giocando col cordone della veneziana. "Mario vuole conoscerti... ufficialmente". Un silenzio carico di promesse attraversò la linea prima che Lorenzo rispondesse: "Porta le mutandine strappate che ho lasciato in Hotel." In ufficio, i fogli si confondevano sotto le mie dita. Ogni volta che mi sedevo, il dolore nell'ano ricordava la doppia violenza subita. Il pensiero di rifarlo la sera con Lorenzo mi metteva addossi una eccitazione incontrollabile .Alle 18.30 bussai alla vetrina dell' antiquariato . Lorenzo stava chiudendo le serrande, il profumo di cera d'api e vecchia carta mi avvolse quando mi fece entrare. Senza parole, la sua mano scivolò sotto la mia gonna, accarezzandomelo da sopra le mutandine di seta. . Le sue dita entrarono nelle mutandine e cercarono nell'ano ancora gonfio con una familiarità che mi fece gemere contro gli scaffali di libri rari.In macchina verso casa Lorenzo guidava con una mano sul mio ginocchio scoperto, il pollice che disegnava cerchi sul mio' nguine. "Tuo marito..." iniziò io. "Sa che vengo per cena?" "Certo è stato lui a volere che ti chiamassi. Vuole assistere alle nostre evoluzioni. Hai portato le mutandine strappate? Le vuole conservare come ricordo della mia prima volta con un altro uomo."Alle 19:45, l'ascensore dell'atrio odorava di disinfettante e nervi. Premetti il pulsante del sesto piano sentendo la pressione delle cuciture delle mutandine sul livido a forma di stella sopra l'ano. La porta si aprì su Mario in camicia nera, la barba rasata di fresco. "Lui è Lorenzo" dissi, indicando l'antiquario che stringeva una bottiglia di Amarone. Gli uomini si studiarono un attimo troppo lungo, le mani che si strinsero. "Accomodati, mettiti a tuo agio." La tavola era apparecchiata per l'apocalisse: cristalli taglienti, coltelli da carne affilati come rasoi, il salmone in crosta che fumava sotto la lampada al sale. Lorenzo osservò la foto di nozze sul mobile cinese. "Eri bellissima con quel velo", disse, le dita sfiorando il vetro della cornice. Mario versò il primo bicchiere. Il bordo del calice tremò quando lo porgemmo all'ospite. "Allora". Schioccò la lingua sulle labbra scrutando Lorenzo. "La mia donna ti è piaciuta?" Lorenzo sorseggiò senza rompere il contatto visivo. Le sue dita sfiorarono il bordo della tovaglia verso la mia gamba sotto il tavolo. Sentii il polpastrello caldo sul ginocchio, poi salire lungo la coscia mentre Mario osservava il percorso sotto la stoffa leggera. Il pollice di Lorenzo scavò nell'inguine, premendo contro l'elastico delle mutandine di pizzo che Mario mi aveva fatto indossare per lui. Trattenni il respiro quando la punta del dito scivolò dentro il tessuto umido, sfiorando il livido a forma di stella sull'anca destra. Con frivolezza dissi: "Sai che per colpa dei lividi che mi hai fatto ieri, mio marito mi ha punito" "E che punizione ti ha dato?"
"Mi ha battuto col frustino..."
"Dove ti ha battuto?" chiese piano, gli occhi fissi sulle mie pupille dilatate. Mario tagliò il salmone con un coltello che scricchiolò sul piatto. "Frustata numero dieci" risposi col fiato corto, "dopo che gli ho mostrato il tuo lavoro sul mio culo"."Si vede che te le sei meritate." disse lui sorridendo. "Vero Mario? disse cercando la complicità di mio marito come due vecchi amici.La luce delle candele danzava sulle lame mentre l'antiquario raccontava storie di libri proibiti del '700. Le sue mani gesticolavano sopra la tovaglia di lino, ma sotto il tavolo, le dita mi scostavano le mutandine. Sentii l'aria fresca sulla pelle umida quando l'elastico scivolò lungo la coscia sinistra. Il suo indice penetrò senza preavviso nell'ano ancora gonfio - una scossa elettrica che mi fece rovesciare il vino rosso sulla tovaglia. "Scusa" balbettai, le dita che tremavano mentre asciugavo la macchia a forma di ferita. Mario osservò la scena con gli occhi di un falco, le narici che si dilatavano mentre Lorenzo mi puliva le ginocchia col tovagliolo, le sue nocche che sfioravano il mio pube attraverso la stoffa bagnata.Le pietanze avanzarono nel silenzio carico di promesse. Quando Lorenzo si alzò per passarmi il cestino del pane, il suo pacco eretto sfiorò la mia spalla. Un odore di legno di sandalo e desidero maschile si mescolò al profumo del risotto allo zafferano. "Permetti?" mormorò Mario, le sue dita che aprivano il bottone della mia blusa di seta nera sotto lo sguardo dell'ospite. Il tessuto scivolò sulle spalle scoprendo il reggiseno trasparente e le ferite viola lasciate dal frustino. Lorenzo trattenne il respiro osservando le mie mammelle che pulsavano libere nel reggiseno di pizzo. Le sue mani rimasero sospese a mezz'aria mentre inchiodavo il suo sguardo.Mario si alzò bruscamente, il coltello per il formaggio che tintinnò sul piatto di porcellana. Senza una parola, attraversò la stanza verso il giradischi d'epoca. Il bracciale di ottone scricchiolò quando sollevò il coperchio di mogano. Dal mobiletto sottostante estrasse un vinile: la copertina lisa mostrava Mina in bianco e nero. Le sue dita tremavano leggermente mentre posizionava l'ago sulla traccia esterna. Un graffio familiare precedette le prime note di "Amor Mio"."Perché non ballate?" propose con voce piatta, voltandosi verso Lorenzo. "Nel frattempo sparecchio la tavola". L'odore del salmone avanzato si mescolava all'aroma acre del sudore sulla mia nuca.Lorenzo mi prese senza preavviso. Un braccio di ferro avvolse la mia vita mentre l'altra mano affondava nei miei capelli, tirandomi la testa all'indietro. Sentii il suo cazzo duro premere contro la curva della mia schiena attraverso i pantaloni di lino, un'asta pulsante che seguiva il ritmo del vinile. L'istinto di girarmi svanì quando la sua guancia ruvida sfiorò la mia tempia. "Respira" sussurrò contro la pelle ancora dolente delle scapole. Le sue dita mi scostarono la gonna sollevando l'orlo sopra i glutei scoperti nel retro dove lui si appoggiò strofinandosi a me.Guardavo in faccia mio marito con un sorriso complice mentre Lorenzo dietro di me metteva una mano nelle mutandineLa stoffa di pizzo delle mutandine si incollò alla pelle umida quando il suo bacino, voltandomi, schiacciò il mio contro il mobiletto dei dischi. Ogni movimento strofinava il tessuto ruvido dei suoi pantaloni sull'ano gonfio, un dolore che diventava subito elettricità.Mario osservava dalla porta della cucina, le mani intrise di acqua saponata mentre strofinava il coltello da salmone. Gli occhi neri non lasciarono un istante il punto dove le mie dita si aggrappavano allo scaffale dei vinili, le nocche bianche contro il mogano lucido. Nell'ombra dei fornelli spenti, la sua bocca si dischiuse appena quando Lorenzo scosto la mia gamba destra poggiandola sulla mensola bassa, esponendo completamente il retro delle mutandine abbassandole fino al ginocchio sotto il suo sguardo muto. Ora il mio culo era ben esposto alla vista di mio marito e anche le dita di Lorenzo che iniziarono a penetrarlo. Un gemito mi sfuggì mescolandosi alla voce roca di Mina."Piano..." gli sussurrai all'orecchio. Le sue labbra bruciarono sulla nuca mentre mi frugava con metodo, la punta del dito che esplorava ogni piega dolorante con cruda precisione. Il riflesso nello specchio ovale sopra il mobiletto mi mostrò Mario che asciugava lentamente le mani sul grembiule toccandosi il cazzo evidentemente gia eccitato dalla scena. La musica copriva il suono umido delle dita che entravano e uscivano, ma non poteva nascondere l'odore acre di eccitazione che si spandeva nell'aria."Vuoi vedere meglio?" chiese Lorenzo improvvisamente voltandosi verso Mario. Le sue parole tagliarono la musica come un coltello. Le mie dita si aggrapparono alla cornice dello specchio mentre mi girava completamente verso mio marito, sollevandomi la gonna sopra i fianchi per mostrare il mio corpo nudo dal ventre in giù, le mutandine abbassate alle ginocchia perforate dalla sua mano che continuava il suo lavoro nell'ano senza sosta. La punta delle sue scarpe di cuoio scricchiolò sul parquet quando avanzò verso la cucina. "Si avvicinati..." disse Lorenzo, la voce un ruggito soffocato mentre mi piegava sul tavolo della cucina liberato dalle stoviglie, le mani che mi aprivano le natiche esponendo completamente l'ano viola alla luce fredda dei neon alogeni. "Tienile le natiche aperte mentre la inculo".Mario obbedì, pose le mani sulle mie natiche e le allargò, mettendo in bella mostra, alla merce di Lorenz, il mio buco del culo." Ti piace vederla cosi?" gli chiese Lorenzo." Si, sfondale il culo."La punta del cazzo di Lorenzo scivolò grezza contro la mia fica prima di cercare l'altra entrata, lasciando una striscia umida sulla pelle infiammata. Sentii la sua mano appiccicosa premergli le palle contro il mio perineo mentre si preparava. Il primo centimetro entrò con uno strappo sordo, lacerando di nuovo la pelle sottile della sera precedente come una busta sigillata male. Le mie unghie graffiarono la superficie del tavolo freddo sotto il mio vis, poi Lorenzo affondò completamente con un singolo colpo brutale. Il suo enorme cazzo era sparito interamente dentro di me mentre mio marito lascio le mie natiche e si pario pantaloni iniziando a masturbarsi."Guarda come si masturba tuo marito" mi disse Lorenzo, digli quando ti piace e quanto sei troia."" Si mi piace , spingilo tutto dentro , sono la tua troia." poi sempre guardando mio
