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Puttana per debiti
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Racconto52 min di lettura

Puttana per debiti

GLORIA SI FA SCOPARE DALL'USURAIO E DIVENTA LA SUA AMANTE

Anna Bolerani
9 mesi fa · 3.5k letture · 1

"Sei diverso da come mi aspettavo," mormorò Gloria, abbassando lo sguardo sulle proprie scarpe. "Sperò in meglio." disse il Farina, ridendo con un suono profondo che riempì il corridoio stretto. "Tu invece sei come ti ho sempre sognata," sussurrò mentre si avvicinava, il calore del suo corpo che già le avvolgeva le spalle. "Una bellissima donna che mi ha da sempre affascinato sin da quando siete venuti ad abitare nella vostra casa." Le parole le scivolarono sulla pelle come carezze, accompagnate dal tocco delle sue dita che ora sfioravano i suoi capelli sciolti. "Ricordo la prima volta che ti ho vista nel cortile, con quella camicetta bianca che si bagnava mentre innaffiavi i gerani. Mi chiedevo come sarebbe stato scoparti sotto quel vestito leggero."

Gloria sentì un brivido di eccitazione mescolato a vergogna mentre lo seguiva attraverso un corridoio stretto, illuminato solo da flebili luci laterali che gettavano ombre danzanti sulle pareti. Quando Farina aprì la porta in fondo, il respiro le si bloccò in gola. La stanza che si aprì davanti a loro era un'alcova da favola, completamente diversa dallo stanzino sporco che aveva immaginato. Le pareti erano tappezzate di velluto rosso scuro, illuminate da decine di candele profumate posizionate su ogni superficie disponibile. Petali di rose rosse formavano un sentiero che conduceva a un letto enorme, con lenzuola di seta nera che luccicavano alla luce tremolante. Un leggero profumo di sandalo e vaniglia riempiva l'aria, mescolato all'odore più terroso dei fiori freschi disposti in grandi vasi di cristallo. "Ti piace?" chiese Farina alle sue spalle, le mani che le sfioravano i fianchi mentre la spingeva dolcemente verso l'interno. "Ho preparato tutto per te. Solo per te."

Gloria annuì senza parole, sentendo le ginocchia indebolirsi mentre entrava nella stanza, le scarpe che affondavano nel tappeto spesso come in un sogno. Farina chiuse la porta alle loro spalle con un click discreto, poi le si avvicinò con passo felpato, i suoi occhi scuri che la divoravano mentre le girava intorno come un predatore che studia la preda. "Sei ancora più bella di come ti ricordavo," mormorò, le dita che sfioravano i suoi capelli sciolti con una delicatezza inaspettata. "Ho aspettato questo momento da così tanto tempo..."

Poi si avvicinò a Gloria e la strinse a sé tentando di baciarla sulla bocca. Istintivamente, Gloria spostò la bocca, il volto che si girava di scatto verso la spalla in un riflesso condizionato da vent'anni di fedeltà. Respirava affannosamente, il profumo di sandalo e tabacco che le invadeva i polmoni mentre le mani di lui le stringevano i fianchi attraverso il vestito. Farina non si offese, semplicemente sorrise con quella sicurezza che sembrava scolpita nella sua pelle, poi riprovò. Questa volta Gloria si lasciò andare, le labbra che si aprivano sotto le sue con un gemito soffocato mentre le mani di lui le affondavano nei capelli per tenerla ferma.

Le loro lingue si incrociarono in un balletto umido e lento, un'esplorazione reciproca che sapeva più di scoperta che di conquista. Gloria sentì le dita di Farina scendere lungo il suo collo, poi sfiorarle il décolleté prima di iniziare ad aprire i bottoni della camicetta uno dopo l'altro con movimenti pazienti. Ogni nuovo centimetro di pelle scoperta sembrava bruciare nell'aria fresca della stanza, i capezzoli già duri che premevano contro il reggiseno push-up. "Così bella," mormorò Farina contro la sua bocca, le mani che ora scendevano lungo i suoi fianchi fino a trovare la cerniera laterale della gonna. Un attimo dopo il tessuto scivolò lungo le sue gambe in un baleno, lasciandola in mutandine e reggiseno neri davanti a quest'uomo che non era suo marito.

Il desiderio e il senso di colpa si mescolarono in un cocktail elettrico mentre Gloria cominciò a sua volta a sbottonare la camicia di Farina con mani tremanti. Ogni bottone che si apriva rivelava una nuova striscia di pelle abbronzata e muscolosa, coperta da una leggera peluria scura che diventava più folta scendendo verso l'addome. Quando finalmente la camicia cadde a terra, le sue dita si aggrapparono alle spalle di Farina come per cercare un appiglio mentre il suo corpo reagiva istintivamente alla vista di quel petto largo e definito. "Dio, sei perfetto," sussurrò senza volerlo, sentendo le guance ardere per quella confessione involontaria.

Le labbra ancora incollate alle sue, Farina le afferrò i polsi e li guidò verso la fibbia della cintura. "Fallo tu," mormorò contro la sua bocca con voce roca, lasciandole il controllo proprio mentre glielo toglieva. Gloria annuì meccanicamente, le dita che scivolavano lungo il cuoio lucido prima di trovare il fermaglio metallico. Quando la cintura si aprì con uno scatto, lei trattenne il fiato mentre il tessuto dei pantaloni si allentava, rivelando la forma di ciò che c'era sotto. Un brivido le corse lungo la schiena quando le dita sfiorarono accidentalmente la protuberanza che pulsava sotto la stoffa, già dura e pronta per lei.

Con movimenti lenti che sembravano durare un'eternità, Farina la guidò verso il basso con una pressione ferma ma non violenta sulle spalle, fino a portare il viso di Gloria all'altezza della sua cintura. Lei obbedì senza resistenza, le ginocchia che cedevano sul tappeto spesso mentre le sue mani tremanti aprivano il bottone dei pantaloni e abbassavano la cerniera con un fruscio che sembrò troppo forte nel silenzio della stanza. Quando infilò le dita dentro i boxer di seta nera, il calore che emanava la colse di sorpresa - era come affondare le mani in una fornace viva. La carne le scivolò tra le dita prima ancora che riuscisse a prenderne il controllo, pulsante e umida già di suo, senza che lei avesse ancora fatto nulla.

Ebbe appena il tempo di pensare "Dio, è enorme" prima che il membro le scivolasse completamente fuori dai boxer, rimbalzando contro il suo mento con un colpo secco che le fece spalancare gli occhi. La circonferenza era tale che le sue dita non riuscivano a chiudersi completamente attorno alla base, mentre la lunghezza... Cristo, se avesse dovuto stimarla ad occhio avrebbe detto almeno venti centimetri, forse più. La pelle era vellutata e calda sotto le sue dita, attraversata da vene prominenti che pulsavano al ritmo del cuore di Farina. La punta, già lucida di precum, emanava un odore muschiato e maschile che le riempì le narici, mescolandosi al profumo di sandalo delle candele. Senza nemmeno rendersene conto, le sue labbra si aprirono in un sibilo soffocato.

La cappella le sfiorò il labbro inferiore lasciando una striscia umida sul rossetto sminuito. Gloria cercò di trattenersi, di pensare a Maurizio, alla loro vita insieme, ma il richiamo era troppo forte. La punta del suo mento si inclinò in avanti mentre la bocca si apriva in un gesto istintivo, quasi inconscio, e quel primo centimetro di carne ardente le scivolò dentro con una facilità sconcertante. Un gemito le vibrò nella gola quando il sapore salato le inondò la lingua, intenso e primitivo. Le mani di Farina le affondarono nei capelli con una presa sicura ma non violenta mentre lui emetteva un sospiro roco. "Così, brava moglie," sussurrò con voce strozzata, i fianchi che avanzavano di un altro centimetro. "Adesso prendilo tutto."

La circonferenza era tale che le labbra dovettero stirarsi fino al limite, il rossetto che si sbriciolava sotto la pressione. Gloria chiuse gli occhi sentendo la pelle liscia scivolarle sulla lingua mentre la testa affondava più profondamente, le narici invase dall'odore muschiato dei suoi peli pubici. Quando la punta toccò il palato molle, un riflesso di vomito la fece irrigidire, ma le dita di Farina le massaggiarono la nuca con movimenti circolari che la incoraggiarono a rilassarsi. "Piano, non soffocare il tuo primo amante," rise lui con voce roca, ritirandosi di qualche centimetro per darle respiro. Ma Gloria, con sorpresa di entrambi, lo seguì con la bocca in un movimento fluido, le mani che ora si aggrappavano alle sue cosce per bilanciarsi.

Il sapore salato-muschiato si era mescolato alla sua saliva, creando un cocktail che la eccitava più del vino più costoso. Ogni volta che scendeva, la punta del naso si seppelliva nella peluria folta e calda dell'inguine, mentre le labbra serrate alla base sentivano le vene pulsare sotto la pelle. Quando risaliva, la lingua si appiattiva lungo il frenulo scoprendo che quel punto sensibile faceva gemere Farina con un tono più acuto. Scoprì presto un ritmo che sembrava piacergli - tre scivolate lente e profonde, poi una veloce e superficiale che sfiorava solo la cappella con le labbra socchiuse. Le sue dita, inizialmente tremanti, ora esploravano con sicurezza le palle pesanti che si tendevano sotto, massaggiandole in contro tempo con movimenti circolari che strapparono a Farina un gemito gutturale.

"Stai per...?" riuscì a sussurrare Gloria interrompendo momentaneamente il suo lavoro, le labbra ancora avvolte intorno alla metà inferiore del membro. La risposta arrivò sotto forma di un tremito improvviso della carne tra le sue dita, mentre le vene sotto la pelle diventavano ancora più prominenti. Senza bisogno di altre spiegazioni, Gloria affondò di nuovo la bocca fino in fondo, questa volta lasciando che la punta le premesse contro la gola mentre le dita stringevano dolcemente la base. Sentì il primo getto scoppiarle in gola prima ancora che Farina emettesse il suo grido strozzato - caldo, denso e incredibilmente abbondante. Deglutì istintivamente, poi di nuovo, poi ancora, mentre lo sperma continuava a riempirle la bocca in onde successive che sembravano non finire mai. Quando finalmente si staccò, lasciando che gli ultimi schizzi le cadessero sul mento e sul collo, scoprì con sorpresa che la sua eccitazione era cresciuta invece di diminuire.

Prima di andare avanti…

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