La peretta di gomma giaceva sul bidet, ancora umida. Gloria si chinò a prenderla con un senso di vergogna che si mescolava all'eccitazione. Era sempre stata così pulita con Maurizio, mai una sorpresa sgradevole, mai un odore acre. Ma con Farina... il pensiero le fece serrare le cosce. Quanto sarebbe stato diverso sentire un altro uomo scoparla con quella brutalità da estraneo? Le dita le tremarono mentre si infilava le calze autoreggenti, i ganci che le mordevano le cosce come promesse di ciò che sarebbe accaduto dopo.
Lo specchio dell'ingresso le rimandò un'immagine inaspettata: una donna con il rossetto rosso troppo acceso per un giorno di lavoro, il décolleté che mostrava più pelle del solito. "Stupida," sussurrò a quella straniera, ma le labbra si incurvarono in un sorriso che non riusciva a reprimere. Quarantacinque anni di fedeltà assoluta, e ora si preparava come una ragazzina per il primo appuntamento. Si sistemò il reggiseno push-up con un gesto che non aveva mai usato prima, spingendo i seni fino a far sporgere i capezzoli contro la stoffa. Farina avrebbe notato. Avrebbe apprezzato.
Decise di chiamarlo subito senza aspettare di andare in ufficio. La tastiera del telefono sembrava bruciarle i polpastrelli mentre componeva il numero. Il terzo squillo si interruppe a metà. "Pronto?" La voce era diversa al telefono, più profonda, con un sorriso percepibile anche attraverso i cavi. Gloria inspirò, sentendo il reggiseno che le stringeva la gabbia toracica. "Buongiorno Farina, sono Gloria. Accetto la sua proposta. A che ora ci dobbiamo vedere?" Le parole le uscirono come recitate da un copione, ma il respiro affannoso tradì la calma forzata.
"Ah, Gloria." Quella risata soffocata le fece immaginare il suo alito caldo sull'orecchio. "Visto che diventeremo intimi, dammi del tu, no? Ti aspetto alle 13:30 alla porta sul retro del locale. Chiudo alle 13, il tempo di una doccia..." Una pausa carica d'intenzione. "...e sarò lì ad attenderti tutto profumato. Per te." L'enfasi sull'ultima parola le fece serrare le cosce. Gloria annuì, poi realizzò che non poteva vedarla. "Sì," riuscì a dire, mentre la mano libera si agitava verso il fermacapelli che le stava già scivolando.
Il telefono si chiuse con un click che sembrò troppo definitivo. Gloria lo lasciò cadere sul tavolo della cucina, dove atterrò accanto alla peretta ancora umida. Le sue dita tremavano quando tirò su i capelli in una crocchia troppo stretta, quasi a punirsi per la fiammata di eccitazione che le aveva attraversato il basso ventre durante la chiamata. "Doccia," aveva detto. Avrebbe immaginato l'acqua che gli scorreva lungo la schiena muscolosa? Le mani che insaponavano...? Si morse il labbro, il rossetto lasciando un'impronta sui denti.
Gloria si appoggiò al lavello, le gambe che improvvisamente non la reggevano. Il filo delle mutandine si era completamente fuso nella sua umidità, aderendo alla pelle come una seconda epidermide. Quando sollevò la gonna per sistemarlo, scoprì che il tessuto era macchiato di una striscia traslucida che non poteva essere sudore. Si tastò con una punta di dito, stupita dalla quantità. Era lei? Davvero? venti anni di matrimonio e mai, mai si era bagnata così per un altro uomo. Neppure per Maurizio nei primi tempi.
Chiuse gli occhi, cercando di immaginare il corpo di Farina. Lo ricordava alto, ma ora nella sua mente si allungava ancora di più, le spalle che sfondavano la porta dell'ufficio quando entrava. E le mani... Dio, le mani. Non erano quelle grasse e pelose che aveva sempre associato agli strozzini, ma lunghe, con nocche pronunciate e vene che si intrecciavano come corde. Si concentrò più in basso, là dove l'immagine diventava sfocata nella sua mente. Come sarebbe stato? Più grosso di Maurizio? Più lungo? Un brivido le corse lungo la schiena quando la fantasia le fornì i dettagli: un cazzo che sembrava modellato per ferire, con una circonferenza che le avrebbe stretto le labbra fino a farle male, una lunghezza che le avrebbe toccato punti che Maurizio non aveva mai sfiorato. L'idea che potesse non entrarle tutto la eccitò più di quanto avrebbe voluto ammettere.
In ufficio il computer davanti a lei mostrava una fattura da compilare, ma i numeri danzavano sullo schermo. Ogni volta che chiudeva gli occhi per un secondo, vedeva la stanza sopra l'officina: un letto stretto, le lenzuola stirate e linde. Si tastò i capezzoli sotto la camicetta, sorprendendosi a desiderare che fossero già duri quando lui le avrebbe aperto il reggiseno. Si morse un labbro mentre le dita scendevano sotto la scrivania, sfiorandosi l'interno coscia attraverso la gonna. Era già umida di nuovo. Merda. Si alzò di scatto, facendo cadere la penna. "Devo andare in bagno," borbottò alla collega, senza incontrare il suo sguardo.
Nel bagno dell'ufficio si chiuse nella cabina e tirò giù le mutandine. Leccarsi le dita sarebbe stato troppo, troppo vicino al tradimento. Invece si limitò a premere la punta delle dita contro il nodo di carne sotto la stoffa, immaginando che fossero quelle di Farina. Un gemito le sfuggì quando il piacere si diffuse come fiamme liquide. Si fermò subito, spaventata da quanto fosse facile. Tirò su le mutandine con mani tremanti. Il rossetto era sbavato. Si ripassò il labbro inferiore con il mignolo, fissando la sua immagine nello specchio appannato. "Stupida," sussurrò alla straniera che la fissava. Ma la straniera sorrise.
L'ascensore per tornare al piano era pieno di colleghi. Gloria si schiacciò contro la parete, consapevole dell'odore che doveva emanare tra le cosce. Ogni sobbalzo la faceva sfregare contro la gonna, ogni respiro troppo vicino le ricordava che tra poche ore sarebbe stata soffocata dall'alito di un altro uomo. Il giovane stagista accanto a lei le sfiorò involontariamente un seno con il gomito. Gloria trattenne il fiato. Non era un contatto voluto, eppure il suo corpo reagì come se fosse stato calcolato—un brivido le corse lungo la schiena mentre i capezzoli si indurivano sotto il reggiseno push-up. Abbassò lo sguardo, vergognandosi di se stessa. Farina l'avrebbe toccata così, con quella stessa sicurezza casuale? O sarebbe stato più lento, più metodico, come un uomo che conta i soldi di un debito?
Le strade del centro erano piene di mezzogiorno. Gloria camminava a passo rapido, la borsa che le batteva contro il fianco come un secondo cuore impazzito. Passò davanti alla vetrina di un negozio di intimo e per un attimo vide riflessa un'estranea con la gonna troppo corta e le labbra troppo rosse. Si fermò di colpo quando realizzò che era il suo riflesso. Mai si era vestita così, nemmeno per l'anniversario di matrimonio. Un uomo le sbatté contro, mormorando un "scusi" distratto prima di sparire nella folla. Gloria sentì le guance ardere. Sembrava così evidente? La gente poteva capire solo guardandola che tra poco si sarebbe fatta scopare da un altro? Il pensiero le fece accelerare il passo, le cosce che si sfregavano con ogni movimento, la mutandina di pizzo che ormai era fradicia.
Il vicolo dietro l'officina era più stretto di quanto ricordasse, le pareti sporche di graffiti che sembravano urlare oscenità. La porticina verde sbiadito era identica a quella del sogno, solo più sporca. Gloria si fermò davanti, il braccio sollevato per bussare che tremava come se avesse la febbre. Il rumore dei suoi nocchetti contro il legno sembrò troppo forte nel silenzio del vicolo. Nessuna risposta. Gloria guardò l'orologio: 13:29. Puntuale come una ragazza al primo appuntamento. Si morse il labbro, il rossetto lasciando un'impronta sui denti. Forse aveva sbagliato porta? Forse Farina aveva cambiato idea? Il sollievo che sentì in quel momento fu così intenso che quasi la fece girare sui tacchi e scappare. Poi sentì un rumore di chiavi dall'interno.
La porta si aprì appena quanto bastava per far passare una mano. Una mano che non era quella grassa e pelosa che si aspettava, ma lunga, con dita affusolate e unghie sorprendentemente curate. Le afferrò il polso con una presa ferma ma non dolorosa, tirandola dentro con un movimento fluido che non lasciò spazio a esitazioni. "Sei in anticipo," disse una voce che non era lo stridio da topo d'ufficio a cui era abituata, ma il basso vellutato del sogno. Gloria sbatté le palpebre nell'oscurità del corridoio mentre la porta si chiudeva alle sue spalle con un click definitivo. L'odore di olio motore e benzina era assente, sostituito da un leggero profumo di sandalo e pelle.
Quando i suoi occhi si abituarono alla penombra, il Farina che le apparve non aveva nulla a che vedere con la caricatura che aveva dipinto nella sua mente. Alto almeno un metro e ottanta, indossava una camicia bianca impeccabile con le maniche arrotolate su avambracci muscolosi e villosi, le vene che si intrecciavano come corde sotto la pelle abbronzata. I capelli, più lunghi di quanto ricordasse, erano bagnati dalla doccia e pettinati all'indietro, lasciando scoperta una fronte ampia solcata da rughe che parlavano di sorrisi più che di minacce. "Ti piace ciò che vedi?" chiese, il sorriso che gli incurvava le labbra mentre si sistemava un polsino con un gesto studiato. Gloria sentì le guance ardere quando realizzò che stava fissando il petto che si intravedeva attraverso i bottoni slacciati, dove una folta peluria scura invitava lo sguardo più in basso.
