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Gli esercizi di Irene
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Racconto61 min di lettura

Gli esercizi di Irene

Una storia a quattro, tra tradimenti, ginnastica, e...

I racconti di Pollicino
1 anno fa · 590 letture · 0

Intanto, mentre il nostro avvocato con una mano si prendeva cura di Irene, con l'altra si toccava il cazzo che ben presto raggiunse il massimo dell'erezione, con i testicoli doloranti e rigidi, anche per via del viagra che assumeva regolarmente quando voleva fare "bella figura"... Perciò, senza alcun preavviso, abbandonò la presa e tornò a sedersi sul divano. E sottovoce la pregò: - "Basta così... Alzati e vieni qui da me, per favore...". Il malessere che lo aveva preso gli aveva fatto ritrovare le buone maniere, e quando la ragazza fu nei pressi calò il carico: - "Irene, per oggi va bene così. Ma ho un forte dolore intimo, forse dipende dal fatto che non ho ancora sborrato... Da brava, fammi il solito lavoretto!".

Il "solito lavoretto", non era altro che una bella succhiata di cazzo... Anche in quei frangenti la giovane non poteva contraddirlo, ma pure con Luca - il suo fidanzato - era una pratica che le faceva orrore. Ogni volta, in lacrime e distrutta psicologicamente al solo pensiero, tentava di dissuaderlo: - "La prego, Roberto, non ci riesco...". Ma lui le ricordava il patto, minacciandola di non volerla più come sua personal trainer. Così Irene chinava il capo, poiché aveva un disperato e continuo bisogno di denaro...

Ebbene, costretta a quella "attività", glielo prese esitante tra le mani, poi strinse le labbra intorno a quell'uccelletto, ed iniziò a ciucciare, mentre andava su e giù con le mascelle. Roberto andò subito in estasi. Era letteralmente nelle sue mani, ostaggio di quella insospettabile bravura, tanto che a un certo punto l'uomo - con un filo di voce carico di godimento - le suggerì una mossa che forse neanche la più pompinara delle pompinare avrebbe mai pensato: - "Leccami sopra, e mordicchia la cappella, sulla punta... Ma fai piano, mi raccomando! Ahhh, sì, così puttanella!”. La giovane si lasciò guidare e obbedì ad ogni cosa, aumentando e poi diminuendo il ritmo della pompa in un crescendo davvero grandioso. La sua bocca si era trasformata in una stupenda ventosa, e il cazzo che vi teneva prigioniero aumentava di volume. Roberto era davvero compiaciuto: che sia stato l'effetto del viagra o veramente il magistrale "lavoretto" di Irene, questo poco gli importava. Le disse: - "Luca un giorno dovrà ringraziarmi... Questa, è tutta esperienza che fai, e quando avrai in bocca il suo giocattolo ne rimarrà certamente soddisfatto...". Chiuse gli occhi per godersi ogni ulteriore emozione, mentre lei gli stringeva - delicatamente ma in maniera decisa - i testicoli. E fu proprio a questo punto che l'uomo, con un gemito strozzato, esclamò: - "Si, brava, anche i coglioni... Guarda, sto venendoooo...". Così, nella bocca di Irene esplose una tremenda bomba di sborra, che la lasciò senza fiato. Istintivamente, avrebbe dovuto sputare, ma la ragazza imparava velocemente, e aveva ormai fatto il passo da cui non sarebbe più potuta tornare indietro. E ingoiò tutto, fino all'ultima goccia...

Restarono entrambi immobili, per istanti che sembrarono eterni. Poi l'avvocato si alzò, riprese il suo accappatoio e la congedò.

7. Una scoperta sensazionale.

Un giorno, Roberto decise di vendere qualche oggetto del suo prezioso e vastissimo patrimonio. Non era certo un esperto del settore, e dunque pensò di contattare Carlo, un vero e proprio “topo da appartamento”, un quotato perito stimatore molto rinomato per aver già lavorato nelle più pregiate dimore della Roma bene. L’avvocato, non avrebbe potuto fare scelta migliore nella scelta del professionista da assumere, ma gli sfuggì – inconsapevolmente – un particolare che si sarebbe ben presto rivelato un dettaglio fondamentale. Carlo, infatti, conosceva molto bene Irene attraverso il suo fidanzato Luca, con cui intratteneva un’intima amicizia di anni ed anni…

Ebbene, ricevendo il Perito per prendere accordi, Roberto gli disse, in tono confidenziale: - “Bene, vedo che sei un ragazzo per bene… Guarda: eccoti le chiavi di casa, così potrai venire a svolgere il tuo lavoro anche in mia assenza… Queste, in particolare, sono del piano terra, dove tengo custoditi gli oggetti che dovrai esaminare…”. Si salutarono, e tutto parve mantenere uno stato di normalità finché una sera Carlo non decise di iniziare la valutazione. Si recò a casa di Roberto… Aprì il portone, e l’unico rumore che udì fu il suo scricchiolio. Poi, inserì la chiave nella toppa della porta di casa. Tutto taceva… Procedette, entrando – una alla volta – nelle sale che il padrone gli aveva indicato, e lì trovò gli oggetti di cui gli era stato parlato. Si mise comodo, si sedette dinanzi al tavolo su cui erano posti, e presi i suoi attrezzi cominciò il suo lavoro. Nulla pareva poterlo disturbare né preoccuparlo sotto nessun punto di vista, ma a un certo momento quella quiete fu interrotta da dei rumori… Carlo rimase immobile per qualche istante, poi tese le orecchie cercando di individuarne la provenienza. Si alzò dalla sua sedia, e cominciò a girare senza meta per le altre sale che erano di sua pertinenza, ma nulla di strano lo incuriosì. Finchè, avvicinandosi a una scala sentì quei rumori farsi più intensi. Salì lentamente, gradino dopo gradino, giungendo al primo piano, e lì si accorse che lo strano trambusto che lo aveva “disturbato” provenire proprio da qualcuna delle stanze di quel piano. Perlustrò in lungo e in largo avanzando e retrocedendo lungo un interminabile corridoio. Ed ecco la prima stranezza: sapeva che il suo committente non doveva essere in casa, ma – affacciatosi sulla soglia della stanza da bagno – trovò una confusione che mai avrebbe immaginato… A terra, c’erano un paio di leggins elasticizzati e una canottiera aderente da donna, e il profumo che da quegli indumenti proveniva gli parve conosciuto… Tornò nel corridoio, e con passi felpati procedette fino ad un’altra porta. Era appena appena accostata. Vi si avvicinò e… Bingo! Gli strani rumori che aveva udito nel mentre della sua attività, provenivano proprio da lì dentro.

Furtivo, si guardò intorno per accertarsi che nessuno stesse per sopraggiungere, e quindi accostò l’orecchio per sentire meglio. Le prime parole che udì furono: - “Sì, è vero, mi piace godere delle belle donne, ma non voglio farti del male... Farai i tuoi esercizi NUDA… Per questo ulteriore disturbo eccoti qui altri 200 euro… Voglio godere del tuo odore e del sapore del tuo sudore… Da brava, fammi il solito lavoretto!”. Adesso Carlo capì cosa stava succedendo… Non aveva più dubbi. Ed anche quella voce maschile… Tutto ad un tratto si disse: - “Ma certo!, come ho fatto a non riconoscerlo prima… E’ Carlo!”.  Non voleva disturbare il suo “datore di lavoro” che si era dimostrato così generoso e che stava avendo un incontro amoroso, ma il suo interesse stava crescendo di minuto in minuto. Cercando di non commettere errori, spinse leggermente la porta e vide ciò che non avrebbe mai immaginato di poter vedere: la donna che si stava accoppiando con Roberto era la sua amica Irene… Era bellissima, e in quel frangente era completamente nuda, e stava praticando un sontuoso pompino a quel vecchio schifoso.

Da sempre, Carlo era turbato dall’avvenenza di quella ragazza, e non perdeva occasione per “usarla” come oggetto per le sue segrete masturbazioni. Perciò, cercò di trarre il maggior profitto possibile da quel fortuito “incontro”…

8. Un ricatto per due.

Carlo non voleva credere alle sue orecchie, ma gli occhi glielo avevano confermato, e senza fare rumore tornò sui suoi passi a terminare il proprio lavoro.

I giorni seguenti furono per il giovane un tumulto di sentimenti. Non sapeva davvero come comportarsi con tutti coloro che erano coinvolti in quel gioco perverso e allucinante. Irene, era il costante obiettivo nei suoi sogni, e soprattutto era la fidanzata del suo migliore amico... Avrebbe dovuto riferire a lui ciò che aveva visto e sentito? Oppure, avrebbe dovuto tacere per sempre e fare finta di niente? Per di più, c'era dentro fino ai capelli pure Roberto, che gli aveva commissionato un incarico piuttosto redditizio. E i suoi dubbi rimasero irrisolti fino a che l'avvocato non lo richiamò per avere il responso di quanto potuto verificare sugli oggetti in questione... I due uomini si incontrarono come se nulla fosse, ma mentre Roberto non poteva immaginare che l'altro "sapeva", Carlo aveva preso la sua decisione irrevocabile... Cominciò dunque a presentare la sua relazione, e mentre stava per essere congedato se ne rimase immobile sulla sedia. Al che, Roberto gli chiese: - "C'è dell'altro che vuole dirmi?". Ma Carlo tacque, ancora titubante. Così, il padrone di casa tornò a domandargli: - "Se è per la questione della sua parcella, non c'è nessun problema... Io non ho mai fatto questioni economiche con nessuno... Su, parli pure senza problemi...". In realtà, il Perito temeva la reazione dell'insigne giurista, e stava ponderando attentamente il da farsi. A un certo punto, Carlo gettò la relazione sul tavolo, e guardandolo negli occhi, brutalmente dichiarò: - "Avvocato, gettiamo la maschera... Non è che non sia soddisfatto della parcella, il fatto è un altro... Quando lei mi diede le chiavi di casa ed io venni a svolgere il lavoro, pensavo di essere solo. Ma dopo un po' mi accorsi che non era così... Sentii dei rumori provenire dal piano di sopra, pensai a dei malintenzionati ed andai a vedere. Invece, era lei con Irene...". Prese respiro, e poi continuò: - "Lei non mi ha visto perché sono rimasto dietro la porta, ma c'ero... Forse, lei non sa che io sono amico di Irene, ma soprattutto sono amico d'infanzia di Luca, il suo fidanzato che forse conoscerà. Io stravedo per quella ragazza, che però pare non mi veda proprio... Ora, cosa vogliamo fare?".

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