"Ma davvero pensi che mi ecciterebbe vedere un altro uomo che ti tocca?" Marco si passò una mano tra i capelli, fissando Chiara mentre lei si spalmava la crema solare sulle cosce con movimenti lenti, deliberati.
Lei sollevò gli occhi da sotto il cappello di paglia, un sorriso malizioso che le sollevava solo un angolo della bocca. "Ci pensi anche tu, amore. Quando quel tipo al bar ieri sera mi ha fissato il decolté, ho visto come stringevi il bicchiere." Il ghiaccio nel suo drink aveva tintinnato per la pressione delle sue dita, mentre osservava il giovane cameriere perdere la concentrazione nel prendere l'ordinazione.
Marco inspirò profondamente, l'aria salmastra della Sicilia che gli riempiva i polmoni mentre cercava di non guardare la mano di Chiara che ora massaggiava la crema sul ventre, le dita che sfioravano il bordo del bikini. "Non è che... mi eccita l'idea," borbottò, ma il tessuto della sua bermuda si era ormai adattato alla forma del suo corpo in un modo difficile da ignorare.
Chiara emise un risolino soffocato, lasciando scivolare un dito sotto l'elastico del costume mentre fissava il mare. "Oh no? Allora perché quando ho detto 'magari ti piacerebbe vedermi succhiare il suo cazzo' hai sbattuto le palpebre come un ragazzino alla prima cotta?" La voce era un misto di sfida e tenerezza, le unghie che ora graffiavano leggermente la sua pelle abbronzata.
Marco sentì un brivido percorrergli la schiena, nonostante il sole cocente. Il rumore delle onde sembrava amplificarsi, come se il mare stesso trattenesse il respiro. "Perché sei... tu. E perché quando parli così, mi sembri una versione di te che non conoscevo." Si morse il labbro inferiore, gli occhi incollati al modo in cui il seno di Chiara si sollevava ad ogni respiro sotto la tela sottile del bikini.
Chiara abbassò gli occhiali da sole lungo il naso, lasciando che Marco vedesse il fuoco nei suoi occhi castani. "Ti piacerebbe, eh? Vedermi inginocchiata davanti a lui mentre tu guardi, incapace di fare nulla." Le parole erano uno schiaffo dolce, accompagnate dalla punta della sua lingua che bagnava il labbro. La mano scivolò più in basso, l'unghia che disegnava cerchi appena sopra l'elastico del costume. "Potremmo chiamare quel cameriere. Quello con le mani grandi che ieri mi ha aiutato a raccogliere l'asciugamano caduto."
Marco sbatté le palpebre come se stesse cercando di cancellare l'immagine che già si formava nella sua mente: Chiara che si lasciava dominare da quegli stessi polpastrelli che ora giocavano col suo bikini. "Dio, sei crudele oggi," sussurrò, la voce roca. Una goccia di sudore gli scivolò lungo la tempia, mescolandosi al profumo salino della sua pelle.
Chiara allungò una gamba, sfiorando la coscia di Marco con l'alluce. "Crudele? Io?" Ridacchiò, tendendo il collo verso il sole. "Ti sto solo dando quello che vuoi, tesoro.." Le dita si allentarono dal costume, tornando a massaggiarsi il ventre con movimenti circolari. "Godiamoci il sole, il mare e il nostro primo giorno di vacanza dopo un anno di lavoro, dobbiamo godercela."
Marco annuì, lasciando che il calore dell'isola lo avvolgesse come una coperta. Chiudeva gli occhi, cercando di distrarsi dal battito accelerato del suo cuore e dalla eccitazione che lo aveva colto. Ma ogni volta che Chiara si muoveva sul lettino accanto al suo, il profumo del suo olio solare - una miscela di cocco e vaniglia - gli riempiva le narici, ricordandogli ogni promessa sottintesa nei suoi sguardi e nelle sue parole.
Nel tardo pomeriggio, mentre il sole iniziava a tingersi di rosso, Chiara si alzò in piedi con una grazia che fece tremare Marco. "Vado a farmi una doccia," disse, lasciando cadere l'asciugamano sulla sabbia con nonchalance. Si chinò per raccoglierlo, offrendogli una vista mozzafiato del suo sedere perfettamente modellato dal bikini minuscolo. "Tu vieni?" gli chiese, lanciandogli un'occhiata da sopra la spalla che bruciava più del sole siciliano.
Marco annuì senza fiato, alzandosi a sua volta e seguendola verso la loro suite con le gambe traballanti. Ogni passo di Chiara era una provocazione, i fianchi che oscillavano al ritmo di una musica che solo lei sembrava sentire. Quando raggiunsero la porta, lei si voltò all'improvviso, appoggiandogli una mano sul petto. "Aspettami qui," sussurrò, le labbra così vicine che poteva sentire il calore del suo respiro. "Fallo per me." Poi scomparve dentro il bagno, lasciando la porta socchiusa quel tanto che bastava per sentire il sibilo dell'acqua calda e vedere l'ombra del suo corpo attraverso il vetro smerigliato.
Il rumore dell'acqua si mescolava al battere frenetico del suo cuore mentre Marco rimaneva immobile, le mani che si stringevano e rilasciavano ai fianchi. Una risata bassa e maschile proveniente dalla stanza lo fece trasalire. Non era sola. Attraverso lo spiraglio della porta vide una sagoma muoversi: il cameriere del bar, quello dalle mani grandi, che ora afferrava Chiara per i fianchi mentre lei si arcava contro di lui. "Sei sicura che tuo marito sia d'accordo?" chiese l'uomo con voce roca, mentre Chiara gli sfilava la maglietta con un gesto esperto.
"Assolutamente," rispose lei, gettando un'occhiata verso la porta socchiusa. Marco trattenne il respiro, terrorizzato che potessero scoprirlo, ma eccitato all'idea di essere visto. Chiara si voltò, appoggiando le mani sul lavandino mentre il cameriere le slacciava il bikini con dita lente. "Ma non preoccuparti di lui ora," sussurrò, piegandosi in avanti in un'inchino che mostrava tutto il suo sedere perfetto.
Marco sentì il sangue pulsargli nelle orecchie quando l'uomo afferrò i fianchi di Chiara, tirandola indietro contro di sé. La vide rabbrividire quando le sue labbra sfiorarono la sua nuca, mentre le sue mani salivano lungo il suo ventre fino a stringere i suoi seni. Il suono dell'acqua che scorreva copriva i loro gemiti, ma non il rumore umido dei baci che si scambiavano. Chiara si voltò verso l'uomo, afferrandolo per i capelli e attirandolo verso di sé con un sorriso trionfante. "Non essere timido," gli disse, sfregandosi contro di lui.
Marco non riusciva più a trattenersi. Senza pensare, spinse la porta con un movimento brusco, rivelando la scena nella sua interezza: Chiara, completamente nuda ora, con le mani dell'uomo che esploravano il suo corpo come se avesse tutto il diritto di farlo. La stanza era piena di vapore, ma il desiderio nei loro occhi era cristallino. Chiara guardò Marco e sorrise, senza vergogna. "Ti piace quello che vedi, amore?" chiese, mentre l'uomo dietro di lei le mordeva delicatamente la spalla.
"Si, amore, continuate," riuscì a dire Marco con voce roca, sentendosi improvvisamente liberato da ogni inibizione. Era come se un velo si fosse strappato, e ora poteva finalmente ammirare la sua donna nella sua interezza, desiderata da un altro, desiderabile più che mai. Chiara emise un gemito basso quando l'uomo le afferrò i fianchi con più forza, spingendola contro il muro della doccia. L'acqua li bagnava entrambi, scintillando sui loro corpi come diamanti sotto la luce fioca del bagno.
Poi, con un movimento improvviso e sicuro, Chiara spinse l'uomo indietro con una mano sul petto, facendolo sedere sul bordo della vasca. Senza mai perdere il contatto visivo con Marco, si inginocchiò lentamente, il ginocchio sinistro che affondava nella morbida moquette bagnata. Le mani dell'uomo tremavano mentre lei gli slacciava il costume da bagno con movimenti esperti, le dita che sfioravano la stoffa bagnata prima di tirarla giù, rivelando la sua erezione già pulsante. "Dio, sei perfetta," sussurrò l'uomo mentre Chiara sporgeva le labbra, avvolgendo la punta del suo membro con la bocca calda e umida. Il suono che ne seguì fu un misto tra un gemito e un ringhio, mentre l'uomo affondava le dita nei capelli castani di Chiara, incapace di trattenersi.
Marco si appoggiò al muro, le gambe che quasi gli cedevano mentre osservava sua moglie trasformarsi davanti ai suoi occhi. La lingua di Chiara danzava lungo la lunghezza del cazzo del cameriere, le labbra che si avvolgevano attorno alla base con una voracità che Marco non le aveva mai visto fare con lui. Ogni tanto chiara alzava gli occhi verso di lui, sfidandolo con lo sguardo mentre succhiava con più forza, facendo gemere l'uomo sopra di lei. Il rumore umido dei suoi colpi di lingua si mescolava al gocciolio dell'acqua della doccia, creando una sinfonia di desiderio che sembrava riempire ogni angolo della stanza.
Con mani tremanti, Marco si slacciò i pantaloncini, lasciando che la stoffa cadesse ai suoi piedi. Il suo cazzo era durissimo, pulsante di un'erezione che quasi faceva male. Si strinse attorno alla base con una mano, strofinando lentamente su e giù mentre continuava a fissare la scena davanti a sé. Chiara aveva preso tutto il cazzo nella bocca ora, le guance incavate mentre succhiava con un ritmo che faceva tremare le cosce dell'uomo. Una goccia di sudore gli scivolò lungo la tempia quando realizzò che stava trattenendo il respiro, troppo immerso nello spettacolo per ricordarsi di respirare.
La serratura della porta scattò con un clic metallico, troppo silenzioso per essere udito sopra i gemiti e il rumore dell'acqua. Ma Chiara lo sentì. Sollevò gli occhi verso Marco, le labbra ancora strette attorno alla base del cazzo dell'uomo, e gli strizzò l'occhio. Quel piccolo gesto, così normale eppure così provocatorio in quel momento, gli fece venire voglia di venire all'istante. Ma si controllò, rallentando le dita che si muovevano sul proprio membro, volendo prolungare quel momento il più possibile.
Chiara si ritrasse lentamente, lasciando che il cazzo scivolasse via dalle sue labbra con un suono umido che fece rabbrividire Marco. Poi si chinò ancora, questa volta per prendere i testicoli dell'uomo nella bocca. Li succhiò delicatamente, uno dopo l'altro, le guance incavate mentre li trattava con una cura che fece gemere l'uomo sopra di lei. "Cristo santo," borbottò il cameriere, le dita che si stringevano nei capelli di Chiara mentre lei continuava la sua tortura lenta e metodica.
