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la storia di Clara
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Racconto48 min di lettura

la storia di Clara

Clara è una donna di quarant'anni, una moglie devota e ideale, ma troppo fragile per affrontare la vita...

metzenbaum
1 anno fa · 1.1k letture · 0

Eppure, non riusciva a sentirsi veramente colpevole. Il senso di colpa sembrava destinato ad arrivare più tardi, quando la frenesia e i brividi, l’eccitazione che ancora le percorrevano ogni nervo, si fossero raffreddati. In quel momento, mentre il corpo era ancora acceso e la mente percorsa dal ricordo di Claudio, Clara decise di sospendere ogni giudizio su se stessa. Sapeva che Andrea avrebbe dovuto attendere, che la realtà del suo matrimonio sarebbe riemersa, ma non ora. Non adesso, non con il corpo e la mente ancora immersi nel vortice di ciò che era successo.

Clara chiuse gli occhi, cercando di calmare il respiro, ma era impossibile. Ogni memoria, ogni battito, ogni fremito faceva saltare alla mente il pensiero di Claudio accanto a lei, e ogni immaginazione la riportava lontano dalla razionalità. Lontano dal marito. La consapevolezza che lo stava ferendo, che lo avrebbe ferito, era presente, ma distante: qualcosa di troppo intenso, troppo vicino, troppo fisico, la impediva di cedere al senso di colpa.

Dopo Claudio, sonno e attesa

Clara si trascinò in bagno, il corpo ancora scosso e il cuore che martellava. L’acqua calda scivolava sulla pelle, il vapore avvolgeva ogni angolo del corpo, e il rumore del getto sul piatto doccia sembrava assorbire ogni pensiero. Si concentrava sul calore dell’acqua, sulla sensazione di pulizia, cercando di liberarsi dei ricordi e dei fluidi di Claudio, ogni goccia portando via un frammento della frenesia che ancora la attraversava.

Usò le dita per pulirsi dentro, facendo uscire più fluido di lui che riusciva, lavandosi con il detergente intimo e il doccino, nel vano tentativo di togliere quelle tracce viscose.

Uscita dalla doccia, Clara si asciugò lentamente, il respiro ancora irregolare, le mani tremanti. Provò a calmarsi, provò a chiudere gli occhi e abbandonarsi alla stanchezza ma il sonno non arrivava. Prese un sonnifero, sperando di trovare sollievo, ma il corpo e la mente restavano troppo attivi, troppo percorsi dai brividi e dai ricordi.

Dopo un po’, prese un secondo sonnifero. Questa volta il corpo cedette, di schianto. Si lasciò andare sul letto, il respiro lento e regolare, e il sonno la avvolse come una coperta pesante, finalmente ristoratore.

Risveglio e preparazione

Quando aprì gli occhi, la luce del mattino filtrava dalla finestra: erano le otto. Il cuore accelerò immediatamente: mancava poco al ritorno di Claudio. Clara si alzò, il corpo ancora leggermente indolenzito e tremante, e si diresse verso il bagno per prepararsi.

Ogni gesto era misurato, consapevole. Si truccò lentamente, curando ogni dettaglio del volto, mentre la mente correva tra eccitazione, ansia e anticipazione. Scegliere l’intimo speciale fu un piccolo rito, una combinazione di tensione e brivido che la faceva sentire viva e nervosa allo stesso tempo.

Scelse un perizoma rosso scuro, trasparente. E un reggiseno della stessa linea, con le coppe trasparenti e in pizzo traforato che lasciava vedere il capezzolo.

Seduta davanti allo specchio, Clara controllava ogni dettaglio, ogni filo di capelli, ogni curva del corpo, respirando a fondo, il cuore che batteva sempre più forte. La stanza sembrava restringersi intorno a lei, ogni suono amplificato, ogni respiro accentuato dalla consapevolezza che il momento stava per arrivare.

Arrivo di Claudio

Il suono del campanello la fece sobbalzare. Il cuore balzò in gola, il respiro si fece corto. Aperta la porta, lo vide: il volto familiare eppure carico di tensione, la presenza intensa che la faceva tremare dall’interno.

Ogni secondo sembrava dilatarsi. Claudio entrò, gli occhi fissi su di lei, e la tensione nella stanza aumentò. Clara sentì l’adrenalina percorrerle le vene, la mente in subbuglio, il corpo tutto vigile e pronto.

Claudio entrò da dominatore, la prese tra le braccia e le labbra si incollarono, e di nuovo la lingua di lui scivolò dentro nella bocca di Clara cercandole la lingua e la saliva.

Clara si irrigidì quando sentì le sue mani scivolarle dentro gli slip e inarcò la schiena quando le dita di lui le entrarono nella figa, muovendosi per darle piacere.

La suspense e l’eccitazione la travolgevano completamente. Ogni battito, ogni respiro, ogni movimento era carico di attesa. La stanza diventava un campo di tensione, e Clara era completamente immersa nel vortice di emozioni contrastanti: eccitazione, paura, anticipazione e turbamento.

Claudio si staccò e di nuovo la prese per mano, e la riportò in camera. Lì lo tirò fuori e glielo presentò davanti, e mettendole una mano sulla testa la fece andare giù, ai suoi piedi, le appoggiò il cazzo sulle labbra e spingendolo glielo cacciò in bocca più che riusciva, facendole lacrimare gli occhi. E Clara cominciò a succhiare, e leccare, e pompare, gli tastava le palle e lo leccava dalla base alla punta per poi risucchiarlo dentro e fare avanti e indietro con le labbra sul fusto.

Senza dirle nulla le sborrò in bocca, dritto giù in gola. Clara sentì lo schizzo e sobbalzò pronta per toglierselo, in un gesto istintivo, ma lui la bloccò e le scaricò in gola tutto quello che aveva nelle palle, lasciando che Clara se lo sfilasse solo quando lui ebbe finito, vedendola tossire e sputare saliva mista a sperma.

Ma non le diede il tempo di protestare. La prese e la gettò sul letto, facendola atterrare di schiena, le sfilò gli inutili orpelli che aveva indossato lasciandola nuda e ancora una volta si tuffò tra le cosce di lei leccandola furiosamente.

Clara esplose in un orgasmo praticamente istantaneo, la vagina si contrasse e lasciò uscire fiumi di umori che le colarono lungo il solco delle chiappe. E allora Claudio ne approfittò, le andò sopra e la infilzò nella figa al primo colpo facendola gemere di piacere, e cominciò a scoparla con forza, spingendola così forte da far tremare il letto.

Clara venne due volte di fila, ormai gli orgasmi erano continui e incontrollabili, ma quello non era il gran finale…

Claudio glielo tolse dalla figa ormai slabbrata e la fece girare, a malo modo, piazzandola ancora alla pecorina. Clara obbedì, passivamente, già sapendo qual era il suo destino. E quando sentì che glielo infilava di nuovo nel culo cacciò un grido di dolore, secco e terribile, che tuttavia non scalfì Claudio e il suo intento. Continuò a penetrarla nel culo ignorando i gemiti di dolore e le richieste di fermarsi, anche solo per un istante, e spinse e le invase in retto fino a restare fuori con solo le palle.

Clara serrò i denti e strizzò gli occhi, sentiva le sue pompate e le penetrazioni che diventavano via via sempre più profonde e decise, e quando - dio volle - anche lui raggiunse l’orgasmo lo sentì grugnire e gridare “SI! VENGO! TI SBORRO NEL CULO!” e finalmente tutto finì, glielo lasciò dentro ancora per qualche istante e poi lo tolse, permettendole di ritirarsi sul letto in posizione fetale, con una mano a tamponarsi il culo che pareva in fiammo e a recuperare il fiato.

Lui non si scompose, la guardò quasi sprezzante e con quel misto di… pietà che la fece stare male, poi, senza un minimo gesto d’affetto, una carezza o un semplice “Come va?” ricominciò a vestirsi, senza fretta.

E senza un saluto, senza un “Ci vediamo”, o un “E’ stato bellissimo” se ne andò lasciandola sola. Uscendo dalla sua casa come se fosse ancora lui il padrone.

Panico e disperazione

Clara rimase immobile per un istante, il cuore che martellava furiosamente nel petto, mentre la consapevolezza le colpiva la mente come un pugno. Claudio non sarebbe tornato. Non aveva detto nulla di “stasera”, non aveva lasciato alcuna promessa di ritorno prima che Andrea tornasse. Il vuoto nella sua mente si allargò improvviso e glaciale. Ogni pezzo del suo comportamento, ogni scelta, ogni momento della notte precedente le esplodeva davanti agli occhi con una chiarezza dolorosa.

Il panico la travolse. La sensazione di essere intrappolata, di aver oltrepassato un limite irreversibile, le serrava lo stomaco. La sensazione di aver… saltato il fosso, e dall’altra parte non c’era nulla, non le era rimasto nulla se non il dolore e lo schifo. Ogni respiro era corto, ogni battito del cuore sembrava martellarle le tempie.

Clara scivolò verso il bagno come se cercasse un rifugio fisico da cui potersi liberare. L’acqua calda scivolava sul corpo, ma non riusciva a lavare via il peso di ciò che aveva fatto, la memoria dei gesti, dei brividi, della frenesia. Le lacrime mescolate al vapore scendevano sul viso, e un singhiozzo le scoppiava in gola, improvviso e incontrollabile.

Si accasciò sul pavimento del bagno, il corpo tremante e bagnato, lasciando scorrere le lacrime, cercando un sollievo che non arrivava. Ogni goccia d’acqua sembrava solo amplificare la consapevolezza di ciò che aveva fatto. La disperazione la sommerse, un peso opprimente che le stritolava il petto. Cercò di calmarsi, di respirare lentamente, di trovare un minimo di controllo, ma nulla funzionava.

Il panico cresceva, serpente instancabile dentro di lei, e la mente correva senza sosta tra il rimorso e la paura di essere scoperta. Alla fine, si alzò a tentoni, le gambe tremanti, i piedi nudi sul pavimento freddo. Si trascinò in soggiorno, dove i pensieri si fecero ancora più confusi e la mente gridava disperazione, quasi volesse cercare un appiglio che la riportasse alla normalità.

E gli occhi caddero su una bottiglia di cognac ancora nuova, abbandonata su uno scaffale. Senza pensare troppo, la afferrò e ne stappò il tappo. Il primo sorso fu un bruciore che le incendiò la gola e le scosse lo stomaco, ma le muscolature tese cominciarono a rilassarsi appena un poco, come se una parte di lei potesse finalmente respirare. Bevve ancora, lentamente, cercando di ritrovare un minimo di controllo, di anestetizzare la mente che continuava a tormentarla. L’alcool scendeva in profondità, e un sottile calore iniziava a diffondersi nel corpo, ma non cancellava la colpa, non attenuava il panico.

Prima di andare avanti…

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