questo pomeriggio non mi vedrai più.""Mi piaci troppo per rifiutare di diventare il tuo amico di letto. Accetto, di a tuo marito che sarò felice di conoscerlo. Ora non pensiamo più a lui"Le sue mani sotto la giacca mi scoprirono la schiena sudaticcia mentre la bocca divorava le mie parole. La gonna tubino nero salì sopra i fianchi da sola, costretta dalle sue dita affamate. "Dimmi dove ti piace" mormorò contro la mia bocca. Il profumo del suo sudore sapeva di biblioteca proibita e desiderio antico. Allungo la mano sotto la mia gonna mentre la sua lingua si faceva strada dentro la mia bocca. Le sue dita già frugavano fra le pieghe della mia fica bagnata, trovando il clitoride gonfio come un seme sotto il pizzo. Gemetti contro le sue labbra quando un dito penetrò nel mio culo, proprio nel punto esatto dove il bisogno pulsava, . Lo cercavo da quando aveva sfiorato quella stampa alla fiera. L'odore acre della mia eccitazione si mescolava al tannino della carta che impregnava le sue unghie. La sua lingua abbandonò la mia bocca per scendere lungo il collo, aprendo i bottoni della camicetta bianca con i denti. I capezzoli induriti sbatterono contro il tessuto umido quando mi spinse sullo scrittoio di mogano. La carta intestata dell'hotel si attaccò alla pelle nuda delle cosce. "Ti piace nel culo?" chiese con voce rotta dall'ansimare, mentre una mano mi costringeva a piegarmi sul ripiano. Le sue dita scivolarono giù dalla schiena, oltre l'elastico delle mutande strappate dal ginocchio fino alla piega segreta dove tutto pulsava. Lo sentii annusare la mia pelle come un vino raro. La domanda mi attraversò la pancia come un coltello caldo. Ero stata preparata per anni da quelle notti con Mario e i suoi giochi, ma qui ora..."Si, adoro essere scopata nel culo." ansimai afferrando il bordo del tavolo mentre la sua saliva fredda mi scorreva lungo la colonna vertebrale. Le mani di Lorenzo s'infilarono sotto il mio ventre sollevandomi i fianchi. Tra noi solo il rumore dei nostri polmoni e il cigolio del legno sotto il peso. Non un preliminare gentile, non un dito preparatorio - solo il crudo sfregare del suo pube contro le mie natiche mentre sfoderava la sua arma. Un gemito strozzato mi sfuggì quando la punta cercò l'ingresso stretto. L'odore di pelle sudaticcia e cognac riempì le narici. "Respira" ordinò schiacciandomi la schiena contro il petto mentre il dolore mi squarciò in due. Le dita mi affondarono nei fianchi lasciando lividi sotto la stoffa quando mi impalò fino all'ultimo centimetro. Grande. Più grande di qualsiasi cosa avessi mai conosciuto. Più largo del polso di Mario. I tendini dei miei polsi si tesero mentre graffiavo la carta intestata dell'hotel sopra il tavolo mentre lui iniziava a spingere. "Dio, sei enorme" rantolai sentendo il mio corpo adattarsi a quell'invasione brutale. Le lacrime bruciarono gli occhi quando iniziò a muoversi - pugni lenti che martellavano senza pietà il punto cieco dentro di me. Ogni ritirata lasciava un vuoto da urlare, ogni spinta sapeva di bruciore e piacere impossibile. La mia coscienza si frantumava tra il dolore nella pancia e il godimento che saliva dalle viscere. Non assomigliava a nulla. Non alla tenerezza di Mario, né ai giochi controllati nel nostro letto. Questo era possesso animale. Annientamento. "Ecco... così..." ansimò Lorenzo contro la mia schiena curva mentre le sue mani sollevavano i miei fianchi. La sua voce era un ringhio soffocato. Ogni movimento del suo bacino spingeva il mio corpo contro il bordo tagliente del legno. Il ritmo si fece più rapido, più profondo. Ora il dolore si trasformava in piacere. Mia madre diceva che certe cose erano contro natura, ma lei non aveva mai sentito questo, quel crampo divino che si allargava dall'ano fino alle ovaie. "Spingilo tutto dentro!" implorai mentre le unghie si piantavano nel mogano. "Rompimi pure!" Sentii la sua risata soffocata nel mio collo sudato mentre affondava fino alle palle. Le mie gambe tremavano come foglie d'autunno quando il suo pollice trovò il clitoride schiacciato contro il tavolo. Uno strofinio crudele, sincronizzato con la penetrazione. Un'onda di piacere sporco mi sollevò. Gridai contro i suoi pugni nel mio interno mentre la stanza girava vertiginosa."Più veloce! Sto per venire..." gemetti sentendo la tensione esplodermi nell'addome. Le sue dita mi strozzarono i capezzoli attraverso la camicia strappata. Un gesto brutale che mandò scintille lungo la colonna vertebrale. Il rumore del suo corpo che mi martellava era bagnato, animalesco. Il profumo di sudore nell'aria ci avvolse come una coperta sporca quando lui trattenne il respiro. Sentii il suo sussulto violento dentro di me - un getto rovente che riempiva le mie viscere contratte. "Sì! Sborrami tutto dentro..." sibilai mentre il mio orgasmo mi piegava in due sotto il suo peso. Ondate di piacere mi percorsero dal culo alla punta dei capelli. Tremavo come una foglia mentre il suo seme colava lungo le mie cosce insieme al sangue che non avevo previsto. Mi lasciò cadere sullo scrittoio sporco fluidi corporei. Le gambe mi cedettero quando tentai di reggermi. "Cristo..." ansimò lui, appoggiando la fronte alla mia schiena tremante. Il suo respiro caldo sulla pelle umida mi fece rabbrividire. Mi pulì con un fazzoletto di seta che sembrava antico quanto le stampe. "Non ci sarà bisogno di pulizie profonde" sussurrò asciugandomi le cosce con delicatezza sorprendente dopo la violenza. Le mutandine strappate giacevano sul pavimento come un trofeo. "Di a tuo marito che sono pronto a conoscerlo." Mi alzai a fatica, le gambe molli mentre il seme continuava a colarmi lungo la coscia destra.Nella doccia dell'hotel, l'acqua bollente scottava le ferite nascoste. Osservai il sangue mescolarsi al sapone liquido nel pozzetto di scarico, rosso vivo contro il bianco porcellana. Mi tastai l'ano gonfio con cautela. Ogni sfioramento bruciava. Quando asciugai il vapore dallo specchio, la mia immagine mi fissò con occhi differenti, più scuri, più vivi. Non ero più Elisa di prima. I segni viola sull'anca sembravano impronte fossili. Indossai un paio di mutande di ricambio senza guardarmi oltre. Il profumo di Lorenzo mi perseguitava ancora sulla pelle nonostante il sapone. Fuori pioveva già crepuscolo quando scesi dal taxi. Dovevo costruire la bugia perfetta. Controllai il cellulare: tre messaggi da Mario. "Come è andata la riunione?", "Hai bisogno che vengo a prenderti?", "Ti amo". Ogni parola era una puntura sotto le costole. La chiave girò nella serratura .Trovai Mario ai fornelli. Il profumo di aglio dorato e basilico fresco copriva ancora l'odore di cognac che mi usciva dai pori. "Ero in pensiero" disse senza voltarsi, scuotendo la padella di ghisa. Le sue nocche erano bianche sul manico. "Il traffico era orrendo" mentii lasciando cadere la valigetta nell'ingresso. La camicia strappata sotto il soprabito mi scorticava la pelle dove Lorenzo mi aveva morso. Si girò con un cucchiaio di legno fumante in mano. Gli occhi gli scesero lungo il collo, fermandosi sulla chiazza viola sotto l'orecchio. "Ti sei ferita?" chiese toccandomi il livido con la punta delle dita unte. Il contatto mi fece trasalire. "Ho sbattuto contro uno scaffale negli archivi". La bugia sapeva di metallo sulla lingua. Lui annusò l'aria come un segugio. "Puzzi di sigari e di ....". Si trattenne dal dire che odoravo di sborra fresca. Il cucchiaio tintinnò sul bordo del lavello mentre mi afferrava i fianchi. Le sue dita scavarono nei lividi nascosti sotto la gonna. Un guizzo di dolore mi strappò un sospiro.Mi Infilò la mano nelle mutandine. "Stamattina le avevi nere di seta" mormorò schiacciando la bocca contro il mio orecchio. Le dita mi sollevarono l'orlo della gonna lungo i fianchi, scoprendo l'elastico beige delle mutandine nuove. "Quelle che indossi ora sono beige". Mi bloccai contro il piano cottura mentre la sua mano scivolava dentro l'elastico, cercando il calore umido sotto. Le unghie graffiarono il pelo pubico. "Perché le hai cambiato?" Le labbra gli tremarono per la rabbia repressa. Sentii la cucitura delle nuove mutandine cedere sotto la pressione delle sue dita affamate. "Si erano strappate." risposi io. "E stato Lorenzo a strappartele?" Non volevo mentire oltre, non lo meritava. "Siediti ti racconto tutto." "Dopo essere stata alla riunione, ho incontrato Lorenzo, aveva un convegno all'Hotel Excelsior e mi ha chiesto se volevo accompagnarlo ed assistere al suo intervento. Dovevo trovare il modo di dirgli di venire a casa per conoscerti, cosi ho accettato l'invito e sono andata con lui al convegno. Alla fine mi ha invitato a bere qualcosa nella stanza che l'hotel gli aveva messo a disposizione, come ad ogni altro partecipante al convegno. Amore perdonami, avevo bevuto due martini e mi sono fatta prendere dall'eccitazione e non ho saputo resistere alle sue avances."Mario si sedette di fronte a me, la bocca serrata in una linea sottile. "Hai già fatto tutto con lui?" La sua voce era piatta, senz'anima. "Non tutto, solo nel culo." sussurrai. Le dita mi arrotolarono l'orlo della gonna mentre gli raccontavo il resto - il tavolo di mogano, la penetrazione violenta, la promessa fatta a Lorenzo di presentarlo. Il silenzio si fece tombale dopo l'ultima parola. Mario si alzò lentamente. "Almeno ora il ghiaccio e rotto, spero almeno ti sia piaciuto e che tu voglia continuare a farlo come avevamo deciso." Raccontami, come ti ha scopato, cosa ti diceva, dove ti ha sborrato.""Lo abbiamo fatto sul letto, nel culo come volevi tu. Mi ha sborrato li. Credo di avere ancora il suo sperma dentro."Stenditi sul divano fammi vedere il tuo culo com'e ridotto"Obbedii tremando. Sollevai la gonna sopra i fianchi scoprendo le mutandine di cotone macchiate di sangue e sperma essiccato. Le sue dita mi strapparono via l'ultima barriera di stoffa. Un sibilo gli sfuggì quando vide l'ano gonfio e viola, i lividi a forma di
Racconto29 min di lettura
Elisa
Prima esperienza cuckold di una coppia sposata
Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.3k letture · 1
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