«Su, da brava, leccalo e succhialo».
Lo lavorai per qualche minuto, cercando in tutti modi di farne entrare il più possibile nella mia bocca. Lui si appoggiò ad un muretto ed io mi ritrovai con le tette di fuori e la figa gocciolante, mentre succhiavo il cazzo al mio futuro suocero. Sollevai il volto per scrutare sul suo quali emozioni gli davo e cercando la sua approvazione che, puntuale, giunse insieme ad un ennesimo ordine.
«Sei brava, un’ottima bocchinara. Toccati la figa».
Lo feci e venni quasi subito: ne avevo proprio bisogno. La sera prima, con Marco, avevamo giocato un po' e mi aveva fatto venire leccandomela, mentre io gli avevo regalato una sega veloce. Ovviamente non era niente in confronto a quello che stavo facendo adesso. Poi, mentre mi riprendevo dall'orgasmo sempre con il cazzo di Giulio in bocca, lui si filò e si rese visibile un filo di saliva che univa le mie labbra alla sua cappella gonfia. Mi fece alzare e, dopo avermi impastato ancora un po' le tette, mi spinse ad appoggiarmi al muretto che c’era dietro di lui. Ero sconvolta, eccitata ed incapace di negare a quell’uomo qualsiasi cosa.
«Mettiti qua, appoggiati al muro».
Mi fece chinare sul muretto e mi alzò la gonna da dietro. Abbassò in un istante le mutandine e prese a baciarmi il culo. Dilatava i glutei e vi insinuava la lingua in profondità, scorrendo fra il buco del culo e lo spacco della fica.
«Come sei bella e quanto sei puttana!»
Diede una leccata alla mia figa umida, facendomi gemere ancora, poi riservò la sua completa attenzione al buco del culo, che cominciò a lavorare con dovizia e bravura. Mi faceva impazzire, dovevo serrare forte le labbra per non urlare per il piacere che stavo provando. Mi leccava il buco del culo e mi stuzzicava la figa. Venni ancora, senza freni e, mentre stavo per riprendermi da quel secondo orgasmo, lui, dopo aver fatto colare della saliva lungo il solco dei glutei e averne spalmato un po' sul buco, mi infilò il cazzo nel culo. Lo fece con un gesto naturale, quanto deciso, spingendo il suo grosso cazzo fino in fondo. Rimasi senza fiato. Mi rompeva, mi slargava il culo, facendomi sentire tutta la sua potente virilità fino in fondo ed io non mi ribellavo. Mi voltai a fissarlo negli occhi.
«Fai piano, per favore! Mi stai spaccando il culo!»
«Zitta, troia! Da quello che sento, il tuo culo è già allenato ad accogliere cazzi».
Lo spinse tutto dentro, fino alle palle, e rimase lì, immobile, per alcuni secondi. Il suo cazzo pulsava ed anche il mio sfintere. Effettivamente non ero vergine di culo, già da quando mi ero messa con Marco; due o tre volte, lo avevo concesso al mio ex per non rischiare d'esser ingravidata e da lui mi ero fatta inculare godendo tantissimo. Dopo un lungo istante di completa immobilità, iniziò a muoversi piano. Sapeva quel che faceva. Mi prese per i capelli, prima e poi, per le tette. Mi trattava come una vacca che veniva montata; gli piaceva farmi capire che lui era il mio toro e mi stava montando in maniera stupenda: era proprio così. Io, inutilmente e, quasi per mettere a tacere la mia coscienza, lo pregavo di smettere, anche se, dentro di me, volevo che mi sbattesse, se possibile, ancora più forte. Lui sempre più eccitato, mi inculava e mi apostrofava con i peggiori epiteti possibili:
«Ti sfondo il culo! Te lo spacco tutto, vacca! Te lo voglio rendere così largo, che lo dovrai sentire aperto per molto tempo! Sei una gran puttana! E da oggi sarai la MIA puttana!»
Stavo tradendo Marco e, assurdo, lo stavo facendo con suo padre. Questo mi faceva sentire immensamente troia, una vera puttana e, dentro di me, sentivo proprio di voler appartenere a questo maschio, che mi stava dominando, sfondandomi il culo con il suo cazzo stupendo. D'improvviso aumentò il ritmo e subito mi resi conto che mi avrebbe inondato il culo.
«Ora sborro, mi svuoto nel tuo culo di troia».
Lo fece con forza ed impeto, finché emise un grugnito da vero maiale. Ci eravamo accoppiati, mi aveva fatta sua. Non pensavo a cosa sarebbe successo in futuro, non volevo pensarci. L’unica cosa che, in quel momento, per me aveva valore, era il fatto che questo maschio mi aveva fatto godere come una vacca, anzi la sua vacca. Avevo tradito Marco ed era vero: lo avevo già fatto all'inizio del nostro fidanzamento, con un mio ex. Ma avevo poi deciso di non farlo più, mentre ora mi sentivo pronta a soddisfare ogni desiderio di quest’uomo, che mi aveva inondato il culo con il suo seme bollente, quasi a sottolineare il fatto che lui era il mio toro da monta. Per un lungo istante, rimase piantato dentro di me, poi quando si è sfilato, ha appoggiato una mano sulla mia testa e mi ha fatto inginocchiare davanti a lui: in buona sostanza ha preteso che io, con la bocca, gli cancellassi ogni traccia del piacere che c’era ancora sul suo cazzo. Me l’ha infilato subito in gola ed ho assaporato i miei e i suoi umori, leccando e succhiandolo con estremo piacere. Poi ci siamo ricomposti e, prima di tornare dentro casa, lui mi ha guardato dritto negli occhi, mentre teneva entrambe le mani appoggiate alle mie spalle. La sua voce calma e ferma, mi ha impartito un ordine cui io stessa ho subito sentito il desiderio di obbedire.
«Quando avrai voglia di scopare alla grande e, sono sicuro che ti capiterà, ora sai chi devi cercare, perché, ho deciso che tu sarai la moglie di quel cornuto di mio figlio, cui daremo anche un erede. Se scopro che vai a scopare in giro con altri, te ne farò pentire amaramente. È chiaro quello che ti ha chiesto?»
Abbassai lo sguardo. Sentivo, dentro di me, che ero entrata in un meccanismo incredibilmente erotico, tremendamente peccaminoso ed infinitamente lussurioso, che, di sicuro, mi avrebbe portato a godere con quel maschio in maniera completa e totale. Lo guardai dritto negli occhi e gli giurai la mia completa disponibilità ad essere sua, solo sua. Dopo quella volta, scopammo altre volte in posti e luoghi diversi. Nella nostra futura casa, in un parcheggio, in auto, mentre aspettavo Marco che era andato a fare delle commissioni e, persino, in casa sua, con sua moglie chiusa in bagno a fare la doccia. Fui sua anche la prima notte di nozze, dopo che gli avevo anticipato un pompino nel bagno del ristorante. Lo sarò ancora tra poco, mentre ripenso a tutta questa storia, e lui, adesso, sta arrivando a casa mia, perché mio marito sarà fuori per lavoro per due giorni, e lui passerà la notte, qui con me. Ha espresso il desiderio di volermi ingravidare ed io non vedo l’ora di accontentarlo. Forse sono una puttana, una donna disonesta, ma non me ne importa nulla; lui mi fa godere, mi fa sentire femmina, troia, puttana fra le sue braccia e questo è ciò che voglio.
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