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Una moglie puttana
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Racconto62 min di lettura

Una moglie puttana

MARITO CUCKOLD PORTA LA MOGLIE A BATTERE

Anna Bolerani
9 mesi fa · 1.7k letture · 2

La mano destra di Chiara accompagnava ogni movimento della bocca con un ritmo perfettamente sincronizzato. Le dita si stringevano attorno alla base del cazzo dell'uomo, pompando su e giù con un movimento fluido che lasciava tracce luccicanti di saliva lungo tutta la lunghezza. Ogni volta che la sua bocca saliva per leccare la cappella gonfia e rossa, la mano scendeva, massaggiando lo scroto con una pressione che faceva tremare le cosce del cameriere. "Non... non resisterò a lungo," ansimò l'uomo, i muscoli dell'addome che si tendevano sotto lo sforzo di trattenersi.

Marco si morse un nocca, osservando l'angolo della bocca di Chiara che si inumidiva ad ogni risucchio. Vide la gola di sua moglie contrarsi mentre deglutiva qualcosa di invisibile, e fu allora che il cameriere perse completamente il controllo. "Sto per—" riuscì a dire prima che Chiara lo interrompesse, prendendo tutto il suo cazzo d'un colpo fino alla base. Le narici si dilatarono mentre respirava dal naso, il mento premuto contro l'inguine dell'uomo mentre questo le afferrava la nuca con entrambe le mani.

"Sborrale in bocca!" urlò Marco senza filtro, la voce rotta dall'eccitazione. La sua mano si muoveva freneticamente sul proprio cazzo mentre vedeva il corpo del cameriere irrigidirsi in un arco improvviso. Chiara socchiuse gli occhi verso il marito mentre il primo getto le riempiva la bocca, le guance che si gonfiavano per la quantità. Alcune gocce bianche le sfuggirono dalle labbra serrate, colando lungo il mento mentre deglutiva con lentezza teatrale, facendo vedere a Marco ogni contrazione della gola.

Il cameriere emise un suono animale, i fianchi che sussultavano mentre Chiara continuava a succhiare, estraendo ogni ultima goccia di seme con movimenti languidi della lingua. Quando finalmente si ritrasse, lasciò la punta ancora umida del suo cazzo scivolare tra le labbra con un piccolo "pop". "Buono," sussurrò, passando la lingua sulle labbra come se assaporasse un vino pregiato. La vista fece tremare Marco, che si strofinava più velocemente, sull'orlo dell'esplosione.

"Mmm, quanto mi piaci quando sei così..." Chiara si alzò con un movimento fluido, lasciando che l'uomo esausto scivolasse contro il muro della doccia. Si voltò verso Marco con un sorriso da gatta soddisfatta, il mento ancora lucido. "Tanto eccitato, tesoro?" Fece scorrere un dito lungo il proprio collo, raccogliendo una goccia sfuggita e portandosela alla bocca con un'espressione che fece gemere Marco.

Lo avvicinò tirandolo per i pantaloncini abbassati, le unghie che graffiavano la pelle sensibile dei fianchi. "Sei stato così bravo a guardare," sussurrò, abbassandosi fino a sfiorare con le labbra la punta del suo cazzo pulsante. "Meriti una ricompensa speciale." L'alito caldo sulla pelle umida lo fece contorcere, ma Chiara lo immobilizzò con una mano sul ventre. "Zitto. Lascia fare a me."

Il primo contatto della sua lingua fu elettrico, un colpo di punta che salì dalla base alla cappella in un movimento fluido come il mare fuori dalla finestra. Marco affondò le dita nei capelli castani di Chiara, ma lei immediatamente gli prese i polsi e glieli spinse contro il muro bagnato. "No, no. Niente controllo oggi," disse con voce roca prima di ingoiare tutto il suo cazzo d'un colpo, fino a far premere le labbra contro il pube.

Mentre Chiara succhiava con una voracità che non aveva mai dimostrato prima, Marco vide il cameriere alle sue spalle che si aggiustava i pantaloncini con un sorriso soddisfatto. L'uomo fece un cenno del capo verso Marco, come per dire "buon per te", prima di uscire dalla stanza lasciando la porta socchiusa. Il rumore dei suoi passi nella hall si perse rapidamente nel suono umido della bocca di Chiara che lavorava sul cazzo del marito con una concentrazione quasi scientifica.

"Sto per—" ansimò Marco, ma Chiara si limitò a stringergli le cosce con le dita per tenerlo fermo mentre accelerava il ritmo. Le palpebre di Marco si abbassarono di colpo quando sentì il calore dell'orgasmo esplodergli nell'addome, il corpo che si inarcava mentre Chiara ingoiava ogni singola goccia senza perdere un millimetro di contatto. Quando finalmente si staccò, lo fece con un movimento lentissimo, lasciando che la punta ancora tremante del suo cazzo scivolasse tra le labbra con un suono che fece rabbrividire entrambi.

La stanza era immersa nel silenzio, rotto solo dal respiro affannato di Marco e dal gocciolio lontano dell'acqua rimasta nella doccia. Chiara si alzò con un sorriso soddisfatto, le labbra ancora lucide. "Allora?" chiese, sfiorandogli il petto con un dito mentre lui cercava di riprendere fiato. "È stato come ti aspettavi?"

Marco deglutì, la gola secca. La vista di Chiara in piedi davanti a lui, ancora nuda, la pelle scintillante per le gocce d'acqua che le scendevano tra i seni, lo fece fremere di nuovo. "Di più," riuscì a sussurrare. "Molto di più."

Chiara lasciò scivolare una mano lungo la coscia, il dito medio che tracciava un percorso umido fino al punto ancora sensibile tra le sue gambe. "Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto," sussurrò, avvicinandosi fino a sfiorargli le labbra con le proprie. Il sapore salato del seme ancora sulla sua bocca fece rabbrividire Marco. "E lo rifaremo ancora. Molto presto."

Il sole calante tingeva di rosa le loro ombre sulla sabbia quando tornarono in spiaggia. Chiara camminava davanti, l'asciugamano stretto sotto il braccio, i fianchi che oscillavano al ritmo di un piacere segreto. Il costume bagnato le incollava al corpo, rivelando ogni curva come un secondo strato di pelle. Marco osservava, ipnotizzato, il modo in cui la stoffa blu si insinuava tra le natiche, evidenziando il solco che aveva visto un'altra mano afferrare poche ore prima.

"Non mi guardare così, scemo," ridacchiò Chiara voltandosi di scatto, cogliendolo a fissarla con quell'espressione da cane affamato. Si lasciò cadere sul lettino con un sospiro soddisfatto, stendendo le gambe ancora lucide d'acqua di mare. "Ti sembro diversa?" chiese, toccandosi il collo dove Marco sapeva che c'era un livido nascosto dal costume.

Lui si schiarì la voce, gli occhi fissi sul modo in cui il tessuto bagnato del bikini le aderiva ai capezzoli duri. "Sei... luminosa," borbottò, incapace di trovare parole migliori. Il sole basso le incendiava i capelli, trasformando ogni ciocca in fili d'ambra liquida. Un gruppo di ragazzi più in là sulla spiaggia non riusciva a smettere di guardarla, e questa volta Marco non strinse i pugni - si limitò ad allungare una mano per accarezzarle la coscia, possessivo ma orgoglioso.

Chiara ridacchiò, torcendosi una ciocca attorno al dito mentre scrutava la sua espressione. "Stai evitando la domanda, amore." Si alzò dal lettino con un fluido movimento da gatta, raccogliendo il pareo che aveva lasciato cadere sulla sabbia. Lo avvolse intorno ai fianchi con un gesto studiato per far rimbalzare il seno, il tessuto leggero che si apriva su una fessura di pelle abbronzata. "Camminiamo? Ho bisogno di una doccia prima di cena." Le dita gli sfiorarono il polso, un tocco elettrico che sapeva di promessa.

La mano di Marco tremò mentre apriva la porta del cottage. L'aria condizionata gli sferzò il sudore sulla nuca mentre Chiara lo superava con un colpo di fianchi, lasciando cadere il pareo sul divano con un nonchalance che gli faceva girare la testa. "Allora?" insisté lei, già davanti allo specchio dell'ingresso mentre si toglieva gli elastici dai capelli. La cascata di ricci castani le scivolò lungo la schiena mentre si voltava, le mani che si posavano sui fianchi in un gesto di sfida seducente. "Cosa ti è passato per la testa quando ha sborrato nella mia gola, eh?"

Marco deglutì a vuoto, fissando quel punto tra le sue clavicole dove una goccia d'acqua di mare scintillava ancora. Il ricordo delle vene del collo di Chiara che si tendevano mentre deglutiva lo fece pulsare di nuovo nei pantaloni. "Ti ho visto..." Cominciò, la voce roca mentre tentava di non balbettare. "Ti ho visto chiudere gli occhi un attimo, proprio quando ha iniziato a venire. Come se stessi assaggiando qualcosa di... prezioso."

Chiara abbassò le palpebre, lasciando che il ricordo le serpeggiasse sotto la pelle. Si passò la punta della lingua sul labbro superiore con una lentezza che fece gemere Marco. "Era salato," sussurrò, avvicinandosi fino a sfiorargli la cintura con l'addome. "Più di te. E più denso." Le mani gli salirono lungo i fianchi sotto la maglietta, le unghie che graffiavano appena la pelle sudaticcia. "Ti sei accorto che ho trattenuto il respiro? Per sentire tutto il sapore."

Marco annaspò quando lei gli afferrò il polso, guidandogli la mano tra le proprie cosce. Il tessuto umido del bikini gli scottò le dita. "Quando hai deglutito..." La voce gli si ruppe nel vedere il riflesso di entrambi nello specchio dietro Chiara - lui, disfatto; lei, una pantera che giocava con la preda. "Ho visto le tue palpebre tremare. Proprio come quando ti faccio venire io."

Chiara si morse il labbro, inclinando il bacino per aumentare la pressione della sua mano. "Ma era diverso, vero?" Sussurrò contro la sua mascella. "Sapevi che quell'estraneo stava riempiendo la bocca di tua moglie, e non potevi fermarlo." Il dito medio di Marco affondò nel calore umido del costume mentre lei gemeva: "Ecco cosa ti eccita davvero".

Marco sentì le ginocchia cedere mentre il ricordo esplodeva nella sua mente: la schiena di Chiara arcuata contro le piastrelle, le vene del collo tese mentre deglutiva, lo sguardo vittorioso che gli aveva lanciato tra un colpo di lingua. "Volevo..." La voce gli si spezzò quando Chiara gli pizzicò i capezzoli attraverso la maglietta. " Volevo contare le tue deglutizioni."

Chiara lo spinse contro il muro, la bocca che catturava il suo gemito. Sentì le sue dita affondare nei suoi capelli, tirargli la testa all'indietro con una forza che la fece fremere. "E io volevo che tu vedessi quanto mi piaceva," ansimò contro la sua mascella.

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