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Erotika
Una moglie puttana
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Racconto62 min di lettura

Una moglie puttana

MARITO CUCKOLD PORTA LA MOGLIE A BATTERE

Anna Bolerani
9 mesi fa · 1.7k letture · 2

Chiara incrociò le gambe con un fruscio deliberato, lasciando che la gonna scivolasse su una coscia abbronzata. "Davvero?" sussurrò con un sorriso da gatta, il pollice che tracciava il bordo umido del suo bicchiere. "Eppure non mi hai mai chiesto la mia prima volta."

Marco si irrigidì sulla sedia, la camicia che gli aderiva alla schiena sudata. "Non volevo invadere il tuo passato," mormorò, gli occhi fissi sul modo in cui la luce delle candele giocava con il suo collo scoperto. "Ma adesso..."

Chiara lasciò scivolare il dito medio lungo il bordo del suo bicchiere, raccogliendo una goccia di vino rosso. "Adesso siamo qui," completò con voce calda, la punta della lingua che catturò la goccia con un movimento lento. Le ombre sotto i suoi occhi si allungarono mentre abbassava le palpebre, come se stesse rovistando in un cassetto della memoria. "Avevo ventun anni. Era luglio, come ora."

Marco trattenne il respiro mentre Chiara descriveva l'appartamento di Milano con le finestre aperte sul caldo umido, il ventilatore che spargeva fogli di appunti sul pavimento. "Era il mio docente di storia dell'arte," disse con un sorriso che sapeva di scandalo. "Quarantacinque anni, sposato, con quelle mani da pianista che sembravano fatte per dipingere corpi invece che studiarli." Il suo pollice sfiorò il labbro inferiore, lasciando una striscia di vino. "La prima volta che mi ha toccata lì dietro era per sbaglio, durante un'esercitazione di massaggio. Ho fatto finta di niente, ma lui aveva sentito quanto ero bagnata."

La mano di Marco tremò quando Chiara raccontò come l'uomo l'aveva scopata contro la scrivania piena di libri, le pagine di un trattato rinascimentale che si attaccavano alla sua pelle sudata. "Aveva usato l'olio per lampade che teneva nel cassetto," sussurrò, le dita che mimavano movimenti circolari sul tovaglietto. "Quell'odore di mandorla amara mi segue ancora nei musei." Marco la vide contrarre le cosce sotto la gonna mentre descriveva la lentezza con cui l'uomo l'aveva preparata, tre dita che ruotavano mentre l'altra mano le stringeva la gola.

"E poi?" ansimò Marco, la voce rotta mentre osservava il riflesso delle candele negli occhi di Chiara. Lei sorrise, il coltello che scivolava sul formaggio come fosse una lama sulla pelle. "Mi ha fatto inginocchiare sul divano di pelle, con quei fogli di appunti che si attaccavano alle ginocchia." Un brivido le attraversò le spalle quando raccontò del momento in cui l'uomo aveva finalmente premuto la punta del suo cazzo contro il suo ano, le mani che le affondavano nei fianchi mentre lei gemeva contro il cuscino. "Era così più grosso di qualsiasi cosa avessi provato prima," sussurrò, la voce che si fece più scura. "Ho pensato che mi avrebbe spezzata in due."

Marco deglutì, le mani che si strinsero attorno al bicchiere di vino. "E invece?" chiese, la voce quasi un rantolo. Chiara si portò il bicchiere alle labbra, sorseggiando prima di rispondere. "Invece ha avuto la pazienza di un restauratore con un affresco," rispose, gli occhi che si persero nel ricordo. "Un centimetro alla volta, fermandosi ogni volta che irrigidivo i muscoli." La sua mano destra scivolò sotto la tovaglia, le dita che tracciarono un cerchio lento sulla coscia di Marco. "Ci ha messo venti minuti per entrare tutto. Ventuno, per essere precisi." Un sorriso malizioso le illuminò il viso. "Ho contato."

Marco sentì il sangue pulsargli nelle tempie mentre Chiara descriveva il modo in cui il professore l'aveva piegata in avanti, una mano tra i suoi capelli mentre l'altra le guidava i fianchi all'indietro. "All'inizio era solo dolore," sussurrò, accavallando le gambe con un fruscio di seta. "Poi, improvvisamente, è diventato qualcos'altro." Le sue pupille si dilatavano mentre parlava, come se rivivesse ogni istante. "Quando finalmente è entrato tutto, ho pianto. Ma non di dolore."

Il bicchiere di Marco scivolò dalla presa, macchiando la tovaglia di rosso scuro. Chiara sorrise come se avesse previsto quella reazione, le dita che giocherellavano col gambo del suo bicchiere. "Eravamo così sudati che i fogli si attaccavano alla pelle," continuò, la voce più roca. "Ogni volta che mi spingeva dentro, sentivo la pergamena strapparsi sotto le mie mani."

Marco si morse il labbro, immaginando Chiara piegata su quell'antica scrivania universitaria, la schiena arcuata mentre il docente le affondava dentro con movimenti misurati. "E... dopo?" chiese, la voce strozzata.

Chiara sorrise, il dito che tracciava cerchi sul tavolo dove il vino aveva lasciato un alone rosso. "Mi diceva che sembravo un affresco del Pontormo," sussurrò, abbassando le palpebre. "Che avevo la stessa espressione estatica delle vergini nei suoi dipinti." La sua mano sinistra strisciò sotto la tovaglia, affondando tra le cosce di Marco. "Mentre mi sfondava il culo, lui descriveva nei dettagli le pieghe di quella mia tunica strappata, come fosse una lezione d'arte."

Marco gemette quando le sue dita trovarono l'erezione sotto il tavolo. "E tu? Cosa gli dicevi?" Chiara abbassò la voce imitando il suo tono di vent'anni prima: "'Professo', gli sussurravo, 'mi sento come la sua tela preferita... lei mi sta ridipingendo da dentro'." Il coltello scivolò sul formaggio con un suono voluttuoso. "Poi gli mordevo l'orecchio e aggiungevo: "Spingi più forte," sibilo Chiara improvvisamente, la voce trasformata in un rantolo di lussuria. Marco trasalì mentre lei recitava la scena con precisione chirurgica, le dita che gli serravano la coscia per simulare la presa del professore. "Aprimi il culo," continuò strofinando le labbra contro il suo orecchio, l'alito carico di vino rosso. "Fammelo sentire tutto. Sborrami dentro che voglio sentirti scoppiare." Le unghie di Chiara affondarono nella gamba di Marco mentre ripeteva le stesse parole urlate anni prima in quell'aula universitaria, ogni sillaba un colpo di frusta sull'eccitazione di lui.

Sotto la tovaglia di lino bianco, le dita di Chiara scivolavano lungo il cazzo di Marco con movimenti fluidi alternati a pressioni brusche, simulando il ritmo del professore nella sua memoria erotica. "Era così furbo," sibilò stringendogli il glande tra pollice e indice come fosse un pennello. "Aspettava sempre che stessi per venire per poi rallentare, lasciandomi sospesa come un'acrobata." La mano destra di Marco si contorse attorno alla forchetta quando Chiara descrisse come l'uomo avesse usato il suo stesso orgasmo per lubrificare la penetrazione anale, la sua voce che si spezzava nel racconto. "Sentivo il suo sperma colarmi giù lungo le cosce mentre mi sfondava," gemette stringendo più forte l'asta di Marco, le dita che affondavano nella carne come artigli. "E poi..."

Marco sbatté la schiena contro la sedia quando Chiara accelerò improvvisamente il movimento, il polso che ruotava in cerchi stretti appena sotto la corona. "Sai cosa mi ha insegnato quella prima volta?" sussurrò spingendo il pollice nello sbocco mentre l'altra mano gli afferrava i testicoli. "Che un uomo può venire due volte di fila se sai come strizzarlo." Le sue unghie graffiarono il frenulo mentre Marco gemeva, le gambe che tremavano sotto il tavolo. "Eccolo," annusò Chiara vedendo le vene del suo collo rizzarsi, il liquido caldo che le schizzava tra le dita mentre continuava a pompare con movimenti brevi e duri. "Senti come pulsa? Proprio come quando il professore mi ha riempito il culo per la seconda volta."

Chiara ritirò la mano bagnata dalla sotto la tovaglia con un sorriso di superiorità, portando lentamente le dita lucide alla bocca di Marco. "Apri," ordinò, e lui obbedì come un bambino punito mentre lei gli infilava due dita cariche del suo stesso seme sulla lingua. "Ti piace il tuo sapore, eh?" rise vedendolo succhiare con avidità, la punta della lingua che raccoglieva ogni traccia di liquido. La mano libera di Chiara si strinse nel pugno di Marco mentre raccontava: "Lui mi teneva così dopo che mi aveva scopata, stringendomi la gola mentre mi ordinava di leccare il suo sperma dalle sue dita."

Il rumore di piatti che sbattevano nella cucina fece trasalire Marco, ma Chiara continuò il suo gioco senza scomporsi. Con un movimento fluido, si pulì le dita residue sulla camicia bianca di Marco, lasciando strisce traslucide che si illuminavano alla luce delle candele. "Ti piacerebbe che ti facessi questo davanti a lui, vero?" sussurrò accarezzandogli la coscia con la punta della scarpa. "Che mi inginocchiassi tra le tue gambe mentre il cameriere mi guarda leccare il tuo sperma dal pavimento?" Marco emise un gemito strozzato quando Chiara aggiunse: "Magari potresti pulirmi la faccia con la tua cravatta dopo che mi avesse sborrata addosso."

Un cameriere passò vicino al loro tavolo con un vassoio di dolci e Chiara abbassò ancora di più la voce. "Quello è il tipo che si eccita nel vedere le donne umiliate," sibilò osservando l'uomo che sistemava i dessert. "Guarda come si lecca le labbra quando una cliente si china a raccogliere qualcosa." La sua mano tornò sotto la tovaglia, questa volta per raccogliere lo sperma caduto sulla coscia di Marco con due dita. "Forse stasera potresti pulirmi con la sua cravatta invece che con la tua," propose portandosi le dita alle labbra con un sorriso da gatta. Marco vide riflettersi nelle sue pupille dilatate l'immagine del cameriere che gli strappava la cravatta dal collo per asciugare il mento di Chiara.

Il dessert arrivò - una fragile sfoglia che Chiara spezzò con le dita, facendo colare crema sulle nocche. "Ti piacerebbe vedermi inginocchiata davanti a due uomini contemporaneamente?" chiese improvvisamente, leccandosi il dolce dalle dita con movimenti esagerati. "Uno nella bocca e uno nel culo, mentre tu guardi e ti masturbi nell'angolo." Marco deglutì rumorosamente, la forchetta che gli scivolò di mano quando Chiara aggiunse: "Magari potrei alternarli, passando dalla bocca di uno all'altro senza mai fermarmi, lasciando che si sporchino entrambi della mia saliva." Con un movimento teatrale, immerse il dito nel cioccolato fuso e lo tracciò sul labbro di Marco. "Potresti leccarlo via dopo che l'ha fatto l'altro."

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