sentì il bruciore, la resistenza dei muscoli, ma anche l'urgenza impossibile da negare. Il corpo rispondeva, bagnato, traditore, mentre la bocca continuava il suo lavoro meccanico. Il lampadario tremava ancora, e un rintocco lontano di campana scandì il tempo - l'Ave Maria del tramonto, un memento mori nel loro inferno privato. Il vento portò il profumo dei limoni, dolce e puro, contro la crudeltà di quel momento. "Più forte..." sussurrò lei, e il figlio rise, un suono oscuro che risuonò nelle ossa.Maria affrettò il movimento della mano lungo il cazzo del figlio, ritmo furioso, disperato. Le nocche bianche, la palma sudata che scivolava sul glande gonfio. Ogni colpo di dita nel suo retto le faceva contrarre lo stomaco, ma accelerò, concentrandosi solo sull'obiettivo: farlo venire prima che il mondo esplodesse. Il sudore gli colava dalle tempie, mescolandosi ai suoi capelli mentre lei lo guardava da sotto, gli occhi lucidi di terrore e bisogno. L'odore di muschio e metallo riempiva l'aria, soffocante. Sentì la tensione salire in lui, i muscoli delle cosce che si irrigidivano sotto le sue dita libere. "Sto per...", Matteo grugnì, la voce spezzata dal piacere brutale, poi riversò nella bocca della madre un fiume di calda sborra.Proprio allora, un suono netto squarciò l'aria pesante: il clic metallico di una chiave nella toppa della porta d'ingresso al piano inferiore. Maria gelò, il cuore che le balzò in gola. Gli occhi di Matteo si spalancarono, lucidi di panico e rabbia repressa. Senza esitazione, Maria inghiottì tutto, profondamente, mentre un ultimo spasmo lo scuoteva. Il sapore acre e salato le inondò la gola mentre sentiva la sua erezione pulsare un'ultima volta sulla sua lingua. Un gemito soffocato le uscì dalle narici. "Papà!" Matteo si strappò via, afferrando i jeans della mentre Maria cadeva all'indietro sul tappeto, bava e sperma che le colavano dal mento. La porta si aprì lentamente. "Maria? Sei qui?" La voce del marito, Mario, risuonò stanca, familiare. Maria si alzò a carponi, afferrando la gonna dal pavimento. Tremando si portò una mano alle labbra, pulendo la bocca con il dorso della mano mentre correva verso il bagno . prima che lui entrasse nel salone. Matteo corse al piano di sopra e si chiuse in camera sua, i passi ovattati sulla moquette. "Sono in bagno amore, arrivo subito. "La luce fluorescente la accecò quando accese l'interruttore. Si sciacquò la bocca con acqua fredda dal rubinetto, l'acqua che scorreva coprendo i suoi respiri affannosi. Nell'acqua sporca del lavandino, vide riflessi il proprio volto: occhi gonfi, rossore sul collo, capelli arruffati. Si aggiustò frettolosamente i vestiti, i bottoni sbagliati, le mani che tremavano incontrollabili. Al piano di sotto sentiva Mario che borbottava qualcosa sul silenzio della casa. Quando usci dal bagno trovò Mario davanti al frigo aperto. "Sono affamato" disse lui senza girarsi, il tono piatto. Maria cercò di sorridere, ma le labbra erano strette. "Ho preparato pasta alla norma" disse, la voce troppo alta nella cucina silenziosa. Mario si voltò finalmente, la birra in mano. Il suo sguardo si fermò sul suo collo scoperto. "Sei tutta arruffata" osservò, senza espressione, mentre si avvicinava. Maria trattenne il respiro quando le passò un dito sulla clavicola, dove la pelle era ancora arrossata dai morsi di Matteo. "Cos'hai fatto tutto il giorno?" chiese lui, fisso negli occhi. La sua mano si posò sulla sua schiena, proprio sopra il punto dove Matteo l'aveva penetrata con le dita. Lei rabbrividì."Ho pulito la cantina" rispose, guardando le sue scarpe macchiate di terra, il pavimento di cotto che odorava di detersivo e vecchie pietre. Mario annuì lentamente, poi portò la bottiglia alle labbra. Il silenzio si fece pesante, rotto solo dal ticchettio dell'orologio a cucù sul muro. Maria si passò una mano nei capelli, sentendo ancora il dolore al cuoio capelluto. Quando alzò lo sguardo, Mario stava ancora fissando il rosso sul suo collo. "Devi stare piu attento la sera quando scopiamo, mi lasci troppi lividi" disse infine Maria, le parole che uscivano incerte, mentre si voltava verso i fornelli per nascondere il tremito delle mani. La salsa al pomodoro bolliva piano nella pentola, rossa come il sangue che le pulsava nelle tempie.Dal corridoio, sentirono la porta della camera di Matteo aprirsi. Passi pesanti si avvicinarono alle scale. Maria si irrigidì, il cucchiaio di legno che le scivolò dalle dita nella pentola, schizzando salsa sul grembiule bianco. Quando Matteo entrò in cucina, il silenzio si fece tagliente. Si fermò sulla soglia, con la camicia mezza fuori dai jeans, il sorriso troppo largo sulle labbra."Ciao papà. " Mario non rispose intento a leggere un articolo sportivo sul giornale del giorno prima."Ceniamo?" disse secco, incrociando lo sguardo di Maria sopra la testa del padre. Per un secondo, i suoi occhi lampeggiarono di trionfo, freddo e vuoto. Lei abbassò lo sguardo sul grembiule macchiato di rosso, mentre il cuore le martellava contro le costole. "Ho fame" disse, buttandosi su una sedia con un cigolio violento. Maria prese le pentole tremando, i bicchieri tintinnarono quando li mise sul tavolo. L'odore del pomodoro, dell'aglio, dell'olio d'oliva freschissimo, normalmente confortante, ora le dava la nausea. Mario si sedette al suo solito posto, senza parlare. Maria si mise di fronte a Matteo. Ogni suo movimento sembrava amplificato: il suono della pasta che cadeva nel piatto dello scodellino, il fruscio della mozzarella fresca quando la schiacciò col cucchiaio. Quando gli porse il suo piatto, le dita di Matteo le sfiorarono il polso. Un attimo. Caldo. Deliberato. Maria ritirò la mano come bruciata.SUMMARY^1: Maria si trova nel salone di casa sua in Sicilia mentre suo figlio Matteo la avvicina con evidenti intenzioni sessuali. Nonostante le sue resistenze iniziali, Matteo la manipola fisicamente e psicologicamente, ricordandole di averla spiata mentre aveva rapporti con suo marito. Maria cede progressivamente, iniziando a praticargli un fellatio mentre lui la penetra digitalmente. L'arrivo improvviso del marito Mario interrompe l'atto, costringendo Maria a correre in bagno per ripulirsi mentre Matteo fugge al piano di sopra. Quando Mario entra in cucina, nota i segni sul collo di Maria ma accetta la sua scusa sui lividi lasciati durante il sesso coniugale. Durante la cena, la tensione tra madre e figlio rimane palpabile attraverso sguardi e contatti intenzionali, mentre Mario appare inconsapevole della situazione.Mangiare fu un supplizio. Mario trangugiava rumorosamente, gli occhi fissi sul piatto. Matteo invece la fissava tutta la cena. Ogni volta che lei alzava lo sguardo, lo trovava lì: gli occhi neri che divoravano ogni suo movimento, ogni suo gesto. Il suo piede le strisciò contro la caviglia sotto il tavolo. Maria trasalì, il cucchiaio le cadde sul piatto con un tintinnio troppo forte. Mario alzò lo sguardo, cupo. "Che c'è?" chiese, la voce raschiata dalla stanchezza. "Niente" Maria borbottò, "Mi è appena caduto il cucchiaio". Riprese il cucchiaio con mano tremante. Il piede di Matteo si insinuò tra i suoi piedi scalzi, premendole contro la pianta. Lei chiuse gli occhi, concentrandosi sul sapore della salsa, dolce e acida insieme, cercando di non pensare alla bocca ancora umida di lui. Il sudore le colava lungo la schiena sotto la maglietta leggera.Quando Mario finì, si alzò senza dire grazie, lasciando il piatto sporco sul tavolo. "Vado a riposare" disse, sbadigliando rumorosamente. "Stanotte ho il turno di mezzanotte". Si fermò sulla porta, voltandosi appena. "Tu" disse, indicando Matteo con la birra vuota, "Smetti di fissare tua madre così. È irrispettoso". Matteo sorrise, un ghigno che mostrava troppo dente. "Scusa, papà". Mario rivolgendosi alla moglie le disse di raggiungerlo a letto appena aveva finito la cucina, poi salì le scale, i passi pesanti che si allontanavano. Maria iniziò a raccogliere i piatti dal tavolo, le mani che tremavano così forte che le posate scivolarono di nuovo. Matteo rimase seduto. Quando lei si chinò per prendere una posata caduta, lui le sfiorò la nuca con le dita. Maria si bloccò, il fiato mozzato."Laviamo insieme" Matteo sussurrò, alzandosi. Si avvicinò al lavello dove lei stava sciacquando un piatto sotto l'acqua fredda. Le si mise dietro, così vicino che Maria sentì di nuovo il calore del suo corpo attraverso il vestito leggero. Il suo respiro caldo le sfiorò l'orecchio. "Lasciami lavare" disse lei, la voce strozzata dal panico che le saliva di nuovo. Ma lui prese il piatto dalle sue mani scivolose, le sue dita che si chiusero sulle sue. "Ti aiuto io" disse piano. Maria sentì il suo petto premersi contro la sua schiena mentre le mani di lui si muovevano insieme alle sue sotto l'acqua corrente. Il sapone ricciolo profumato di limone sembrò trasformarsi in un odore pungente e minaccioso. Lungo la schiena, sotto le sue mani che stavano sciacquando il piatto, Maria sentì le sue dita scivolare giù lungo il suo fianco, verso il punto basso della schiena dove le mutandine si infilavano sotto la gonna leggera. Ogni tocco era una scossa elettrica di orrore e terrore, lì sotto la luce fluorescente della cucina, con il rumore dell'acqua che scorreva. "Sentito cosa ha detto papà?" Matteo le mormorò contro il collo mentre le sue mani continuavano a muoversi nel lavello sotto le sue. "Ha detto di raggiungerlo... e tu lo farai?" Le dita di lui scivolarono sotto l'elastico delle sue mutandine di cotone leggero. Maria irrigidì tutto il corpo, bloccando il respiro. "Certo che lo faro come ogni pomeriggio e smettila di toccarmi." disse piano, disperata. Eppure non si mosse, paralizzata dal terrore che lui facesse rumore, che Mario sentisse qualcosa di strano al piano di sopra. Le sue dita scivolarono più in basso ancora, sfiorando l'inizio della fessura tra le sue natiche, proprio dove il
La puttana di mio figlio
incesto mamma figlio
Anna Bolerani
10 mesi fa · 8.298 parole · 37 min
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