Marco trattenne il respiro mentre Chiara gli sfregava contro il bacino, il tessuto bagnato del bikini che gli scottava la pelle attraverso i pantaloncini. "Avrei voluto che venissi anche tu in quell'istante mentre ingoiavi," sussurrò, afferrandole i fianchi con una presa che sapeva avrebbe lasciato lividi. "Che il tuo corpo tremasse tra noi due, che sentissi la mia mano sulle tue cosce, mentre tu eri tutta presa da lui..."
Chiara lasciò sfuggire un gemito basso, le dita che gli serravano i polsi contro il muro. "Lo stai immaginando adesso?" gli chiese roca, sfiorandogli l'orecchio con i denti. "Mezzo nuda tra le vostre braccia, con la bocca ancora piena di lui mentre tu mi sfondavi?" Il suo respiro si fece più veloce contro il collo di Marco, il petto che gli premeva contro in un ritmo sincronizzato. "E se ti dicessi che l'ho fatto apposta? Che ho trattenuto un po' del suo seme sotto la lingua... proprio per sentirti impazzire quando ti ho baciato dopo?"
Marco imprecò, i fianchi che sussultavano incontrollati. Sentiva ancora quel sapore salato sulle labbra di Chiara, quel misto di sudore e metallo che aveva scambiato per crema solare. Ora capiva perché si era voltata così bruscamente per baciarlo, perché aveva sorriso contro la sua bocca con quell'aria di segreto. "Dio santo," ansimò, la fronte che gli si appoggiava contro la sua. "Mi hai fatto ingoiare—"
Un morso sul collo lo interruppe. "E lo farò ancora," sussurrò Chiara contro la sua pelle, le dita che gli annodavano i capelli mentre il bacino gli sfregava contro. "Le prossime volte. E tu me lo farai fare." Sentì il suo sorriso carnale prima di vederlo. "Perché sai che mi eccita farlo."
La terrazza dell'hotel era immersa nel calore della sera, con le luci basse che riverberavano sui bicchieri di vino e sulle posate scintillanti. Chiara incrociò le gambe sotto la gonna lunga e trasparente che ondeggiava al minimo movimento, lasciando intravedere le cosce abbronzate. Con un sorso di Nero d'Avola, gli occhi verdi fissarono un uomo dall'aspetto nordico due tavoli più in là. "Venti centimetri, almeno," bisbigliò a Marco col tono di chi discute un'opera d'arte, le labbra che sfioravano il bordo del bicchiere. "Vedi come riempie i pantaloni? Quello lì ha una fortuna che la moglie non sa apprezzare." La punta della sua scarpa sandalo gli sfiorò la caviglia sotto il tavolo.
Marco seguì lo sguardo di Chiara verso la coppia bionda, l'uomo alto e spigoloso che parlava animatamente. "Forse dici venti per il suo fisico atletico," sussurrò, la voce già roca. Chiara scosse la testa con un sorriso malizioso, il riflesso delle candele che danzava nei suoi occhi. "No, amore. È quel modo di sedersi, tutto all'indietro, come se sapesse di avere qualcosa che spinge contro la cerniera." Si morse il labbro mentre l'uomo si alzava per prendere il vino, i pantaloni chiari che aderivano alla forma inequivocabile. "Eccitato ora, tesoro?" La mano di Chiara scese sotto la tovaglia mentre la sua voce si faceva ancora più bassa. "Immagina se fosse lui a spingermi contro questa ringhiera tra dieci minuti."
Mentre il cameriere serviva i loro antipasti, Chiara indicò discretamente un quarantenne italiano con una camicia bianca troppo aperta sul petto. "Quello invece è un diciotto morbido," sussurrò con l'aria di chi conosce il mestiere. "Ma guarda come manipola quel pane... quelle dita sanno esattamente cosa fare." Marco deglutì mentre osservava l'uomo spezzare la focaccia con movimenti rotondi e precisi. Chiara abbassò le palpebre, il coltello che scivolava lentamente sul suo filetto al pepe verde. "Se avessi scommesso sul cameriere di prima, avrei perso," rise soffice. "Ma questo qui..." Il suo piede nudo salì lungo la gamba di Marco. "Questo sa come usare ciò che ha."
Dal tavolo accanto arrivò una risata argentina. Chiara ruotò appena il busto verso la coppia sudamericana, il décolleté che catturava ogni riflesso. "Lei invece è insaziabile," mormorò mentre la donna si sistemava i capelli neri dietro l'orecchio. "Vedi come muove le spalle quando ride? Quella prende ventidue centimetri ogni sera e ne chiede ancora." Il coltello di Marco scivolò sul piatto con un tintinnio. Chiara gli lanciò un'occhiata di fuoco. "Ti piacerebbe sapere com'è, vero? Sentire dal vivo quei gemiti che solo un cazzo così grosso può strappare?" Il suo sandalo premé sull'erezione che Marco cercava di nascondere. "Magari stasera potresti scoprirlo."
Due tavoli più in là, un inglese sulla cinquantina sistemava la cravatta. Chiara sollevò il mento verso di lui come un'esperta d'asta. "Diciotto centimetri scolpiti. Eccitante, ma prevedibile." La bocca di Marco si inumidì mentre lei abbassava la voce: "Quello però sa usarli. Guarda come tiene le mani - ogni dito è calibrato per far venire una donna nel giro di tre minuti." Il pane che Marco stava masticando gli si bloccò in gola quando Chiara aggiunse: "Se gli chiedessi di insegnarti, scommetto che la prima lezione sarebbe con le mie cosce."
Un gruppo di ragazzi francesi passò ridendo verso il buffet. Chiara inclinò la testa come per misurare un'opera d'arte. "Il biondo a sinistra? Ventuno, ventidue. Ma è tutto spettacolo, zero sostanza." Il coltello di Marco scivolò sulla bistecca mentre lei descriveva: "Vedi come si gonfia il petto? Quello ha passato più tempo davanti allo specchio che dentro una donna. Peccato, con quel potenziale." La sua mano si strinse attorno al bicchiere di vino. "Ma quel moro dietro... quello sa dov'è il punto G senza cercarlo."
Una coppia di mezz'età tedesca si sedette accanto a loro. "Quarantotto anni, educazione militare," bisbigliò Chiara senza nemmeno guardare. "Pene di diciassette centimetri esatti, dritto come un fucile. Precisione teutonica." Marco sbatté le palpebre mentre lei spiegava: "Guarda come sistema il tovagliolo. Quelle mani sanno seguire un protocollo anche a letto." L'uomo sorrise a Chiara con educazione e lei rispose alzando il bicchiere, le dita che accarezzavano il gambo come fosse un'asta sensuale. "Scommetto che la moglie conta i secondi invece che le spinte."
Marco abbassò la voce: "Riesci a intuire così dettagliatamente anche il comportamento delle loro donne a letto?" Chiara sorrise come un gatto sazio, accavallando le gambe con un fruscio di stoffa. "La tedesca? Si masturba di nascosto mentre lui dorme, usando due dita esatte come da manuale universitario." Bevve un sorso di vino rosso che le tinse le labbra di viola. "E quella bionda danese laggiù finge sempre l'orgasmo nello stesso minuto esatto, ma poi si sfoga con un vibratore a forma di cactus quando lui va a fumare."
La mano di Chiara strisciò sotto la tovaglia verso l'interno coscia di Marco mentre osservava la coppia afroamericana che aveva appena notato. "Lui? Ventiquattro centimetri di puro ebano. Guarda come riempie quei jeans - sembra che nasconda un'ascia tribale nei pantaloni." Le unghie di Chiara affondarono nella pelle di Marco. "E lei... quella bocca può ingoiare un uomo intero senza battere ciglio. Sono sicura che gli avvolge le labbra attorno alla base mentre gli massaggia i testicoli con una mano sola." Marco deglutì rumorosamente mentre il piatto gli scivolava dalle mani.
"Secondo te lo prendono nel culo?" chiese Marco con voce strozzata, gli occhi fissi sulle curve opulente della donna. Chiara lo osservò con un sorriso di superiorità, la lingua che sfiorava il bordo del bicchiere di vino. "Lui? Mai. Troppo orgoglioso del suo strumento per lasciarsi penetrare." Il sandalo leccardo di Chiara risalì lungo la gamba di Marco. "Ma lei..." Fece una pausa teatrale mentre la donna nera rideva gettando indietro la testa. "Quella prende il cazzo nel culo come se fosse il suo lavoro. Guarda come muove i fianchi - ogni muscolo allenato per accogliere senza sforzo."
Marco deglutì osservando il modo in cui la donna stringeva il tovagliolo, le dita lunghe che sembravano abituate a molto di più. "Come fai a saperlo?" mormorò, la mano che stringeva il coltello fino a scaldare l'acciaio. Chiara scosse leggermente i capelli, un riflesso dorato che catturò la luce delle candele. "Vedi quel piccolo tatuaggio sopra il polso sinistro? Un trifoglio celtico. Simbolo di donne che amano il sesso estremo." Le sue labbra si incurvarono mentre aggiungeva: "E poi... hai notato come si è seduta sul bordo della sedia? Quella posizione si impara solo dopo ore di allenamento."
Il rumore di una forchetta che cadeva fece trasalire Marco. Chiara continuò senza scomporsi, gli occhi che assorbivano ogni dettaglio della coppia come un detective erotico. "Lei inizia sempre con lui dietro mentre è inginocchiata sul letto," sussurrò, il vino che le macchiava le labbra di rosso cupo. "Prima tre dita ben lubrificate, poi il suo cazzo, ma solo dopo avergli fatto leccare l'ano per almeno dieci minuti." Marco si morse il labbro fino a sentire il sapore del sangue. "Lo sai che odio quando ti mordi," sibilò Chiara, afferrandogli il mento con due dita. "Preferisco che sia la mia lingua a sanguinare."
Un cameriere passò con un vassoio di dolci e Chiara abbassò la voce ancora di più. "Quella cicatrice discreta sotto l'orecchio di lui? È da frusta. Non puoi avere quel tono muscolare sulle spalle senza qualche feticismo estremo." La sua mano strisciò sotto la tovaglia e Marco trattenne un gemito quando le unghie gli graffiarono l'interno coscia. "Ma dimmi, amore," sussurrò con la voce di chi sa già la risposta, "è questo che ti eccita davvero? Sapere che mentre parliamo, qualcuno sta prendendo un cazzo enorme nel culo e lo sta amando?"
Marco sentì la saliva prosciugarsi in bocca mentre Chiara gli descriveva con precisione chirurgica la donna al tavolo più lontano - come avrebbe piegato la schiena, come avrebbe stretto le lenzuola mentre il suo partner la penetrava a fondo. "Immaginare una donna che lo prende nel culo..." borbottò Marco, le dita che serravano il bicchiere fino a rischiare di spezzarlo, "lo sai che mi eccita da pazzi."
