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La curiosa storia di due “gemelli” speciali - II
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Racconto51 min di lettura

La curiosa storia di due “gemelli” speciali - II

La II parte della storia precedente

I racconti di Pollicino
1 anno fa · 741 letture · 0

Ci baciavamo come se non ci fosse stato un domani, le lingue si intrecciarono, mentre Tati alla cieca – senza guardare il mio pisello – prese a farmi una sega di quelle che solo lei sapeva fare, ed io per poco non venni all’istante come un ragazzino alle prime armi. Poi, mi accarezzò il bacino giocando con i riccioli castani del mio pelo e improvvisamente me lo prese in bocca. Era caldissima ed era diventata una maestra (lo era sempre stata) in quella "nobile arte"; certamente quel "mestiere" l'aveva imparato proprio bene, ma la mia convinzione più profonda fu che con me ci stava mettendo tutta se stessa... Non stava fingendo! Non stava “lavorando”! Pompava, mentre contemporaneamente con un dito serrato intorno al glande  faceva ruotare il prepuzio con tanta energia che a un certo punto ebbi paura che mi saltasse il filetto. Ma invece fu tutto meraviglioso... Mi toccò dappertutto, graffiandomi – senza farmi male – la schiena, e mi offrì nuovamente le tette porgendomele con le mani poste a formare una sorta di vassoio: voleva mostrarmi che il mio "parco giochi" di una volta era ancora lì, intatto, florido più che mai.

Quando poi fu il mio turno, mi avventai sul suo monte di venere: lo sfiorai con le labbra per un primo sommario "assaggio", e lei – forse anche a causa della barba non perfettamente rasata – "vibrò" come una corda di violino tesa allo spasimo. Le aprii le cosce come quando si spacca una mela, ma con una delicatezza sacrale, e il forte profumo di donna in calore mi portò a spingermi con la lingua proprio in mezzo alla sua fonte di piacere... Le stuzzicai con movimenti brevi, decisi e ripetuti il cappuccetto – che era sempre stato il suo "punto debole" – più che il clitoride stesso. Lo irrorai di saliva, mentre lei iniziava ad ansimare e respirare a bocca aperta, con il capo e le braccia rivolte all'indietro, e si contorceva in gesti di crudele godimento... Mi fermai per pochi istanti e quindi ripresi con maggior lena, ficcando ed estraendo un pò la lingua dalla vagina, e tornando a "maneggiare" alternativamente ora una tetta ora l'altra. Con un sol boccone "mangiai" grandi, piccole labbra e tutto ciò che trovai al mio passaggio, mentre gemella mi tirava per i capelli dall'eccitazione ormai incontrollabile. Sembrava che – per una imperscrutabile ragione – non ci volessimo decidere ad arrivare al dunque, ma a un certo punto tutte quelle stimolazioni che le avevo inferto la spinsero ad urlare: - "Ti prego amore mio, entra, entra, entraaaaaa...". E dopo essersi lasciata andare a quella implorazione, si coprì la bocca con una mano, pensando tra sé: - "Al diavolo la discrezione: questo è il mio Tato... Con lui è amore puro, amore vero... Chissenefrega di quelle fregnesecche invidiose che sicuramente staranno fuori con l'orecchio teso!". La guardai negli occhi e poi le strusciai due o tre volte la cappella su e giù in mezzo alla fessura fradicia, e finalmente trovai l'ingresso... Mi sembrò di essere tornato "a casa" dopo un lungo "viaggio" senza meta. Tenendola per le caviglie, la sollevai un poco dal letto e cominciai a spingere e a pompare; sentivo la cappella e tutta l'asta gonfiarsi, mentre di tanto in tanto tornavo a stimolarle il grilletto duro come il mio cazzo.

Dopo circa un quarto d’ora di quell'intensa penetrazione, sentii lei che era sul punto di cedere, ed in quel momento mi ricordai di un "rito" personalissimo che non mancava mai nelle nostre scopate. Così, benché sia stato ancora lontano dal mio orgasmo, mi sfilai e tenendole le labbra completamente aperte in modo tale che il clitoride fosse in bella vista, mi posizionai con la faccia a pochi centimetri da quelle cosce da delirio in attesa del "premio". Adesso era lei che si masturbava follemente: aveva capito tutto, e ben presto ebbe degli spasmi, dilatò le pupille, aprì la bocca (senza però dire una parola) ed iniziò a spruzzare i suoi succhi ad altissima pressione. Sembrava non dovessero avere mai fine quei getti di rugiada, sembrava una fontanella, ma io ne ero goloso e li accolsi tutti nella mia bocca senza perdermene nemmeno una goccia… Era incredibile quanto succo mi aveva regalato! Esausta, la lasciai riposare supina, accarezzando i suoi bellissimi capelli biondo cenere a caschetto...

Passato un altro pò di tempo, dopo essersi ripresa, si voltò verso di me e mi disse dispiaciuta: - "Tato, però tu non hai goduto... Ora ci pensa Tati tua!". Si alzò ancora ansimante e si mise a pecorina proprio davanti a me. Che visione! Non ero mai riuscito a trovare in lei un dettaglio anatomico più bello di un altro perché era tutta uno schianto, ma in quel momento, con il suo culone che riempiva la mia visuale, non ebbi esitazione... Mi misi in ginocchio, e lei mi diede il suo consenso: - "Avanti, voglio sentire la tua forza spingere dentro di me... Se non ricordo male, il mio sedere era la tua passione... Fammi vedere se sei ancora il mio fantastico bull!". Glielo infilai, e subito mi accorsi che quel canale non era più quello che conoscevo... Davvero quello stronzo dell'ex marito e dei suoi nuovi "amici" non l'avevano rispettata. Ma non le dissi nulla, per il grande amore che provavo per lei: quel giorno ero troppo felice, perché avevo di nuovo con me la mia gemella…

Non sapevo quanto sarei durato ancora, ma stando così uniti analmente il mio pensiero andò al giorno del collegio di tanti anni prima... Ora, sentivo con una lucidità impressionante chi era la mia vera donna: lei e soltanto lei; e sentivo che dovevo fare di tutto per riprendermela. Blanca mi aveva fatto capire che Silvana era stata solo una "combinazione" del destino, spuntata nella mia vita perché io e lei non eravamo riusciti a ritrovarci nel momento giusto. E tornai a domandarmi: - "Ma perché non possiamo dare un calcio al presente e ricominciare da quando mi scrisse che il suo matrimonio era finito? Ad ogni modo, se lei lo volesse... Io non esiterei un istante...".

La stavo possedendo contro natura, con il pene nell'ano, le palle che sbattevano sulle sue chiappe da favola, e le mie mani che le arpionavano le spalle, quando accellerai la mia azione. Cominciai a spingere più in profondità, dove non ero mai arrivato, per "ascoltare" bene la reazione dei nostri corpi, fin quando sentii salire lo sperma e trasfondersi nel suo intestino. La abbrancai stretta, colto da violenti sussulti, fino a che non colmai le sue viscere di me... Era finita, ma rimanemmo uniti ancora per un pò, e nel frattempo gemella mi  sussurrò, come a volersi scusare: - "Ho le mestruazioni, se no avresti avuto ciò che si prendono gli altri... Anzi no, tu avresti avuto di più, avrai di più!". Finì la frase in un crescendo, con la sua vocina acuta che non era cambiata...

Ci addormentammo abbracciati e felici. Quando ci risvegliammo era sera avanzata, e lei aveva perso degli "appuntamenti", mentre io non sapevo come fare a ripresentarmi a casa a quell'ora. Silvana – ma soprattutto mia suocera, da cui la figlia sicuramente era andata a cercare conforto – avrebbe scatenato l'inferno, e così decidemmo di aggiungere "pazzia" a "pazzia"... Ci guardammo, e ci ritrovammo mano nella mano... Non ricordavamo precisamente quando ciò era accaduto la prima volta, ma ci veniva sempre spontaneo dopo i nostri momenti di grande intimità. Da sempre... Fu Tati allora a propormi: - "Visto che abbiamo combinato proprio un gran casino, perché non rimani qui stanotte? Dai, dormiamo insieme, come facevamo quando venivi a Verona...".

16. Promessa o giuramento.

Non me lo feci ripetere due volte, mi fermai da lei e dopo tanto tempo cenammo insieme. Faccia a faccia. Occhi negli occhi. Fu una strana sensazione quella che provammo... Un malessere diffuso, che ben presto si trasformò in un rimpianto senza fine: - "Sai, maledico ogni giorno chi ci ha separati... Non siamo gemelli di sangue, è vero, ma lo siamo di cuore... Noi due insieme saremmo stati una bellissima famiglia...", meditai a voce alta. Tati mi ascoltò con lo sguardo perso nel vuoto, e poi – intuendo quale fosse la mia intenzione – mi chiese: - "E con Silvana, come farai? Tu non meriti una vita a metà... Dai, mi sacrifico io... Pazienza, è stato un bel sogno, come tutte le altre volte...". Era quella l’unica cosa che non avrei mai potuto accettare e che infatti non accettai... Sacrificarsi? Ancora? Ma siamo matti? Tagliai corto: - "Basta, vita mia... È giunta l’ora che usciamo allo scoperto, che mettiamo tutto alla luce del sole senza più paure!". Insieme, convenimmo che quella era la cosa giusta da fare... Non volevamo perdere neanche un secondo per "farci coccole", e perciò ci infilammo subito a letto. Questa volta non per accoppiarci, ma per starcene, lontani dal mondo falso e ipocrita che cominciavamo a vedere come un nemico, cuore a cuore, pelle a pelle. Per nostra fortuna – una volta tanto! –, neanche lo zio venne a cercarci, e la notte era ormai alta quando Blanca si lasciò andare: - "Certo sarebbe bello un futuro insieme, visto che ci hanno rubato la nostra giovinezza... Un futuro che non abbia mai fine, per ripagarci di questa immensa sofferenza...". La mia gemella, aveva il pregio di riuscire ad entrare sempre nei miei pensieri e ad anticiparli, poiché quelle sue parole erano l'esatta raffigurazione di ciò che stavo provando anch'io... Non riuscivo a non recriminare per ciò che avremmo voluto con tutte le nostre forze e che invece non era stato, ma forse tutto stava cambiando... D'altronde il giorno in cui incontrai per caso lo zio, e che fu lui a "guidarmi" verso la "mia" Tati, fu quello un chiaro segnale che solo adesso riuscivo a leggere con chiarezza... Pensai ancora, e poi ripresi: - "Chissà se c'è un mondo, dopo questo, dove potremmo vivere il nostro sentimento... Forse non ci sarà con un corpo come adesso, ma insomma... Io e te dobbiamo fare qualcosa per rimanere insieme anche dopo, per sempre...". E mi venne un'idea: - "Ti ricordi, quando siamo nati, che eravamo praticamente nudi nell'incubatrice?", le domandai. - "Éramos muy pequeños, Tato, para recordarlo, pero cuando nos lo dijeron fue como volvernos a ver en el tiempo... Y aún ahora lo veo con los ojos del alma... Fueron esos primeros meses de vida. que nos unió y que ellos hicieron todo lo demás... Ya sabes, cuando follamos todo parece tan increíble... Te siento dentro de mí como un soplo de vida que nadie màs puede darme...", concluse gemella. - "Esattamente", aggiunsi, "e allora facciamo una cosa: se succede qualcosa di brutto a uno, l'altro lo segue immediatamente... In quel caso, le nostre ceneri dovranno essere raccolte in un'unica urna... Così, nessuno potrà più separare una particella mia dalla tua, e torneremo ad essere gemelli... Che ne pensi?". Tati era raggiante, non ci aveva mai pensato ma finalmente quella era la soluzione adatta a noi... Prendemmo carta e penna e scrivemmo di nostro pugno quanto avevamo concordato. Ora non c'era più nessuno che avrebbe potuto decidere al posto nostro.

Prima di andare avanti…

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