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Puttana per debiti
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Racconto52 min di lettura

Puttana per debiti

GLORIA SI FA SCOPARE DALL'USURAIO E DIVENTA LA SUA AMANTE

Anna Bolerani
9 mesi fa · 3.5k letture · 1

"Fallo," gli ordinò, staccandosi solo quel tanto che bastava per parlare, il respiro che le agitava le narici come un animale braccato. "Voglio sentirlo tutto. Voglio berlo fino all'ultima goccia come se fosse l'ultima cosa tua che posso tenere dentro di me." La voce le si spezzò sull'ultima parola e fu allora che Maurizio le afferrò i capelli con entrambe le mani, non più trattenendosi, ma spingendola giù con un urlo soffocato che sembrava strappargli l'anima. Gloria chiuse gli occhi mentre il primo getto le colpiva il palato, caldo e acre, più denso del solito, impregnato di adrenalina e disperazione. Deglutì convulsamente, sentendo il sapore metallico del sangue dove si era morsicata la guancia, mescolato alla salinità del seme che continuava a scendere in ondate sempre più deboli finché non fu solo un tremito sulle sue labbra.

La prese per i fianchi e la sollevò bruscamente, facendola quasi cadere contro il tavolo della cucina dove ancora erano sparsi i documenti del pignoramento. Un calcolo dell'interesse si macchiò istantaneamente quando il suo peso vi si rovesciò sopra. Maurizio le strappò via le mutandine con un movimento secco, il cotone che si lacerò come carta velina. "Gloria," gemette contro l'interno delle sue cosce, la voce un rantolo. "Te lo faccio io, prima. Perché sappiamo entrambi che dopo non potrò più farlo senza pensare a lui." Le mani le aprirono le gambe con una decisione che la fece piangere, non di dolore, ma per l'orrore di capire che quel gesto sarebbe diventato un ricordo da custodire gelosamente nei giorni a venire.

La prima passata di lingua fu così brutale che Gloria sbatté il pugno sul tavolo, facendo tremare i piatti sporchi nel lavello. Non era carezza, era marchio. Maurizio le divorava il sesso come se volesse cancellare ogni traccia futura con il suo DNA, le labbra che succhiavano il clitoride con una pressione quasi dolorosa mentre le dita le allargavano le labbra più del necessario. Gloria annaspò, afferrandogli i capelli grigi che le ricordavano le radici delle piante sul balcone, quelle che nessuno annaffiava più da mesi. "Sì, sì così," singhiozzò mentre la lingua di lui si insinuava dentro di lei con movimenti a scatti, sporca di saliva e disperazione. L'odore del suo stesso desidero le riempì le narici, misto all'acre sudore di lui e al tanfo di caffè rancido.

Maurizio aumentò il ritmo, alternando leccate lunghe a succhiate brevi e rabbiose, come se volesse scolparla tutta prima che qualcun altro potesse farlo. Le labbra di Gloria si aprirono in un gemito muto quando la punta della lingua le sfiorò quel punto interno che solo lui conosceva, quello che la faceva tremare come un animale colpito al cuore. "Continua, non fermarti," implorò, sapendo che questa sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe potuto chiederlo senza mentire. Le mani di lui le serrarono i fianchi con tanta forza da lasciare lividi a forma di mezzaluna sulle sue cosce pallide, mentre la lingua continuava a scavare dentro di lei con una furia che non aveva mai usato prima. Gloria sentì il calore risalirle dall'utero alla gola come lava, i muscoli che si contraevano intorno al nulla mentre Maurizio le mordeva l'interno delle cosce, lasciando segni viola che sarebbero durati più del debito.

"Sto per venire," ansimò Gloria, le dita che si attorcigliavano nei suoi capelli sempre più scomposti. Ma era una resa, non un piacere. Lo capirono entrambi quando il suo orgasmo arrivò come un colpo di tosse—secco, involontario, pieno di un dolore che non aveva niente a che fare con il corpo. Maurizio non smise, continuando a leccare il sapore salato delle sue lacrime che ora si mescolavano al succo che gli colava sul mento. Gloria chiuse gli occhi, immaginando per un istante che quelle fossero le labbra di vent'anni prima, quando ancora credevano che l'amore bastasse a tenerli a galla.

Poi lo sentì salire sul tavolo, il peso che faceva cigolare il legno malconcio. Le sue gambe gli cinsero i fianchi automaticamente, un riflesso di vent'anni di intimità che ora sembrava una beffa. Maurizio entrò senza preamboli, un colpo secco che la fece urlare. Non era il solito ingresso lento, quello che le chiedeva "va bene?" prima di procedere. Stavolta era un'accusa incarnata, un "guarda cosa mi costringi a fare" che le lacerava il ventre più del suo cazzo. Gloria si aggrappò alle sue spalle, sentendo i muscoli tesi come corde d'arco sotto la camicia sudata. Ogni spinta era un colpo al cuore, ogni gemito un riconoscimento di quanto fosse già perduto.

"Continua," ripeté Gloria, ma stavolta la voce era un filo di suono, strozzato dal movimento brutale. "Non ti fermare, sto per venire." La bugia le bruciava in gola più dell'alcool rubato che si erano bevuti la sera del loro anniversario. Ma doveva dirlo, doveva far credere a entrambi che questo era ancora amore e non un esorcismo. Maurizio la prese per i fianchi e la sollevò, cambiando angolazione con un gemito animale. Il nuovo punto di penetrazione le fece vedere stelle bianche, ma erano stelle di dolore, non piacere. Le unghie di Gloria gli scavarono solchi nella schiena, attraverso la camicia bagnata, mentre lui le sussurrava "sei mia" tra un respiro e l'altro, come se ripetendolo abbastanza potesse cancellare l'ombra di Farina che già aleggiava sul loro letto.

E poi accadde. Gloria lo sentì prima nel modo in cui i suoi fianchi presero a tremare, poi nell'urto ancora più profondo dentro di lei. Maurizio stava venendo, ma non come al solito—era un'ondata lunga, convulsa, quasi violenta. "Dentro," ringhiò, afferrandole i capelli e costringendola a guardarlo mentre lo faceva. "Tutto dentro, così porterai anche questo con te quando..." Non finì la frase, ma Gloria capì. Era un atto di possesso disperato, un marchio biologico che nessun lavaggio avrebbe cancellato. Lo sentì pulsare dentro di sé, caldo e abbondante, mentre il tavolo scricchiolava sotto i loro corpi.

Quando fu finito, si abbatterono l'uno sull'altro come due sacchi di sabbia. Le labbra di Maurizio trovarono le sue in un bacio che sapeva di sale e disperazione. Si baciarono così a lungo che Gloria perse il senso del tempo—forse erano secondi, forse minuti. Ogni scambio di saliva era una promessa silenziosa: questo sono io, questo sei tu, tutto il resto è solo rumore.

"Promettimi che mi racconterai tutto quando torni domani," disse Maurizio, le parole che gli uscivano a fatica dalla gola stretta. "Ogni dettaglio." La sua mano le accarezzò il viso, ma le dita tremavano. Non era una richiesta da voyeur, Gloria lo capì. Era un esorcismo. Se avesse saputo ogni cosa, ogni gesto, ogni parola, forse avrebbe potuto toglierle quel peso dalle spalle. Forse avrebbero potuto condividerlo, come avevano fatto con tutto il resto per vent'anni.

Gloria annuì, sentendo il nodo in gola che diventava più stretto. "E se... se invece..." iniziò, poi si morse il labbro. La domanda le bruciava dentro. "Se ti dicessi che è stato anche piacevole?" La voce era un sussurro che quasi sperava non sentisse. Maurizio la fissò, gli occhi che diventavano più scuri, quasi neri nella penombra della cucina. Per un attimo Gloria temette di averlo ferito troppo, ma poi lui inspirò profondamente, come un uomo che si prepara a tuffarsi in acque gelide.

"Allora sarebbe stato perfetto," disse finalmente, le parole che gli uscivano a scatti. "Perché sarei certo che almeno non avresti sofferto." Le dita di Maurizio le strinsero il polso con una forza che avrebbe lasciato lividi, ma la sua voce era morbidissima, quasi ipnotica. "Io ti conosco. So quando fingi. E domani, quando tornerai..." Una pausa carica di elettricità. "Voglio che mi racconti tutto. Anche quello. Soprattutto quello.

Gloria lo guardò, sentendo un brivido correrle lungo la schiena. Era un'ammissione che non si aspettava, una complicità che le bruciava più delle lacrime. Maurizio le passò un pollice sulle labbra ancora umide di lui, poi scese oltre, fino al collo dove il cuore le batteva a martello. "Se lui ti farà godere," sussurrò, il fiato caldo contro la sua pelle, "allora sarà un po' come se fossi io a farlo." La frase si perse nel rumore del frigorifero che si accese improvvisamente, il suo ronzio simile a un respiro artificiale.

Maurizio le prese le mani e le guidò sul suo corpo, insegnandole una geografia che solo lui conosceva. "Qui," disse posandole le dita sul punto morbido dietro l'orecchio, "e qui," facendole seguire la curva di un seno. "Se ti toccherà così, sarà come se fossero le mie mani." Gloria chiuse gli occhi, lasciando che le parole di lui costruissero un ponte tra quella notte e la stanza sopra l'officina. Le sue dita tremavano mentre seguivano le indicazioni di Maurizio, tracciando percorsi che sarebbero diventati mappe per un'altra coppia di mani.

"Sarà come se fossi tu a scoparmi," sussurrò Gloria sentendosi tradire da una fitta di eccitazione che non aveva previsto. "E a farmi godere." La frase le bruciò sulla lingua, più calda delle parole d'amore che si erano scambiati al matrimonio. Maurizio annuì, gli occhi lucidi ma fermi. "Allora godi," le ordinò, la voce roca. "Perché se tu gioisci, io vinco." Le mani di lui le strinsero i fianchi. Gloria sentì una strana vertigine era disgusto o eccitazione? La linea era diventata troppo sottile per distinguerla.

Prima di andare avanti…

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