Allora Irene, sentendosi ricattata, accettò, facendo buon viso a cattivo gioco… Lui, glielo mise in mano, e la ragazza si stupì della consistenza e delle dimensioni: era gigantesco nella parte centrale per poi restringersi un pò in alto verso il glande che comunque era anch’esso il doppio rispetto a quella del suo fidanzato… Ma, nonostante la sua istintiva repulsione verso quell'uomo, quel cazzo invece catturò la sua attenzione, poiché le piaceva proprio, e lei faticava a distogliere lo sguardo, figurarsi ora poi che lo stava toccando. Ebbene, d’istinto lo impugnò al centro, ma per quanto era grosso non riusciva a chiudere la sua circonferenza con le dita. Gli disse, mantenendo ancora uno sprazzo di orgoglio: - “E’ questo che volevi?“. E detto ciò iniziò a segarlo lentamente, mentre Carlo - che stava già ansimando per il piacere - le rispose: - “Lo sapevo che eri una puttanella! E bravo Luca che ti si è aggiudicata!”. Per non contraddirlo, Irene si chinò fino a toccare la cappella bagnata sulle sue labbra. Continuò così per qualche istante, poi lui - visto che tergiversava - le intimò: - “Ho visto che ci sai fare, ma adesso fammi sentire quanto sei brava a fare i pompini…”. Rideva beato. Allora Irene lo guardò con disgusto, e gli urlò: - “Sei un porco maledetto!’. Ma lui la rintuzzò: - “Taci, e ciucciami il cazzo, sgualdrina!". La ragazza, sottomessa alla volontà di Carlo, riprese la cappella in bocca e cominciò a succhiarla come sapeva fare: all’inizio con qualche difficoltà, ma poi in breve tempo si abituò, spalancò le mascelle e le piacque... Nel frattempo, il maschio emetteva dei grugniti selvaggi, e non smetteva di fare apprezzamenti alquanto grevi: - “Siete tutte uguali, sembrate delle santarelline e delle brave fidanzatine, ma poi a letto siete delle grandi pompinare!”. E detto questo, le venne in bocca, lasciando che lei assaporasse per la prima volta la sua sborra...
Dopo aver eiaculato anche l’anima, Carlo volle togliersi un altro capriccio. Le andò incontro, mentre Irene appoggiò entrambe le mani sui glutei e inarcò lievemente la schiena. - “Toccami, su, porco! Sei tale e quale al tuo socio…”, disse lei con aria di sfida. Da parte sua, Carlo non se lo lasciò ripetere, e subito le posò le mani sulle spalle muovendole piano piano verso l’esterno. Tanto era stato il desiderio di averla, ma altrettanta - adesso - era la sua indecisione, sopraffatto dalla visione tutta insieme di quella "carne" così perfetta. Sembrava un pivello alle prime armi, e Irene - giovane ma ormai navigata - se ne accorse, ma superato l'attimo di incertezza le mani di Carlo cominciarono a premere forte, come a voler sincerarsi che non stesse fantasticando. Le toccò morbosamente tutto il corpo, con la donna che rimase incredibilmente passiva per tutto il tempo. Irene, chiuse gli occhi proprio mentre l’uomo si ritrovò il suo sensualissimo torace davanti al volto, e improvvisamente non seppe più che fare. La osservava rapito da quella bellezza semplice, genuina e disarmante, e alla fine crollò ai suoi piedi... Alzando le braccia, le sfiorò il seno senza mai agguantarlo con decisione, scorse con le dita le mammelle seguendone le forme, e finalmente si soffermò sui piccoli capezzoli senza stringerli mai… La ragazza ebbe un brivido e riaprì gli occhi, e li fissò sulle mani di Carlo che ora le stava facendo scivolare sulle sue cosce e poi sulle gambe di lei, giù fino alle caviglie, e quindi a risalire fino al pube sfiorandolo solamente. Irene, pur cercando di trattenersi per non dargli soddisfazione, gemette piano, e lui ripercorse il suo bellissimo corpo all’indietro, sino alle tette. Lo palpeggiò nuovamente tutto, le tocco insistentemente i capezzoli, e infine corse giù con le mani fino alla vita. La visione e il tatto sui fianchi lo fecero impazzire, ma subito l'incertezza che lo stava attanagliando si fece sentire di nuovo, risvegliato dopo pochi istanti dalla voce di lei che gli chiese: - “Che intenzioni hai?”. E lui: - “Intanto, ti voglio toccare tutta, proprio quello che mi è stato impossibile per tanti anni…”. Lo disse con un tono di voce che rivelava un forte turbamento emotivo, nel mentre che raggiungeva quel pube che lei amava depilare in maniera maniacale. Già soltanto al tatto ne avvertì il calore. Con qualche difficoltà, le aprì le grandi labbra e si rese conto che era bagnata. Quello stato lo mandò ai pazzi, non resistette oltre, pe le infilò un dito dentro la vulva: era assai dilatata e preparata a ciò che a parole non voleva fare... - “Hai capito ‘sta troia”, si disse tra sé, e cominciò ad entusiasmarsi…
Carlo respirò a pieni polmoni quella sublime fragranza, e Irene capì che era giunto il suo momento. Quel momento che finora aveva tentato di respingere con tutte le sue forze era arrivato. Per lui, la ragazza era una vera e propria rivalsa, uno sfizio, ma non aveva nessuna intenzione di trattarla con riguardo. E la sua dotazione, d'altronde, glielo permetteva: la sua stazza, massiccia, faceva da contraltare a un pene di appena 15 centimetri, quasi ridicolo, ma che funzionava a dovere. Difatti, era molto largo rispetto alla norma, e con una cappella a dir poco imponente... Ebbene, la ragazza faticò non poco a riceverlo nel suo grembo. Poi, entrambi si abituarono l'uno all'altra, e quell'energumeno, così tozzo, cominciò a scoparla in tutte le maniere, in lungo e in largo, per poi annunciarle: - "E ora, porcella, viene il bello... Ti riempio come un otre!". Lei, messa a pecora, lo avrebbe pure gradito, poiché ormai aveva perduto ogni freno inibitorio, ma raccogliendo gli ultimi sprazzi di lucidità che le erano rimasti, con una mano cercò di respingerlo: - "No! Ti prego, non prendo contraccettivi...". Carlo rimase per un attimo immobile per una situazione che avrebbe potuto rovinargli la"festa", ma subito si riscosse e rispose: - "E io non ho preservativi... Porca troia, e adesso come si fa??". Perciò, decise di prendersi il meglio che Irene potesse offrirgli e che non aveva ancora dato a nessuno altro... Sarcastico, le disse: - "Beh, hai pure un altro buco meno pericoloso...". Si sfilò da quella già stressata vagina, e prima che lei potesse opporsi glielo ficco' in bocca. Sospirò con piacere, e mentre lei si rassegnò a soddisfare il suo membro così come aveva fatto con Roberto, la rassicurò': - "Stai tranquilla, che ci divertiremo lo stesso". Ma Irene, ritraendosi, lo scongiurò: - "Per favore, non farlo... Lì sono vergine!". Carlo, allora, proruppe in una fragorosa risata e con malcelato scherno replicò: - "C'è sempre una prima volta, mia cara... E poi, lo sai che ti dico? Là dietro è pure meglio, mi prenderò la tua vera primizia...".
La prese saldamente per i fianchi, mentre davanti ai suoi occhi si stagliava un culo meraviglioso, grande e ben "disegnato", frutto di anni ed anni di palestra. La mise a novanta gradi, le allargò le natiche, ma dalla foga lubrificò frettolosamente quel secondo canale molto stretto e poco elastico. La gran voglia di possederla fece sì che il suo uccello era diventato duro come di travertino, e nonostante una larghezza straordinaria di più di 7 centimetri, con una botta di reni affondò dentro il retto per più di metà... Irene, che non si aspettava una penetrazione così rapida e brutale, rimase senza respiro. Poi, rianimatasi, cacciò un urlo feroce, incredibile che le suscitò un giramento di testa. E piangendo, con le lacrime agli occhi, lo supplicò: - "Bastaaaa... Mi hai fatto male... Dio che male!". Ma, incurante del danno che le aveva fatto e del dolore che si era provocato al prepuzio, Carlo completò l'opera e con un altro colpo di bacino glielo spinse tutto dentro, fino alle palle... La ragazza non ne poteva già più , e grondava di sudore - immobilizzata da quel palo di carne che pulsava all'impazzata nelle sue viscere -, tanto che a terra si era formata una piccola pozza. Quella scena, rimandata dal grande specchio, dovette suscitare una profonda emozione per l'uomo. Il cazzo gli raddoppiò di volume, e - senza alcun preavviso - prese a pomparla con una veemenza quasi animalesca, e imprecando le annunciò: - "Troia, finalmente ti sei concessa... Ora ti lavo l'intestino con una bella scarica di sborra bollente... Aspetta ancora un po’, ah?! Vedrai, che lo sentirai fino allo stomaco... Oh, quanta te ne metto dentro!". E l'orgasmo esplose nel ventre di Irene, con ondate regolari e prolungate che pareva non dovessero aver mai fine... Quando, poi, Carlo estrasse il cazzo dal povero buco sbrodolò fuori un torrente impetuoso di liquido seminale denso e biancastro. Irene era stanca e devastata quando finalmente lui glielo estrasse agevolmente dall’ano – essendo ormai lo sfintere prolassato – che rimase oscenamente spalancato per una decina di minuti. Si voltò, e lo stesso specchio che prima aveva esaltato l’uomo questa volta spaventò assai la ragazza, la quale esclamò, sbigottita: - “Oh, nooo… Mamma mia, mi hai rotto il culo!!!”.
Insomma, Carlo si era preso ciò che per tanti anni non era riuscito ad avere. Sfiniti, i due si accasciarono sul letto, e dalla forte emozione si appisolarono. Al loro risveglio Irene, ancora tutta dolorante, lo guardò con disprezzo, e gli disse: - “Mi avrai pure posseduta per qualche ora, ma non ti illudere… Il cazzo grosso non fa di te un amante impareggiabile, anzi, sai che ti dico? Scopi pure male…”. Detto questo, si alzò e stava per rivestirsi quando lui la fermò per un braccio e le mise in mano una banconota da 500 euro… Poi gli disse: - “Dai, non te la prendere… Io non sarò un perfetto amante, ma ho quello che a te piace… No, non è il cazzo… Sono i soldi, e tu mi hanno detto che ne hai un disperato bisogno…”.
