abitato non ha la mezzeria. Sono le 8,30 di un giorno di fine novembre. Ho preso appuntamento nell’unico buco possibile della sua agenda che è fittissima… come la nebbia che sto incontrando. Quando transito nel paese non c’è anima viva in giro. Proprio alla fine delle case inizia di lato lo sterrato che porta all’abitazione di Svetlana. Mi trovo di fronte al cancello. Suono il campanello e lei mi apre a distanza la cancellata. Entro in auto nel grande cortile, passo sotto una stretta volta che conduce nel retro del vecchio edificio dove c’è l’ingresso del suo appartamento. Apprezzo la grande riservatezza: un appartamento defilato in un complesso isolato alla periferia di un paese sperduto nella nebbia a un’ora di strada dalla città. “Qui non ti viene a cercare nessuno”, mi dirà in seguito Svetlana. Lascio l’auto, salgo le scale mentre il portone d’ingresso si richiude automaticamente. Busso ed entro.
Un corpo statuario
Mi sorride ma non troppo una biondona dal seno prorompente che indossa una maglietta senza maniche che evidenza due grosse braccia all’apparenza di soli muscoli, una specie di sottoveste semi-trasparente più corta di una minigonna che evidenza gambe possenti ma armoniche con polpacci robusti e proporzionati. Calza scarpe con tacchi bassi ma mi sovrasta di almeno 10 cm, se non di più. Stimo 1,85 x 90 kg. Mi dà la mano e sento che è più grossa della mia, ma la stretta è delicata. Si apre al sorriso mentre ci presentiamo. Noto una certa timidezza. E’ ospitale e fa di tutto per mettermi a mio agio. Le parlo del compenso e lei si schernisce, facendomi capire che li prenderà dopo e che non è la cosa più importante. Ci sediamo al tavolo e mi offre da bere.
Dal momento social ai preliminari
Mi fa parlare di me e poi parla di sé. E’ davvero chiacchierona. Ha la voce di una persona grande e grossa, ma è dolce e tranquillizzante. Le spiego le mie inclinazioni: è disponibile, anche se non capisce subito come mi piace “venire”. Intuisco che sta cercando di comprendere come soddisfarmi. Rimango un po’ deluso perché mi rendo conto che non è una donna che prova piacere sessuale nel dimostrare di essere più forte di un uomo, ma ormai sono lì. Mi dice che il letto è nell’altra stanza.
- Prima possiamo fare delle prove di forza? Ti scoccia? Dimmelo, se no facciamo subito una cosa tradizionale.
- No, Va bene. Mi piacciono i giochi. Questi però non li faccio mai.
- Braccio di ferro?
- Ok.
E così ci posizioniamo: destra contro destra. Noto che le sue mani sono solo un po’ più grosse delle mie. Mi aspettavo una differenza più marcata, vista la sua stazza. Però, i bicipiti e gli avambracci sono poderosi pur rimanendo assolutamente femminili. Inizio a spingere e mi rendo conto che è fortissima rispetto a me. Non la muovo di un millimetro. Svetlana si diverte vedendo i miei inutili sforzi. Sembra quasi lasciarmi provare per un po’ e poi decide di porre fine alla prova, piegandomi il braccio con facilità.
- Sono più forte io – sorride, ma lo dice sforzandosi immaginando che mi faccia piacere sentirlo.
Facciamo altri round ma vince sempre lei. Allora le propongo l’altra prova di forza che mi piace fare: gamba di ferro. E lì le cose cominciano a cambiare un po’.
Seduti uno di fronte all’altro, vince chi divarica le gambe dell’avversario o, viceversa, impedisce che l’altro le divarichi. Le mie cosce sono meno della metà delle sue. Prendo il cellulare e le chiedo se posso fare una foto dall’alto per ricordarmi le sue gambe. Divertita acconsente.
Appena inizio a spingere mi rendo conto che ha una presa d’acciaio. Provo e riprovo, ma non c’è niente da fare: è fortissima e lo dimostra con un breve gemito sensuale (forse sta entrando in sintonia con me?). Quando tocca a lei, me le divarica in pochi secondi e più volte. Si vede che non fa minimamente fatica a battermi.
Spinto da un moto irrefrenabile, le metto una mano tra le gambe e le solletico delicatamente la zona pubica.
- Sei molto più forte di me con le gambe. – dico io con enfasi cercando di stimolarla con le parole.
- Anche tu sei forte. – dice lei… mentendo per farmi piacere. (no, forse non aveva ancora capito cosa volevo)
Colto da improvviso raptus, mi alzo dalla sedia e mi siedo a cavalcioni sulle sue gambe standole di fronte. Le do un bacio sulla guancia e la sorprendo.
- Mi sollevi?
Mi guarda attonita e divertita. Poi si alza e contemporaneamente mi solleva.
- Sei leggero!
- Mi porti in braccio di là sul letto?
Dai preliminari alle prime sollecitazioni
Ridendo sommessamente ma di gusto per la mia stravagante richiesta, soddisfa il mio desiderio. Davvero non le vedo fare il minimo sforzo. In quel periodo ero reduce da un intervento chirurgico, ero dimagrito e pesavo 65 chili. Mentre mi trasporta sono sempre di fronte a lei e mi viene di baciarla sul collo. Vedo che le piace. Mi deposita e mi indica i preservativi sul comodino. Io, però, voglio giocare ancora un po’.
- Ti posso spingere verso il muro?
- (ridendo divertita in modo infantile) Sì, dai!
Intreccio le mie dita nelle sue e faccio forza per spingerla indietro ma … neanche stavolta si muove di un millimetro e ride ancora divertita (“Non ce la fai!”). Nel tentativo di smuoverla, finisco per appoggiarmi contro di lei e spingerla col ventre. Fino a quel momento, non avevo ancora avuto una vera erezione e mi ero limitato a giocare. Ma il mio inutile tentativo di spostarla comincia a stimolarmi.
Ad un certo punto, mi sento trascinare io stesso verso la parete. Svetlana aveva preso l'iniziativa del gioco e, ovviamente senza fare troppa fatica, mi aveva messo spalle al muro.
