Da piccola anche io, come moltissime bambine, sono stata innamorata di mio padre. Tra i 3 e i 5 anni è piuttosto normale e io non facevo eccezione. Mio padre era l’uomo più forte, grande e bello del mondo, come secondogenita poi ho dovuto lottare di più per conquistare il posto di cocca di papà e ogni volta che in premio potevo stare sulle sue ginocchia, quello era il posto più bello del mondo. Avevo tutte le sue attenzioni per me e mi bastava qualche capriccio in più per avere tra le manine la sua fede nunziale per giocare.
Quando raggiunsi l’età per rendermi conto che non avrei potuto sposare mio padre, rimasi comunque tremendamente attratta da quell’anello e da tutto quello che significava. Non al punto però da desiderare ancora di averlo io, non a 19 anni almeno. Un feticcio, insomma, e non dei più terribili volendo, ma nemmeno dei più innocui: mi eccitavano (e mi eccitano tuttora) gli uomini sposati. Mi eccitano quelli che indossano la fede, simbolo del loro amore e di una fedeltà almeno dichiarata. Un amore che da adolescente romantica sentivo di rispettare e ammirare, come ammiravo quello dei miei genitori, e che non avevo mai avuto l'esigenza di mettere in pericolo.
Non fino a quando, nel modo più assurdo possibile, conobbi lui. Era fine luglio quando ci trasferimmo nella nuova casa e poco dopo i miei genitori partirono per le vacanze; io, che ogni tanto aiutavo papà a smistare le mail di lavoro, sarei rimasta ancora una settimana nella casa nuova per prendere confidenza con il posto nuovo, studiare e anche andare al mare vicino casa, che era il vero motivo del trasferimento. Avrei avvisato papà solo in caso di questioni urgenti. Le password erano semplici: Marta, il nome di mamma per le mail personali, Serena, quello di mia sorella per i siti delle spese di casa e Diana, il mio per le mail di lavoro. Era un compito che mi riempiva di orgoglio e mi distingueva da quella distratta di mia sorella e io lo svolgevo con molta attenzione. Ma a fine luglio chi vuoi che abbia questioni di lavoro da risolvere, erano tutti bellamente già al mare, tranne io che in teoria avrei dovuto anche studiare.
Così una sera, per noia o per curiosità, digitai Marta nella casella delle password e nelle poche mail presenti una mi balzò all’occhio per l’intestazione bizzarra: “Uomini sposati”. Dovetti cliccare sul link per capire che si trattava dell’iscrizione a un sito di annunci di un certo tipo, ma quello che mi si aprì davanti agli occhi fu da non credere, mio padre aveva un profilo su un sito in cui, da quanto capivo, migliaia di uomini sposati condividevano foto delle proprie mogli a beneficio di altri uomini sposati che se le sarebbero volentieri scopate. Una sorta di mercato delle mogli, diverso dal semplice scambio di coppia e il profilo di mio padre non faceva eccezione. Per fortuna le foto di mamma che aveva caricato non erano esplicite ma allo stesso tempo inequivocabili, non poteva che essere lei. L’iscrizione era recente e gli accessi non frequenti, ma l’annuncio era chiaro: papà cercava “complici fidati per esperienze trasgressive”. Avrei dovuto farmi i fatti miei, sono adulti e se ancora se la spassano beh tanto meglio, ma l’idea che tutta la fedeltà del matrimonio venisse messa così facilmente in discussione invece di irritarmi mi eccitò e mi impedì di chiudere il sito.
Mi ritrovai a spulciare la lista dei contatti più recenti. La lista era così corta che quasi mi venne il dubbio che fosse solo uno scherzo. Un tizio 45 enne con la passione per il trombone. Un ragazzo di 23 anni studente di geologia, mezzo scapestrato. Una ragazza. Uno studente di ingegneria di 24 anni, “timido, serio, rispettoso”. Risultare on line evidentemente attirò la loro attenzione perché iniziai a ricevere inviti a chattare e ormai ero andata decisamente troppo avanti per fermare la mia curiosità e la mia eccitazione. Il trombone era escluso, non avrei avuto niente da dire a un musicista che suona lo strumento più chiassoso dell'universo. Il ragazzo di ventitré anni sembrava appena scappato da una comunità di recupero, scartato. Il ragazzo che studiava ingegneria era idealmente perfetto. Sapeva farsi i cazzi suoi, non avrebbe mai creato casini, e vista la cura con cui manteneva la sua barba, le foto ben vestito e la sua gentilezza sembrava il candidato perfetto per….
Andare a letto con mia madre??
Era contesissimo di rivedermi on line dopo tanto tempo. E da quel messaggio dovetti mettere a fuoco la situazione: non stava parlando con me, ma con mio padre. Cioè io ero mio padre in quel momento. Che cazzo di situazione!
E soprattutto perché non chiudevo tutto e amen? Ero campionessa di ghosting con i miei coetanei e ora uno sconosciuto vuole trombarsi mia madre con la benedizione di mio padre e io gli do pure corda?
Mi chiede quali fossero i punti deboli di Marta per poterla corteggiare. E io cretina glieli dico con estrema franchezza, lui non si scompone, anzi pensa che la cosa potrebbe tranquillamente funzionare. La conversazione mi aveva già stufata, sembrava la contrattazione tecnica e non un incontro erotico. Ora ero pronta ad abbandonare quel buffo sito. Tuttavia, fu quando mi contattò Maritino92 che la situazione cambiò. Non sembrava molto appariscente dal profilo, anche quasi riservato. Non aveva ancora mai chattato con mio padre e così si presentò dicendomi che non gli interessava collezionare incontri e nemmeno storie da una botta e via. Era sposato da un annetto ma era in cerca di qualcosa di più, di intrigante e trasgressivo in grado di placare alcuni desideri che la giovane moglie non era troppo disposta ad assecondare. Non mi riempì di domande sulla “nostra” vita, la professione o la vita privata in generale. Si vedeva che avesse bisogno di una storia tranquilla dove divertirsi e far divertire.
Gli dissi subito si, senza neanche pensarci. E solo dopo mi resi conto che non sapevo più se gli stavo offrendo mia madre (e non mia moglie come lui credeva) oppure me stessa. Una caratteristica di lui mi colpì più di tutte. Non era il modo delizioso con cui utilizzava certe parole, non era il tipo di sguardo penetrante che mi arrivò in casa dalle foto che mi aveva mandato, non era l'altezza o i suoi nerissimi capelli mossi, cioè si, erano tutte queste cose unite al suo sorriso bianchissimo che spiccava su un’abbronzatura quasi africana.
