"Non finisce qui," ansimò Farina mentre le sollevava il mento con due dita, gli occhi scuri che brillavano di una luce predatrice. "Ho aspettato troppo per sprecare tutto in una volta sola." Con un movimento fluido, la sollevò dal tappeto e la spinse contro il letto, facendola cadere all'indietro tra le lenzuola di seta nera che sembravano bruciarle la pelle nuda. Gloria non ebbe il tempo di reagire che già lui le stava aprendo le gambe con le ginocchia, lasciando che il suo membro ancora duro e scintillante di saliva e sperma si posasse sul suo addome mentre le strappava via le ultime vestigia di lingerie con gesti brutali. "Voglio vederti venire mentre ti scopo," ringhiò contro il suo collo mentre le affondava i denti nella carne delicata, lasciando un segno che avrebbe impiegato giorni a svanire.
Gloria annuì freneticamente, le unghie che gli affondavano nella schiena mentre le sue gambe si avvolgevano spontaneamente intorno ai suoi fianchi. "Fottimi come fossi tua," sussurrò con voce rotta, sorprendendosi per quanto quelle parole le venissero facili. "Fino a farmi urlare così forte che i tuoi operai laggiù sentiranno quanto sono una troia." La volgarità le bruciava la lingua come liquore forte, ma il lampo di desiderio negli occhi di Farina valse ogni vergogna. Quando lui entrò in lei con un solo colpo secco, Gloria urlò davvero - non di dolore, ma di stupore per quanto quel cazzo enorme la riempiva in modi che Maurizio non aveva mai nemmeno immaginato.
"Ecco la mia brava mogliettina," ringhiò Farina mentre le afferrava i polsi e glieli bloccava sopra la testa, il suo bacino che iniziava una serie di spinte profonde e regolari che facevano scricchiolare il letto. Ogni penetrazione le sfiorava un punto dentro di lei che Gloria non sapeva nemmeno esistesse, una sensazione elettrica che le faceva contorcere le dita tra le sue. "Dimmi che ti piace prendere questo cazzo come una puttana." La sua voce era un misto di comando e lusinga, le labbra che le succhiavano il collo lasciando lividi violacei mentre le sue cosce tremavano sotto lo sforzo di contenere quell'onda di piacere crudele.
"Dio quando è grosso ma mi piace da morire," gemette Gloria arcuando la schiena contro di lui, le parole che le sgorgavano dalla gola senza filtro. "Fottimi ancora, fammi diventare la tua troia." La volgarità la eccitava più del contatto stesso, ogni parolaccia che usciva dalle sue labbra come una confessione più intima di qualsiasi penetrazione. Farina rispose con un colpo particolarmente violento che la fece urlare, le unghie che gli scavavano solchi rossi lungo la schiena mentre il corpo si irrigidiva in un preludio d'orgasmo.
Lui la girò improvvisamente a pancia in giù senza staccarsi da lei, un braccio muscoloso che le serrava la vita mentre l'altro le afferrava i capelli per tenerle la testa sollevata. Gloria vedeva se stessa nello specchio posto di fronte al letto - la schiena inarcata, le labbra tumefatte dal rossetto sbriciolato, gli occhi lucidi di un desiderio che non riusciva più a nascondere. Farina le mordeva una spalla mentre aumentava il ritmo, le palle che le sbattevano contro il clitoride con ogni spinta. "Guarda come prendi questo cazzo da puttana," ringhiò contro la sua nuca, costringendola a fissare quel riflesso indecente dove vedeva il suo corpo che accoglieva ogni centimetro di lui.
"Si... sarò la tua troia..." ansimò Gloria contro il cuscino di seta, le parole che le uscivano a fatica tra un gemito e l'altro. Le mani di Farina le scivolarono sotto il ventre per sollevarla meglio, permettendogli di penetrarla ancora più profondamente in un angolo che le fece vedere le stelle. "Oggi e... per sempre..." completò con un singhiozzo, sentendo le dita di lui stringersi attorno alla sua gola in un possesso totale che la mandò oltre il limite. L'orgasmo la colpì come un treno, le contrazioni violente che gli strizzavano il cazzo mentre lei gridava in un misto di dolore e piacere estremo.
Farina non si fermò, continuando a pompare dentro di lei con movimenti sempre più frenetici mentre la teneva stretta a sé. "Sporcati tutta," le ordinò con voce roca, tirandole i capelli all'indietro per guardarla negli occhi mentre finalmente raggiungeva l'orgasmo. Gloria sentì il calore diffondersi dentro di lei in onde successive, molto più abbondante di quanto avesse immaginato, mentre Farina gemeva il suo nome con voce strozzata. Quando finalmente si staccò, il miscuglio di fluidi che sgorgò da Gloria la fece arrossire violentemente.
Si girò a pancia in su, il respiro ancora affannoso, e si coprì il viso con le mani. "Dio, cosa mi hai fatto fare..." mormorò, ma anche mentre lo diceva sentiva le cosce ancora tremare di piacere residuo. Farina le si sdraiò accanto, un braccio muscoloso che le cingeva la vita mentre con l'altra mano le sollevava il mento. "Non mentire a te stessa," sussurrò contro le sue labbra, ancora umide di saliva e sperma. "Ti è piaciuto, e lo sai." Gloria chiuse gli occhi, incapace di negarlo mentre il suo corpo traditore pulsava ancora di desiderio.
"Più di quanto tu possa immaginare," ammise finalmente con voce rotta, aprendo gli occhi per fissare il soffitto a volta ricoperto di specchi dove si riflettevano i loro corpi sudati. L'ammissione le bruciò la gola più delle parole volgari che aveva urlato durante l'atto. Farina sorrise, soddisfatto, le dita che disegnavano cerchi lenti sul suo ventre ancora scosso dai sussulti. "E adesso?" chiese lei quasi senza volerlo, già sapendo la risposta. "Adesso scopriremo se potrai farne a meno," rispose lui, lasciando cadere le parole come una condanna dolce.
Si alzò con un movimento fluido, la silhouette perfetta nel controluce delle candele quasi consumate, e andò allo scrittorio intarsiato in fondo alla stanza. Gloria lo seguì con lo sguardo, il corpo ancora intorpidito dal piacere mentre osservava i muscoli della sua schiena contrarsi sotto la pelle dorata. Aprì un cassetto di ebano con gesto sicuro e ne estrasse tre fogli di carta pergamena che riconobbe all'istante: le cambiali firmate da Maurizio, quelle che erano diventate il macigno della loro esistenza. Farina tornò al letto e gliele posò sul ventre ancora umido, le dita che sfiorarono deliberatamente il suo pube mentre si ritirava. "Tieni, portale a tuo marito" disse con voce improvvisamente seria, gli occhi che la fissavano senza più traccia della lussuria di pochi attimi prima. "Mi piaci troppo per continuare a scoparti solo per soldi. Da oggi il vostro debito è cancellato."
Gloria prese le cambiali con mano tremante e le osservò per un lungo istante. Poi, con un gesto improvviso quasi di rabbia, le strappò in quattro pezzi netti e li lasciò cadere sul pavimento di marmo lucido. Si alzò a sua volta, nuda e fiera, e lo prese per il collo tirandolo a sé con forza inaspettata. "Leccamela da oggi, sarà anche tua" gli sibilò contro la bocca mentre lo spingeva verso il basso con determinazione, le gambe che si aprivano di nuovo sotto il suo volto sorpreso. Farina emise un suono roco tra lo stupore e l'eccitazione mentre lei gli affondava le mani nei capelli e lo spingeva senza cerimonie verso la sua fessura ancora gonfia e lucida dei loro fluidi mescolati. " Si voglio che sia anche mia" aggiunse Farina con voce strozzata mentre già la sua lingua scivolava lungo le labbra tumefatte di Gloria con un gemito profondo.
Il primo assaggio fu una rivelazione: salato, muschiato, con un retrogusto metallico che sapeva di possesso. La lingua di Farina affondò tra le pieghe ancora palpitanti con la stessa precisione chirurgica che usava nei suoi affari, trovando il clitoride gonfio e iniziando a stimolarlo con piccoli movimenti circolari che facevano gemere Gloria contro il soffitto a specchio. Quando risucchiò il nodo sensibile tra le labbra, Gloria gli affondò le dita nei capelli con tale forza che dovette pensarci due volte prima di continuare. Ma lui non si fermò, anzi, accelerò il ritmo mentre le mani le afferravano i fianchi per tenerla ferma, le dita che affondavano nella carne morbida lasciando lividi che sarebbero durati giorni.
"Questa alcova sarà il nostro nido," sussurrò Farina tra una leccata e l'altra, la voce vibrante contro la sua carne umida, "se tu vorrai farlo ancora di tua spontanea volontà, senza condizionamenti." La bocca tornò su di lei con rinnovato vigore, succhiando e mordicchiando alternativamente mentre le dita le aprivano ulteriormente le cosce. Gloria annuì freneticamente, incapace di parlare, il corpo che si arcava incontro a quella bocca esperta che sembrava conoscere ogni suo punto segreto meglio di quanto lei stessa avesse mai fatto.
"Ma—" gemette improvvisamente, la mente annebbiata dal piacere che riuscì a riemergere per un attimo, "hai dimenticato il debito della banca... Avevi promesso—" La protesta le si spezzò in un grido quando Farina le affondò due dita dentro con gesto brutale, il palmo che le schiacciò il clitoride nello stesso istante. "L'ho già fatto cancellare ieri," rispose contro la sua pelle tremante, la voce roca di desiderio. "Prima ancora di toccarti. Volevo che oggi sapessi che non era per quello."
