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Diana, la maledizione degli uomini sposati
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Racconto14 min di lettura

Diana, la maledizione degli uomini sposati

Tale padre, tale figlia

Salina
1 anno fa · 876 letture · 2

Per tutto il mese delle vacanze fui letteralmente incapace di tornare su quel sito per chattare con lui, non avevo la minima idea di come uscire da quel casino ma iniziavo a capire che se proprio voleva mio padre avrebbe dovuto cercare un altro giocattolo per la moglie, questo maritino interessava a me. Mi collegai al sito il meno possibile, cercavo di non essere invadente con i messaggi, volevo che lui si sentisse assolutamente al sicuro essendo sposato. Era una forma di cortesia ma anche un modo per studiare al meglio la situazione. Chattavamo poco, diciamo che io non sapevo quasi nulla di lui. Lui non sapeva nemmeno che io esistevo, convinto di chattare con mio padre. Eppure, avevo intuito che potesse esserci qualche strano legame che ci accomunava. Vivevamo entrambi un periodo di ricerca di novità. La mia vita stava cambiando con il trasferimento e lui non sapeva come mantenere il controllo sulle sue voglie extraconiugali.

Una sera di settembre in chat lo sentii particolarmente esausto, aveva avuto una giornataccia, mi disse. Erano le 10 e mezza di sera e risentire il maritino, rompendo un po' il ghiaccio mi aveva messo una voglia matta di bere. Una di quelle cose che non mi capita spesso ma quando capita è ingestibile. Non saprei come spiegarlo perché neanche bevo troppo, una birra basta a buttarmi a terra. Tuttavia quella sera era strana, era come se nell'aria ci fosse un profumo diverso di aspettative e tradimenti. Lui poteva tradire sua moglie e io la fiducia dei miei genitori, pensarci rendeva il clima irrespirabile così mi lanciai senza preavviso. Senza calcolare alcun piano di riserva.

"Ti va di andarci a prendere una cosa da bere?" gli domandai in chat.

In risposta mi arrivò un’emoticon sbigottita e poi il silenzio. Ci pensò su e accettò. Non l'avrei mai creduto. Il problema era che lui aveva accettato una birra con mio padre, come tra vecchi amici che in una sera di fine estate volevano condividere le loro fantasie non troppo ortodosse e io con i miei 19 anni non potevo certo presentarmi come la calda moglie di mio padre, specialmente perché lui le foto reali le aveva viste. Scambiammo i numeri per fissare l’appuntamento, lo fissammo al bar sotto casa e la cosa più sorprendente fu vederlo arrivare praticamente in contemporanea a me. Non ci eravamo scambiati molte informazioni ma quel tempismo sospetto mi fece pensare che non abitassimo troppo distanti. E in realtà abitavamo molto più vicino di quanto entrambi potessimo immaginare. Nonostante la follia della situazione, il mio cervello riuscì ad attivarsi, attesi che prese posto nel bar per aspettare mio padre e gli scrissi un messaggio per scusarmi dell’imprevisto familiare che mi avrebbe impedito di raggiungerlo. Penserà che sono un profilo fake e finalmente avrò campo libero, ottima mossa! Ora però dovevo muovermi prima che torni a casa.

Entro nel bar facendo di tutto per farmi notare come giovane ragazza sola e un po' malinconica. Il barista inconsapevolmente agevolò la situazione. Vedendolo al cellulare in attesa aveva pensato che aspettasse qualcuna e vedendomi entrare da sola fece due più due comunicandogli con un cenno del capo che il suo appuntamento era arrivato. Quando mi fece accomodare al suo tavolo ci fu un momento di leggero imbarazzo tra noi ma non ci impedì di iniziare a chiacchierare come se fossimo davvero noi i protagonisti dell’appuntamento fin dall’inizio. Dopo esserci presentati solo con il nome le prime domande furono per lo più vaghe...

“Come va con lo studio?”

“E a te col lavoro?”

“Che progetti hai?”

C'era però una domanda che non potevamo lasciare in sospeso troppo a lungo.

"Sei sposato?" gli domandai.

La mia intenzione non era certamente quella di metterlo in difficoltà. Era una domanda semplice, dopotutto.

“Hai una moglie che ti aspetta a casa?”

“Si”.

"Quindi non sei single?”

“No”.

“Sei in cerca?”

“Forse”.

Questa sua risposta contorta non mi aiutava. Sembrava volesse dire e al tempo stesso volesse nascondere. Mi parlò di sua moglie, di cui era molto innamorato ma che era troppo rigida per comprendere certe cose. Non disse molto, eppure sembrava parecchio confuso all'idea di doverci ritornare coi pensieri. Decisi di accantonare l’argomento, quell’uomo, sposato o no, mi piaceva, anzi sposato mi piaceva ancora di più. E poi era solo una bevuta tra sconosciuti e i due drink dopo la birra mi avevano già reso euforica al punto da non riuscire più a controllare il mio sguardo che inevitabilmente finiva per fissarsi quasi costantemente sulla sua fede. Quell’uomo sorridente era un miscuglio di tutte le mie caratteristiche preferite, alto, slanciato, rassicurante, simpatico e misterioso. Quei jeans stretti e la maglietta che risaltava l’abbronzatura perfetta fecero il resto. La visione del suo corpo mi fece scaldare più del dovuto, l'alcool stava manifestando tutti i suoi effetti, parlavo biascicando cercando di rimanere composta. Inevitabilmente la conversazione virò su argomenti che non erano più quelli da normale conversazione, arrivammo a parlare di sesso. Era meglio farlo per divertimento o per amore? Gli chiesi, ottenendo come risposta una gran risata di gusto. Il sesso per amore non esiste, mi spiegò. È una contraddizione per come la vedeva lui. In amore ci si rispetta, a letto non per forza.

“Come e quando ti piace farlo?” rilanciò lui.

“Mi piace quando non è previsto, quando non ce lo si aspetta e mi piace farlo con chi non dovrei. Più è sbagliato più mi piace”

Gli risposi ostentando una sicurezza che non avevo, ma non mentii. Le mie non troppe esperienze erano finora state tutte con gli uomini più sbagliati.

“E a te con chi piace farlo e perché?” continuai.

“A me piace farlo con le donne degli altri. Il perché non te lo so spiegare ma se devo tradire voglio che sia alla pari”

A questo punto eravamo già abbastanza alticci entrambi e a me credo sia uscita la frase più sconveniente che avessi mai avuto il coraggio di pronunciare: "Io non sono di nessuno, eppure stasera con te ci scoperei volentieri."

Ero davvero io o era stato l'alcool a dirlo?

Lo volevo nel culo, questo era fuori da ogni dubbio.

Ma, come potevo essere stata così sfacciata? Come ci eravamo arrivati fino a quel punto?

Non avevo memoria di ciò che ci eravamo detti pochi minuti prima ma ricordo bene la sua reazione a quella frase tanto esplicita. Mi guardò intensamente, quasi sorpreso da quella mia frase ad effetto. Credo di aver accennato pure al fatto di invitarlo in camera mia, i miei erano ancora in vacanza, ma non ne sono totalmente sicura, ero un po' ubriaca. Ora però lui mi guardava avidamente, come non mi aveva mai guardata finora. Io ormai non riuscivo a staccare gli occhi dalla sua fede. Si fece prendere per mano e approfittai per toccarla e rendere reale la consapevolezza che stavo per andare a letto con un uomo sposato, che stavo per mettermi in competizione con la donna che lo aspettava a casa e quella competizione volevo vincerla. Così ci alzammo, capii di aver colto nel segno.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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