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L'ossessione di Serena 2
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Racconto26 min di lettura

L'ossessione di Serena 2

L'altro punto di vista

Salina
1 anno fa · 518 letture · 1

"Eheh... ma quello era soltanto un gioco. E tu non puoi sfruttare le mie debolezze, le mie perversioni più recondite e nascoste per arrivare alle tue. Io voglio restare padrona delle mie zozzerie...tu al massimo quello che gode nel riceverle... quello che gode nel guardare... senza toccare... nel vedermi godere per il tuo piacere."

Solo quando smise di parlare mi resi conto che aveva appena detto esattamente quello che speravo di sentire, aveva ammesso tutto ciò che stava invece provando a negare.

Le feci una faccia contrariata. Non ero ancora sicuro di aver capito cosa stesse dicendo, quel suo cambio di atteggiamento mi stava intimorendo ma non ancora al punto da abbandonare la partita.

"Dunque mi stai dicendo che non giocherai più con me...?" chiedo.

"Esatto" risponde lei, con le braccia conserte.

"Ok. Niente allora. Poteva essere carina, come idea... ma se non vuoi..." dico, allontanandomi da lei.

"Fermati."

Mi fermo, guardandola di sbieco.

"Forse le cose non stanno proprio così…. è che non ti conosco, è rischioso per me…insomma non lo so!”

“Ma è esattamente perché non ci conosciamo che potrebbe funzionare, rifletti, faresti quello che hai fatto con un tuo amico? Con il tuo fidanzato? Io non voglio essere né l’uno né l’altro, né cerco lo stesso”

Era ancora più confusa, seduta sul bordo del divano. Muoveva le gambe nervosamente, incrociandole poi rilassandole di continuo.

Con un piccolo sorriso mi spiega: "temevo fossi venuto qui perchè volessi di più..."

"Certo che voglio di più, ma non quello che pensi tu. Non sono venuto qui per scopare se è quello che intendi, puoi stare tranquilla. Scopare non mi basterebbe, hai ragione, voglio di più."

Nel dirlo mi avvicino a lei e mi siedo per terra, proprio davanti alle sue gambe, trovandolo il posto più adatto per il mio ruolo.

"Ora ti senti più sicura a rifare quello che hai fatto prima ma qui davanti a me?"

"Sì. Se la mettiamo così è quasi un favore che ti sto chiedendo. Quello di poterti mostrare la micina così, naturalmente, liberamente e senza altri fini."

"Forse iniziamo a capirci…ma questa volta lo farai senza distanze e senza fingere che sia per caso. Ed è diverso”.

"Lo so... e credo sia proprio questo quello che voglio"

Tutte quelle parole e spiegazioni avevano interrotto l’atmosfera e anche la mia erezione, ma ci avevano permesso di evitare degli atroci silenzi imbarazzati.

“C'è solo una condizione che metto continuare a giocare con te." Le dico per sfidarla.

"Ovvero...?"

"Se vuoi che io ti accompagni in questa cosa, dovrai osare più di quanto tu abbia fatto prima."

Non le diedi il tempo di rispondere e lentamente mi sfilai i pantaloncini e rimanendo con gli stessi boxer di poco fa, seduto a terra del suo divano. Non appena mi vide in boxer, si morse un labbro in preda alla tentazione.

"So che ti piace ciò che vedi. Beh... se provi a toccarmi abbiamo chiuso. Stop. Fine. Se adesso vieni qua e sfili questi boxer per ciucciarmi il cazzo, sarà l'ultima volta che mi vedrai. Intesi?"

La vidi guardarmi travolta dalla paura. Il senso della fine stava arrivando troppo presto. Nessuno dei due voleva che finisse.

"Io rimarrò così. Voglio che tu ti spogli. Qui adesso. Voglio che tu sia sensuale. Fammi percepire il tuo desiderio. Descrivi il movimento delle tue mani e del tuo corpo mentre sfili tutti i vestiti. Raccontami cosa pensi... cosa faresti ai miei boxer. Cosa faresti al mio cazzo."

"Lo abbiamo appena fatto per tutta la mattina... davvero credi sia così difficile per me?" mi domandò incerta.

"Beh... se vuoi davvero che io ti guardi... ora devi fare questo per me. Non devi solo spogliarti fisicamente. Raccontami le tue intenzioni... supplicami di guardarti. Spogliati dei tuoi pensieri riguardo me. Riguardo noi. Dimostrami quanto ci tieni a tutto questo... dimostrami che non vuoi che finisca. Dimmi a voce alta che mi vuoi... che vorresti il mio cazzo... la mia sborra. Agisci come se la tua volontà dipendesse unicamente da questo. Supplicami di accontentarti. Usa tutte le tue forze."

Mentre dicevo queste cose introdussi una mano sotto il boxer e iniziai a sbatacchiare il cazzo nascosto. Era ipnotizzata da quel che vedeva, finalmente l’avevo conquistata. Lentamente, come presa da una strana forma di attrazione inspiegabile, iniziò a togliere la maglietta. Lo fece con una lentezza esasperante che tuttavia non mi disturbava affatto nel mio ruolo di osservatore.

Cominciò a parlare guardandomi negli occhi: "ora conosci cose di me che non conosce nessun altro".

Il solo pensiero di conoscere dei segreti in esclusiva mi portò ad aumentare istintivamente il movimento della mano sul mio cazzo, come se dovessi placare la mia sete di sapere e la sua di raccontare.

Poi rallentai e la interruppi: "la prima cosa che voglio da te è proprio questa, la pazienza di aspettare come andrà a finire".

Su questa frase si abbassò di poco lentamente gli shorts. Si sedette sul divano esattamente di fronte a me, alla distanza necessaria per poter controllare la mia erezione ancora coperta dai boxer. Si accese una sigaretta e si fermò come in attesa di istruzioni.

"Non potrai interromperti finchè non hai finito, quello che voglio da te è un gioco. Ma non un gioco qualunque, voglio un gioco che abbia delle regole precise e anche la possibilità per entrambi di trasgredirle accettandone, ovviamente, le conseguenze. Se ci stai accetta con la figa, tirala fuori."

Non sapevo se lo stava facendo perchè era interessata veramente a quello che le stavo proponendo o, più semplicemente, perchè non resisteva più, ma lo fece, abbassò ancora una volta gli slip quel tanto che bastava a dare aria alla figa che ormai mi sembrava di conoscere da sempre e che allo stesso tempo sembrava ogni volta una sorpresa. Che fosse completamente depilata lo avevo già visto, ma che fosse anche così elastica e pronta a dilatarsi lo stavo scoprendo ora che la avevo di fronte.

Il semplice gesto quotidiano di abbassarsi le mutande perde totalmente il suo lato innocuo se non si è da soli, per assumere un aspetto erotico. Il viso di Serena stava arrossendo e io sentivo il cazzo farmi male da quanto era duro. Il momento della scoperta è da sempre quello che preferisco e né lei né io osavamo guardarci negli occhi per godercelo di più.

"Penso che tu possa fermarti" le dissi, sorridendo questa volta più sinceramente divertito.

Iniziava a stemperarsi la tensione, iniziavamo a divertirci, non più solo io.

Fui molto sorpreso quando il suo seno mi si parò davanti in tutta la sua libertà. Ci fu un lungo silenzio, di ammirazione da parte mia e di imbarazzo da parte sua, non ho mai saputo perchè ma è da sempre la parte del corpo femminile che mi crea più eccitazione vedere esibito. Mi lasciò guardare la sua terza abbondante, guidando il mio sguardo verso i capezzoli larghi, di un rosa più intenso rispetto alla carnagione chiara del resto del corpo.

“Le mammelle di una vacca” commentai per testare l’effetto di certi termini su di lei. Le vedevo oscene, ingombranti, pesanti di eccitazione e ora così vulnerabili ed esposte.

Resistetti alla tentazione di toccarle e ripresi a spiegarle perchè ero là.

"Forse stamattina ti sei presa quello che volevi, sfruttando il fatto che non mi sarei rifiutato di guardare. E ora anche tu conosci la mia perversione che per fortuna è esattamente compatibile alla tua. Quello che ancora non sai è che sono già impegnato”.

“Questo non ti ha impedito di sborrare per il mio culo, perchè? Solo perchè un culo è un culo? O c'è dell'altro? Cosa si prova a guardare il culo di una ragazza sconosciuta?"

Nel dirlo faceva scendere ancora le mutandine e io non potevo fare a meno di guardarla quasi nuda. Il suo corpo era completamente esposto alla mia vista. I miei sensi si scaldavano. Ora apriva le cosce lentamente e il suo sesso mi appariva in tutta la sua bellezza. Le sue labbra intime, quel clitoride delicato rosa pallido, come il resto della sua vulva.

"MMMMMM!".

Del tutto involontariamente, non riuscii a trattenere un gemito di ammirazione. Ma Serena strinse subito le gambe.

"Cosa c'è? È così brutta?"

"No, no! Per niente! Io solo...la trovo molto bella."

"Oh..." rispose, imbarazzata da questo complimento inaspettato.

"Che carino."

Ancora una volta, le sue gambe si aprono. Mi concentro sul mio compito, sono il suo sguardo indiscreto. Quando la fessura di Serena è spalancata, mi chiede pure se sta andando bene così.

"Dovresti muovere di più il bacino verso di me e allargare bene le gambe in modo che io possa vedere più facilmente."

Serena obbedisce.

A questa distanza ravvicinata, la sua figa infiammata non mi lascia scelta: “Ora con le dita dovrai allargare le labbra intime”.

Prima di andare avanti…

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