Finito il suo discorso, Carlo si abbandonò stancamente sulla sedia, e attese trepidante la decisione dell'avvocato. Che però non arrivò. Allora il Perito, timoroso per probabili scatti d'ira dell'altro, si alzò e - muovendosi per guadagnare l'uscita - volendo dargli tempo, gli fece un'offerta: - "Ci pensi... Ci pensi bene. Quando avrà deciso mi farà conoscere le sue intenzioni...".
Uscito che fu Carlo dal suo studio, Roberto non trovò nemmeno la forza per sollevarsi da dietro la grande e antica scrivania, piombato in uno stato di forte tachicardia. Cominciò a riflettere ponderando ogni soluzione, e si chiese: - "E se lo denunciassi per diffamazione? La mia parola contro la sua! Mi ha detto che c'era solo lui in casa oltre a noi due...". Ma poi, con un sano realismo convenne: - "No. Meglio cercare un accordo. Quella troia può farmi dei casini e non si sa mai dove potrebbe portarmi...". Così, si arrese, chiamò Carlo e lo invitò a un incontro chiarificatore: - "E va bene, lo ammetto... Con quella persona ci ho fatto sesso... Vediamoci, è meglio risolvere la cosa faccia a faccia..." All'altro capo del telefono, il Perito fece un gesto di soddisfazione. Non aveva ancora vinto, ma aveva segnato un primo punto a suo vantaggio... Stabilirono un posto tranquillo, un po' fuori città, in un bar dove nessuno li aveva mai visti. Davanti ad una tazzina di caffè, Carlo fu il primo a rompere quel silenzio surreale e a mettere subito le carte in tavola: - "Dunque, avvocato", esordì", "ha riflettuto su quanto le ho detto? Da galantuomo, potrei tacere, ma potrei anche andare da Luca a spifferare tutto. E Luca, mi creda, si fida di me. Potrebbe convincere Irene, ad esempio, a denunciarla per violenza carnale, e se mi domandasse una testimonianza, lei capisce... Io, non potrei tirarmi indietro. Però...". Guardò negli occhi l'anziano e poi: - "Però, potrei anche non farlo...". Roberto, che era un volpone, intuì dove volesse andare a parare. Sostenne lo sguardo e ribatté lesto: - "Fuori il rospo, Carlo. Cosa vuole in cambio? O piuttosto, quanto vuole?". Il Perito, si finse sdegnato per quella domanda. E, come fossero in una partita a scacchi, fece la sua mossa. Una mossa che sarebbe stata risolutiva, nella sua immaginazione... Si avvicinò ulteriormente all'interlocutore e rispose, abbassando il tono di voce con fare cospirativo: - "Vede avvocato, non è una questione di denaro. Come le ho gia detto, io tengo a quella ragazza che invece mi respinge. Questa volta, però, né lei né la giovane potrete dire di no. Lei dovrà convincerla a giacere con me, pena uno scandalo in famiglia. Perché - e che resti tra noi - io so che il fidanzato, quando lei le chiese certe diciamo così lezioni private, la convinse ad accettare. Ma se io gli raccontassi per filo e per segno le evoluzioni sessuali della sua donna a casa sua, crede che se ne starebbe buono e tranquillo? Un uomo è un uomo, e le corna sono corna!".
Roberto era con le spalle al muro. Non poteva opporsi in alcun modo. Perciò, accettò l'accordo. Strinse vigorosamente la mano alla sua "controparte" in segno di muto accordo, precisando: - "Sta bene... Ma come può ben capire non dipenderà tutto da me. Lasci che sia io a parlare ad Irene e a spiegarle ogni cosa, a modo mio... Le garantisco che non se ne pentirà...". I due uomini si diedero fiducia reciproca, e l'indomani Roberto si recò puntuale in palestra, come al solito. Svolse la lezione con Irene, e alla fine la fermo' sulla porta dello spogliatoio per dirle: - "Ascoltami bene. Ti devo parlare con una certa urgenza, e non è uno scherzo". La ragazza, memore dell'esibizione a cui l'aveva costretta a casa sua, tentò di divincolarsi, ma l'uomo la trattenne bruscamente e continuò: - "Ti ripeto, non è uno scherzo. È successo un casino. Non vorrai mica che il tuo fidanzato sappia certe cose? No, non chiedermi altro. Ci vediamo al solito posto alla solita ora...". Irene capì di essere "in pericolo", e che questa volta Roberto non parlava per suo interesse. Lo assecondò e puntuale lo raggiunse presso la sua dimora. Fin da subito la giovane potè toccare con mano che l'aria era cambiata... La fece accomodare sul divano a debita distanza da sé e lui stesso era vestito in maniera assolutamente formale. Non si dilungò in saluti e convenevoli come la volta precedente, ma andò subito dritto al sodo: - "Hai combinato proprio un bel casino", esordì, tentando di farla sentire in colpa. E proseguì: - "L'altra volta, quando me lo ciucciavi, un mio amico era qui fuori dalla porta a vedere lo spettacolo... Non che me ne importi un granché, ma adesso... Vuole scoparti!". Irene - sbagliando -, si sentì totalmente libera da qualsiasi ricatto, e d'impulso quasi urlò: - "Ma sei pazzo? Tu sei stato il primo e l'ultimo porco... Non se ne parla neanche!". Ma Roberto, sicuro di sé, rintuzzò ogni sua affermazione: - "Dai che lo sanno tutti, dalla disperazione ti sei fatta chiavare da tutta la palestra... Cosa credi che non sapessi nulla... Però, adesso il tuo problema è un altro...". - "Il MIO problema? Tu devi essere proprio impazzito...", rispose la personal trainer facendo la mossa di alzarsi per andarsene. Ma Roberto la gelò: - "Si, il TUO problema... E se vuoi un consiglio, ti conviene di stare ad ascoltarmi bene... Anch'io ho da perderci, ma quella che rischia di più sei tu, puttanella...". Irene tornò a sedersi, e l'altro riprese: - "Dunque, mi risulta che il mio amico che ci ha visti tu lo conosci bene, e pure il tuo fidanzato ". A quelle parole, la ragazza rimase impietrita, domandandosi chi mai potesse essere, ma più provava a cercare una risposta plausibile e più nella sua mente si faceva il vuoto. Poi, essendo curiosa e ansiosa di capire chi fosse per tentare in qualche modo di risolvere il problema, chiese: - "Sputa il rospo, stronzo... Chi è?". E Roberto, convinto che quel nome avrebbe fatto crollare irrimediabilmente le difese di Irene, lo pronunciò solennemente e scandendo bene: - "È Carlo". La personal trainer quasi quasi se lo aspettava, tanto che non sembrò molto sorpresa, ma ugualmente esclamò: - "Che figlio di puttana! Andrei a letto con chiunque ma non con quel ciccione sovrappeso... Tu non sai che mi perseguita da anni... Luca credo non sospetti nulla, però non posso permettermi di fare scoppiare un casino... Se lo conosco bene, non esiterebbe a raccontargli tutto fin nei minimi particolari...". Era inferocita, delusa e pronta ad assecondarlo. Perciò, dopo aver fatto un profondo respiro, interrogò Roberto sul da farsi: - "Che devo fare?". E lui: - "Solo quello che ti ha chiesto, e vedrai che andrà tutto bene... Se accetti, ci penserò io a mettervi in contatto. Allora?". Un lungo silenzio scese in quella stanza. Infine, Irene rispose: - "E sia...". Così Roberto si mise subito al lavoro... Chiamò Carlo e lo informò che ogni cosa era andata per il verso giusto, che la ragazza aveva accettato e che lui metteva a disposizione la sua dimora romana dove nessuno li avrebbe cercati...
Il giorno dell'appuntamento, Carlo fu puntualissimo, anzi giunse anche in anticipo, indossò l'accappatoio dell'avvocato, e si stese sul letto in attesa della preda tanto agognata. Perso nei suoi loschi pensieri, dopo poco vide la maniglia della porta della camera da letto girare. Era lei, che entrata si fermo' in mezzo alla stanza, trepidante. Indossava un abito cortissimo, color panna, che le stava alla perfezione. Lo guardò con un disprezzo che non le fu possibile nascondere, finché non c'è la fece più a trattenersi e sbottò: - "Che porco che sei! Non sei riuscito ad avermi con le buone, e alla prima occasione hai approfittato di un tuo pari... Sì, perché Roberto è uguale a te... Insomma, che vuoi?". Carlo non ebbe alcun timore a tener testa a colei che era sempre stata il suo unico sogno, e sfacciato dichiarò: - "Irene, tu sei troppo intelligente per non capire... Voglio possederti, voglio che tu ti conceda come hai fatto con Luca e con Roberto... Sì è vero che sono amico del tuo ragazzo, ma cosa vuoi che mi importa? A questo punto, conta solo una cosa... e vedrai che sarò bravo anch'io...".
La giovane capì che non avrebbe potuto più sottrarsi al suo destino. Lentamente si alzò e inscenò uno striptease davvero sensuale ad esclusivo beneficio dell'uomo che aveva davanti, e infine buttò nervosamente il vestito a terra rimanendo soltanto in autoreggenti bianche e "tacco 12"... Carlo non avrebbe mai immaginato una simile reazione, ma ne fu profondamente compiaciuto e da sopra l'accappatoio il suo “equipaggiamento” ne fu il riscontro inconfutabile. Le sorrise con un ghigno che era tutto un programma, e poi le disse: - "Beh, vogliamo giocare alla pari?". Scansò il tessuto di spugna, e sotto si ergeva un membro che testimoniava quanto la desiderasse. Le andò incontro, la palpeggiò in ogni dove, e infine la prese per mano conducendola sul talamo... Vi si adagiò lui per primo, esortandola: - "Forza, non credo ci sia bisogno di dirti cosa fare... Sapessi quante volte, alle cene di gruppo, correvo in bagno per segarmi pensando a questo momento... E quante volte ho rischiato di rompermi il filetto, cazzo in mano, guardando le tue foto che mettevi su Instagram! Nuda, sei davvero bella, non c'è che dire... Bene, ora tutti i miei desideri stanno diventando realtà... Se non ti dispiace, comincia a farmi un pompino, proprio come ti ho visto fare a Roberto... Pare che sia rimasto davvero soddisfatto, ahahah...".
