Vai al contenuto
Erotika
Puttana per debiti
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto52 min di lettura

Puttana per debiti

GLORIA SI FA SCOPARE DALL'USURAIO E DIVENTA LA SUA AMANTE

Anna Bolerani
9 mesi fa · 3.5k letture · 1

"Lo faccio io." Gloria rovesciò il caffè nel lavandino con un gesto secco. La tazza sbattè contro il metallo, ma non si ruppe. Era resistente, come lei.

Maurizio alzò lo sguardo dai documenti sparsi sul tavolo della cucina, le sopracciglia contratte in una smorfia che gli scolpiva due solchi profondi tra gli occhi. "Fai cosa?" Le sue dita si strinsero attorno al bordo del tavolo. L'odore di caffè e sudore stagnava nell'aria.

Gloria non rispose subito. Si asciugò le mani sul grembiule, osservando le crepe nella maiolica dietro il rubinetto. Quelle fessure sembravano allargarsi ogni giorno di più, proprio come i debiti al Banco di Sant'Angelo. "Ho incontrato Farina oggi al mercato," disse infine, la voce più ferma di quanto si sentisse. "Mi ha ha fatto..... una proposta."

Maurizio sbatté le palpebre come se avesse ricevuto uno schiaffo. "Giovanni Farina? Quell'usuraio di merda." La frase gli morì in gola quando vide il modo in cui la moglie stava stringendo il bordo del lavello, le nocche bianche come l'osso. Il rumore di un motorino che passava in strada riempì il silenzio soffocante.

"Vuole i soldi dice che il tempo e finito, chiederà il pignoramento della casa," sussurrò Gloria. "Dice che..." Una pausa, mentre un filo di sudore le scendeva lungo la tempia. "Che può cancellare il debito dei materiali da costruzione e non solo. Tutto. A patto che io..." Si morse il labbro inferiore, lasciando la frase a penzoloni come i fili staccati della luce in cantina.

Maurizio scattò in piedi, la sedia che stridette sul pavimento. "Che cazzo vuol dire 'a patto che tu'?" La sua voce era cresciuta di volume, ma Gloria notò il tremito sotto l'ira. Sapeva che aveva già capito. Le mani di Maurizio si aprivano e chiudevano, impotenti, mentre nella sua testa si dipanavano immagini improponibili.

"Vuole che vada da lui, che sia carina con lui" disse Gloria, fissando la macchia di caffè sul lavello che sembrava il profilo dell'isola d'Elba. "Tre volte. Una per ogni mese di debito." Le parole le uscivano come sassi, lacerandole la gola. "Ha detto che ha una camera sopra l'officina. Discreta." Un rumore di piatti proveniente dall'appartamento di sopra coprì per un attimo il respiro affannoso di Maurizio.

Se lo faccio poi saremo finalmente liberi da questa ossessione del debito e nessuno ci potrà togliere la casa, disse Gloria mentre osservava il modo in cui la luce del neon accentuava le vene violacee sulle mani di suo marito. La casa. Quel piccolo appartamento al terzo piano che odorava di naftalina e basilico, dove avevano appeso le foto del matrimonio sopra il divano sformato. Dove Maurizio le aveva detto "per sempre" vent'anni fa,. Dove sarebbero morti, se non fosse stato per quel maledetto prestito e per le rate del cemento mai pagate.

Maurizio girò verso la finestra, il collo teso come una corda di chitarra. Fuori, un gatto nero scavava tra i rifiuti vicino al cassonetto. "Ti ha toccato?" chiese all'improvviso, la voce così bassa che Gloria dovette avvicinarsi per sentire. "Oggi. Quando ti ha fatto la proposta." Le dita di lui affondarono nei capelli corti, grigi alla radice come se la disperazione li avesse decolorati.

Gloria scosse la testa, ma poi si fermò. Ricordò la mano di Farina che le aveva sistemato una ciocca dietro l'orecchio, le dita unte di grasso di motore scivolatesi fino alla nuca. "No, ma ha detto che se accetto pagherà lui anche il debito che abbiamo con la banca."

Maurizio la scrutò come se potesse leggere le bugie nelle pieghe della sua camicetta stinta. "E la banca?" chiese, la voce rotta. "Come fa Farina a saldare anche quel debito?" Gloria chiuse gli occhi. Rivide il sorriso di Farina, i denti gialli che emergevano tra le labbra umide mentre le spiegava l'accordo. "Ha un cugino che lavora in filiale," sussurrò. "Se io... se accetto, loro archiveranno la pratica. Cancellato tutto, come se non fosse mai esistito." Il suono di un bicchiere che si rompeva nella cucina dei vicini fece sobbalzare entrambi.

"Dove?" domandò Maurizio all'improvviso, le vene del collo tese come corde di violino. Gloria sentì la saliva diventare densa in gola. "Dove dovrebbe incontrarti?" La luce del neon tremolava, proiettando ombre che danzavano sulle pareti scrostate . Gloria osservò la macchia di umidità a forma di Italia che da anni cresceva sul soffitto sopra il tavolo. "Ha detto che ha una stanza tranquilla sopra l'officina, nessuno mi vedrebbe. Nessuno lo verrebbe a sapere. Lui à sposato, non avrebbe interesse a dirlo in giro visto che la moglie à gelosa ed e la proprietaria di tutto." disse finalmente. "Dopo la chiusura entrerei dall''ingresso laterale che dà sul vicolo." Il pensiero di quelle mani callose avrebbero toccato il suo corpo le fece venire la nausea, ma distolse subito quella visione, Voleva convincere Maurizio che era l'unica via d'uscita.

Maurizio girò verso la credenza dove tenevano le medicine. Aprì il cassetto e prese la scatola degli ansiolitici che il medico gli aveva prescritto dopo il secondo infarto. Senza aprirla la strinse tra le dita fino a sentirla deformarsi. "E se fosse una trappola? Se poi non cancella il debito?" chiese senza voltarsi. Gloria si avvicinò, sentendo l'odore acre della sua camicia che non veniva lavata da giorni. "Ha detto che dopo ogni volta mi darà una ricevuta firmata" rispose, sfiorandogli la schiena senza osare toccarlo davvero. "E che dopo la terza... sarà finito tutto."

Nella testa di Maurizio rimbombavano le parole "la terza volta". Ma erano i dettagli che lo spezzavano: "E questo cugino?" La voce gli si incrinò. "Sarà lì con i documenti, dici. Ma cosa vuole in cambio? Vorrà...?" Non riuscì a finire la frase. Gloria abbassò lo sguardo verso il pavimento dove una formica trascinava una briciola di pane. "Non lo so" ammise. "Ma se necessario... lo farò. E sarà finita." La formica sparì in una fessura proprio mentre un camion frenava rumorosamente in strada.

"Domani vuole una risposta," disse Gloria, spingendo un piatto nel lavandino con un tintinnio troppo forte. "Devi decidere tu. Se non vuoi, non lo faccio." Si girò verso di lui e per la prima volta quella sera i loro occhi si incontrarono davvero. Nei suoi, Maurizio vide un lago di paura e vergogna, ma anche una determinazione che gli ricordò la ragazza che aveva sposato vent'anni prima, quella che aveva affrontato suo padre per stare con lui. Adesso però le rughe attorno a quegli occhi parlavano di bollette non pagate e notti insonni.

"Sei sicura di sentirtela?" chiese Maurizio, la voce un graffio. Non chiese "vuoi farlo?" perché sapevano entrambi che non era una questione di volontà. Gloria si portò una mano al collo, dove una vena pulsava veloce. "Non ho scelta," sussurrò. "Ma se tu mi dici di no..." Si interruppe, perché sapeva che nessuno di loro poteva davvero dire di no. Non con i pignoramenti già notificati e la banca che minacciava di sequestrare anche la macchina, l'unica cosa che permetteva a Maurizio di lavorare.

"Lo so," disse lui, e per la prima volta le prese la mano, stringendola come fosse l'ultima volta. Le sue dita erano fredde, umide. Gloria chiuse gli occhi, immaginando già le mani di Farina su di lei, il fiato pesante di sigaro e grappa. Ma poi pensò alla luce del giorno dopo, quando si sarebbe svegliata nello stesso letto di sempre, accanto allo stesso uomo di sempre. "Sarà come se non fosse mai successo," promise a se stessa più che a lui. "Sarà una cosa che esiste solo in quella stanza, e quando uscirò, morirà lì."

Si avvicinò al marito e lo baciò. Le labbra di Maurizio erano secche, spaccate dall'ansia, ma si aprirono sotto le sue con un gemito soffocato. Gloria sentì il sapore del caffè amaro e qualcosa di metallico—forse si era morsicato la guancia. Lentamente scese con le mani sulla patta dei pantaloni e lo accarezzò attraverso la stoffa. Sentì che era già semiduro, una reazione del corpo che non aveva nulla a che fare con il desiderio.

Maurizio la strinse a sé con una forza che le fece male alle costole. Le sue mani erano ovunque—nei suoi capelli, sulla schiena, sulle cosce—come se cercasse di imprimere ogni centimetro di lei nella memoria. Quando Gloria sbottonò i suoi jeans e lo prese in mano, entrambi sapevano che la situazione poteva anche diventare eccitante. Il cazzo di maurzio era caldo, pulsante nella sua stretta, ma quando abbassò la testa per prenderselo in bocca, Maurizio la fermò con un brusco scuotimento del capo. "No," disse, la voce rotta. " non dopo quello che mi hai detto."

Gloria non lo stette a sentire e cominciò a leccare la cappella che si faceva sempre più grande e violacea sotto le sue attenzioni. Il sapore salato della pelle di Maurizio si mescolava alle lacrime che le rigavano il viso. Lo sentì irrigidirsi, non per piacere ma per disperazione, mentre le sue dita le affondavano nei capelli spingendola via e attirandola a sé in un conflitto muto.

"Ti prego," mormorò Maurizio mentre lei accelerava il ritmo, le guance scavate dal vuoto che creava. Ogni suono umido, ogni vibrazione della sua gola mentre inghiottiva, era un messaggio cifrato: questo è tuo, solo tuo, anche quando le mie labbra saranno costrette ad accogliere altro. Le dita di Gloria strisciarono lungo i fianchi del marito, imprimendogli i segni delle unghie, marchiandolo mentre la bocca lavorava con una furia che non aveva mai usato prima. Voleva che bruciasse, che ricordasse ogni contrazione, ogni gemito strappato dal suo corpo in questa notte che sapevano essere l'ultima prima dell'infamia.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 8 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista