Mia madre Ottavia è una gran bella donna. Ha cinquanta anni, ma ha il culo più bello della città. Insegna al livero scientifico ed è molto rigida con i suoi alunni. Gode dell'apprezzamento di tutti, colleghi, genitori e alunni per la sua correttezza e serietà. Certo nessuno, tranne me, può immaginarsi quando sia troia a letto. Io mi chiamo Carlo, ho da poco compiuto diciotto anni e frequento l'ultimo anno del liceo classico. Sin da quando ne avevo quattordici anni, mi masturbo pensando a lei e a quello che vedo e soprattutto sento quando la spio mentre fa sesso con mio padre. Lui è dirigente in una importante banca d'affari, ha cinquantacinque ed e follemente innamorato di mia madre. Nonostante i venti anni di matrimonio scopano tantissimo ed io sono spesso spettatore dei loro amplessi, ovviamente a loro insaputa.. Di solito, quando tornano dalla pizzeria, dopo aver bevuto un po' di vino, lui si appoggia sulla poltrona per guardare la tv, ma lei lo distrae e lo eccita con qualche carezza. Mia madre sa bene come stimolarlo e dopo poco lui le tira giù le mutandine, la mette a pecora sul divano e la tromba forte mentre lei geme piano per non farmi sentire. Io invece non dormo mai quando sento i loro rumori dalla mia stanza cerco di spiarli. L'altro giorno ho trovato il suo vibratore nella cassettiera del loro armadio. Un oggetto rosa lungo che mi ha fatto venire le mani sudate mentre lo prendevo. Sono corso in bagno a chiudermi a chiave e ho iniziato a leccarlo come un animale, immaginando il sapore del suo corpo. Ogni volta che lo sentivo scivolare tra le mie labbra pensavo ai suoi gemiti soffocati dal cuscino quando mio padre le morde il collo. Non ho resistito e mi sono fatto venire una voglia improvvisa di scoparla come fa lui.
Ieri sera sono riuscito a spiarli dalla porta semiaperta del salotto senza farmi vedere. Mamma indossava quella sottoveste di seta che sie solleva ad ogni movimento imostrando l culo quando si china. Papà le aveva appena slacciato il reggiseno mentre lei gli sussurrava qualcosa all'orecchio con quella voce roca che usa solo di notte. Ho visto le sue dita scivolare tra le sue cosce mentre le leccava i capezzoli duri come pietre. Quando l'ha spinta in piedi contro il muro, ho trattenuto il fiato vedendo la sua mano affondarle nella figa bagnata."Mmmh, così forte..." gemeva lei, arcata verso di lui mentre la schiena sfregava contro la carta da parati. Poi, all'improvviso, mi è arrivata quella frase che mi ha fatto pulsare le tempie: "Stasera lo voglio nel culo... voglio che mi tratti come una puttana".
Papà ha riso, un suono basso e ruvido, mentre le tirava i capelli all'indietro. La fece girare di colpo, le mani poggiate sulla parete "Apri bene le gambe, troietta", ha ringhiato spingendo le dita nella sua bocca avida. Ho visto le nocche bianche mentre lui spingeva dentro con violenza, prima con due dita poi con tre. Mamma si è irrigidita per un attimo, un breve tremito nelle cosce, prima di lasciarsi andare completamente. Il suo gemito si è trasformato in un lungo sospiro roco quando lui ha estratto le dita lucide, sfregandole lentamente contro il suo ano contratto:
"Presto, dai aprimi il culo come solo tu sai fare." ha implorato, con voce strozzata dalla voglia.
"Mettiti in ginocchio sul divano" le ordino mio padre. Lei si inginocchio affondando la faccia sulla pelle del divano e tenendo il culo ben in alto a disposizione delle voglie sue voglie.Papà. posizionatosi in piedi dietro di lei, è stato brutale ma meticoloso. Ho visto il pollice premere fermo contro la carne tesa mentre l'indice cercava l'ingresso, seguendo il ritmo di quei profondi sospiri che faceva lei ogni volta che si rilassava un millimetro di più. Quel rosa umido si è gradualmente ampliato sotto la sua pressione costante, aprendosi come un fiore carnoso sotto il sole. Un sibilo è sfuggito tra i suoi denti quando finalmente è penetrato completamente dentro, il dito scomparendo fino all'articolazione. Lei ha piegato la testa all'indietro mentre il suo corpo ondeggiava seguendo quel movimento circolare che lui aveva iniziato con le dita dentro di lei."Togli le dita" ha sussurrato lei, voce rotta dall'impazienza e dalla pressione. Non un ordine, ma una supplica soffocata. "Voglio il tuo cazzo dentro... ora, per favore." Ogni sillaba era un brivido nella sua schiena curva contro il muro. Papà ha estratto le dita lentamente, lasciando quel buco tremante e lucido che sembrava respirasse da solo nel chiarore fioco della lampada. Ho visto la punta del suo cazzo, violacea e gonfia, premere contro quella rosa bagnata mentre lui reggeva le sue anche con le dita affondate nella carne morbida dei fianchi di mamma. Non è entrato subito. Prima ha fatto scorrere la punta su e giù lungo la fessura già aperta, sentendo ogni piega, ogni fremito della pelle irritata. Un gemito lungo, quasi un lamento, è sfuggito dalla gola di lei mentre il suo corpo si tendeva nell'attesa. Poi, con una spinta decisa ma controllata, la testa è sparita dentro. L'espressione di mamma si è trasformata in un misto di dolore e sollievo immediato - le sopracciglia aggrottate, la bocca socchiusa in un "oh" silenzioso, le vene del collo tese come corde. Papà ha fermato il respiro, aspettando che quel muscolo contratto si adattasse alla nuova invasione. Ho sentito l'odore acre del sudore mescolato al profumo di seta e lubrificante nell'aria ferma."Ora muoviti, fammelo sentire bene," ha sussurrato lei con voce rotta, affondando le unghie nella pelle delle sue cosce. "Fottimi veloce come sai fare tu." Le parole sono rimaste sospese tra loro come una promessa sconcia. Lui ha obbedito senza preamboli, afferrandole i fianchi con una presa che lascerà lividi viola domani mattina. Il primo colpo secco ha fatto risuonare le sue natiche contro il bacino di lui con uno schiaffo umido che ha fatto vibrare l'aria. Mamma ha buttato la testa all'indietro, il collo un arco perfetto mentre un gemito basso le scuoteva il petto nudo. Ogni spinta era metronomica, brutale nella sua precisione: il sibilo del suo respiro affannoso sincronizzato con il rumore di carne su carne. La sottoveste di seta si è incollata alla sua schiena sudaticcia, rivelando ogni contrazione dei muscoli lombari quando si spingeva incontro a lui.
"Sì cosi..." è sfuggito dalle sue labbra tremanti, più un rantolo che parole. "Mi piace... sto per venire..." Le mani di lui hanno lasciato i fianchi per afferrarle i seni, schiacciandoli con le nocche bianche mentre le dita torcevano i capezzoli già induriti. Un tremito improvviso le ha attraversato le gambe quando ha iniziato a contrarsi intorno a lui, il suo ano che stringeva il cazzo come una morsa calda. "Presto... più veloce!" Il comando è arrivato strozzato, ed è stato allora che lui è cambiato. Niente più ritmo controllato: solo furia cieca. La forza delle spinte l'ha sbattuta contro il muro con uno schianto secco, il quadro sopra di loro che ha oscillato pericolosamente. Ho visto le vene del collo di lui gonfiarsi mentre spingeva, spingeva, ogni muscolo del torso in tensione sotto la camicia aperta."Arrivo anch'io... cazzo..." Il suo respiro era un raschiare di pietra. Le mani hanno lasciato i suoi seni per aggrapparsi alle sue anche, sollevandola quasi da terra. Mia madre è diventata tutta un fremito: il suo culo stretto che palpitava intorno alla base di lui, la schiena che inarcava finché le vertebre sembravano voler sfondare la pelle. Un gemito lungo, spezzato, le ha riempito la gola quando lui l'ha affondata tutta dentro un'ultima volta. Ho visto il suo corpo irrigidirsi, le scapole aguzze che si disegnavano sotto la seta bagnata, mentre le sue dita si conficcavano nella carne delle proprie cosce. "Vengo... sborra! Sborrami nel culo!" sono state le uniche parole chiare tra gemiti inarticolati. "Fammi sentire il tuo sperma caldo... riempimi!" La sua voce era roca, selvaggia, mentre premeva indietro contro di lui con tutta la forza che aveva. "Inondami! Proprio ora!"Papà ha emesso un ringhio soffocato, le dita che affondavano quasi fino all'osso nei suoi fianchi. Non un ulteriore colpo, ma una pressione profonda, tremante. Ho visto il suo bacino premere contro di lei, fermarsi completamente. L'aria si è riempita di un nuovo suono: un lungo, basso sospiro roco da lui, e un gemito rotto, quasi piangente da lei. Era il rumore del vuoto che si riempie. Mia madre tremava tutta, ogni muscolo teso mentre ondeggiava leggermente. "Sì... così..." sibilò tra i denti stretti, gli occhi chiusi stretti, la fronte premuta contro la carta da parati stinta. Ho visto un tremito sottile attraversarle le natiche mentre il liquido caldo scorreva dentro di lei. "Sentilo... sentilo tutto dentro..." Le sue parole erano un soffio, frammentate dall'intensità. "È caldo... così pieno..."Papà ha estratto lentamente, il cazzo lucido e ancora pulsante che lasciava quel buco tremante e aperto. Mia madre è rimasta curva, appoggiata al muro, respirando a fatica mentre una piccola goccia bianca colava lungo la sua coscia interna. L'odore nell'aria si è fatto più denso, acre di sudore maschile mescolato a quello dolciastro del suo eccitamento femminile e alla punta metallica dello sperma fresco. Ha abbassato lo sguardo verso il pavimento, le spalle che si alzavano e abbassavano ritmicamente. Un silenzio greve è sceso nella stanza, rotto solo dai loro respiri affannosi. La sottoveste di seta era completamente incollata alla sua schiena sudaticcia, disegnando ogni vertebra. La sua mano tremava leggermente mentre si passava una mano sui capelli bagnati.Poi, con un movimento fluido che ha sorpreso anche mio padre, si è abbassata sulle ginocchia. La seta della sottoveste ha fatto un fruscio sommesso contro il parquet mentre lei si inginocchiava davanti a lui. La sua schiena formava una curva perfetta, accentuando le fossette sopra il suo culo ancora arrossato e palpitante. Senza esitazione, senza un comando, ha preso il suo cazzo flaccido ma ancora
