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Confessioni 3
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Racconto12 min di lettura

Confessioni 3

sempre più peccati

MANDREKINO
7 mesi fa · 1.3k letture · 0

"Vieni con me." Non era una domanda. Era un ordine, dettato da un impulso che non potevo controllare.

Maria non esitò. Mi seguì fuori dalla navata, oltre la sacrestia, in un piccolo stanzino di servizio sul retro della chiesa, usato per riporre vecchi paramenti e attrezzi per la pulizia. L'aria era più fresca qui, ma l'odore di polvere e umidità non riusciva a coprire il profumo floreale di Maria. La luce fioca di una lampadina appesa al soffitto illuminava a malapena la stanza.

Mi voltai verso di lei. I suoi occhi non si staccavano dai miei. Erano neri, profondi, come pozzi senza fondo. Mi sentivo come se fossi sull'orlo di un precipizio.

"Maria..." La mia voce era un gemito.

"Mi prenda, padre. Mi prenda come ha sempre desiderato." Le sue parole erano un incantesimo, una liberazione.

Le mie mani, che avevano benedetto e assolto, ora tremavano mentre le afferravano i fianchi. Il tessuto del suo vestito era morbido sotto i miei palmi. La tirai a me con forza, i nostri corpi si scontrarono. Sentii il calore del suo ventre contro il mio, la sua erezione che premeva contro la mia tonaca.

I nostri occhi rimasero incatenati. Non c'era bisogno di parole. Il desiderio era un linguaggio universale che parlavamo entrambi fluentemente.

"Mi spogli, padre." La sua voce era roca, un invito che mi fece impazzire.

Le mie mani si mossero con una nuova urgenza. Sbottonai il suo vestito, il tessuto scorreva via dalla sua pelle come acqua. Rivelò una sottoveste di pizzo nero, poi nient'altro. Il suo corpo era formoso, le curve morbide e invitanti. I suoi seni, pieni e sodi, premevano contro il pizzo, i capezzoli scuri e duri.

"Bellissima." La parola mi uscì di bocca, un sospiro reverente.

Maria mi guardò, il suo volto arrossato dal desiderio. Le sue mani tremanti si mossero verso la mia tonaca. Con un gesto lento e deliberato, slacciò i bottoni, uno dopo l'altro. Il tessuto spesso cadde a terra, rivelando la camicia bianca e i pantaloni neri sottostanti. Poi sbottonò la mia camicia, le sue dita sfiorarono la mia pelle, mandando brividi lungo la mia spina dorsale.

"Voglio vederla, padre. Voglio vederla tutta." La sua voce era un sussurro, un ordine.

Non esitai. Sfilai la camicia, poi i pantaloni, lasciando che cadessero a terra. Rimasi nudo davanti a lei, il mio cazzo teso e pulsante, una prova inequivocabile del desiderio che mi divorava.

Maria mi guardò, i suoi occhi scuri che scendevano lungo il mio corpo, soffermandosi sulla mia erezione. Un gemito le sfuggì dalle labbra. Si inginocchiò lentamente davanti a me, i suoi occhi ancora fissi sui miei.

"Padre, mi permetta di adorarla." La sua voce era un lamento.

Il mio cuore batteva all'impazzata. Non potevo credere che stesse succedendo. Questa donna, che fino a pochi minuti prima si confessava, ora era in ginocchio davanti a me, pronta a rendermi omaggio nel modo più peccaminoso.

La sua mano tremante si allungò e afferrò la base del mio cazzo. La sua pelle era morbida, calda. Mi prese in bocca, le sue labbra umide e calde che si chiudevano attorno alla mia punta. Gemetti. Il piacere era così intenso, così inaspettato, che quasi mi fece piegare le ginocchia.

Maria succhiava e leccava, la sua lingua calda si muoveva abilmente sulla mia pelle tesa. Ogni movimento era un'ondata di piacere che mi travolgeva. Sentivo il suo respiro affannoso contro la mia coscia, il suono umido della sua bocca che lavorava su di me.

"Maria..." Gemetti il suo nome, le mie dita si stringevano nei suoi capelli morbidi.

Lei continuò, ingoiando il mio cazzo sempre più a fondo, la sua gola che si apriva per accogliermi. Sentivo il suo palato morbido, il suo fiato caldo. Ogni spinta, ogni succhiata, era un'agonia e un'estasi allo stesso tempo. La mia schiena si inarcò, le mie gambe tremavano.

"Voglio sentirla dentro di me, padre." Tirò via la bocca, il mio cazzo gocciolava della sua saliva. I suoi occhi mi imploravano.

Senza una parola, mi inginocchiai davanti a lei. Le sue gambe si aprirono docilmente. Il suo sesso era una fessura scura e umida, le labbra gonfie e rosse, luccicanti di umori. L'odore era forte, muschiato, un profumo che mi inebriava.

Le mie dita scesero, accarezzando la sua clitoride, piccola e tesa. Maria gemette, inarcando la schiena. La sua carne era calda e morbida sotto il mio tocco. Poi allargai leggermente le sue labbra, rivelando l'apertura bagnata.

"Sei così bagnata, Maria." La mia voce era un sussurro rauco.

"La voglio, padre. La voglio tutta." La sua voce era un gemito.

Senza ulteriori indugi, premetti la punta del mio cazzo contro il suo ingresso. Era così calda, così stretta. Spinsi lentamente, sentendo la sua carne cedere, poi avvolgermi. Maria emise un gemito strozzato, i suoi occhi che si chiudevano per un istante.

"Mi faccia male, padre. Mi faccia urlare."

Spinsi più a fondo, lentamente, metodicamente. Il mio cazzo scivolava nella sua umidità, un suono umido e appiccicoso riempiva la piccola stanza. Sentivo ogni millimetro del mio corpo che entrava nel suo, il calore e la pressione erano inebrianti.

"Ah... ahhh..." I suoi gemiti si fecero più forti, mentre il mio cazzo penetrava completamente.

Iniziai a muovermi, le mie spinte lente all'inizio, poi sempre più veloci, più profonde. Il mio bacino batteva contro il suo, un ritmo primordiale che ci consumava entrambi. Il suo corpo si muoveva con il mio, i suoi fianchi che si alzavano per incontrare ogni mia spinta.

"Sì... padre... sì!" Maria urlava il mio titolo, il suono che si mescolava ai nostri gemiti.

Le mie mani le afferrarono i fianchi, spingendola ancora più a fondo. Sentivo il mio cazzo che batteva contro la sua cervice, un piacere quasi doloroso. I suoi muscoli vaginali si contraevano attorno a me, stringendomi, succhiando il mio cazzo con una forza incredibile.

Il nostro sudore si mescolava, i nostri corpi si sbattevano l'uno contro l'altro con forza crescente. Il suono dello schlick della carne che si univa era l'unica musica. Maria gemeva, urlava, implorava.

"Vieni per me, padre! Vieni dentro di me!"

Il mio orgasmo era vicino, una marea che montava dentro di me. Ogni spinta era più forte, più disperata. Sentivo il sangue pulsare nella mia testa, la mia visione si offuscava.

"Ahhh... Maria!" Gridai il suo nome, il mio corpo si contraeva violentemente.

Sentii il mio seme esplodere dentro di lei, un getto caldo e denso che la riempì completamente. Il mio cazzo pulsava, svuotandosi, mentre lei gemeva con me, stringendosi attorno alla mia erezione che si ammorbidiva lentamente.

Rimanemmo lì, ansimanti, i nostri corpi ancora uniti, il sudore che ci incollava. Il silenzio nella stanza era rotto solo dai nostri respiri affannosi.

"Grazie, padre." La sua voce era un sussurro tremante, pieno di gratitudine.

Tirai fuori il mio cazzo lentamente, un suono umido che risuonò nella stanza. Il suo sesso gocciolava del mio seme, una prova tangibile del nostro peccato.

Mi alzai, il mio corpo ancora tremante. Maria mi guardò, i suoi occhi ora lucidi, ma con una scintilla di soddisfazione. Non c'era vergogna, solo una profonda, viscerale pace.

"Ora vai, Maria." La mia voce era ancora rauca.

Lei annuì. Si alzò, i suoi muscoli ancora molli. Raccolse i suoi vestiti, li indossò lentamente, i suoi movimenti eleganti anche nella loro lentezza. Prima di uscire, mi guardò un'ultima volta, un sorriso enigmatico sulle labbra.

"Ci vediamo alla prossima confessione, padre."

E poi se ne andò, lasciandomi solo in quella piccola stanza, con l'odore persistente del suo profumo, il sapore del peccato ancora sulle mie labbra e la consapevolezza che, d'ora in poi, il confessionale non sarebbe mai più stato lo stesso. E neanche io.

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