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Erotika
Gli esercizi di Irene
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Racconto61 min di lettura

Gli esercizi di Irene

Una storia a quattro, tra tradimenti, ginnastica, e...

I racconti di Pollicino
1 anno fa · 590 letture · 0

Ad un certo punto, un brivido improvviso la fece sussultare sul lettino e la poveretta esalò un urlo: un uomo aveva cominciato a frugarla ovunque nella sua intimità, per poi infilarle brutalmente due dita dentro la sua passerina ancora asciutta per la tensione emotiva… Poi, lo stesso individuo si mosse per sputare sulla fica, e solo in quel momento, da sopra la parete divisoria, lei intravide spuntare la sua testa fino agli occhi. Al contatto, sentì che quel maschio aveva ancora il pisello flaccido, e per farselo venire duro prese a sfregarlo in mezzo alle sue grandi labbra. Fuori copione, la troia sussurrò: - "Oh mamma, è bellissimo... Sii...". Pochi minuti, e glielo mise dentro che era duro appena sufficiente per una penetrazione decente, ed Irene lo percepi' crescere nel suo ventre… Quello stato di essere completamente all'oscuro di chi stava usando liberamente del suo corpo la fece ben presto andare fuori giri. Chiuse gli occhi, e dopo pochi colpi - soffocando in gola uno strillo acuto - ebbe un primo orgasmo, con potente e prolungata squirtata annessa. Ancora ansimante, udì intorno a lei la voce di due uomini che stavano ridendo… Apri gli occhi e vide i loro piselli che si dimenano a pochi centimetri dalla sua bocca… Erano uno bianco e un altro di colore, e i "legittimi proprietari" indossavano dei caschi integrali, percui non pote' guardarli in faccia, ma solo ammirare le dimensioni del membro africano che erano davvero ragguardevoli...

Poi, fu un flash... Lo sguardo della ragazza cadde sul corpo del maschio bianco... E vide degli arti inferiori piuttosto esili, un addome abbastanza sporgente che sovrastava peli pubici in gran quantità, e per finire un cazzo non troppo sviluppato nonostante il proprietario stesse armeggiando per farlo crescere, con una disperata pratica di autoerotismo… Si disse, mentre ancora stentava a riprendersi dal piacere che le era stato inflitto: - “Io questo corpo, questo cazzo così problematico l’ho già visto…”. Ma non fece in tempo a trovare la risposta che, all’improvviso, senza volerlo, quel cazzo le sborrò in faccia. Eccitata come non mai, Irene non perse tempo, ed assaporò lo sperma di quell’uomo che – caldo – le colava lungo il collo, sulle labbra, e naturalmente in bocca. Poi, trascurando il copione, inferocita e insoddisfatta, pretese che costui completasse il suo lavoro: - "Non ti piacciono le mie tette? Forza, sborraci su...", gli disse. E ottenute le ultime gocce di sborra da quel poveretto, con le sue stesse mani se la sparse come un prezioso unguento…

Non era finita, anzi, quella che da principio le era sembrata una forzatura adesso le stava piacendo, e non poco. Ora, sentì che qualcosa si stava appoggiando alla sua vagina. Qualcosa che aveva una compattezza e una dimensione molto maggiore del precedente. Avendo la visuale impedita, avvertì però che doveva essere un cazzo eccezionale, simile a quello di un grosso equino… E disse, stavolta a voce alta, con timore e facendosi udire distintamente da tutti i presenti: - “Mio dio, no, questo mi squarcia la fica!”. Era un altro uomo di colore che la stava aprendo. Glielo poggiò energicamente in mezzo alla fessura, ma la sua circonferenza era tale da non permettergli di entrare facilmente, nonostante Irene fosse ben “preparata” dalle molte esperienze che aveva fatto in vita sua. Spingeva il nero, spingeva facendo sempre più pressione, e provocando in quella puttanella un dolore intensissimo, quasi insopportabile, ma alla fine riuscì ad entrare… Le assestò molti altri colpi terrificanti, e ad ognuno di essi guadagnò centimetri preziosi dentro il suo grembo, intanto che le sue grosse palle sbattevano ripetutamente sul buchino posteriore. Il maschio iniziò una serie di penetrazioni impressionanti, e gli orgasmi di lei si susseguirono con una frequenza tale da crearle spasmi dirompenti... Si sentì realmente spaccare, ma godeva tantissimo, era un vero paradiso, finché quel cazzo enorme non scoppiò anche lui in un orgasmo tale che le riempi' la pancia. Rimase dentro, tremante e pulsante, per un tempo che a Irene parve indefinibile tanto fu piacevole. Poi, lo tirò fuori e si accosto' alla porta d'ingresso, lasciandola con il ventre - fuori e dentro - pieno di sperma...

A Irene tutto ciò non sembrava vero, e così quando le fu avvicinato alla bocca un incredibile, grosso palo di più o meno 25 centimetri, non lo rifiutò. Oltre ad essere ben lungo, era anche smisuratamente largo, forse come quello che l'aveva scopata. Inoltre, era incurvato verso il basso, ma già duro e immobile... Stava per afferrarlo con entrambe le mani quando - per aggiungere un'ulteriore perversa pennellata di sfrenato desiderio - il nuovo beneficiario dei suoi servigi gliele bloccò con una delle sue e le disse: - "Eh no, porcellona bianca, solo di bocca... Voglio proprio vedere quanto sei brava e quanto ti ci vuole a farmi venire...". Irene non fiato', anche perché era già stata oralmente tamponata. Con voce innaturale e stranamente dolce, il nero continuò: - "Adesso succhiamelo!". L’odore che quel cazzo emanava, era per lei come un potente afrodisiaco, da cui non riusci' a resistere.  In un sol colpo glielo mise tutto in bocca. La ragazza, che non si aspettava una manovra tanto repentina, rischiò di vomitare, ma fu soltanto una sensazione che le inviò il suo cervello. Aveva la gola piena, e quello stato "paralizzante" la mando' in estasi. Anche avesse voluto, non sarebbe riuscita privarsi di quel cazzo, era soddisfatta di averlo accolto nella sua bocca, di "masticarne" il sapore, di saggiarne con la lingua la lunghezza, ma soprattutto le piaceva quella sensazione di rischio causata dal dover tenere la bocca aperta a dismisura, come se la mascella stesse per esplodere da un momento all’altro... Quel cazzo era circonciso, e dunque Irene pote' andare subito a succhiare la cappella. Succhiò forte e tanto, come se quella fosse l'unica cosa importante, mentre quell'organo non dava il minimo accenno di un orgasmo. Benché in quella scomoda posizione, mosse gli occhi verso il nero e sembrò volergli dire qualcosa... Ma lui, spingendo, glielo caccio' sempre più contro il palato e grugnì: - "Stupida troia da bordello, pensa solo a succhiare...". Irene adesso leccava lentamente il glande, ma senza fermarsi, con delle rapide passate sul frenulo, come fossero punture di spillo. Sentì il nero che cominciava ad ansimare, con il fiato sempre più corto, e a un certo punto lui - con tutto il fiato che aveva nei polmoni - gridò: - "Oh, siiii... Svuotami i coglioni... È tutta tua, vedi quanta c'è n'è??". Sborrava come un mulo, e quando tutta la sborra era finita nella bocca della giovane puttanella, il nero lo estrasse. Era diventato un serpentello moscio, sempre di proporzioni ragguardevoli ma che incuteva un po' meno timore... Quello che però fu impressionante, fu vedere la bocca di Irene che era completamente ripiena di un fluido biancastro fino alle labbra. Gli sorrise, e tutto d'un colpo degluti'. Il nero non aveva mai visto una cosa del genere, strabuzzò gli occhi, e istintivamente la apostrofò: - "Che porca, donna bianca!". E anche lui si allontanò, mettendosi in disparte ma rimanendo nella sala...

Dietro la parete divisoria era rimasto ancora un uomo, pronto a prendersi la sua parte... Improvvisamente, Irene si sentì aprire le natiche come fossero le due metà di una mela e un pollice prima le solleticò e poi le invase lo sfintere. Sussultò, e con la mente tornò a quando Carlo l'aveva sverginata. Era stato doloroso, ma anche piacevole, e la ragazza sperò potesse ripetersi qualcosa di simile... Perciò, quando accadde che il suo intestino fu nuovamente invaso da ciò che doveva essere un bel pisellone, non riuscì a trattenere un flebile sospiro: - "Uhhh, si, spaccami ma fammi godere...". Poi, come volesse parlare a quel maschio che comunque dava l'impressione di saperci fare, continuò: - "Ma c'è l'hai così grosso?". Era ovvio che non avrebbe avuto nessuna risposta, ma quando cominciò a martellarla senza pietà infliggendole una "punizione" tanto severa, Irene non pote' fare altro che implorare: - "No, No... Ma chi sei, lo stesso che mi ha spaccato la fica??". Eccitatissimo da quelle parole, Carlo era diventato più efficiente di una sex machine, e per una decina di minuti non cessò di lavorare di bacino per allargare bene il budello. Ma anche lui era un uomo, e così fini' per eiaculare... La giovane, nuovamente sollecitata, restò immobile a godersi un'iniezione di sperma che pareva inarrestabile. A un certo punto, quando quel fiume in piena stava ancora correndo a ritroso verso lo stomaco, Irene trovò la risposta a quella domanda che la stava tormentando da un po'. Esclamò, tra se e se: - "Ma certo!, come ho fatto ad essere così stupida e non capirlo prima? È Carlo! D'altra parte, è innamorato del mio buco di culo...". Quando poi finalmente finì di sbudellarla e tirò fuori il cazzo, l'uomo guardò il "regista", il quale capì che lo spettacolo era finito e diede la canonica fine delle riprese...

Fu un po' come una sorta di "tana libera tutti". Infatti, sciolte le caviglie della donna, i quattro fortunati che se l'erano goduta in tutti i modi uscirono allo scoperto. Seduta ancora sul lettino e traboccante di sperma, Irene si trovo' dinanzi quei cazzi, mentre i due che avevano il volto coperto dai caschi integrali se li sfilarono. E lì, la sorpresa: il bianco era Roberto! Lì guardò lentamente ad uno ad uno, finché non riconobbe anche l'altro suo aguzzino, l'amico del suo fidanzato... Allora, Carlo scatenò un applauso, seguito dagli altri tre e da tutti i componenti della troupe - in realtà, ammirati spettatori - ancora presenti. Poi, le disse: - "E brava la nostra troia... Sono state due ore intense, ma hai dimostrato di saper tenere a bada chiunque...".

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