bagnato di sudore, sperma e i suoi fluidi nella bocca. Le sue labbra si sono serrate intorno alla base, calde e sapienti. Ho visto il muscolo della sua mascella contrarsi mentre succhiava con un'abilità che veniva dall'intimità di vent'anni insieme, dalla conoscenza totale del suo corpo. Il suo sguardo era rivolto verso l'alto, verso mio padre, gli occhi socchiusi e carichi di una sottomissione che era pura potenza. Una breve espressione di sorpresa è passata sul volto di lui prima di trasformarsi in piacere greve."Puliscilo bene amore." sussurrò mio padre dopo un momento, tirandole indietro i capelli con gesto quasi tenero. Le dita di lei si mossero lentamente lungo la sua asta mentre la bocca si ritirava. Ho visto la sua lingua scivolare sulla pelle gonfia, rosata dallo sfregamento violento. Lo sguardo di mia madre era fisso sul suo, un dialogo muto fatto di occhi lucidi e respiri affannosi. Quel liquido bianco che ancora colava lungo la sua coscia interna sembrava brillare nella luce fioca della lampada. La sua mano tremava leggermente mentre raccoglieva l'ultima goccia di sperma dalla punta, portandosela alle labbra con una lentezza studiata. Ho sentito il mio cuore battere forte come un tamburo di guerra nelle orecchie. La sua punta del dito è scivolata tra le labbra chiuse. Ha deglutito con un movimento sottile della gola. "Buono..." mormorò, quasi per sé stessa, mentre si asciugava il mento con il dorso della mano. "Vado a lavarmi tesoro" sentii la voce roca di mia madre mentre raggiungevo la porta della mia stanza rimanendo al buio. Vidi mia madre dirigersi verso il bagno, completamente nuda e con una mani dietro, conficcate fra le natiche, che cercava di contenere la fuoriuscita di sperma dal culo. Mi sono appoggiato alla porta, il cuore che mi martellava nelle orecchie. L'odore della mia eccitazione si mescolava al sudore freddo che mi colava lungo le tempie. Le immagini si rincorrevano nella mia testa: il modo in cui il suo ano si era aperto come un fiore carnoso sotto la pressione delle dita, la schiena curva contro il muro, quella goccia bianca che scendeva lungo la coscia. La mia mano trovò inconsciamente la chiusura dei pantaloni. Prima ancora di raggiungere il letto, già mi stavo sbottonando con dita frettolose. Non riuscii a trattenermi avevo il cazzo duro come il marmo, tirai fuori dal cassetto un paio di mutandine sporche di mia madre impregnate dei suoi umori, le odorai e odorandole poi sborrai dentro di esse.L'indomani, mentre mia madre versava il caffè nella mia tazza con gesto preciso, mio padre ricevette una telefonata. . "Mi hanno convocato a Milano per due giorni." annunciò con un mezzo sorriso, già guardando l'orologio. "Forse si sono decisi a darmi la promozione, ma non hanno voluto anticiparmi niente.""Speriamo amore" disse con affetto accarezzandogli la faccia" te la meriti proprio. Quando parti?"Credo con l'aereo della 18 per Linate. comunque come al solito mi stanno mandano via email il biglietto e la prenotazione dell'Hotel. Li troverò in ufficio appena arrivo. Perché non vieni con me? Carlo può benissimo restare solo per due giorni.""Lo farei con piacere amore, ma non posso assentarmi da scuola in questi giorni. Ci sono i consigli di classe. La prossima volta vengo te lo prometto." disse piegandosi e baciandolo sulla bocca mentre lui, curando di non farsi vedere da me, le mise una mano sotto la vestaglia per toccarle il culo. " Mi mancherà." le disse sottovoce per non farsi sentire. Io facevo il distratto, alzandomi per lavare la mia tazza, ma cercavo di ascoltare ogni loro singola parola. " Per due giorni resisterai. "Disse sempre mormorando mia madre. Ci divertiremo come ieri sera."
Mio padre finì a colazione ed andò in ufficio mentre io avviandomi verso la scuola, pensai per tutto il tragitto a come avrei potuto sfruttare al meglio quei due giorni solo con mamma.Quando mia madre aprì la porta quella sera, dopo che mio padre era già partito per Milano, indossava un leggero accappatoio di seta che non solo non riusciva a contenere il suo seno abbondante ma neanche le sue forme. Avevo bevuto un bicchiere di vino per farmi coraggio ed era già seduta sul divano, sempre con il suo accappatoio aperto davanti e che lasciava vedere una sottile camicetta bianca di seta e delle mutandine nere di pizzo.. Mi sedetti di accanto a lei e notai che leggermente eccitata per la situazione, mi accorsi che aveva una leggera erezione dei suoi capezzoli che spuntavano sotto la camicetta di seta.Fuori si stava scatenando un brutto temporale. Il rumore dei tuoni si avvicinava sempre di più ed ogni volta mia madre trasaliva."Vediamo un film." le chiesi."Si volentieri, non ho voglia di andare a letto. Non riuscirei a prendere sonno. I temporali mi hanno sempre turbata e poi, ho una paura matta dei tuoni. Quando capita mi abbraccio stretta a tuo padre per farmela passare. Che sfortuna, proprio stasera che c'è questo brutto tempo, doveva andare a Milano"Colsi l'occasione al volo. "Mamma, se ti fanno cosi paura i tuoni, stasera posso dormire io con te, cosi starai più tranquilla e potrai dormire serena."Lei ci penso un attimo. "Intanto vediamoci il film, poi se il temporale continua magari ti corichi con me."Durante la visione del film, ad ogni tuono mamma si stringeva a me. Ad ogni suo brusco movimento la vestaglia si apriva sempre di più mettendo bene in mostra alla mia vista le sue cosce tornite e le sue mutandine di pizzo. Poi lei si ricomponeva fino al prossimo tuono.Finito il film decidemmo di andare a letto. Poiché il temporale continuava sempre più forte con tuoni sempre più fragorosi che sembrava cadessero sulla casa, fu lei a chiedermelo."Ti prego Carlo. coricati con me al posto di tuo padre, ho troppa paura a dormire da sola."Andai a lavarmi i denti e poi raggiusi mia madre nella camera da letto. Lei era gia coricata e ad ogni tuono spariva sotto le coperte con una imprecazione. "Cazzo, questo era proprio forte, sarà caduto vicinissimo. Fai presto, mettiti sotto le coperte cosi chiudo la luce. Al buoi ho meno paura. Mi spogliai, posai i vestiti sulla poltroncina dove di solito li mette papà e mi infilai a letto con le sole mutande."Non metti il pigiama?" mi chiese mamma."Mamma, lo sai benissimo che non lo metto mai. Lo sai che di solito io dormo completamente nudo." mi misi sotto le coperte e spensi la luce.Poi un tuono più forte degli altri fece tremare i vetri . "Ho paura." disse stringendosi a me. "Calmati mamma, non può succederci niente e poi quando si sente il tuono il lampo è gia caduto.""Si lo so ma ho paura lo stesso." Poi si girò dandomi le spalle e disse "Stringimi forte e non mi lasciare fin quando durano i tuoni cosi forse riesco ad mi addormentarmi. Tuo padre fa sempre cosi."Mi avvicinai a lei ed aderii alla suo corpo tenendola stretta.Il mio cuore batteva a mille mentre le mie mani tremavano leggermente appoggiate sul suo ventre caldo attraverso la seta sottile del suo pigiama. Il suo profumo di iris e pelle bagnata dall'agitazione mi pervadeva le narici. Ogni volta che un lampo illuminava la stanza, vedevo il riflesso lucido della stoffa sulla curva dei suoi fianchi. Sentivo il respiro affannoso di lei contro il cuscino, caldo e sincopato. La mia erezione pulsava dolorosamente contro il tessuto delle mutande, premendo involontariamente contro la parte bassa della sua schiena. Lei non si allontanò. Anzi, con un movimento quasi impercettibile, arcuò leggermente il bacino indietro trovando la pressione. Un tremito sottile le attraversò le spalle quando la mia mano sinistra scivolò più in basso, le dita che sfioravano l'orlo delle mutandine di pizzo sotto la camicetta. La sua pelle era vellutata, elettrica. "Così va bene?" sussurrai, la voce rotta dalla tensione. La sua unica risposta fu un gemito soffocato quando il mio palmo si posò pieno sulla piega calda tra coscia e pube. Il temporale infuriava ma adesso contava meno del battito impazzito tra i nostri corpi.Un altro tuono scuoteva la casa quando le mie dita disobbedirono alla ragione. Scivolarono sotto l'elastico delle mutandine nere, trovando subito l'umidità calda che impregnava il pizzo. Sentii il suo corpo irrigidirsi per un istante, poi sciogliersi in un lungo tremolio mentre il mio indice sfiorava l'ingresso soffice dei suoi peli pubici. "Carlo..." mormorò, più un'esalazione che un rimprovero. Non si voltò, ma la mano di lei cercò la mia sotto le coperte, stringendo le mie dita invece di respingerle. Mi guidò più in basso, fino alla carne bollente già spalancata dal desiderio. Un sussulto le scosse le ginocchia quando il mio dito medio scivolò nel suo sudore intimo, seguendo il solco gonfio verso l'alto. La sua vulva era un fiore carnoso palpitante sotto il mio tocco. Ogni piega si arrendeva, aprendosi come mossa da un terremoto interno. Seppi allora che non stava fingendo la paura. Il terrore dei tuoni si era fuso con qualcosa di più antico e urgente.La mia mano destra le sollevò l'anca mentre le labbra si posarono sulla nuca salata. Lei gemette quando sentii il suo capezzolo indurito attraverso la seta della camicetta. Morsi delicatamente quella punta di pietra sotto il tessuto, sentendo il suo corpo ondeggiare all'indietro contro la mia erezione che premeva attraverso le mutande. Il mio dito trovò l'apertura del suo buco bagnato. Era più
