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Elisa
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Racconto29 min di lettura

Elisa

Prima esperienza cuckold di una coppia sposata

Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.3k letture · 1

Mi chiamo Elisa ed ho 42 anni e sono sposata da 12 anni con Mario, un matrimonio d'amore che mi soddisfa in pieno. Purtroppo non abbiamo figli perché io non posso averne e questo ci ha però consentito di vivere le nostre frequenti serate di sesso il piena libertà. Amavo troppo mio marito e volevo accontentarlo in una delle sue fantasie più ossessive. Dopo anni di rifiuti e ripensamenti finalmente mi decisi di fare il grande passo. Voleva vedermi fare sesso un con un altro uomo e una notte, mentre facevamo sesso, nel pieno dell'eccitazione, gli giurai che lo avrei fatto. Mi sarei data da fare per trovare l'uomo adatto che mi sarebbe dovuto piacere anche sul piano fisico. Lui in questo mi diede carta bianca. Era troppo felice per porre condizioni o limitazioni. Una mattina mentre facevamo colazione dissi: "Mario, ieri ho conosciuto una persona alla fiera del libro, Mi ha fissato tutto il tempo che sono stata nello stand". Mio marito mi guardo con interesse e notò l'arrossamento delle mie guance. Non era imbarazzo. Era calore. Un calore che non vedeva da anni. Le mie ginocchia premettero contro il tavolo di legno grezzo, scavato da anni di coltelli e pentole. "Ci hai parlato?" chiese, la voce più bassa di un sussurro. "Sì" dissi alla fine. "Ha uno stand di libri antichi. Cartine geografiche del settecento. E stampe erotiche..." Notai subito in lui una certa tensione che non capivo fosse timore o eccitazione. La sua mano tremava quando prese il mio bicchiere per bere un sorso d'acqua ."Mi ha chiesto se fossi sposata". Le mie tempie pulsavano come tamburi sotto la pelle sottile ."E tu?" mi chiese. Il silenzio che seguì fu più denso della pioggia sui vetri. Guardai verso il frigo, dove la lista della spesa era appesa sotto una calamita a forma di fragola. "Gli ho detto si, ovviamente. ""Non poteva essere diversamente." mi ha risposto e poi ha agginto: " Una donna affascinante come lei non poteva essere single.""Mi ha porto la mano, si è presentato e m ha dato il suo biglietto da visita".Feci scivolare le mie dita sotto il grembiule floreale. Ne estrassi un rettangolo di cartoncino spesso, bagnato ai bordi. Lo posai sul tavolo. Il nome era scritto in caratteri gotici: Lorenzo De Santis. Libraio Antiquario. Un numero di telefono. E una nota scritta a penna sotto: "Chiamami quando vuoi. Anche di sera"."Lo hai visto anche oggi?" mi chiese Mario"No" risposi concentrandomi sul suono della pioggia sul tetto della veranda. Aprii il cassetto dei coltelli per mettere via la forchetta sporca di torta."Però nel pomeriggio torno al suo stand, devo comprare un libro, forse lo rivedrò.""Ti piace? mi chiese."Si, sembra un tipo interessante e anche molto attraente. Con lui forse lo farei."Smisi di riordinare le tazze. Sentii l'odore della terra bagnata che saliva dal giardino, quel profumo di radici e foglie marce che sapeva sempre di segreti."Magari dopo che lo vedo oggi e ci parlo deciderò se andare avanti o lasciare stare.""Come vuoi, ma se ti piace non perdere l'occasione.""Ti faro sapere" Non aggiunsi altro. Non dissi che l'uomo mi aveva già scritto un messaggio sul cellulare alle tre di notte. Né che gli avevo risposto alle cinque del mattino, nascosta nel bagno con il rubinetto aperto per coprire il tintinnio della tastiera. Né che aveva già prenotato una stanza nell'albergo dove lui aveva un convegno sabato prossimo e che mi aveva invitato per quella notte. Il mio cuore batteva forte nel petto mentre immaginavo quello che stava per accadere. Se lo dovevo fare, la prima volta volevo farlo da sola, senza la supervisione di mio marito, sentirmi libera di comportarmi e fare quello che volevo, senza condizionamenti. Dopo gli avrei detto tutto e, se anche Lorenzo fosse stato d'accordo lo avremmo fatto davanti a lui, sarebbe diventato il nostro compagno di giochi. "Ti accompagno?" chiese Mario mentre infilava la giacca da pioggia. Il tessuto di nylon strideva sulle sue spalle larghe. Avevo bisogno di quel silenzio, di quel momento vuoto tra il "sì" e il "no". Guardai fuori dalla finestra dove le gocce rigavano il vetro come artigli trasparenti. Non era ancora ora di dire tutto. Non quando la mia bocca sapeva ancora di caffè amaro e bugie. "Vorrei vederlo almeno da lontano mentre ti avvicini al suo stand per parlargli." "Va bene." dissi io indossando il soprabito per uscire insieme a lui. Alla fiera del libro l'odore di carta vecchia mi colpì. Mario si appostò dietro una colonna coperta di locandine mentre io camminavo verso lo stand delle stampe antiche. Lorenzo era là, piegato su un volume rilegato in pelle. Le dita lunghe sfioravano le pagine ingiallite con devozione. Quando sollevò lo sguardo, i suoi occhi grigi brillarono come monete d'argento sotto le luci al neon. "Elisa." Il mio nome nella sua bocca sembrò un accordo musicale. Mi strinse la mano e trattenni un brivido quando il pollice mi sfiorò il polso. La pelle di Mario che osservava da venti metri bruciava sulla mia nuca più del riscaldamento sopraelevato."Dicevi di avere un'edizione del Kamasutra..." La voce mi uscì più roca del previsto. Mi mostrò una cartella chiusa da nastri di seta. Sfogliando le incisioni del 1780 - corpi intrecciati in posizioni impossibili - la sua spalla sfiorò la mia. Il calore del suo respiro sull'orecchio mi fece dimenticare Mario, il rumore della fiera, perfino l'odore della carta."Questa è la copia di Casanova" sussurrò indicando un ex libris. Le sue nocche sfiorarono l'incavo del mio gomito. Un gesto che sembrò involontario ma che fermò il mio sangue per un istante. Dal mio angolo, Mario vide il mio collo arrossarsi come un tramonto.Lorenzo abbassò la voce piegandosi sul bancone. "Sabato sera, stanza 312 ti aspetterò in camera alle "21:00. ." "Non posso venire a quell'ora, ti ho detto che sono sposata, non saprei che scusa trovare per uscire, non è mai successo in dodici anni di matrimonio."Allora vediamoci prima. Dimmi tu un orario.""Alle 17:00." dissi io sottovoce per paura che potesse sentirmi Mario, anche se era impossibile data la distanza."Ho voglia di baciarti." mi disse."Non possiamo, c'è mio marito nei paraggi , sta visitando un altro stand. Potrebbe vederci. Lo farai Sabato in Hotel lontano da occhi indiscreti."Non disse altro ma i suoi occhi promettevano tutto quello che i libri intorno descrivevano. La carta bruciava nella mia borsa mentre mi allontanavo, le ginocchia molli.Mario mi raggiunse vicino alla scala antincendio, l'odore di umido penetrante nella giacca. "Beh?" chiese, gli occhi scavati dall'apprensione. Sentii la punta della sua scarpa spingermi contro la caviglia sotto la gonna, un gesto possessivo che non aveva mai fatto prima. "Ha una collezione interessante" mentii, osservando una macchia di caffè sul pavimento cementato mentre le mie dita stringevano la borsa che celava il Kamasutra acquistato. Il biglietto dell'albergo bruciava nella tasca interna della mia borsetta.Una pioggia gelida ci accolse all'uscita. Mentre Mario alzava l'ombrello sopra di noi, il mio sguardo scivolò oltre le vetrine fumose verso lo stand di Lorenzo. Lui stava già fissandomi, una sigaretta spenta tra le dita mentre leggeva dietro i suoi occhiali a mezzaluna. Un lieve cenno del capo. Promessa indelebile che sabato alle cinque sarei diventata la sua tavolozza.In macchina, il calore del riscaldamento non sciolse il silenzio. Mario guidava con le nocche bianche sul volante, il polso rigido mentre cambiava marcia. "Che libro hai comprato?" chiese all'improvviso al semaforo. L'autobus accanto spruzzò fango sul parabrezza come un presagio. Scelsi la verità per frammenti: "Un trattato del Settecento. Figure... particolari". Mentre frugavo nella borsa per mostrargli la copertina, il biglietto dell'hotel scivolò tra il sedile e il bracciolo. Mario vide. Il suo respiro si fermò mezzo secondo prima del clacson dietro di noi. "Ti cade tutto oggi" commentò accelerando brusco, mentre raccoglievo e riponevo il bigliettino nella borsa. La mia guancia destra bruciava dove il suo sguardo s'era posato.Sabato mattina un sole accecante si rifletteva su pozzanghere ghiacciate. Preparai la valigetta come per un convegno di lavoro, mutandine di pizzo nero sotto il tailleur grigio da impiegata. Mario apparecchiava la colazione quando scesi. "Hai la riunione fino a tardi?" chiese versando il caffè con troppa concentrazione. Le sue dita lasciarono un'impronta umida sulla brocca. "Non so quanto durerà" mentii mentre addentavo un cornetto vuoto. Quando mi accompagnò alla porta, la sua mano sulla mia schiena fu un attimo di troppo. "Divertiti" sussurrò contro i miei capelli. La frase vibrava di significati nascosti.Alle 17:23 bussai alla porta della stanza 312 dell'Hotel . Odore di legno verniciato e sigaro spento. Lorenzo aprì in camicia sbottonata, i polsi nudi come promesse. "Sei in ritardo" disse senza rimprovero, tirandomi dentro mentre la valigetta cadeva sul parquet. "Sono stata trattenuta al lavoro, Ho dovuto fare una corsa per arrivare il prima possibile."Le sue labbra sulla mia nuca bruciarono più del cognac che aveva bevuto. Mi spinse contro la parete ricoperta di damasco rosso. Un quadro con putti barocchi traballò sopra di noi quando il mio ginocchio gli sfiorò l'inguine. "Prima un patto" ansimai, girando la testa per sottrarmi ai suoi denti sul collo."Che patto.""Mio marito Mario vuole incontrarti"."Tuo marito?" "Voglio dirti la verità. Noi stimo cercando un amico da inserire nei nostri giochi amorosi. Io avrei dovuto sceglierne uno pero avrei dovuto farlo sempre in sua presenza.""Ho conosciuto te, mi sei piaciuto subito, sembri la persona giusta per me, ma prima la prima volta volevo farlo da sola, senza la sua presenza e senza condizionamenti. Per questo ho accettato il tuo invito e se accetti di essere tu il nostro amico di giochi, lui non dovrà sapere di questo incontro""E se non accetto?""Se non accetti, dopo

Prima di andare avanti…

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